Giffoni Film Festival e il corso di scrittura creativa.

Oggi la segnalazione ci arriva da Maria Miranda Efacciamocistadomanda. La giovane Maria Miranda chiede cosa ne pensiamo della partnership Giffoni-BookSprint: ci piace o non ci piace? Ora, siamo onesti, il Giffoni Film Festival lo conosciamo, ma non possiamo dire altrettanto di BookSprint. Dunque occorre fare un controllo online, così da stabilire se il «Corso Gratuito di Scrittura Creativa con Laboratori» sia una gran gaggiata.
E ricordate che lo «Scopo del seminario è abbinare un’esperienza altamente istruttiva con il relax di un week-end estivo». Noi di roba istruttiva ne capiamo poco, ma in quanto a relax non ci batte nessuno.

«Conoscete la Booksprint edizioni? E che ne pensate?» e finiamo in una discussione su Linkedin.
L’autore del post così spiega: «Girovagando su Internet […] mi pare di capire che questa casa editrice abbia la stessa politica delle altre case editrici “a carico dell’autore”». Possibile? Vediamo di saperne di più proprio dai commenti al post.

Secondo Luciano, «Fanno anche un po’ di promozione, non sono semplici stampatori, ma restano di quelli a pagamento e con tutte le copie a tuo carico».

Interessante il commento (cliccabile) di Isabel:

«Essendo io straniera i miei testi me li hanno correto in maniera perfetta», l’avrà stabilito da sola o le avranno detto che è proprio così?
Non si sa, non lo dice. Vabbe’, non importa, ciò che invece ci preme sapere è se BookSprint le ha chiesto dei soldini. «Gratis o a poco costo manco l’aria che respiriamo. Una mia conoscente si è affidata ad una editoria, ha speso più di me e alla fine si è trovata solo con delle coppie dei libri in casa oltre al fatto che la editoria a cui si è affidata senza manco avisarla ha chiuso i battenti e chi si è visto si è visto». Insomma, Isabel qualcosina ha sborsato, ma è contenta comunque.

Notevole il punto di vista di Barbara: «in linea generale non credo sia sbagliato che una casa editrice chieda un contributo – se minimo-. Si paga per iscriversi alle corse in bicicletta, per partecipare ai cncorsi, per espporre quadri…perchè dovrebbero farlo gratis? E’ chiaro però che pagare significa ancora una volta, che il prodotto POTREBBE essere scadente, ma non è detto che lo sia. Questo è il pibblico che lo deve decidere…e dipende molto da altri fattori…adesso ne sto scrivendo un altro, ma questa volta non vorrei pagare più..sapete perchè? mi piace moltissimo».

Alessandra, però, sembra aver centrato il problema. L’immagine è cliccabile.

«Ho letto attentamente ogni pagina del sito della Booksprint edizioni. Un sito fatto molto bene. Il messaggio è chiaro, efficace e ben mostrato. Ottime le copertine. Bella l’idea di presentare lo staff con foto di bambini, loro, per ricordare al fruitore del servizio che offrono, quanto sia importante restare fedeli ai propri sogni. L’immagine dell’editore che sorride in modo pulito, poi, è perfetta. Raramente ho visto siti migliori, in questo ambito. Detto ciò: è possibile cliccare sulle copertine dei libri pubblicati da loro e accedere all’anteprima dei romanzi. Qualche pagina. Tanto per decidere se si vuole acquistarli e leggerli. Lo faccia. Questo è il mio consiglio. Io l’ho fatto, ne ho aperti una ventina e li ho letti e ho capito dov’è il “trucco”. Sono assolutamente certa ( a meno di una smentita da parte della casa editrice, prove alla mano) che nessun autore è stato revisionato. Il problema qui non è pubblicare pagando o non pagando. Il problema è che chi ti offre un servizio paga qualcuno che lo renda fruibile: un revisore, un editor. Se questa figura manca, il tuo romanzo viene preso e pubblicato così com’è. E se ti sei scordato un accento, due verbi, tre punti e sei virgole, così verrà stampato. Per questo non vincerà mai un premio, non arriverà oltre oceano e non venderà più di dieci copie. Perchè una virgola sbagliata può cambiare l’intero concetto. Perchè un verbo frainteso può cambiare la sorte di un autore emergente».

Ok, adesso siamo curiosi, facciamo una prova (qui), spulciando tra i titoli: «Ormai il budget assegnato alla ricerca era in via di esaurimento», che non suona proprio benissimo ma ci può stare. Siamo tutti sulla via dell’esaurimento, credo sia colpa dello stato dell’editoria. Trovo anche un romanzo dove ogni riga – ogni riga – contiene punti di sospensione. Ecco, lasciamo perdere. Diciamo che ho vagamente compreso cosa Alessandra tentava di dirci.
Ah, dimenticavo, scovo anche un libro da ottanta pagine a quindici euro meno sbrisga. Mi pare un po’ caro. Stesso prezzo per un volume di cinquantuno pagine, e la direi una follia.

Che ne pensa Software Paradiso«Il nostro giudizio è positivo, almeno per quanto si dice nel sito dell’editore. E sempre nei limiti di una pubblicazione a pagamento».

Più ingorda si fa la discussione – e lo scambio di commenti – sul blog Uncanny Nerdzdove la «Book Sprint edizioni, di Vito Pacelli» viene descritta come «una casa che promette mari e monti a tutti, a patto, ovviamente, di pagare la solita tangentina da 1000 euro o più». Apriti cielo!, seguono 123 commenti. Se avete tempo, leggeteli, ne vale la pena.

Tra i tanti scelgo questo, lo trovo magnifico: «A tutti piacerebbe una lettera dell Mondadori in cui ti offrono 40.000 euro per acquistare i diritti del tuo romanzo e così nel giro di anni diventare ricco e famoso . Ma nella realtà per scrittori sconosciuti , purtroppo devi investire tu ! su te stesso […]. La booksprint ti offre tutto questo , una spesa la devi fare è vero , ma non è paragonabile ai costi delle altre case editrici. Non puoi pretendere di essere pagato , prima devi farti conoscere . La strada dello scrittore è lunga e difficile , è per aiutarti …. la booksprint è la migliore nel panorama italiano a cui puoi affidare il tuo sogno su carta».
Ma anche questo commento non è da sottovalutare: «Tra le tante case editrici a pagamento, questa mi sembra la più seria. Le altre case editrici ti fanno aspettare oltre 6 mesi. Ovvio che manderò il file perfetto, importante che mi facciano una buona impaginazione».

Insomma, la casa editrice in questione pare essere a pagamento o, come afferma un altro commento, una «POD che si traveste da CE» – print on demand che si fa chiamare casa editrice, lo chiarisco per mia nonna – e quindi non esattamente il meglio del meglio dell’editoria.
Alt!, fermi tutti: niente da imputare a nessuno, qui siamo semplicemente NO EAP. Sempre e comunque. Per quanto ci riguarda, si pubblica senza spendere un soldo. Voi volete comunque spendere dei soldi in questa maniera? Bene, sono soldi vostri, massima libertà di utilizzo. E massima libertà, per noi, di dire che sono schei buttati al vento.
È sempre l’editore a doversi assumere il rischio d’impresa, mai l’autore. Se qualcuno pensa che l’editore stia semplicemente fornendo un servizio, allora quel tale deve mettersi in testa una faccenda: si paga per stampare, stampare non è pubblicare, l’editore non si occupa solo della stampa, il tizio che lo fa è il tipografo. Lunga vita ai tipografi, che però non sono editori.
E l’editing? L’editing è incluso nella pubblicazione, l’editore lo vuole ben fatto perché il libro vada via come il pane: l’editore campa vendendo libri, vi risulta? Ok, allora è il suo pane, e deve pensarci lui. E la copertina, la foto di copertina…? Sono cose che aiutano a vendere quel titolo? Sì? Allora spetta all’editore farsene carico.

Perciò, vedendo che sul web non tutti sono fan di questa casa editrice e non tutti apprezzano l’idea di dover mettere mano al portafoglio, tocca chiedersi se il Giffoni, prima di prendere a braccetto BookSprint, abbia dato una sbirciatina su Google.
Ok, ok… adesso arriveranno commenti inferociti. Va benissimo, ma vale la regola di sempre: no commenti anonimi.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

36 responses to “Giffoni Film Festival e il corso di scrittura creativa.”

  1. sedcetta says :

    Sai che c’è tutta una storia di recupero sociale dietro a Booksprint? E il sig. Pacelli ha rilasciato millemila interviste su questo… che ora la pubblicazione di un libro (?) sia diventata una questione di recupero? E di cosa?

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  2. tibi says :

    Da Giffoni non mi sarei aspettata una patnership con una casa editrice a pagamento. L’ho scoperto leggendo qui, troppo impegnata a mangiarmi le mani per non aver preso il biglietto del meet&greet con Matt Bomer. Ok, la smetto. xD
    Tornando in topic, sempre contrarissima all’EAP, non “solo” per quanto già elencato. Per me è soprattutto questione di orgoglio e principio morale. Non sarei soddisfatta e orgogliosa di me stessa, se pubblicassi con un editore a pagamento. Piuttosto ci metto anni e anni, o magari scopro di non valere nulla e quindi mai pubblicherò, ma almeno ci metto passione e voglia di lavorare duramente.

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    • Gaia Conventi says :

      Be’, sì, l’iniziativa lascia perplessi. Magari qualcuno si farà vivo e ci spiegherà il resto. Forse qualcosa si sfugge.
      Anche se, lo ammetto, i commenti raccolti in giro sembrano puntare in maniera chiara e univoca all’EAP. E noi non amiamo gli editori a pagamento.

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  3. Alessandra says :

    uh che tristezza, Giffoni che si mescola a un editore a pagamento… bel messaggio per i ragazzini! sinceramente la storia del recupero mi piace ancora meno, visto che sul sito della casa editrice si parla di 1600 libri pubblicati tacendo però che son stati pubblicati a pagamento. c’è fame di sponsor, nessuno lo nega, ma un minimo di scelta ci vuole, soprattutto se sono coinvolti i ragazzi

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    • Gaia Conventi says :

      Di questi tempi gli sponsor li si cerca col lanternino, ne sono consapevole.
      Ma, come ben dici, occorre anche stabilire se lo sponsor è adatto.

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    • sedcetta says :

      Alessandra la storia del recupero cui faccio riferimento (ironico ovviamente) ha fatto balzare il tizio sullo scranno della popolarità. E tutto questo è molto triste e avvilente…

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  4. diait says :

    Si potrebbe scrivere all’ufficio stampa di Giffoni. Un così bel festival, speriamo ceh sappiano quello che fanno.

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  5. Antonella Fanelli says :

    Confermo. Trattasi di EAP.

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  6. follettina747 says :

    Ciao Gaia, la BookSprint è una eap. A me, qualche anno fa, chiese 1100 euro per la pubblicazione di 100 copie. Non conoscendola e avendola trovata su internet, avevo inviato incautamente il file. Quando mi mandarono a casa il contratto e lessi: “mille e cento euro una tantum […]” scoppiai a ridere. Una tantum? E che è ‘na medicina, dissi? Tipo sciroppo 😀
    Va da sé che mandai una mail a Vituccio&Company dicendo: “Ma anche no, grazie”. E cosa fecero? Mi richiamarono, una settimana dopo, per dirmi che, se volevo, potevo pubblicare gratis, ma solo 50 copie. Ennesimo rifiuto.
    Qualche mese fa, dopo 4 o 5 anni, mi chiama sul cellulare lo stesso Vito mon amour: dezz incredibbol! Voleva farmi pubblicare lo stesso libro con loro! Pensa quanto amore nei miei confronti! Ovviamente l’ho mandato a cacare con garbo, dicendo che avevo già pubblicato. Tanti saluti 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Accipicchia, ma questo è un film!
      E quindi mi spiego la collaborazione col Giffoni… 😉

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      • follettina747 says :

        Vito Pacelli ha strombazzato ovunque la sua lacrimevole storia di ragazzotto di paese che amava farsi le canne, per poi passare a sostanze più pesanti. Il fatto che ne sia uscito e abbia creato la Book Sprint, dando lavoro a un po’ di gente, gli rende onore, ma il mio portafogli la pensa diversamente quando sente il connubio Editore+pagamento 😀 😀

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  7. follettina747 says :

    No, in effetti chi paga credo non rifletta davvero sulla faccenda. Perché bisognerebbe fargli una domanda (per fargli comprendere l’errore): “Ma se tu lavorassi in un ufficio, a fine mese daresti tu lo stipendio al tuo datore di lavoro o dovrebbe essere il contrario?”.
    Vedresti l’illuminazione nei loro occhi, una specie di quella roba di “San Paolo sulla via per Damasco” 😀 😀

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    • Antonella Fanelli says :

      Io fondo la mia politica NO EAP sul semplice motto “a ognuno il suo”. Se io ho scritto qualcosa di interessante sono un Autore. Se a te interessa pubblicarlo e venderlo sei un Editore. Non vedo perché io debba accollarmi quanto spetta ad altri. “Non fare ad altri quello che non dovresti fare tu!”… forse non era proprio così ma vabbé, non stiamo certo a sottilizzare! 😉

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      • Gaia Conventi says :

        Un articolo che casca a pennello!
        «Passare notti insonni dietro un manoscritto, pagare uno sproposito per vederlo pubblicato da una casa editrice che non l’ha neanche aperto e regalarlo (o imporne l’acquisto) alla nonna, alla segretaria e all’amico barista sotto casa, pur sapendo che non lo leggeranno mai, non ha uno stracazzo di senso!».

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    • Gaia Conventi says :

      Questo esempio non l’abbiamo ancora usato, però abbiamo usato questi: «Pubblicare a pagamento è come fare l’idraulico e pagare i clienti perché si facciano sturare i lavandini, è come cercare il grande amore sulle tangenziali, è come fare scommesse conoscendo già il risultato: scommettiamo che con duemila euro scovo un editore a cui piace il mio libro? Ecco, una roba così». E mi sa che non abbiamo ottenuto grandi risultati. Dunque siamo arrivati a una conclusione: chi paga per pubblicare sa benissimo di commettere un peccatuccio di vanità. 🙂

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  8. follettina747 says :

    Non so. Ci sono persone che dicono di non avere velleità in tal senso, quindi si accontentano e pagano. Così, giusto per vedere il proprio nome e cognome su uno straccio di copertina. E giusto per rompere i coglioni ad amici e parenti, regalando loro le ultime fatiche pseudo letterarie (da accertata stitichezza), in cui campeggiano poesie orrende dai titoli quali: “Confettura d’amore”, “Le eccelse poesie di Adalberto Imbecilloni”, “Cipolle innamorate” e “Quel vespero vespro che vespreggiava solingo e ramingo”. 😀 😀

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  9. follettina747 says :

    Dici che se scrivo come il post precedente i signori uccelli di cui sopra mi pubblicano?? 😀 😀 😀

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  10. Francesca Fichera says :

    Da Giffoni non mi stupisce proprio

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    • Gaia Conventi says :

      Davvero? Racconta… 🙂

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      • Francesca Fichera says :

        Per carità, un bellissimo festival e tutto quanto. Ma per esperienza diretta e di persone a me molto vicine, so che quando vedono denari – cosa irrimediabilmente legata ai loro corsi/contenitori/format e varie – si trasformano in zio Paperone, con tanto di pupille a forma di euro, e non badano più neanche ai modi (educazione, correttezza). Figuriamoci all’ortodossia presunta dei loro partner.

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        • Gaia Conventi says :

          Ecco un altro festival che mi scivola sotto le scarpe… che mondaccio!
          (Grazie per la dritta). 🙂

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          • Francesca Fichera says :

            Prego, figurati. Era da tempo che avevo voglia di condividere la mia/nostra esperienza per renderla utile a qualcuno senza essere presa per una vecchia brontolona da bar! 😉

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            • Gaia Conventi says :

              Se ti va di raccontarci l’esperienza – paperabile, se credi -, fammi un fischio su Facebook. O dimmi di farti un fischio in email.
              Ho dovuto levare il modulo contatti, quindi dobbiamo arrangiarci in maniera empirica.

              [Sia detto, amiamo i brontoloni… ci somigliano]. 😉

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