Scrivi scrivi che la mamma ha fatto l’editing…

E se anche Rita Charbonnier mi sbrocca, allora il problema è serio. Ma mica è un problema suo, la Charbonnier fa benissimo a perdere le staffe, ci mancherebbe! Noi qui lo diciamo spesso e volentieri – e in questo post l’abbiamo spiegato alla nostra solita maniera – che no e proprio no, non basta il pensiero, non basta la trama… e poi arriva l’editor e compie il miracolo. Non è sufficiente spendere schei per una pubblicazione e rispenderli in un buon editing – che ormai molte EAP forniscono, aggiungendoci la mancia – per aver fatto un buon lavoro, un lavoro che il mondo chiedeva da tempo, un libro che proprio… eh, siora mia, il pianerottolo spasimava per leggerlo.
Non basta, e nemmeno serve, perché l’idea che tutti debbano pubblicare è una cazzata degna del 6 politico: tutti possono scrivere, certo, ma poi pubblica chi ha qualcosa di buono da far leggere. E già così le librerie sono piene di robaccia.

Il mal di pancia della siora Charbonnier comincia su Amazon, ha comprato un libro cartaceo pieno zeppo di recensioni, e l’ultima suona in questa maniera: «Nel testo sono presenti molti refusi e anche diversi, talvolta grossolani, errori sintattici. Un buon lavoro di editing l’avrebbe molto migliorato». Mumble mumble… quindi non si tratta di virgole, si tratta di strafalcioni. Tanto che la siora Charbonnier si spinge a pensare che «una persona che commette grossolani errori sintattici è una persona che, prima di scrivere qualsivoglia testo, dovrebbe imparare a non commetterne […]. Una persona che commette grossolani errori sintattici è una persona che non scrive bene». Alleluia!, l’avessi detto io mi sarei ritrovata il solito bailamme di tramisti che inneggiano all’invidia: è tutta invidia!, di cosa non si sa, ma tanto l’invidia è come il nero e sta bene su tutto.

Ma la Charbonnier non si ferma qui, lei saprebbe anche risolvere il problema, se solo i tramisti decidessero di darle retta: «E come si può imparare a non commettere tali marchiani errori? Ad esempio, rivolgendosi a un professore di lettere in pensione e prendendoci accordi in merito a un congruo numero di lezioni private di sintassi. Alla fine, amici miei che aspirate alla fama letteraria, questo vi costerà meno che pagare un “esperto di sintassi” per sistemare il vostro scritto. Ve lo garantisco. E vi darà soddisfazione». Datemi retta, scovare un prof di lettere in pensione è piuttosto semplice, convincerlo a rimettersi in cattedra per voi e solo per voi è davvero il minimo. Non costerà molto e saranno tempo e soldi ben spesi. Meglio foraggiare lui che dare da campare all’editor, anche perché l’editor che si limita a nascondere le nostre castronerie è uno specchio bugiardo. Ci fa magri e ci lascia i rotolini sui fianchi.

Il problema, dice la siora Charbonnier, non è «imparare a memoria sterili regole nemiche della creatività». Ma ci mancherebbe!, basterebbe semplicemente scrivere qualcosa che si regga in piedi. E lo si capirebbe anche a orecchio, se si fosse disposti ad ascoltarsi, e se si leggessero libri con un occhio più attento.
«Se ti sfugge la struttura di una frase, amico/a mio/a, come puoi padroneggiare la struttura di un racconto?», il succo del discorso sta tutto qui: se non sai maneggiare la cazzuola, sarà difficile tirare su un grattacielo. Si parte dal poco, lo si padroneggia e poi si passa ad altro. Sempre più difficile!, senza mani!, ma certo bisogna almeno saper usare i piedi.

«C’è qualcosa di poco trasparente nell’attuale fioritura di “agenzie di editing”», dice Rita Charbonnier, forse scordando che per motivi molto simili fioriscono case editrici a pagamento e concorsi letterari poco chiari. Tranne che nei costi di segreteria, posti dove le bic non sono ammesse, serve almeno una Montblanc, o così pare leggendo le cifre richieste ai partecipanti.
Si scalda – e giustamente – la Charbonnier quando tira le orecchie a certuni che ritengono basti comprare l’aiuto di un editor per dirsi scrittori, magari aggiungendo la qualifica accanto a nome e cognome sul proprio profilo Facebook.

Siora mia, occorre avere pazienza e turarsi il naso, prima o poi cambierà la moda e molti di noi decideranno di darsi al ricamo. Dimenticando che anche lì ci sono regole da seguire, ahimè!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

12 responses to “Scrivi scrivi che la mamma ha fatto l’editing…”

  1. sandraellery says :

    Non vedo l’ora cara Gaia che cambi sta moda, mi pare che negli anni 80 andasse molto di più il sogno di sfondare come cantante, ebbene al prossimo giro qualsiasi cosa sia, almeno io non sarò nel gruppo. Anche sull’editing c’è molto da dire, non è il rimedio a ogni male, ma è necessario, torniamo al vecchio e caro concetto che i romanzi self pubblicati privi di editing sarebbero più degni del cassonetto. E’ chiaro che fioriscono agenzie di tutto, per l’editing e ogni accessorio al prodotto libro: occhi aperti e magari si becca l’agenzia giusta, gli editor seri, competenti e non esosi esistono e noi li conosciamo.
    Ieri ho letto: io autore faccio l’editing a te, tu autore lo fai a me, che culo che abbiamo non dobbiamo spendere soldi per un professionista. E lì ho capito che non c’è scampo, al raccontarsela che se scrivere è bello, pubblicare sta diventando un obbligo sociale. Passerà, ditemi però che siamo vicini ai giorni del ricamo.

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    • Gaia Conventi says :

      Come ben sai, per scrivere un libro occorre solo e soltanto aver terminato le scuole dell’obbligo. Sì, insomma, per fare i cantanti è necessario essere intonati… ma vuoi mettere la carriera di scrittore? Serve la bic, una pagina bianca e qualche rimembranza di grammatica italiana. Tutte cose che vanno bene anche per la lista della spesa, e un romanzo è soltanto una lista un tantino più lunga. 😉
      Ecco allora che il mercato offre tutta una seria di gadget, se ci pare che la bic sia pochino pochino, e le amicizie arrivano dove il portafoglio patisce il fiatone: facciamoci l’editing a vicenda! Evviva, che gran trovata!
      Ricordi che succedeva anche a scuola? Ci si scambiava il compito in classe per scovare gli errori altrui. Gli errorini, le sviste… Ecco, molti autori sono convinti che l’editing sia una roba fatta così: la caccia all’errorino. E chi pensa ‘sta ciofeca solitamente già patisce a farsi correggere l’errorino. 😀

      Ciao Sandrina, buon weekend!

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  2. mosco says :

    l’arte, tutta eh, mica solo la scrittura, è tanta ispirazione e tantissimo artigianato. Non si può evitare la fatica di imparare ad usarne gli strumenti, le vituperate regole. Che poi puoi anche decidere di sovvertire, se sei abbastanza bravo, ma saperle usare è indispensabile.

    Augh, Mosco ha detto
    (e dopo aver sproloquiato di arte, vado più prosaicamente a vuotare la lavastoviglie :D. Baci, siorine :))

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    • Gaia Conventi says :

      Questo commento finirà in un simpatico poster.
      Il gadget giusto da regalare agli scrittori esordienti. Ma solo se promettono di smettere. 😉

      Qui si ricambiano i baci, e la mia lavastoviglie dice di salutare la tua. 😀

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  3. tibi says :

    «Se ti sfugge la struttura di una frase, amico/a mio/a, come puoi padroneggiare la struttura di un racconto?»

    Stavo per dire la stessa identica cosa mentre leggevo l’articolo.

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    • Gaia Conventi says :

      La domanda ha una sua logica, già. Poi, però, credo che per molti valga l’ottimismo: se ci metto dell’entusiasmo, vedrai che anche la grammatica migliora. 😉

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  4. Adele Marini says :

    Ai miei tempi sognava di scrivere libri solo chi prendeva bei voti in italiano. O tempora, o mores! Temo il giorno in cui qualcuno deciderà di passare direttamente dal gioco del dottore alla sala operatoria. Senza passaggi intermedi.

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  5. Rita Charbonnier says :

    Cara Gaia, scopro solo adesso questo tuo articolo del quale non posso che sentitamente ringraziarti… nel tenermi la pancia per le risate che mi hai regalato! 🙂

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