Autori VS editori: metodi estremi per farsi saldare le royalties.

Royalties, ché a chiamarli diritti poi uno si sente davvero in diritto di chiederli. Guai!, non fatelo, l’editore vi odierà.

Sì, certo, lo sa pure lui che quei soldini ve li deve, che il contratto lo prevede, che avrebbe dovuto dirvi – anno per anno – quante copie del vostro libro sono finite sui comodini dei lettori e altre baggianate così. Lo sa benissimo, ma fa finta di niente.
È la crisi, dice. Tempo fa vi avrebbe detto che era l’oroscopo. Oppure vi ricorderà che avete firmato un contratto, inclusa la clausola – scritta con font da Puffi, per riuscire a leggerla bisogna affidarsi al Cern – che prevede il saldo dei diritti soltanto dopo le diecimila copie vendute. Scrivere “mai” pareva brutto.

Fatti due calcoli, vi renderete conto che non tirerete su – da qui all’eternità – nemmeno i soldi per un caffè: non avete diecimila parenti lettori, non avete nemmeno diecimila parenti, neanche imparentandovi alla lontana su Facebook. E quindi che si fa? Si passa ai metodi estremi, alla prepotenza, a tutti quegli atti indegni che faranno di voi delle cattive persone. Cattive persone che incassano le royalties e se le sputtanano in spritz.
State tranquilli, non ne uscirete nemmeno brilli, due spritz li regge anche mia nonna.

Metodi estremi con agente letterario allo sbaraglio

Premunitevi d’agente, meglio se imparentato con qualche losca famiglia. Il vostro agente – di losca famiglia – vi dirà che far trovare una testa di cavallo nel letto dell’editore potrebbe essere la soluzione più pratica.
Se siete animalisti, optate per la cacca incartata nel giornale, lasciate il dono sullo zerbino dell’editore, suonate il campanello e date fuoco al pacchetto regalo. Se esce in ciabatte e salta sul pacco per domare l’incendio, l’avvertimento avrà avuto effetto. È cosa che potete fare da voi, non scomodate l’agente letterario – di losca famiglia – per così poco, se gli parlate di un pacco regalo è convinto di doverlo confezionare in cemento armato.

Inutile dire che non è mai il caso di spezzare ossa. Mai. Ma se proprio l’agente letterario – di losca famiglia – decide d’andare per le spicce, fategli presente se l’editore scrive con la destra o la sinistra. Fondamentale in caso d’assegni a vostro favore.

Ovviamente non tutti gli agenti letterari hanno alle spalle la famiglia adatta. Gli agenti letterari privi di losca famiglia dovranno attaccarsi al telefono, spedire email, fare la voce grossa o indorare la pillola. Con agenti così potete fare comunella, scambiarvi pacche sulle spalle, dirvi che il mondo è cattivo e tutto trama contro di voi. Insomma, con agenti così potete farci amicizia. Piangendo assieme sui vostri diritti non pagati e sul suo 10% di diritti sui vostri diritti. Sfumato pure quello, e giù pacche sulle spalle.

Nel frattempo l’editore gaglioffo si sarà mangiato l’intero cavallo, gli editori gaglioffi animalisti non esistono.

Metodi estremi fai da te

Tutti abbiamo un amico avvocato. Se non è così, confezionare la carta da lettere più adeguata alla situazione non sarà comunque un problema. I dati necessari li trovate sul web, per il resto basterà Open Office. Sì, certo, appropriarsi dell’identità del primo cattivissimo avvocato che passa è cosa illegale, ma non preoccupatevi, in Italia queste cose vanno per le lunghe, potreste morire centenari sotto un tram prima di vedervi balzare addosso polizia, carabinieri, finanza e il WWF (per il cavallo di cui dicevamo).

Gli editori guaglioni non amano ricevere letterine avvocatizie, anche loro hanno amici avvocati, ma il più delle volte li nominano a sproposito e li tirano in causa come fate voi. Un tanto al chilo. Pensate seriamente che un editore sborserebbe soldi in avvocati – più o meno iscritti all’albo – quando nemmeno osa aprire il portafoglio per darvi quei due spicci? Dai, su, siate seri.
L’editore gaglioffo vuole liberarsi di voi e della vostra scomoda presenza, come ha fatto con altri autori, come farà coi prossimi. Ha una lunga scuola alle spalle, alzerà la voce – mai il telefono se a chiamare siete voi –, dirà che per la privacy non può parlare delle vostre royalties al vostro agente – figuriamoci se gliele paga! –, che non avete raggiunto quel tot di copie necessarie a essere presi in considerazione e alla via così, signor Sulu!

Quindi, se lui non vuole perdere qualche euro a causa vostra, voi dovrete perdere un po’ di tempo a causa sua. Certo il tempo impiegato non vale mai la somma miserrima che l’editore vi deve, ma volete mettere la soddisfazione di rompergli le balle? Vediamo come…

Piazzarsi sotto le finestre della casa editrice per cantare lo jodel potrebbe essere una soluzione assai pratica. Cantate finché non vi pagano i diritti. Portatevi le mentine, la cosa potrebbe andare per le lunghe.
Tenete presente che in qualche lembo del sistema solare esistono ordinanze comunali che limitano la presenza di musici e cantori: a Ferrara, tanto per dire, non si può sostare cantando più di un quarto d’ora sulla stessa zolla di terra. Puntate il cronometro e spostatevi spesso, ma sempre a distanza d’orecchio dalla redazione. E cantate.
Se non basta lo jodel passate alla Pausini, sfoggiate l’intero repertorio Bimbomix e andate oltre. Quando avrete esaurito il cantabile, inventate spudoratamente. Stonando via via in maniera sempre più fastidiosa.

Se il canto non fa per voi, armatevi di vuvuzela. Da usare rigorosamente al citofono dell’editore. Suonate quello e suonate la tromba a chi vi risponde. Certo poi chiameranno le forze dell’ordine, nel frattempo voi chiamate la cronaca locale e spiegate le vostre ragioni. Ricordatevi di fare altrettanto sui social. Non c’è niente di più fastidioso del passaparola su internet, la vuvuzela, a confronto, è un buffetto sulla guancia di un dormiente.

Ultimi ultimissimi consigli: fate i buoni!

Ribadiamolo: è inutile aggredire fisicamente l’editore in questione, inutile accanirsi sulla sua auto. Prendetelo per stanchezza e telefonategli spesso, sempre da una cabina telefonica. A orari diversi. Date caramelle e piccole mance ai mocciosi del quartiere… e il numero del sior editore. L’unione fa la forza, la soddisfazione vale lo sforzo.

Gli editori tendono a non inviare rendiconti – eh, rendiconto?, con la faccia di chi si è alzato stamattina e credeva d’essere morto ieri – e a non pagare i diritti agli autori. Certo non tutti fanno così, ma pare che ormai anche chi non lo faceva si stia convertendo a questa nuova metodologia.
Siate furbi, siate tosti, siate implacabili: stufate l’editore, diventerà un ex editore, ma è pur vero che scrivere non implica dover rincorrere la gente per strada sperando di vedersi lanciare una monetina per compassione. Il vostro editore fa così? Cercatene uno più simpatico – e onesto –, ma nel frattempo tediate questo.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

13 responses to “Autori VS editori: metodi estremi per farsi saldare le royalties.”

  1. LFK says :

    C’è un sistema migliore e più redditizio. Ma te lo dirò, se vuoi, in privato.

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  2. sandraellery says :

    Il mio vero problema non è solo il mancato pagamento, ma, i rendiconti farlocchi, stra-evidentemente falsi, e quando l’ho fatto notare, con prove alla mano, la risposta è stata “che è assurdo che i conti li faccia l’autore”. In pratica ha venduto un sacco di copie in nero, non facendole passare dalla contabilità, e quindi scantonando la noiosa questione diritti. Al momento, presa dalle presentazioni, dall’euforia stupida, non feci caso che non c’era scontrino, che nei volumi che ho imbustato per darle una mano non c’era la fattura, una ricevuta, una foglia di banano su cui scrivere due dati, niente. Così tutto questo mi si è rivoltato contro. Chiaramente non è più il mio editore, ma anche per altri motivi. Vedremo come andrà col secondo, e ora pure col terzo, ma su quest’ultimo mi sento finalmente sicura, almeno in materia di diritti. Ho un cognato avvocato, ma l’ho già disturbato più volte perchè ho una sfiga assurda tipo: frigorifero che riscalda, non riescono a ripararlo, ed è dovuto intervenire per la sostituzione in garanzia, o divano già pagato mai consegnato (era finito il modello) impossibile avere indietro i soldi, senza la sua lettera.
    Un bacione

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    • Gaia Conventi says :

      E come direbbe la siora Beretta Mazzotta: il bollino SIAE è l’investimento migliore.
      Magari non è bello chiederlo – l’editore potrebbe prendersela -, ma quel bollino lì – anche se da contratto deve pagarlo l’autore – è una spesa irrisoria che leva dubbi e mal di pancia.

      Ciao Sandra, un bacione… anche al cognato avvocato. 😀

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      • sandraellery says :

        Al secondo editore, a te ben noto, chiesi il bollino e s’imbufalì. (Infatti parla prima con la siora BM tanto per andar sul sicuro che lei queste cose le mastica bene). Trasmetterò il bacionei all’avvocato.

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    • minty77 says :

      i rendiconti farlocchi, stra-evidentemente falsi,

      Questa non so se è vera, me l’hanno raccontata, magari è un “Mi ha detto mio cuGGGino”, ma è comunque tristemente credibile (compresa la pir*aggine editòria): alla conferenza di un editore di fumetti, il responsabile loda e sbroda il proprio marchio, vantando vendite e grossi successi, soprattutto dell’opera X. Si alza la manina di uno spettatore in prima fila: è l’autore di X che candidamente chiede “Ma allora perché nei rendiconti che hai mandato a me le vendite di X risultano irrisorie?”. E sulla sala cala il silenzio.
      Forse l’avevo già riportata, ma se fosse vera… Se fosse vera… Babba bia! ROTFL XD

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