“Accidenti!” di Tom Sharpe.

Avete presente l’antico vaso che va portato in salvo? Ecco, bene, qui invece abbiamo un antico e mica tanto prestigioso college inglese. Gestito da sempre alla stessa maniera – gestito male ma fa comodo così – si ritrova ad avere un nuovo Rettore.

Un tizio che è campato a pane e politica fino al giorno prima, un tizio che decide di mettere mano al secolare regolamento del college per farne una roba moderna, un tempio del sapere, un posto in cui democrazia e meritocrazia prendano il posto di blasoni e marchette. Ma si ritrova contro un nugolo di vecchi boriosi e incazzosi.
Insomma, gente di questa pasta: «Si appoggiò allo schienale della sedia e studiò i vlti dei Membri del College con rinnovato disgusto. Si ritrovò a pensare ancora una volta che erano solo un branco di cariatidi ammuffite, e ora più che mai con il tovagliolo ficcato nel colletto – una tradizione secolare del College –, le fronti lucide di sudore e le bocche che macinavano cibo senza requie. Le cose non erano cambiate granché dai tempi dei suoi studi a Porterhouse. Anche i camerieri erano gli stessi, o almeno così gli sembrava. Lo stesso passo strascicato, le bocche spalancate, le voci nasali e il labbro inferiore tremolante, lo stesso servilismo che da giovane studente aveva ferito così profondamente il suo senso della giustizia sociale» (pagina 8).
Così spiega Sir Godber, da poco nominato Rettore, tornando al vecchio college dopo una vita spesa nel tentativo – più o meno riuscito – di combinare qualcosa di buono per le nuove generazioni.

A Porterhouse – un college tutta fuffa e pochi denari in cassa, con una cucina che metterebbe fine alla fame nel mondo – ritrova lo spauracchio per eccellenza: Skullion, il custode. Lui è un baciapile di professione, uno della vecchia guardia, un tale che ha eletto Porterhouse a suo piccolo e immutabile acquario sociale. E farà di tutto perché pesci grandi e piccoli continuino a nuotare in cerchio. Così è stato, così sarà. Ma poi Tom Sharpe – che in quel di Cambridge ha studiato e insegnato – ci mette l’arguto zampino…

«Il divertimento è assicurato» promette la copertina – l’edizione Tea si avvale della traduzione di Linda Canali – e davvero non esagera. Scene assurde e demenziali si alternano al più spietato cinismo. Il finale è amaro e per certi versi inverosimile, e proprio questo lo rende assolutamente reale. E geniale.

Io, fossi in voi, ‘sto libro lo leggerei.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.
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