Come creare un cretino (editoriale) di successo.

Interessante l’articolo su Il Giornale – sì, lo so, qualcuno dirà che è un giornalaccio… fa niente, l’articolo sta comunque lì – dal titolo assai promettente: «Come fare di un cretino un caso editoriale». Ce lo racconta Alessandro Gnocchi, in pochi e semplici passaggi.

Per prima cosa occorre «Trovare un cretino che sostenga spontaneamente tesi nette, scontate e vecchie di almeno un secolo», e direi che non dovrebbe essere troppo difficile. Gnocchi spiega che «per diventare un caso è quasi obbligatorio essere innocui e poco (meglio: per niente) innovativi». Già, inutile mettersi sul groppone un fardello impegnativo: il cretino deve fare il cretino, non gli viene chiesto niente di più.

«Se il cretino è di sinistra proporlo come il nuovo Marx, se di destra come il nuovo Nietzsche», anche le definizioni devono essere scontate, facilmente fruibili. Poi occorre far girare la notizia: ehi, in città è arrivato un nuovo cretino! E infatti bisogna «Stimolare i primi pezzi sul successo di vendite. Se il successo, come probabile, è inesistente, aggirare il problema dicendo che ha «venduto soprattutto on line» ed è stato (omettere: per cinque minuti) nella classifica (omettere la posizione) dei principali book store on line (omettere i nomi dei negozi)». Abbiamo sempre sostenuto che l’importante è saperla raccontare, prendete esempio dalle fascette.

E ancora, «Attendere le stroncature di chi si fa bello non avendo nulla da rischiare viste le tesi in realtà debolissime del cretino». Questo punto è di fondamentale importanza, il cretino deve essere risibile agli occhi dei critici, deve risultare l’ennesimo cretino che urla banalità e deve essere semplice zittirlo. Non date ai critici compiti troppo complicati, non abboccheranno.
«Da ricordare. Se il cretino è di destra, il suo successo sarà sancito dal livore dei giornali di sinistra; se il cretino è di sinistra, il suo successo sarà sancito dal livore dei giornali di destra». Insomma, il cretino troverà comunque una platea. È questa la sua fortuna, ed è anche la fortuna di chi lo cresce come cretino editoriale di successo.

Ultime indicazioni alla fabbricazione del cretino editoriale: «Sfruttare intensivamente il cretino per trenta giorni. Tutto fa brodo: talk show, appelli, interviste, festival, sagre». Infine «Chiudere il dibattito denunciandone l’infondatezza e la sterilità, poi trovare un altro cretino e ricominciare da capo».
Ecco, come dire… non sto né a destra né a sinistra, ma mi manca poi solo quello per candidarmi a cretino editoriale. Proposte?

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

17 responses to “Come creare un cretino (editoriale) di successo.”

  1. impossiball says :

    Il cretino deve dirsi vittima di un complotto, lui racconta tesi scomode e i poteri forti (tramite censura e stroncature pilotate) gli vogliono chiudere la bocca.

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  2. danibrontola says :

    per andare a sagre io sempre disponibile 🙂

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  3. Alessandro C. says :

    C’è da dire che nel 99% dei casi in cui qualcuno viene presentato come “il nuovo *nomediunpersonaggiofamoso*”, costui è un cretino.

    Ah, vale persino per i calciatori.

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  4. mosco says :

    Non ce la farai mai, Gaia, ti mancano i fondamentali: non sei cretina e non è facile nasconderlo. Peccato per le sagre 😀

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  5. pipporusso says :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    Giramento del giovedì…

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  6. Stranoforte says :

    Scusate, io nasco come “Cialtrone”. C’è niente per me, per farmi diventare famoso?

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