“Posta letteraria” di Wislawa Szymborska.

Ricevuto in regalo – ringrazio il Comiz per questo incantevole cadeaux –, metto subito in guardia i commentAnonimi che si aggirano sul blog: il primo che “hai detto che i libri li vuoi sempre e solo comprare” sarà additato come il pirla senza amici. Detto questo – scusate ma il libro è troppo bello per farselo guastare dal primo scriteriato che passa – devo dire che il Comiz aveva perfettamente ragione: i tramisti esistono da sempre. Non sono nati con Yahoo Answers e non sono cresciuti a pane, web e volpe. Vivono tra noi da parecchio tempo e internet è stato per loro quello che la pastasciutta dopo mezzanotte è per i Gremlins.

Parliamo quindi di Posta letteraria – «ossia come diventare (o non diventare) scrittore» –, a cura di Pietro Marchesani – con il contributo per la traduzione del Programma Comunitario «Cultura 2000», 2001 –, una scelta di ironiche e lapidarie risposte della siora Wislawa ai tanti talenti che si riversavano nella cassetta delle lettere della redazione di Vita Letteraria.
Siamo alla fine degli anni Sessanta, nasce la rubrica citata nel titolo e in tanti cominciano a inviare raccontini, pensierini, poesie, manoscritti. Leggendo le risposte della sempre cortese – ma tagliente – siora Wislawa, si intuisce che anche la redazione riceveva orrende ciofeche. Una più brutta dell’altra, e ciò spiega perché abbiamo deciso di togliere il modulo contatti dal blog.
I consigli erano buoni e restano tali anche oggi. E, prendendo a prestito l’affermazione della siora Wislawa – pagina 13 –, non è colpa di nessuno se le lodi sono relativamente poche. È che «il talento letterario non è un fenomeno di massa». Questa la dovrei scrivere là sopra, accanto al nome del blog. Sembrerebbe un posto più serio, pur mantenendo gli stessi contenuti. Miracoli del saperla raccontare!, grazie siora Wislawa.

Ma vediamo d’imparare qualcosa, un qualcosa che andrebbe inciso a fuoco sullo schermo di parecchi computer. Io provvedo a recuperare la fiamma ossidrica.
Ecco cosa rispondeva la nostra siora a un tale che chiedeva – lo facevano in tanti, adesso lo fanno in troppi – come diventare scrittore: Lei fa una domanda difficile e tanto scabrosa quanto quella del ragazzino che chiedeva come si fanno i bambini, e quando mamma gli ha risposto che gliel’avrebbe spiegato più tardi, perché in quel momento era molto occupata, ha ripreso a insistere: «Spiegami almeno la testa…» E va bene, anche noi cercheremo di spiegare almeno la testa: ecco, bisogna avere un po’ di talento (pagine 17 e 18).
Una santa verità, lo direbbe anche il buonsenso, ma è inutile farlo presente ai tramisti. Il motivo è ovvio, nessuno vuole essere messo tra gli scartini a briscola. Eppure, nonostante ci si rimanga male nel sentirsi dire che è il caso di smettere, L’essere privi di talento non è affatto un disonore. È una carenza comune a molte persone sagge, colte, nobili e anche assai dotate in altri campi (pagina 22). Non occorre farne un dramma, il mondo ha bisogno di persone brave in qualcosa. Di certo non gli occorrono pessimi scrittori.
Si tenga poi presente che Il talento non si limita all’“ispirazione”. Di tanto in tanto l’ispirazione può capitare a tutti, ma solo chi ha talento è capace di star seduto davanti a un foglio di carta lunghe ore, cercando di dare una forma compiuta al dettato del suo spirito (pagina 56). Insomma, anche agli imbecilli capita di fare bella figura scrivendo un biglietto d’auguri. Non è il caso di correre all’anagrafe per cambiare i documenti: non si è scrittori, ed è inutile spacciarsi per tali sui social.
Infine, per chiarire, Il talento narrativo è la capacità di uscir fuori dalla propria pelle, l’abilità di riuscire a pensare come qualcuno del tutto diverso (pagina 75). Tramisti, mettetevi il cuore in pace, forse con una vanga in mano farete un sacco di strada. Mollate la bic, vi è solo di peso.

E che dire di chi scrive due righe e subito si fionda a chiedere in giro se è roba buona, se è pubblicabile e quanto gli manca per scrivere un bestseller? Sembra che anche negli anni Sessanta ci fosse questa mania, mania che ora è diventata virulenta.
Oggi basta che uno scriva qualche paginetta, e subito si chiede che valore abbia, si tormenta pensando di pubblicarla e vuole sapere se valga la pena di «perdere tempo»… È triste che ogni frase in qualche modo formulata con grazia debba immediatamente «valere la pena» (pagina 21).

E i manuali di scrittura creativa? La siora Wislawa – nella Polonia di quei lontani anni Sessanta – precisava che tali genialate da loro non se ne trovavano e aggiungeva: ci permettiamo di dubitare del loro valore, e questo per la buona ragione che l’autore che conoscesse una ricetta infallibile per il successo letterario, preferirebbe servirsene egli stesso, piuttosto che guadagnarsi da vivere scrivendo manuali (pagine 22 e 23). Vale anche per chi tenta di venderti i numeri del lotto.

Ricordate il nostro post sugli asilautori? Sono quei tizi convinti che non sia importante scrivere bene… tanto basta il pensiero. Ecco, gente così deve essersi fatta viva anche alla posta letteraria della siora Wislawa.
Il peccato originale del debuttante: la fede nell’onnipotenza del tema. Sembra che basti trovare un tema perché la maggior parte del lavoro sia compiuta – mentre il resto, ossia il raccontarlo, sia un particolare senza importanza […]. Invece le cose stanno in tutt’altro modo. La scelta del tema è la parte più facile e di per sé non possiede alcun valore letterario. Lo acquista se si inserisce in una determinata realtà psicologica e sociale, se sarà approfondito dall’osservazione e dall’esperienza dell’autore (pagine 52 e 53). Tramisti, segnatevelo!

Due parole ai poVeti, di qui ne passano pochi e noi tendiamo a scoraggiarli sempre. Noi e pure la siora Wislawa: È una sopravvivenza romantica la convinzione che essere poeta costituisca la gloria e l’onore più grande, mentre la gloria e l’onore più grande consistono nel fare in modo eccellente ciò che si è capaci di fare (pagina 19). Ecco perché noi insistiamo a volervi idraulici e caldaisti.
E ancora, ragionando di poesia con un giovane poVeta: Malgrado i ventitré anni, Lei è di sicuro ancora un ragazzo. Crede che il debutto poetico sia qualcosa di simile a un folgorante successo nell’arte della canzone. Un debutto-bomba, il pubblico impazzisce, ressa per l’autografo, fotografie sui giornali, interviste… Caro Signore, nessuno è ancora riuscito in una simile impresa. Il lettore non si entusiasma tanto facilmente quanto un frequentatore di concerti di musica leggera (pagina 57).

Una novantina di pagine, una miniera d’oro per tramisti e cacciatori di tramisti! Lo consiglia Giramenti, ringraziando il Comiz per questa perla.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

21 responses to ““Posta letteraria” di Wislawa Szymborska.”

  1. Nazzarena says :

    Interessante, davvero. E inquietante, data la capillarità di diffusione dei tramisti… E se fossimo tutti tramisti, a diversi stadi di sviluppo del tramismo? 😀

    Questo mi è piaciuto particolarmente:
    “E i manuali di scrittura creativa? La siora Wislawa – nella Polonia di quei lontani anni Sessanta – precisava che tali genialate da loro non se ne trovavano e aggiungeva: ci permettiamo di dubitare del loro valore, e questo per la buona ragione che l’autore che conoscesse una ricetta infallibile per il successo letterario, preferirebbe servirsene egli stesso, piuttosto che guadagnarsi da vivere scrivendo manuali (pagine 22 e 23). Vale anche per chi tenta di venderti i numeri del lotto.”
    Ho notato, cercando qua e là per il web articoli sulla scrittura, che non dicono quasi nulla che non sia già ampiamente reperibile tra le proprie facoltà mentali, tipo “se tizio guarda l’orologio a mezzogiorno il sole non è basso sull’orizzonte”…

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  2. sarapintonello says :

    Credo che questo libro possa estendersi anche a molti altri campi, musica compresa nonostante il paragone dell’autrice. Fare 2 + 2 correttamente non rende matematici, ma potremmo fare innumerevoli esempi molto più calzanti. Il problema è che la ben nota zappa non la vuole prendere più in mano nessuno, il che purtroppo, non è una perdita solo per l’agricoltura!
    Le persona consce dei propri limiti e dei propri valori sono ben poche, e il mondo si riempie di idioti pseudo-colti, boriosi e troppo pieni di sé!

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    • sarapintonello says :

      * le persone… chiedo venia 🙂

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    • Gaia Conventi says :

      Ovviamente al mondo c’è spazio per tutti, ma sarebbe meglio se tutti trovassimo un posticino adatto a noi.
      Non c’è niente di male nell’avere qualche tara grammaticale, nell’essere stonati come campane o nel ballare come un pendolo. Si può prenderne atto e passare oltre, ci sono cose che sicuramente ci riescono meglio.
      Il problema è fare finta di niente, e anzi dirsi stupiti – per poi passare a offese e minacce – se qualcuno ci fa notare che cantiamo proprio male. Ma proprio proprio, santa pazienza. Se, comunque, si decide di cantare, di scrivere, di ballare… ciò che diventa pubblico – soprattutto quando siamo proprio noi a renderlo pubblico – diventa criticabile. Non si possono pretendere complimenti e non si può pretendere il silenzio. Il pubblico, pagante o meno, ha il diritto di dire cosa ne pensa. Magari con garbo, magari con una risata.

      Mi risulta che in Italia ci sia ancora libertà d’opinione, meglio approfittarne finché dura. 😉

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  3. minty77 says :

    Oh, che libro meraviglioso!
    Anche se è sconfortante scoprire che i tramisti non sono un fenomeno nuovo, ma ci affliggono da sempre. E’ che, studiando a scuola solo quelli bravi (circa), ci si fa l’idea sbagliata che tutti i wannabe-molesti siano capitati al nostro secolo. E invece… °_°

    Comunque, Gaia,
    Se, comunque, si decide di cantare, di scrivere, di ballare… ciò che diventa pubblico – soprattutto quando siamo proprio noi a renderlo pubblico – diventa criticabile. Non si possono pretendere complimenti e non si può pretendere il silenzio. Il pubblico, pagante o meno, ha il diritto di dire cosa ne pensa.

    Questa la possiamo copia-incollare sotto il post dillà, dove c’è il solito troll che – massima originalità, eh! – ci insulta e accusa di chissà quale crimine solo perché noi si rivendica il diritto di dire che un libro fa schifo anche se è libro di un esordiente o di uno scrittore poco famoso?
    Ché io sarei pure stufa di questa mentalità buonista e consolatoria per la quale “Poverino, se gli dici le cose come stanno, poi si avvilisce, devi stare zitto o indorargli la pillolina!”. Che si parte così e poi si arriva alle maestre delle elementari che segnano solo metà degli errori nelle verifiche, sennò il pupo si traumatizza (riportata da fonte affidabile, questa, e così mi spiego pure perché, nei compiti dei miei cugini, io individuavo sempre un sacco di errori in più di quanti gliene avesse segnati l’insegnante -_-). E il risultato sono poi tutti i bimbiminkia (e adultominkia, pure) tramisti che non sanno mettere insieme quattro paroile senza cacciarci cinque castronate, ma sono convinti di essere i nuovi sforna-bestseller, perché, cresciuti in tal modo, l’idea di non essere proprio bravissimi non può essere neanche contemplata. Augh! >_<

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  4. mosco says :

    con ciò vorreste dire, tu e la Wislava, che IO non sarei uno scrittore? Perdincibacco! ho appena scritto la lista della spesa, le didascalie sotto un paio di foto, un bigliettino di auguri per una neolaureata, un post-it per avvisare la vicina che il tizio antizanze arriva giovedì, un commento a un blog e pure un paio di stroncature su anobii. Eccome che scrivo! Sto scrivendo anche or ora. Con tastiera, matita, e, da feticista, pure con la stilo. Vogliamo parlarne? 😉

    (mi sa che scrivo più della media dei tramisti :D)

    cmq, scherzi a parte, ora tutti hanno uno smartphone che scatta foto, un cessetto di macchina fotografica digitale, una reflex! i costi/scatto si sono abbattuti e sono tutti diventati fotografi. E di nuovo si affaccia il meccanismo: ma come? osi criticare? chi sei, tu, per farlo? Ansel Adams? il fatto che la foto sia sfocata, l’orizzonte storto, un pelo sovresposta, la semplice pressione del tasto shot fa di me un fotografo. Almeno, per la miseria, aggiungici “dilettante”, no? Mica è un’offesa.

    Besos.
    Mosco, dilettante. 🙂

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  5. ilcomizietto says :

    La mia preferita:

    “il mio ragazzo afferma che sono troppo bella per scrivere buone poesie. Che cosa pensate di quelle che accludo?” Pensiamo che Lei sia realmente una bella ragazza.

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