Selfami e convincimi a selfarmi.

Mi scrive Youcanprint.


Della convenzione con Google Play – detta à la Malvaldi – c’importa una sega, ma nell’email trovo il link alla sezione “autori convincono autori a selfarsi con gaudio”. E ci trovo tante cose interessanti.

Scopro che «In molti attribuiscono al self-publishing un appellativo sgradito: “Vanity-press”» quando Wikipedia, certamente in errore, dà la stessa definizione dell’editoria a pagamento. Imparo che «Raccontare la propria storia alla cara tribù di Youcanprint è un pò come entrare in un confessionale foderato di specchi», e mi ricordo perché esistono editor e correttori di bozze. Mi ricordo anche degli occhi foderati di prosciutto e di quel po’ che si scrive così. Forse ho buona memoria e cattiva digestione.

E ancora: «Ognuno di noi ha una sua storia interessante da raccontare o da poter sfoggiare, qualunque sia l’età che riesce a indossare. Ognuno di noi ha una sua esistenza attraente, stimolante, avvincente, appassionante ma pur sempre personale ed unica a tal punto da esserne fieri! Ognuno di noi è speciale nelle sue nobili o lodevoli imprese ma anche e soprattutto nei suoi deliziosi e piccoli gesti». Poi capisci perché la gente si selfa. Se vai da un editore e gli racconti una roba del genere, ti appioppa subito una maggiorazione sul prezzo.

«Cercai nel mio sacco magico un po’ di fantasia che subito attraversò il cuore esplodendo per lasciare spazio all’infinito oceano dell’immaginazione». Ho visto lettori morire di noia per molto meno.

«C’è uno spiraglio di luce che conduce dalla fantasia alla realtà. Questa è stata la mia prima esperienza come Autrice». Non sono un editor e quindi taccio, ma non acconsento.

Mi fermo qui, non mi hanno convinta. Davvero, e incredibilmente, continuo a credere che il self sia difficile. Troppo difficile da gestire se non sei uno scrittore coi controcoglioni.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

30 responses to “Selfami e convincimi a selfarmi.”

  1. follettina747 says :

    Io mi sono fatta stampare una copia da loro. Ti dirò che, a livello qualitativo, il prodotto finale è sorprendentemente migliore di molti libri pubblicati da piccoli e medi Editori. L’impaginazione è buona e non ci sono errori di sorta. Se non hai una cover grafica puoi sceglierla da http://www.fotolia.com con cui hanno un accordo. E hanno pure una piccola Casa Editrice che pubblica in cartaceo. Non posso dire altro su di loro perché non ho mai firmato il contratto, visto che non volevo solo una vetrina on line. Però il libro che mi è arrivato a casa mi è costato 35 euro. Trentacinque euro per una cazzo di curiosità che non ho più ripetuto 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Della qualità delle pubblicazioni di certi piccoli e medi editori potremmo parlare a lungo. Ma oggi è sabato e trovo inutile farsi venire il magone. 😉
      Certo che con 35 euro il prodotto deve essere buono, deve esserlo per forza. Io – così, una a caso – m’incazzerei come una belva a spendere 35 euro per l’anima del razzo.
      E non dite che sono tirchia! 😀

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      • follettina747 says :

        Certo che mi sono incazzata! 😀 Ma volevo testare il prodotto e quindi ho allungato il braccino verso il portafogli e ho elargito la somma 😀 Non lo farò più, ovvio. Ma manco se mi pregano in ginocchio!! 😀

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  2. LFK says :

    Io uso Youcanprint solo per stampare le copie per concorsi di inediti o per contattare chi vuole solo cartaceo. E come dice follettina qua sopra la qualità è buona. Anche troppo per l’uso che ne faccio io.
    In merito al fatto che chiunque possa pubblicare con il self, sono d’accordo con te. Il self deve essere un punto d’arrivo, un traguardo a cui arrivare quando hai tutte le carte in regola per fare a meno di un editor e di un editore. Quindi capacità letterarie, distributive e promozionali. Come dire che il tuo libro si vende da solo. Oppure se, almeno, hai sottoposto il lavoro a un editing esterno, ma serio. Insomma, il self viene spacciato come soluzione per chi non trova un editore, per chi vuole gestire i propri guadagni (eh, gestire milioni di euro per conto proprio è bello), per chi non si fida dei canali tradizionali. In realtà è il modo più veloce per auto celebrarsi, senza che nessuno possa darti un VERO parere.

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    • follettina747 says :

      LFK concordo su tutta la linea. Il self è il paradiso degli sciocchi che credono di aver scritto la Nuova Divina Commedia DeNoantri e che, con un’assurda coscienza di sé e del proprio talento, credono di diventare famosi in un “biz”. Il punto negativo della Youcanprint è l’editing, come dicevi anche tu. Se lo vuoi, lo paghi a parte. Così come la pubblicità. Però almeno sono chiari: sul sito hanno la trasparenza assoluta e non ti chiedono soldi sotto banco, come fanno certi insospettabili Editori. Ma se con il self si spera di diventare il “caso letterario dell’anno”… be’, quello accade a uno su un milione

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      • LFK says :

        Secondo me anche a più di uno su un milione. Basta che i casi letterari potenziali si mettano d’accordo per auto pubblicare. 😀
        A parte gli scherzi, molti casi venuti dal self non sono veri casi letterari ma mediatici, economici, di marketing. Sulla chiarezza di Youcanprint concordo. Diciamo che non si spacciano per editori che non sono, ma vai a convincere i loro autori che è così. 😀

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      • Gaia Conventi says :

        L’importante è che Youcanprint sia chiara: questo si paga, questo no.
        Se non prometta la luna, da me critiche non ne verranno.
        (Magari una manina di editing alle testimonianze assolutamente positive dei suoi autori, ecco).

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    • Gaia Conventi says :

      Sei il solito precisino, usare il self per il cartaceo dei concorsi… ma nemmeno per il Nobel, porco cane! 😀

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      • LFK says :

        Costa poco per poche copie. Prima facevo a mano, stampa fronte retro su A5 e rilegatura a morsi. Se non altro perché se ordinavi solo due o tre copie te le facevano pagare anche 50 euro l’una. Invece Youcanprint ha prezzi abbordabili. Anche se ho appena scoperto che Lulu è pure meglio, roba da 3 euro a copia se ne prendi poche.

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        • Gaia Conventi says :

          Certo che gli editori che vogliono solo il cartaceo… bah, mi pare roba vecchia. Che piglia posto, polvere e un sacco di poveri alberelli mandati a ramengo.
          E mi fa anche pensare che dei romanzi non sia prevista la versione ebook. 😉

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          • LFK says :

            Finora li ho considerati come riserva. In fondo se un piccolo editore non mi vuole, posso sparare alto. Di solito sono medio-grandi editori che vogliono il cartaceo, ma ci sono le eccezioni. Se neanche lì arrivo, nessun problema: come hanno fatto tanti mi faccio una casa editrice a nome di mia moglie, o di mio figlio, o di qualche parente e mi faccio pubblicare così. O_O

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            • Gaia Conventi says :

              Già, le case editrici del parentado. E anche lì l’autore imparentato è convinto d’aver pubblicato.
              Il mondo è davvero un posto interessante, fa piacere esserci e rendersene conto. 🙂

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  3. sandraellery says :

    Scrivi qui il tuo commento…Esperienza mistica, verità, il Bene, d eufoniche a pioggia. Uh rimango perplessa. Il self è troppo spesso il luogo dove vanno in vacanza i tramisti con un pelino in più di iniziativa, insomma l’ultima spiaggia, quando gli hotel Editori non offrono disponibilità. Comunque noi siamo solo invidiosi. BACIONI

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  4. ilcomizietto says :

    Si confonde autopubblicazione con “prodotto-ottimo-che-nessuno-vuole-chissà-perché”. I prodotti buoni continuano ad essere pochi, l’autopubblicazione ha la sua utilità – per esempio per pubblicazioni fatte bene ma interessanti per pochi intimi, come il trattato sulle banconote vietnamite o la storia della frazione XY del paesino di montagna con 1000 abitanti – e i tramisti farebbero bene a diventare lettori che, come dice la Wisława Szymborska, è un’attività a impatto zero che può dare molte soddisfazioni.

    Poi ci sono i Paolo Attivissimo o gli Uriel Fanelli. Ma voi quanti ne conoscete che si autopubblicano e scrivono cose decenti? Perché l’infornata di tramisti l’abbiamo ogni venerdì. 🙂

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  5. follettina747 says :

    Attenzione: non ho detto che la Youcanprint pubblichi talenti. Ho solo detto che il prodotto finito è buono, cosa ben diversa dalla scrittura degna di questo nome 😉

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  6. follettina747 says :

    Comunque, a prescindere i pregevoli pregi o i “difettevoli” difetti ( 😀 ) della iuchenprint, perché non parliamo delle cacate pubblicate dai piccoli e medi Editori, eh? Eh? Su, dài… cominciamo a spargere letame con convinzione 😀

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  7. follettina747 says :

    E, a proposito di orrende cacate, c’è la Newton Compton che con l’esimia giornalista Flavia Sabelli (che scrive PERSINO su Repubblica, pensa te!), ha mandato in stampa un libercolo dal titolo interessante: “Roma gialla e nera”. Delitti irrisolti e gente svalvolata. Faccio un esempio di editing lasciato nelle capaci mani di Gargamella (o di Grande Puffo, fate vobis): A QUELLI AMICI. Ecco, io ho lanciato il sasso, ora tocca a voi 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Cavolo! Il tuo esempio è difficilmente battibile. Però però… martedì esce una recensione che forse…
      Non aggiungo altro, non voglio sciupare la sorpresa. 😀

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  8. minty says :

    E io che credevo questo fosse un post sulla gente che si fa le foto in autoscatto col cellulare… XD

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