Dirsi scrittori su Facebook e rendersi odiosi ai lettori in 8 semplici passaggi.

I Gennarini Coccolini Scrittori e gli Antani Poeti – citando l’amico Alo Madeddu – sono peggio dei Gremlins, l’abbiamo detto e ribadito. I Gennarini e gli Antani si riproducono su Facebook per sporogenesi, al caldo o al freddo, di giorno o di notte, con qualunque meteo. A loro basta Facebook, e su Facebook non piove mai.

Ci sono otto errori eclatanti che i Gennarini e gli Antani commettono più o meno consapevolmente. Ma, soprattutto, ci sono otto errori che fanno – ritenendoli idee strabilianti – perché li vedono fare ai loro simili. E se quelli li fanno, vedrai che hanno ragione e si fa proprio così.
I Gennarini e gli Antani copiano i loro colleghi, che a loro volta ne copiano altri. Sarebbe tutta da ridere, se non fosse la tragedia libresca del secolo.

1 Nome, cognome e qualifica: Gennarino Coccolino Scrittore

Chiediamoci perché Gennarino sia costretto a segnalare cosa vorrebbe fare di mestiere. Lo fa perché nessuno lo conosce in qualità di scrittore? Può essere. Aggiungere la qualifica farà la differenza? Qualcuno comincerà a chiedere di lui in libreria solo perché su Facebook si fregia di tale titolo? Direi proprio di no. Quindi a che serve dirsi scrittori? Forse a far parte di una categoria ben distinta, tenendo però presente che chi fa davvero quel mestiere non sopporta i millantatori.
Fate una prova, createvi un profilo Gennarino Coccolino Scrittore e andate a chiedere amicizia su Facebook a Raul Montanari.

«Non c’è niente di più imbecille e insopportabile della marea di persone che su Facebook mettono nelle proprie note personali diciture come “Scrittore” o simili, quando non sono scrittori di nulla e per nessuno. A furia di insistere riescono al massimo a farsi leggere da una decina di poveri disgraziati, spesso nella loro stessa condizione» (Raul Montanari, qui).

Peggio ancora “nome, qualifica e cognome”: Gennarino Scrittore Coccolino. Suona come un conato in un gruppo gospel, non trovate? Ecco, ricordatelo e levate quanto è di troppo. Se a essere di troppo siete voi, levatevi e basta.

2 Avatar copertinato

Ahhh… ma che bella la copertina del vostro libro nell’avatar di Facebook! Adesso i vostri amici saranno convinti di parlare col vostro romanzo. E che gli racconti a un romanzo? Capisco parlare a cani e gatti, so di gente che racconta la propria vita al canarino… ma al vostro libro che gli si dovrebbe dire, buongiorno e buonasera?

Credo ci sia un errore di fondo: la gente è amica vostra – della vostra nobile persona – e non del vostro libro. Un libro si legge, può piacere o meno, lo si può recensire, incensare o fare a brandelli. Ma l’amicizia è altra faccenda, e se nei meme è bello dire che i libri sono i migliori amici delle persone intelligenti – le più intelligenti! –, nella vita reale i libri restano una piacevole compagnia. Un hobby solitario, senza rompicoglioni tra i piedi. E se il libro è nell’avatar, fatevi due conti e scoprite dove sta il rompicoglioni.

3 Copertina social copertinata

Va bene, ve lo concedo: esce il vostro libro e gli dedicate la foto di copertina del vostro diario. È giusto, l’immagine sta lì – guai a voi se taggate qualcuno – e ci resta per qualche tempo. Pure per qualche mese, certo. Ma poi, su, cambiatela. Fate sapere al mondo che nella vostra vita è successo altro, fosse pure il funerale di nonna (che però vi sconsiglio di usare come copertina).

E mi raccomando i tag! Mai taggare a caso, mai taggare & mercatare. I lettori possono sopportare un autore mediocre, ma non un autore mediocre e appiccicoso.

4 Amici amici… ma è meglio se mi leggi

Se Facebook fosse nato come riserva di caccia per Gennarini Coccolini Scrittori, il buon Zuckerberg avrebbe previsto il tasto “seleziona tutti quelli che leggono e aggiungili alle tue amicizie”. A quel punto basterebbe un click per avere una vasta platea da ammorbare con le notizie – le uniche notizie che postate – di uscite editoriali – sempre e solo vostre –, recensioni ai vostri libri e soltanto ai vostri, booktrailer dei vostri libri – sempre e solo, e sempre e solo vostri –, presentazioni, aperilibri e altre minchiate libresche di vecchia e nuova invenzione.

Siamo di nuovo al punto 2 e all’avatar in copertina: costringete i vostri lettori a dare il buongiorno alla vostra opera omnia, ed è l’unica cosa che gli concedete di fare.

Già in Italia si legge poco, vediamo di non aggravare la situazione stufando ‘sti poveracci.

5 Diario: per molti ma non per tutti!

Abbiamo ormai stabilito che a una cospicua fetta di popolazione facebookiana non piace essere trattata alla stregua di spettatori comatosi. Per quello esiste già la televisione.
Strano, eh? Strano come a qualcuno dia fastidio essere visto semplicemente come un tizio in grado di estrarre il portafoglio per poi cacciare i soldini necessari ad acquistare il vostro libro. Strano, davvero non me lo spiego. Ed è proprio quella gente lì, antipatica e piena di pretese, che non si capacita di poter vedere sul vostro diario di scrittori solo la parte “vendibile”. Guardate che la gente ‘ste cose le sa, Facebook è un pollaio.

Quindi, poverini, li avete esclusi dal resto delle amicizie perché troppo poco amici per sapere di voi – di chi siete e di cosa fate quando non scrivete –, ma restano abbastanza amici per essere messi al corrente dell’uscita del vostro libro. Sono contatti amicali di seconda categoria, quelli che voi reputate buoni solo come acquirenti libreschi.

Fatevi una domanda, una sola domanda: perché qualcuno dovrebbe comprare il vostro libro quando su Facebook lo trattate come gli scartini a briscola?

6 Chiedi amicizia e chiedi un “mi piace”

I Gennarini e gli Antani sono sempre al lavoro per accaparrarsi nuovi contatti. Frugano tra i contatti altrui e cercano chi, nell’anno solare in corso, ha letto almeno un libro. E poi chiedono l’amicizia. Ovviamente non si interessano di sapere chi sia il tizio, magari hanno intuito che il tale ha un blog, ma non importa quale. Tizio legge? Ha un blog che potrebbe recensire l’ultima fatica di Gennarino Coccolino Scrittore? Allora tizio è carne da cannone.
Così, ad amicizia appena concessa, fresca di giornata – con sulle spalle sì e no dieci minuti di vita –, Gennarino invia la richiesta di mipiacciamento alla sua pagina fan, o alla pagina dedicata al suo libro.

Gennari’, scusa, eh? Ma se dieci minuti fa non sapevo della tua esistenza… me lo spieghi come posso già essere una tua ammiratrice? Me lo dici come faccio a stabilire che mi piace il tuo libro se dieci minuti fa non sapevo nemmeno che avessi fatto le elementari? Insomma, Gennari’, uno di noi due è un cretino, ti lascio stabilire chi.

7 Inviti urbi et orbi

Credetemi, è fastidioso. Essere invitati alle presentazioni dei Gennarini Coccolini dell’intera penisola è come tentare di sopravvivere a un attacco zombie. Tu puoi anche bloccare gli inviti di Gennarino, ma bloccare tutti i suoi simili è cosa che richiederebbe troppo tempo. Meglio, molto meglio e ben più veloce, togliere l’amicizia ai Gennarini. E che i Gennarini non si stupiscano del calo di consensi!

Perché Gennarino Coccolino Scrittore di Trento, con presentazione alla Libreria Scappavia di Trento – di martedì, alle 16.25 –, invita un amico di Lampedusa? Per pigrizia, certo. La pigrizia di stabilire dove stia di casa il poverino. E allora, caro Gennari’, se tu sei troppo pigro per dare un’occhiata al profilo dell’amico tuo di Lampedusa, sii così cortese da concedere al tale d’essere troppo pigro per pigliare un aereo e venire a Trento.

Gennarino, fatti la solita domanda: ma tu chi accidenti sei per sperare che uno prenda ferie per venirti a sentire a mille millantamila chilometri di distanza?

8 Il gruppo dedicato al tuo libro

Succede che la pagina fan non sia abbastanza, lì la gente non mette il “mi piace” e, se lo mette per disperazione, poi non interviene. E che potrebbe mai dire? Bravo Gennari’, bel libro. Ecco, perfetto, ma non è bugia che possa spendere tutti i giorni. Trattasi di bugia amicale, spesso usata per levare le castagne dal fuoco e levarsi l’autore dalle balle.
E quindi la gente non interviene, dice Gennarino, la gente non partecipa. Perché non aprire un gruppo Facebook? Benissimo!, ma se chiedere un “mi piace” risulta fastidioso, infilare la gente a forza in un gruppo è un reato che dovrebbe prevedere – almeno – l’amputazione delle dita. Di tutte le dita.

Gennari’, il problema è sempre quello: non puoi obbligare la gente a sentirti cianciare del tuo libro. Non puoi e basta. Se il geniale creatore di Facebook ha deciso – in maniera un tantino ammeregana, la stessa applicata all’esportazione della democrazia – che tu puoi costringere la gente a far parte del tuo gruppo, non è detto che tu debba proprio farlo. La buona creanza, la stessa che mamma Coccolino dovrebbe averti insegnato da piccolo, dovrebbe guidarti anche in questo: non puoi cacciare un cucchiaio in bocca al primo che passa per poi pretendere complimenti alla sbobba che gli propini. Non puoi e basta, Gennari’, fattene una ragione.

A questo punto i Gennarini e gli Antani saranno piuttosto perplessi: come acquisire un pubblico affezionato di lettori su Facebook? In realtà è molto semplice, occorre essere persone mediamente simpatiche e vagamente interessanti. I Gennarini e gli Antani non lo sono? E allora lascino perdere. Anche così, lo vedete da voi, la soluzione risulta facile e immediata.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

51 responses to “Dirsi scrittori su Facebook e rendersi odiosi ai lettori in 8 semplici passaggi.”

  1. LFK says :

    Eccolo ordunque! Hai anticipato i tempi a quanto vedo. Bene, mi sembra completo, avrei voluto aggiungere qualcosa ma no, ora come or anon mi viene in mente niente.
    Però, forse, quelli che propongono in continuazione estratti dal loro libro? Quelli che se fai un copia-incolla degli status e li metti in ordine, ti ritrovi il libro aggratise in un file di word.
    Poi vediamo… le fantastiche presentazioni con millemila persone a cui in realtà è andata la cugina ma solo perché non aveva capito che era la presentazione di un libro?
    Per ora mi fermo qui.

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  2. sedcetta says :

    Al mio primo fidanzato di quando ero giovane e baldanzosa, tal Gennarino, staranno fischiando le orecchie. E lui non è neppure su Facebook! Mi sa che lo devo rivalutare…

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  3. ilcomizietto says :

    “[…] come acquisire un pubblico affezionato di lettori su Facebook? In realtà è molto semplice, occorre essere persone mediamente simpatiche e vagamente interessanti.”

    Lascia queste due frasi e togli tutto il resto. Sono la sintesi perfetta di tutto il post. Direi l’unica osservazione veramente utile nel 100% dei casi e valida per i prossimi 2000 anni.

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    • LFK says :

      Concordo, ma con una precisazione: parlare sempre e solo dei propri libri, dei propri successi editoriali, dei propri problemi con i personaggi, non fa di te una persona interessante. E ti porta a rientrare almeno in due dei punti sopra espressi.

      Quindi, a conclusione, direi che anche i punti indicati sono utili.

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    • Gaia Conventi says :

      Be’, si spera, ecco. Diciamo che il buonsenso dice così, ma il buonsenso ultimamente sta poco bene.

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  4. Antonio Franchi says :

    beh, uno dei commenti precedenti mi lascia un po’ perplesso visto che nel profilo il tipo qui sopra ha scritto: lavora presso i miei lettori

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  5. mozart2006 says :

    Gli inviti a me che sto in Germania li trovo ridicoli e fastidiosi. Ne ricevo tre o quattro al giorno e ogni volta rispondo che ho un lavoro, non possiedo un aereo personale e se lo avessi farei rotta per le Maldive o Tahiti, non per il concerto a beneficio delle Figlie di Santa Maria Isterica!

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  6. impossiball says :

    Tra i miei amici c’è il buon Errico Buonanno, scrittore di media fama. Ecco, i Gennarini dovrebbero, oltre ad imparare a scrivere – e a togliere la loro qualifica autoproclamata dal nome, prendere esempio da lui su come si gestisce il rapporto con i propri contatti. A lui si perdona l’immagine del profilo e/o della copertina con la sua ultima fatica letteraria.

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  7. Alessandro Madeddu says :

    La galleria degli orrori… 😀

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  8. tibi says :

    Bellissimo articolo, dalla prima all’ultima parola!

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  9. Marco "Frullo" says :

    Un atto di vera trasgressione 2.0 sarebbe pubblicare un libro senza comunicarlo in qualche modo su Facebook.

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  10. williamnessuno says :

    Uso la definizione “scrittore” su FB solo quando non sono sotto contratto per altri lavori. Per il resto, non commetto nessuno degli altri errori. Per un libro ho una pagina ma con pochissimi iscritti, invito solo coloro che so essere interessato al tema, peraltro estremamante specifico.
    Mi sarebbe piaciuto fosse emerso anche il lato “triste” di queste situazioni: il bisogno di avere un ruolo, di essere qualcuno agli occhi del mondo. Specie in queso disgraziato periodo.
    Ho letto spesso su FB “stati” del tenore di questo articolo, sarcastici e sprezzanti. L’altro aspetto non interessa, perché probabilmente la cosa preponderante nei Gennarini Coccolini è la spocchia e l’invadenza perniciosa. Che irrita e basta.
    Per il resto il pezzo non fa una piega: la situazione è aggravata dal fatto che molto spesso queste autopromozioni sono fatte su libri autofinanziati.
    Quindi si tratta di vere e proprie bolle di sapone.

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    • Gaia Conventi says :

      Qui facciamo satira – la peggiore, certamente – e non ci permettiamo di trattare il lato serio del problema. Non siamo gente così in gamba.
      Dunque la ricerca di un ruolo nella società – ah, Gennarino! – non è cosa che possa farci sfuggire lacrime e commenti. Il Gennarino di turno dovrà trovare una spalla più adatta, piangere sulla nostra farebbe perdere tempo. A lui, a noi, a tutti.
      Certo il Gennarino ha i suoi buoni motivi per ammorbare il web, motivi che magari scuserebbero – almeno in parte – la sua insistenza. Ma noi facciamo satira, e la satira non prevede d’esclamare “ohhh… poverino!”. 😀

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  11. sauronieddu says :

    Dal vocabolario Treccani
    Scrittore:
    a. Chi si dedica all’attività letteraria; chi compone e scrive opere con intento artistico: il primo libro di uno s.; uno s. famoso, noto, sconosciuto; uno s. scrive un libro attorno ad uno s. che scrive due libri, attorno a due s., uno dei quali scrive perché ama la verità ed un altro perché ad essa è indifferente (Giorgio Manganelli); uno s. molto tradotto all’estero; i grandi s. dell’Ottocento russo; gli s. moderni, contemporanei. Con riferimento ai varî movimenti letterarî, o alla qualità, al contenuto, al tono, ecc. degli scritti: uno s. classico, romantico, verista, simbolista, intimista; uno s. impegnato, superficiale, innovatore, tradizionale; uno s. ironico, piacevole, monotono, leggero, pesante; con implicito giudizio positivo: quello sì che è uno s.!; in questa frase si sente il tocco dello s.!; scrittori si nasce, non si diventa.

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  12. Elisa Gelsomino says :

    Gaia, propongo un gemellaggio! Poco tempo fa, sul mio blog, ho parlato di spammatori compulsivi… 😀 http://www.elisagelsomino.com/il-gabinetto-degli-scrittorrori-lo-spammatore-compulsivo/

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  13. Chiara says :

    Quanto sono sfigati quelli che scrivono “scrittore/autore” su FB? Nel nome o nel campo lavorativo non importa, è una cosa RIDICOLA a meno che non si sia già famosi e non si abbia un altro lavoro… secondo voi Carofiglio e De Cataldo scrivono “scrittore” o “magistrato” nel profilo? Dai…

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  14. Bibolotty says :

    L’ha ribloggato su bibolottymomentse ha commentato:
    Non si può aggiungere altro. (Ah, io la copertina l’ho cambiata!!!)

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  15. lelemastroleo says :

    …io posso scrivere sul mio profilo “Lele Mastroleo Falegname”?

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  16. brightalian says :

    Ciao Gaia.
    Ho letto il tuo post e l’ho trovato molto interessante e divertente.
    Purtroppo faccio parte della schiera di quelli che hanno “scrittore” nel nome della mia pagina FB. Eccoti qualche mia considerazione sull’argomento…
    1. Il buon Zuckerberg ha deciso, tra le altre cose, che la qualifica “scrittore”, quella che si sceglie dal campo “attività” (o qualcosa del genere) al momento di creare la pagina non compare quando la tua icona va in giro su FB perché magari qualcuno ti mette un like. Se quindi non scrivo “scrittore” dopo il nome, nessuno può saperlo. Se io so che il tizio che occhieggia dall’immaginetta è, ad esempio, un agronomo, non perdo tempo a cliccarci su. Mi sembra una questione di rispetto verso il potenziale lettore, per quanto ne farei volentieri a meno.
    2. Sono uno scrittore? Sì e no. Non è che il fatto di esserlo o non esserlo si possa giudicare dal successo che ho avuto finora. Mi prendo la responsabilità di scriverlo, poi chi leggerà giudicherà.
    3. Sarebbe bello postare nella propria pagina cose non strettamente inerenti alla propria attività, ma se non sei uno scrittore di successo hai un altro lavoro, e quando non lavori magari leggi o scrivi il tuo nuovo racconto, o esci con la fidanzata o vai a fare la spesa, o dormi. Non è che tutti possano stare lì a pensare a un post non autoreferenziale per non infastidire il lettore.
    4. Condivido il fastidio per chi invita gli amici a mettere like. L’ho fatto anch’io, all’inizio, cercando almeno di selezionare quelli che immaginavo potessero essere interessati, e scartando quelli coi quali non mi sento mai, perché è troppo meschino farsi vivi solo per quello. Dopo un po’ che ci riflettevo, ho scritto un post sul mio profilo fb per dire che non avrei più invitato nessuno, e scusandomi per averlo fatto.
    5. La mia “moralità” sta nel fatto che nei miei post invito a leggere i miei racconti, disponibili gratuitamente su una piattaforma web. Quando uscirà l’ebook col mio romanzo, inviterò a leggere anche quello, ma sarà un caso su 30, quindi statisticamente irrilevante.
    Che fai, mi perdoni? 🙂
    Gianfranco

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    • Gaia Conventi says :

      Gianfranco, ma tu sei un gentleman mica un Gennarino Coccolino Scrittore.
      Sei ampiamente perdonato, ci mancherebbe! E benvenuto tra noi. 😀

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    • LFK says :

      Ciao!!! Nonostante tu abbia la parola Scrittore accanto al nome (mi fido, l’hai detto tu) hai dato un notevole saggio di auto critica.
      Scrivi saggistica?
      Ok, la smetto. Chiedi in giro di me, ti diranno tutti che sono una persona normale ed equilibrata. Se ti dicono il contrario, sappi che i pazzi sono loro.
      Benvenuto, Genna… Gianfranco. 😀

      Ah, PS: tu ce l’hai scritto accanto al nome su Facebook? Io nella carta d’identità.

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      • brightalian says :

        No no, non fidarti, vieni a leggere i miei racconti, e se ti piacciono mettimi un like e un commento. Magari puoi anche scrivermi una piccola recensione sul tuo blog. Se per qualche bizzarro motivo invece non dovessero piacerti, possiamo parlarne in privato 🙂 Ah, essendo di origine napoletana, Gennarino mi calzerebbe a pennello, molto più di questo anodino (so’ scrittore!) Gianfranco che mi è stato assegnato solo per evitare faide familiari. Coccolino, invece, proprio non mi rappresenta… Quanto alla carta d’identità, non so proprio cosa c’ho scritto: vivendo all’estero da alcuni anni, l’ho dimenticata in chissà quale cassetto (ma probabilmente ci sarà qualche clamorosa bugia, tipo “imprenditore”). Detto questo, grazie per il benvenuto.

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