“Zio Dinamite” di P. G. Wodehouse.

Inglese fino al midollo – humour incluso –, Zio Dinamite è il parente che nessuno di noi vorrebbe avere e il libro che a tutti farebbe bene leggere. Divertente, sempre ben dosato, si ride e si ride spesso. L’atmosfera da boule à neige fa nevicare guai, e le cose si complicano quando i protagonisti tentano di risolverli.

Tutto comincia con un busto da sostituire, il busto è quello di Sir Bostock, altezzoso e incazzoso nobiluomo, simpatico come una cacca pestata. Il busto ha fatto una brutta fine ma il rimpiazzo sarà una pezza peggiore del buco. Nel viavai escogitato da Zio Dinamite per rimettere le cose a posto saltano fidanzamenti, ne nascono di nuovi, ci si finge chi non si è e il chi non si è si presenta all’improvviso sulla scena. Insomma, un disastro.

La mia edizione – Guanda, 1998, con traduzione di Adriana Motti – arriva dal banchetto dell’usato sicuro. Non fosse per qualche svarione di editing – i sinonimi fanno comodo, teniamolo presente –, sarebbe da annoverare tra i libri senza pecche. Pecche e peccatucci a parte, Zio Dinamite finisce nel club dei miei libri preferiti.

Lo consiglio ai lettori burloni. Certo farebbe bene anche a chi legge solo roba seria, ma sarebbe inutile proporglielo: gente così non passa su Giramenti.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

3 responses to ““Zio Dinamite” di P. G. Wodehouse.”

  1. minty says :

    ci si finge chi non si è e il chi non si è si presenta all’improvviso sulla scena

    Questa però è un po’ riciclata. O meglio, non so chi sia venuto prima, se “Zio Dinamite” o “Zio Fred in primavera”, ma anche lì l’escamotage è lo stesso (però invece che rifare un busto, c’era da rubare un maiale). Ché se c’è una cosa che a Wodehouse di certo non manca, sono gli zii cialtroni e casinisti… XD

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