“Letture facoltative” di Wislawa Szymborska.

«Con un Libro in mano, l’Homo ludens è libero. Almeno nella misura in cui gli è concesso esserlo. È lui a stabilire le regole del gioco, obbedendo soltanto alla propria curiosità. Gli è dato di leggere sia libri intelligenti, dai quali apprendere qualche cosa, sia libri sciocchi, perché anche da quelli è possibile ricavare informazioni. È libero di non leggere un libro sino alla fine e di cominciarne un altro dall’ultima pagina, risalendo verso l’inizio. È libero di farsi una risatina là dove non è previsto, o di soffermarsi inaspettatamente su parole che poi ricorderà per tutta la vita. È libero infine – e nessun altro passatempo lo consente – di prestare ascolto alle argomentazioni di Montaigne o di fare un tuffo nel Mesozoico» (dalla prefazione di Wislawa Szymborska, pagine 12 e 13).

Così, dopo aver letto Posta letteraria – sia ringraziato il Comiz! –, eccomi ad acquistare al volo Letture facoltative (a cura di Luca Bernardini e con traduzione di Valentina Parisi). No, le poesie non le ho ancora prese in considerazione, il mio dna non è adatto a cose così impegnative. Non dico che mai le affronterò, dando un’occhiata in giro scopro che la siora Wislawa potrebbe essere nelle mie corde anche in quel frangente… insomma, non è una poetessa piagnona. E certo lo avevo già intuito con Posta letteraria – dove l’arguzia fa da paletta per le mosche – e ora ne ho la riprova con Letture facoltative.
Entrambi i libri sono il parto bizzarro di una mente curiosa, così aperta che verrebbe voglia di non leggere altro per diverso tempo. È che non si può, ecco. Non si può pretendere che tutto sia così. Ma così come? Vado a raccontare…

Il libro «raccoglie una serie di recensioni pubblicate dal 1967 al 1981 […]. Il termine “recensione” risulta di fatto convenzionale e limitativo. Come tiene a precisare l’autrice stessa, si tratta piuttosto di feuilleton, di libere improvvisazioni su temi non necessariamente letterari, ispirati dal coevo panorama editoriale polacco» (pagine 285 e 286). Così spiega Luca Bernardini in una postfazione un tantino noiosetta, cosa che il libro non è mai. E aggiunge: «La dichiarata “non-obbligatorietà” di queste letture si riferisce al carattere dei libri prescelti: la Srymborska decide infatti di occuparsi di quei titoli che di solito vengono trascurati dalla penna dei recensori, ma che nelle librerie vanno “inspiegabilmente” a ruba». Già, perché anche i testi che sembrano avere meno dignità – sono meno eleganti, meno fighi, meno complessi di molta altra roba che si vuole adatta a lettori colti e preparati – potrebbe avere qualcosina da dirci, o potrebbe diventare un buon punto di partenza per un’informale chiacchierata.

Ed è proprio questa la cifra del libro, l’informalità, le chiacchiere tra amici, ma col solito piglio della siora Wislawa. Una tizia che sosteneva cose così: «Nell’eccessiva serietà vedo sempre qualcosa che fa un po’ ridere». Eureka!, se a dircelo è un Nobel, magari il nostro ridere di tutto si fa meno cretino di quanto qualcuno sia propenso a credere.
Del resto, e lo ribadisce la siora Wislawa, «L’umorismo è il fratellino minore della serietà […]. La serietà guarda all’umorismo dall’alto della sua primogenitura, l’umorismo per questo motivo soffre di un complesso d’inferiorità e, sotto sotto, vorrebbe essere giudizioso come la serietà. Cosa che per fortuna non gli riesce» e dunque la siora ammette d’ammirare «la serietà e l’umorismo per i loro rispettivi pregi», pur attendendo «con ansia il momento in cui la serietà comincerà a invidiare l’umorismo» (pagina 49). Perfetto, accomodiamoci e aspettiamo insieme. E davvero mi stupisce che la siora, dall’alto della sua gran bella testa pensante, sia arrivata alla stessa conclusione di uno scassatissimo blog di satira editoriale. Magari è solo un caso, sia detto, ma immaginare d’avere qualcosa – qualcosina, calcando sull’ina – in comune con Wislawa Szymborska ti fa sentire un pochino più intelligente. Un pochino più in pace col resto dell’umanità.

Andiamo dunque a spulciare qualcuno dei testi passati sotto le grinfie della nostra Wislawa: «volumi di divulgazione scientifica, manuali di giardinaggio, fai-da-te e belle maniere, monografie su personaggi storici entrati nell’immaginario collettivo, dizionari specialistici, almanacchi e calendari» (pagina 286). Già così dovrei avervi incuriositi, ma ci tengo a snocciolare qualche chicca.

Nella receslawa – ho deciso di battezzare così la recensione à la Wislawa – di Gli studiosi attraverso gli aneddoti (pagine 17 e 18) apprendiamo che Liebig era «l’alunno peggiore della scuola», Wikipedia chiarisce che il fanciullo è stato espulso dal liceo «per aver fatto detonare un esplosivo fatto in casa.
Pasteur si è scordato di farsi vivo all’altare, Laplace metteva «sotto chiave la zuccheriera per nasconderla a [sua] moglie» – il web, interrogato in proposito, non ha saputo dare spiegazioni a questo dispetto – e Mendeleev era un gran disordinato.

La receslawa di Guida all’opera (pagine 27 e 28) ci svela che «Nel mondo dell’opera impera una rigida gestione del personale. I rapporti familiari sono regolati da prescrizioni immodificabili tanto quanto quelle che vigono presso le tribù primitive. Un soprano dovrebbe essere figlia di un basso, moglie di un baritono, amante di un tenore. Un tenore non può generare un contralto, né avere con lei commerci carnali. Un amante baritono è una rarità, e sarebbe meglio che si guardasse attorno per trovare un mezzosoprano. A loro volta, i mezzosoprani ci vadano piano con i tenori! Nella maggior parte dei casi il destino le condanna al ruolo dell’”altra” o a quello ancora più deplorevole di amica del soprano». Mi sono un po’ persa, toccherà ammettere che anche l’opera – come la poesia – non è alla mia portata.

Dalla receslawa di Streghe. Storia dei processi di magia (pagine 57, 58 e 59) apprendiamo che nella cittadina olandese di Oudewater «c’era una bilancia pubblica su cui, nei giorni di mercato, venivano pesati formaggi, farina e, all’occorrenza, anche uomini. Regnava infatti a quel tempo la credenza che una strega fosse più leggera di quanto inducessero a pensare la sua statura e la complessione, pertanto la pesa delle streghe era praticata in molte località, purtroppo con conseguenze fatali per le sospettate. La bilancia di Oudewater si era fatta la fama di strumento infallibile nonché di estrema risorsa. Prestò i suoi servigi a centinaia di fuggiaschi delle regioni limitrofe […]. La pesatura si svolgeva secondo un preciso rituale, al cospetto dei giudici popolari e della cittadinanza. Poi, nel palazzo del Comune, il borgomastro e i suoi consiglieri […] redigevano un certificato […]. Mai e poi mai il certificato riportò un verdetto infausto! Le presunte streghe se ne potevano tornare a casa senza timore, grazie all’attestazione scritta che il loro peso era esattamente quale avrebbe dovuto essere. La bilancia di Oudewater esiste ancora ed è divenuta un monumento storico».

Il perché di questo guazzabuglio di letture ce lo spiega proprio la siora Wislawa – nella receslawa di un libro dedicato alla costruzione di un terrario –, a lei è «sempre piaciuto accumulare nozioni superflue. D’altra parte, come si fa a sapere in anticipo che cosa sia necessario e che cosa no?» (pagina 39). E anche questa me la segno, perché riesce a dare un senso a tante mie sconclusionate scorpacciate libresche.

*Scusate se per pigrizia e per tagliar corto non ho inserito i nomi degli autori e dei traduttori, la siora Wislawa lo fa sempre, segnalando anche quando una traduzione è davvero buona.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

15 responses to ““Letture facoltative” di Wislawa Szymborska.”

  1. Daniele says :

    Spero che Laplace non fosse un taccagno con lo zucchero. Forse la moglie era diabetica…

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  2. ernesto ponziani says :

    Cara Gaia,
    legga anche le poesie. Le assicuro che è una gioia dell’anima. Non le consiglio un libro. Va bene il primo che trova in libreria. Lo metta sul comodino, e ne faccia uso prima di addormentarsi. Si sveglierà con il sorriso stampato sulle labbra e il cervello più arguto del giorno prima.

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  3. ilcomizietto says :

    L’invenzione di “receslawa” me la segno.

    Io è una vita che sogno di fare delle receslawe. Sono un po’ come la tramista che si sente Manzoni senza esserlo.

    Sottoscrivo tutta la recensione.

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    • Gaia Conventi says :

      Receslawa viene via liscio, e anzi mi stupisco che il termine non sia già contemplato in qualche vocabolario.
      E tutti, nel nostro piccolo, vorremmo fare delle receslawe. Almeno adesso sappiamo come chiamarle. 😉

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  4. minty77 says :

    Mendeleev era un gran disordinato

    Non stento a crederlo, visto la forma assurda che ha dato alla sua tavola 😛

    come si fa a sapere in anticipo che cosa sia necessario e che cosa no?

    Parole sante! Tipa in gamba la Wislawa, mi par di capire. Tocca segnarsi anche il suo nome, per future ispirazioni con finalità d’acquisti libreschi ^^

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  5. Luca Bernardini says :

    Gentile Gaia Conventi, ho il piacere di comunicarLe che potrà leggere da qui a poco nuove receslawie, dal momento che per il 5 maggio è previsto l’arrivo in libreria di “Come vivere in modo più confortevole”. Temo al contempo che possa trovare la postfazione persino più “noiosetta” di quella di 10 anni fa! 😀

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