“La casa del sonno” di Jonathan Coe.

Del sior Coe ho letto e apprezzato La banda dei brocchi e Circolo chiuso; avuti in prestito da Tigli, mi erano proprio piaciuti. Certo ci avevo trovato qualche pecca, ma leggerli di filato è un gran bel passatempo. Meglio di uno sceneggiato televisivo.

Poi, complici il mio compleanno e Daniela Veneri in vena di consultare le sedici pagine della mia lista “lo vojo lo vojo!” di aNobii, eccomi alle prese con La casa del sonno. Qui la brevissima sinossi di Wiki, leggetela che tanto non vi inguaia la sorpresa.
Edizione Feltrinelli, traduzione di Domenico Scarpa, non mi pare d’averci trovato errori di stumpa. E questa è sempre una buona cosa, va certamente segnalata.

Bene, stop ai complimenti, adesso sono costretta a dirvi che a metà del libro ho cominciato ad avere un soliloquio col sior Coe: ma benedetto lui, sarà mai possibile che Londra sia piccina quanto Cocomaro di Focomorto e tutti inciampino nei piedi giusti? Se succede ad Ashdown, cittadina che ospita il prima e il dopo – la vicenda si svolge come al solito su due piani temporali, e segnatevi quel “come al solito” –, niente di male. Ci sta, il posto è piccolo e la gente mormora, lo studentato ora è una clinica e i protagonisti hanno buoni motivi per tornarci. Ok, te lo concedo, ma sperare che il resto regga è chiedere un po’ troppo al lettore. Al lettore rognoso, almeno.

Quindi a metà romanzo già mi prudevano le mani. Figuriamoci alla fine del libro! Come faccio a raccontarvelo senza commettere il peccato di spoiler? Non si può. Eppure la trovata è talmente fastidiosa – mi scuso con gli affezionati lettori di Coe – che è come sperare di risolvere un giallo usando un passaggio segreto.

Va bene, lo ammetto… non posso reggere oltre e mi scappa di dirvelo: una lei non è semplicemente una lei, è una lei che prima era un lui. Un lui che diventa lei per amore, scoprendo che forse ha capito male e quella tizia non voleva davvero una lei. Poi, mettendosi il cuore in pace, il nostro lui decide che essere una lei forse va bene comunque. Anche perché, ammettiamolo, tornare alla condizione iniziale potrebbe sembrare un po’ folle anche in un libro.

Nel frattempo un cattivone, e siamo sempre a Londra – mai abbastanza grande, mai abbastanza popolata –, scova proprio uno dei nostri protagonisti, e per pura sfiga, ovviamente. Ma c’è anche il dottore che, ma tu guarda il destino!, s’imbatte in un collega che ha precedentemente avuto in cura la sua morosa ai tempi dell’università. Vuoi mai che la tizia non abbia raccontato proprio di lui, ora medico più o meno stimato, ai bei tempi soltanto un pazzo con ottime probabilità di peggioramento? Bene, perfetto, è tutto un caso e il caso incastra cose e persone in un puzzle credibile quanto la pubblicità del poker online. Un fastidio…

Facciamo così: per simpatia nei confronti del sior Coe metto questo romanzo tra i “Libri sì”, ma non ne sono del tutto convinta. La prima parte del libro è davvero ben fatta, poi occorre una sospensione dell’incredulità che va oltre il buonsenso. Il buonsenso del lettore rognoso.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

10 responses to ““La casa del sonno” di Jonathan Coe.”

  1. sandra says :

    Condivido in pieno questa recinzione, ho adorato La banda e il seguito al punto da aver scelto di andare in viaggio di nozze in Scandinavia per andare a Skagen dove c’è quel salvataggio dall’annegamento da parte di Paul Trotter (potrei sbagliarmi sul nome) è stato bellissimo affacciarsi all’incontro dei due mari, un’atmosfera stupenda, ero gasatissima in auto vedevo i cartelli Skagen con i km che diminuivano a mano a mano che ci si avvicinava e dicevo al mio neo marito “oddio qua è successo che…” e raccontavo il libro. La casa del sonno è meno avvincente, ma nel tempo è un po’ diventato la sua icona. In ogni caso quando esce un libro di Coe io corro a comprarlo a scatola chiusa.
    Bacione

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    • Gaia Conventi says :

      Sandrina, tu sei più fuori di me. Cosa che risulta essere un complimento, naturalmente. Sai bene che con le persone troppo centrate non mi sento a mio agio. 😀
      Il mio viaggio di nozze non ha rincorso alcun luogo librario. Fosse successo, probabilmente avrei scelto Milano. Sì, certo per via di Pinketts. Avrei preso una cantonata perché all’epoca non ci conoscevamo, non conoscevo la siora Beretta Mazzotta e gli amici milanesi. Insomma: niente cena à la Giramenti.
      E allora vedi che ho fatto bene a posticipare la mia calata milanese? 😉

      Ok, dopo esserci fatte abbondantemente i ramazzi nostri in pubblico, diciamo due parole del libro. Qui i libri sono sempre una scusa per poter parlare d’altro. È il suo bello, santa pazienza! Ma dicevamo del libro…
      Stavolta Coe ha preteso troppo dai suoi lettori. Da me, almeno. Ché a leggere gialli poi si diventa dei precisini, dei rompiballe. Io partivo già rompiballe, figurati il risultato. Ovviamente leggerò altro di Coe, ci mancherebbe, però ci starò attenta, col notes sul comodino. Insomma, adesso mi ha messo in allarme e so – per esperienza – che non gliene lascerò passare una. Povero Coe, che stava tanto bene lo stesso!

      Ciao cara, rinnovo il “sei più fuori di me” e ti auguro buona giornata.

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  2. VirginiaMcFriend says :

    Quoto, quoto!!! A metà libro mi son detta: “Questo qua non sa più che inventarsi e mo’ ci mette dentro gli alieni come fa Stefano Re, sta’ a vedere?”. Il che, paragonarlo a Stefano Re che sfrutta al fama degli alieni intendo, equivale a dire che per me ha perso settecentomila punti. Uff! E dire che piaceva un sacco pure a me, prima! :/

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Virginia, il tuo commento mi rimette in sesto: temevo d’aver preso una cantonata libresca ma vedo che, se di cantonata si tratta, l’abbiamo presa in due.
      Bene, in due va già meglio. In due già scatta “il momento spritz”. Offro io!

      Lieta d’averti su Giramenti. Ciao 🙂

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  3. Silvia says :

    Anche Coe l’ho letto da un po’, “La casa del sonno” l’ho stra-adorato! Non mi importa delle coincidenze / forzature … ha suscitato in me troppi sentimenti , l’ho promosso senza pensarci! 🙂 , ti consiglio di legger anche “La famiglia Wishaw” imperdibile, evita come la peste i suoi primi romanzi invece , sono brutti assai si vede in germe lo stile di Coe ma è come se fosse andato a male … (Banda dei brocchi e Circolo chiuso mi son piaciuti assai ma un pelino(solo un pelino) meno della Casa del sonno e della famiglia Wishaw… Son curiosa di legger “La pioggia prima che cada” perché tutti dicono che è un altro suo romanzo bello assai ma non mi ispira molto la trama e rimando sempre 🙂
    [ mi è venuto il dubbio di aver già detto le stesse cose su Coe sotto le altre recensioni che hai fatto! son rincitrullita e mi ripeto! :-)]

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    • Gaia Conventi says :

      Giuro che non andrò a controllare i tuoi commenti precedenti. 😉
      E tengo buono il consiglio libresco: leggerò La famiglia Winshaw.

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      • minty77 says :

        leggerò La famiglia Winshaw

        Ecco, poi fammi sapere com’è, che me lo hanno regalato e ancora non ho avuto il coraggio di approcciarmici 😀 (che poi è la seconda copia che gira per casa, visto che Coe è uno degli autori preferiti di my sister, che ne possiede più o meno la bibliografia completa…)

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