La correttezza paga e se non paghi sei fuori!

Ve lo presento, questo è il nuovo banner che Giramenti è lieto d’ospitare. L’idea è partita da Luca Pantarotto di Holden & Company, lo slogan è di Marina Vitale, la grafica di Francesca Schipa. La siora Beretta Mazzotta di BookBlister ha subito aderito, io ho fatto altrettanto.

In che consiste questa presa di posizione? Be’, è piuttosto semplice: sappiamo tutti che qualche – più di uno, più di due, più di tre… – editore non paga i propri collaboratori. Non paga i traduttori, i correttori di bozze, gli editor, non salda le royalties agli scrittori… Lo sappiamo, dico bene? O almeno immaginiamo sia così, ce lo dice timidamente il web, ce lo dicono gli amici davanti a uno spritz. Però non si fanno nomi, e nemmeno noi vi proporremo la lista dei cattivi. Perché? Semplice, saremmo costretti a investire la sabadina di nonna in avvocati. E per quanto Giramenti ami il proprio avvocato – ciao Ric! –, di questo passo non faremmo molta strada.
Dunque ci limitiamo – e badate bene: è un limite che ci consente comunque di fare parecchio – a comunicarvi che da oggi recensiremo solo libri di editori certamente in gamba. Editori che fanno il loro dovere. Editori che pagano i collaboratori.

Ma certo anche voi potete fare qualcosa. E lo dico agli amici che con l’editoria ci campano. Segnalatemi su Facebook gli editori con cui avete avuto problemi.
Qualcuno mi dirà che tizio paga qualche traduttore ma non li paga tutti, tizio è comunque da considerare non pagante? Facciamo allora l’esempio degli editori a doppio binario: qualche autore paga per pubblicare, altri no. Un editore a doppio binario è quindi un editore a pagamento? Per Giramenti lo è.

I nomi che mi direte – in gran segreto – verranno testati, verranno cercati riscontri, faremo il possibile per raccogliere notizie a riguardo. Voi non ci perdete niente, gli editori che lavorano bene non ci perdono niente, gli editori che lavorano male perdono visibilità sui blog che aderiscono all’iniziativa.

Quindi se non parlo di un libro vuol dire che l’editore è un editore mannaggia a lui? No e non sempre, ma i libri che da oggi saranno recensiti qui avranno il bollino blu. Il bollino recita più o meno così: “Dalle notizie in mio possesso, l’editore paga i suoi collaboratori”. Ovviamente, in caso non vi risultasse, Giramenti resta a vostra disposizione per aggiornare la sua lista di editori da controllare con cura.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

29 responses to “La correttezza paga e se non paghi sei fuori!”

  1. impossiball says :

    Spero che Sperling abbia pagato la tizia che ha tradotto da cani il libro che sto leggendo E CHE QUESTA ABBIA DOVUTO SPENDERE TUTTI I SOLDI IN GUTTALAX, TO THE SOUL OF HER BEST BAD DEADS!

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  2. denisocka says :

    Non ho capito una cosa: ma valgono anche quelli che pagano con enorme ritardo. Perché dopo due chiacchiere fatte ieri con alcuni colleghi ho scoperto di ritardi di 10-12 mesi anche da INSOSPETTABILI e tanto decantati da altri come corretti. Mi sa che qua di recensioni non ne fai più… Lo dico sempre: il più pulito c’ha la rogna!

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    • Gaia Conventi says :

      Per quanto mi riguarda, valgono anche gli editori insospettabili che accampano scuse di nonne morenti pur di pagare con un anno di ritardo.
      Valgono gli editori insospettabili che rimandano i pagamenti fingendosi all’estero, defunti o cambiando nome. Valgono gli editori insospettabili che costringono i collaboratori a piazzarsi nei loro uffici, armati di tempo libero – e libero per forza -, un panino per sostentarsi e denti cagnini per far valere le proprie giuste ragioni. E ottenere i soldi guadagnati.

      E resto a disposizione.

      P.S. qualcuno dirà che un blogger/autore non può fare pubblicamente certi distinguo, un blogger/autore non può passare per un autore scomodo perché ne va delle sue prossime pubblicazioni. Voglio dunque essere chiara: pubblicare – pubblicare bene, con un editore corretto – è una gran bella cosa, una cosa che certamente mi fa felice. Ma ci sono cose più importanti nella vita; non l’avessi deciso da tempo, avrei evitato d’aprire Giramenti.
      Per quanto mi riguarda, il lavoro intellettuale va pagato. Senza se e senza ma. Non sono un autore che pianta grane al momento dell’editing e non sono un autore che pianta grane in generale. Sono semplicemente un blogger, e un blogger deve fare delle scelte. Poi, sì, certo, sono anche un autore di gialli. Se il mio nome viene scartato da qualcuno perché di mezzo c’è questo blog, quel qualcuno ha fatto benissimo. Non ci saremmo comunque intesi su mille altre faccende. Avanti il prossimo!

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      • denisocka says :

        Grazie, Giramentosa!
        Scusa, nel precedente messaggio ho dimenticato un punto interrogativo.
        Me lo domandavo perché diventerà assai difficile capire bene. Un ritardo di un mese equivale a quello di sei mesi o un anno? In teoria, sì, però chi lavora in questo ambiente purtroppo sa che a volte capitano ritardi. Giusto? No. Fastidioso? Sì. L’andazzo dovrebbe cambiare? Altroché! Solo ora si nota di più perché c’è di mezzo la crisi, reale o accampata come scusa.
        Credo, purtroppo, di poter contare sulla punta delle dita le volte in cui i miei pagamenti sono stati precisi al millesimo. Con tutte le CE con cui ho lavorato c’è quasi sempre stato un ritardo anche minimo. A volte di poche settimane; solo con una di mesi, un ritardo così notevole da costringermi a trasformarmi in “stalker” con la responsabile dell’amministrazione e a minacciare l’intervento di un avvocato. Ovviamente, alla fine ho ottenuto il dovuto. Con loro non ho più lavorato perché si capiva che l’intenzione era quella di fare i furbi. Con gli altri sì, altrimenti non lavorerei più.

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        • Gaia Conventi says :

          L’editoria campa di ritardi, lo sappiamo tutti. Si può scusare il mesetto d’attesa se la CE si è sempre dimostrata corretta.
          Lo vedo nel mio piccolo coi diritti d’autore: so quando insistere e farmi cattiva, so quando attendere perché è un brutto periodo per tutti. Ma che la crisi non sia la solita scusa per non pagare i collaboratori. Siamo stanchi dei furbetti, dico bene? 😀

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    • proprio says :

      Ecco i novelli Calvino, Dante e soci. Ma fregatevene e cercate di imparare la grammatica e di evitare la moderazione dei commenti scomodi.

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      • Gaia Conventi says :

        Qui solitamente restano in moderazione i commenti anonimi. Nel tuo caso, però, ci tengo a fare un’eccezione.
        I tuoi commenti non sono scomodi, sono imbarazzanti. Per te che li scrivi.
        Detto questo, quando avrai le palle per usare la tua email, torna a trovarci.

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  3. ilcomizietto says :

    Una volta c’era questo: http://editorichepagano.wordpress.com/ poi il progetto sembra naufragato. All’epoca avevo capito che la stessa casa editrice pagava a caso, alcuni sì e altri no, senza evidenti motivi, tipo le vendite. Avolte sembrava più incuria che voglia di fare i furbi, almeno per le grandi case editrici.

    Inoltre è già difficile scrivere due righe di recensione, se mi devo sobbarcare anche l’onere della ricerca sulla correttezza dell’editore non finisco più! Come ti comporti? Tieni per vere le lamentele dei collaboratori? Se la casa editrice avesse delle ragioni per non pagare (ritardi, lavori mal fatti, clausole vessatorie accettate)? Come ne verresti a conoscenza? E per i libri vecchi (>10 anni), che si fa? Dove le trovi le info?

    L’idea è buona e lodevole, ma la vedo di difficile attuazione. Ma forse tu sei più brava e coraggiosa di me in queste cose. 🙂 Io vediamo come te la cavi. 🙂

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    • Gaia Conventi says :

      Le cose non sono mai semplici, e le cose semplici mi annoiano. 😀

      Stiamo raccogliendo segnalazioni, e più sono le segnalazioni più l’idea si fa precisa. Chi paga chi? In quanto tempo? Perché non paga tizio ma paga sempronio? Sempronio è un tale più in vista di tizio? Ma magari tizio – meno in vista di sempronio – ti fatto il lavoro per meno schei… quindi si è accontentato e tu, daje a quel cane!, lo paghi quando ti pare. Mumble mumble… non è semplice. Ma se un tale mi dice che la Gennarino Coccolino Editore non paga, poi ne arriva un altro e – senza sapere della segnalazione del tizio precedente – mi dice la stessa cosa, comincio a temere il peggio.
      E i testi che hanno dieci anni? Noi parliamo di oggi, chi oggi non paga – ma dieci anni fa pagava – sta sbagliando. E sta sbagliando adesso.
      Adesso vogliamo fargli sapere che intendiamo evitare di recensirlo. L’editore Gennarino Coccolino, temendo d’essere stato frainteso, vuole farsi vivo e dirci qualcosa? Ci contatti su Fb, rispondiamo sempre.

      Eh… le cose, davvero, non sono mai semplici. Occorre fare in modo che lo diventino.

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  4. Bibolotty says :

    La cosa più grave è quando una “grande” casa editrice paga le royalty “grandi” e non i piccolini…

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  5. proprio says :

    Un’altra bella lista nera di proscrizione? Ma che bravi che siete avete sempre delle idee meravigliose. Forse i vostri capolavori non vendono? Ed è per questo che cambiate forma di attacco? Imparate a scrivere prima invece che dare sempre addosso a tutto e a tutti.

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  6. Mario Borghi says :

    Ciao,volevo dirvi che siete invidiosi e che questa poesia che havete scritto è brutta è nessuno ve la pubblica quindi non avete i soldi per quello. Siete criticoni eccetera e sopratutto non sapete sognare portate tutto ai soldi e non è bello.

    F.to OrnelloVanoni

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  7. sandraellery says :

    Che tristezza avere una lista di nomi da indicare come cattivi pagatori. CELO. bacioni

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