“E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor” di Alessandra Selmi.

Lo confesso subito e mi levo il pensiero: ho comprato questo libro per regalarlo al Comiz, era nella sua lista desideri di aNobii. Però, ecco, come dire… non ho resistito.
Quindi il Comiz si vedrà recapitare un libercolo di seconda mano, ma tenuto benissimo. Comiz, lo giuro!, non ho nemmeno osato aprirlo del tutto e l’ho letto di sbieco. Una fatica…

Il libro è veloce – anche per una questione di pagine –, amichevole e ammiccante. E di una cosa sono sicura – ma ero sicura anche prima di leggere il libro del Comiz, senza farci alcuna grinza, lo ribadisco –, non ho mai voluto e mai vorrò fare l’editor.

(Impossibilitata a sottolineare senza ritegno, mi sono ridotta così…).

Alessandra Selmi racconta che a fregarla è stata la consapevolezza d’amare la lettura e di voler leggere di continuo – quindi tanto vale farsi pagare per leggere –, arrivando poi alla conclusione che leggere per dovere non è come leggere per piacere, e spesso leggere per dovere è una palla. Difatti la siora Selmi stabilisce che «vi sia un parallelismo tra l’editor e il pornoattore, due ruoli invidiatissimi e altrettanto sconosciuti. Tesoro, ti va di fare sesso stasera? No, guarda l’ho fatto per tutto il giorno, non ne posso più. Togliete “fare sesso” e mettete “leggere un libro”, il risultato non cambia» (pagina 18).

Vi stupirà sapere che a me la lampadina si è accesa nel Giurassico: ero alle elementari. Non che sia più sveglia della siora Selmi o meno adorante di quel passatempo chiamato lettura, semplicemente già a dieci anni campavo di pane e cinismo. Vi lascio immaginare quanto sia stato complicato farmi sorbire I Malavoglia al liceo – che infatti non ho letto, alla fine ci siamo accordati sul Mastro Don Gesualdo – o la Divina Commedia. Il Paradiso devo averlo incamerato per osmosi, poggiando la testa sul tomo intonso durante i sonnellini postprandiali.
Dite che manco di diversi classici e dovrei recuperare? Probabilmente è vero, ma non starò a raccontarvi di quanto fossero ben tenuti i miei testi di matematica e fisica. Quando li ho rivenduti erano pari al nuovo.

Ma torniamo al libro di Alessandra Selmi, fregata, a suo dire, dalla passione per la lettura. E immagino sia proprio così: se manca quella, tanto vale fare altro. Di altro pagato meglio se ne trova ancora, vi ho mai detto che da grande voglio fare l’idraulico?

Quanto ci racconta la siora Selmi è un personale che si fa universale, e ci permette di scovare qualche sano consiglio da lasciare agli scrittori in erba che passano di qui. Non che quelli affermati non abbiamo bisogno di una riassestata nei confronti degli editor, semplicemente è troppo tardi per dargliela. Ma è sempre possibile passare alle legnate.

Dunque recuperiamo qualche gaggiata...

  • Se a una presentazione o a una cena post-presentazione avete deciso di corteggiare un editor, sappiate che non siete i primi e non sarete gli ultimi. Gli editor tentano spesso di confondersi col resto dell’umanità proprio per scansare il manoscritto del primo – del secondo, del terzo… – che passa.
  • Inutile cacciare su vasta scala alle fiere dell’editoria – «personalmente lo ritengo un metodo dispersivo» (pagina 27) – perché «Un piccolo e medio editore ha così tante cose da fare durante una fiera libraria che si dimentica autore, faccia e proposta meno di cinque minuti dopo che costui se n’è andato tutto speranzoso» (pagina 27).
  • Evitate di tampinare gli editor sui social. A pagina 30 leggo – con piacere – che anche la siora Selmi detesta i Gennarino Coccolino Scrittore. Segno che non sono la sola a trovare ridicola la qualifica e il modo di fare, e di farsi belli.
  • Vediamo poi cosa NON FARE quando si invia un manoscritto “alla cortese attenzione” di una casa editrice: niente refusi nella lettera di presentazione, niente velate minacce – «Se non pubblicate il mio romanzo, i posteri ne avranno memoria e ve ne pentirete» (pagina 32) –, niente insulti, niente linguaggio tecnico o infarcito di troppi termini stranieri, niente avverbi a pioggia, niente scadenze – «Qualora, trascorse tre settimane dal ricevimento del presente dattiloscritto, io non avessi avuto da voi alcuna risposta, mi riterrò libero di proporlo ad altre case editrici» (pagina 33) –, niente tono di sfida.
    Guai a lodarsi da soli e a raccontare bugie, evitate lettere misteriose – se il vostro testo ha un finale a sorpresa, la sorpresa lasciatela ai lettori e non all’editor –, non dite che tal de tali scrittore vi raccomanda e che ci mette personalmente una buona parola, non paragonate il vostro manoscritto a un qualsiasi bestseller vecchio o nuovo, non infilate nella lettera di presentazione una recensione inesistente al vostro inedito.
    Riassumendo: non scrivete lettere roboanti, deprimenti, troppo lunghe, che contengono l’intero romanzo o che non vogliono dire assolutamente un accidente.
  • Non insistete con l’editor, non chiamatelo a casa – avesse mai fatto lo sbaglio di darvi il numero –, non tempestatelo di email, non fatevi vivi sui social come il peggiore degli stalker. E ricordatevi che «V’è una proporzionalità diretta tra il numero di refusi e le arie che una persona si dà. Forse l’editor finisce con l’essere più pedante e puntiglioso con gli scrittori che se la tirano. Viceversa, si tende a dimenticare, a non far caso ai refusi delle persone cortesi» (pagina 50). Meditate, ricordate e non rompete le balle.
  • Che piaccia o no, la missione dell’editor è migliorare un testo. Se riuscirete finalmente a pubblicare, il vostro editor sarà tenuto al silenzio – come gli avvocati e i preti – quando si tratta degli errori che vi ha corretto. Voi, però, ricordatevi dell’editor e delle minchiate che vi ha tanato. Non fate i fenomeni.
  • Attenti alle eccessive digressioni, non cacciate nel vostro romanzo tutto quello che sapete e tutti gli interessi e i passatempi che vi rendono così interessanti. State scrivendo un libro, non Wikipedia.

Vediamo infine chi è l’autore ideale per Alessandra Selmi.

L’autore ideale: invia il manoscritto e aspetta con pazienza, e non ripropone un manoscritto respinto; manda alla casa editrice un solo manoscritto alla volta; non si paragona a scrittori famosi; non invia una sinossi più lunga del manoscritto; non campa solo per vedersi pubblicare un libro, buttandola sul personale quando riceve un rifiuto; se arriva alla pubblicazione, sa che l’editor sta lavorando per il bene del manoscritto e non gli rovina la vita: se occorre tagliare, si taglia; i refusi vanno corretti e l’autore ideale non pianta il muso.
A cose fatte, l’autore ideale si ricorda del suo editor e lo ringrazia; non si mette in competizione con i suoi colleghi di scuderia e non fa troppe storie quando è il momento di stabilire la copertina. Insomma, l’autore ideale è una persona normale.

Un libro fresco e veloce, adesso lo incarto per il Comiz e faccio finta di niente…

 

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

20 responses to ““E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor” di Alessandra Selmi.”

  1. sandra says :

    Be’ “manda il manoscritto a un solo editore alla volta” diventa difficilino, coi tempi di attesa di minimo 6 mesi e le mancate risposte, diciamo che dopo 8 mesi l’autore immagina che il testo non sia stato accolto e lo invia a un altro.
    Di sto passo Gaia arriviamo al 2020 in un battito d’ali. Bacione

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    • Gaia Conventi says :

      Per questo occorre mandare all’editore un manoscritto alla volta, così la fila procede.
      Ma mica solo quello e solo a lui, eh? No, no… prima si scelgono gli editori giusti – occorre guardare cosa pubblicano e come lo fanno – per poi andarci giù pesanti, meglio se con l’invio in mail – meno carta e meno danni. E poi sì, si aspetta il 2020. 😉
      Ciao cara, un bacione!

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    • impossiball says :

      veramente dice “manda alla casa editrice un solo manoscritto alla volta”, che è ben diverso.

      Cmq, visto che il libro è per il comiz, spalma la copertina di cattiveria, magari tenendolo in mano ne assorbirà un po’ 😀

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  2. Nazzarena says :

    V’è una proporzionalità diretta tra il numero di refusi e le arie che una persona si dà
    Questa è una perla, non una frase.

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  3. Alessandra Selmi says :

    Ciao Gaia.
    Grazie per la recensione.
    Se poi una copia te la compri (dai, fa’ la brava!), e la usi – che so… – come sottopentola, mi fai ancora più contenta. Tutti abbiamo un tavolino che traballa, un libro esile può sempre servire.
    Battute a parte, grazie per aver parlato di me.

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    • Gaia Conventi says :

      Carissima Alessandra, come sottopentola uso già una copia del mio libro. Avresti dovuto palesarti prima, adesso ho le pentole impegnate.
      Ma magari prendo il prossimo. Non escludo niente e sono sempre pronta a far leggere qualcosa di nuovo al pentolame di cucina.

      A risentirci! 🙂

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  4. ilcomizietto says :

    Gaia, ma questo è uno spoiler! 🙂 Ma sono commosso. Non vedo l’ora di leggerlo. Grazie!

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  5. ilcomizietto says :

    Dimenticavo, a proposito del primo paragone con gli attori porno: avevo letto tempi fa che esistono coppie sposate dove lui (o lei o entrambi) lavorano come attori porno. Per rimediare a volte lavorano allo stesso film. In quei casi starsene alla sera davanti alla TV è perdonato. 🙂

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  1. [libro] E così vuoi lavorare nell’editoria | Ilcomizietto - 5 luglio 2014
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