“111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo” di Romolo Giovanni Capuano.

Romolo Giovanni Capuano – l’abbiamo già incontrato qui – è un sociologo, un criminologo e un traduttore. E il fatto che un traduttore non inserisca i nomi dei colleghi accanto ai testi citati mi suona strano. Molto strano. Se poi accade in un libro che parla di traduzione, be’, lo direi strano il doppio.

Ma, per quanto mi riguarda, non è l’unica stranezza.

Parliamo di come si presenta il libro: figherrima la copertina, l’interno assomiglia al giornalino della parrocchia. E che mi aspettavo? Non saprei, ma certo l’impaginazione è accattivante quanto uno sfratto.

Anche il titolo mi lascia perplessa, di quei 111 errori di traduzione, una buona metà risulta non aver cambiato il mondo. Magari ha cambiato le vicende del singolo, ma il resto dell’umanità temo non si sia sentita tirata in causa. Mi direte che adesso, sapendolo, il mondo dovrebbe porsi domande scomode. Potrebbe succedere, a voler essere piuttosto ottimisti.

Se la prima parte – riguardante gli errori di traduzione nelle Sacre Scritture – è interessante, molto meno, a mio parere, tutto il resto. Qualche curiosità sulla mela al giorno che leva dalle palle chi ben sappiamo – quella che conosciamo come mela è in realtà la frutta in genere, i melariani potrebbero far causa a Capuano –, sul cammello che passa per la cruna – quel cammello era una gomena – e gli errori grossolani – più o meno voluti – nei trattati tra i diversi Paesi. Insomma, ci sono cosine sfiziose ma vengono diluite in un brodo lungo e si perdono tra le 111 cantonate prese in causa. Forse il numero è azzardato, magari ne bastavano meno. Meno errori ma effettivamente di portata mondiale.

Altra cosetta a lasciarmi perplessa è la morale al termine di ogni vicenda presentata. Riassumendo, le raccomandazioni ai lettori possono essere inquadrate in due precise varianti: la prima è rivolta ai traduttori e invita a fare bene il proprio mestiere, la seconda fa presente a tutti gli altri di avvalersi di traduttori professionisti. Entrambe sensate, certo, ma è il caso di ripeterle di continuo? Forse sì, ma poi sembra d’essere a catechismo.

Un libro che salvo a metà, in attesa di sapere cosa ne pensano gli amici traduttori.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

21 responses to ““111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo” di Romolo Giovanni Capuano.”

  1. Paul says :

    L’errore di traduzione più grave (o più greve) della storia italiana è quello della pizza Pepperoni (al salamino piccante), tradotta sempre erroneamente da noi come “ai peperoni” in qualsiasi libro o film. Non ha cambiato il mondo ma ha reso più difficile la vita ai pizzaioli.

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  2. GabriG says :

    Ce l’ho sul Kobo ma ammetto di non avere ancora avuto tempo di leggerlo, vedrò di farlo nel viaggio verso Torino o mentre sono lì…
    (In quanto alla pizza, in film e telefilm lo adattano così per via del labiale e del sincronismo, nei libri invece è semplice sciatteria)

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  3. Sara Crimi says :

    Farò in modo di leggerlo! La tua recensione mi ha convinta a procurarmelo 🙂

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  4. minty says :

    Uno degli errori per me più fastidiosi, nei libri e fumetti in cui si parli di informazioni segrete di qualche tipo (quindi in moltissimi casi), è vedere tradotto “classified” con “classificato” invece che con “riservato”. Una volta era uno strafalcione raro (e lo si perculava come merita), ora è la norma.

    – Non potete leggerlo! Questo materiale è classificato!
    – Sì, ma, nel classificarlo, le etichettine colorate le avete usate, almeno? 😛

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  5. sandraellery says :

    Non sopporto “company” tradotto come “compagnia” spessissimo in economia, e “education” in “educazione” nel sistema scolastico. bacio manca poco poco a Torino!

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  6. Stefano Verziaggi says :

    Peccato, sembrava un libro interessante. Tante volte…

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  7. Carlotta says :

    Un altro insigne sfondone, che si trova precipuamente nei Gialli Mondadori è ” down town”, che significa centro cittadino, tradotto come ” città bassa”. E nella serie “Le strade di San Francisco” , lo studente di un campus universitario afferma diessere stato in libreria ( nella realtà bookshop) mentre era andato in biblioteca: ovvero Library.
    Quanto al cammello e alla gomena, non è poi così certo che si tratti di un errore:potrebbe essere un’iperbole. Pare che la Bibbia ne abbondi. Vi sono molte voci da consultare in merito su Internet.

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  8. sarapintonello says :

    questo è il post incriminato… o è la foto o è la parola figherrima che infastidisce il firewall 😀

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  1. “111 errori di traduzione che hanno cambi... - 7 maggio 2014
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