“Il cappotto di astrakan” di Piero Chiara.

«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.» Bruno Quaranta, Tuttolibri

«Andrea Vitali è troppo bravo e ironico per cedere alla nostalgia alla retorica del paesello… Piero Chiara, da lassù, applaude.» Mariarosa Mancuso, Panorama

L’idea che Vitali sia l’erede – la versione moderna – di Piero Chiara pare essersi infilata nella testa di parecchi. Ora, sia chiaro, non sta a me stabilire come si muovano le sinapsi altrui e se un’idea ne richiami una attigua per semplice attinenza paesaggistica. Magari certe gaggiate è bello dirle perché si ricordano facilmente, così nasce il solito fascettume che straparla del “nuovo Stephen King”, tanto per intenderci. E mica che certe cose non si possano affermare, per carità! È solo che poi, se a queste patinate considerazioni – verità veloci per lanci libreschi – dedichi un attimo del tuo tempo, ti viene anche da chiederti chi sta prendendo per il culo chi.
Ma, e lo ribadisco, i pareri del critico non si discutono. Soprattutto quando a rompere le palle è una che gestisce un blog di satira editoriale.

La mia copia di Il cappotto di astrakan arriva dal banchetto dell’usato sicuro, al costo di due caffè. Prima edizione Oscar Mondadori del 1979 con introduzione di Marco Forti – che ho lasciato a metà perché lo spoiler mi stava ammazzando –, in copertina ci trovo le facciotte di Dorelli e della Bouquet. Non ho visto il film ma Wiki mi lascia intendere che la vicenda cartacea sia stata parecchio rimaneggiata. Be’, non sarebbe poi una gran novità.

Il libro di Chiara è bello, ben scritto, ben dosato. Se ne apprezza soprattutto il taciuto. Davvero, credetemi, alla verbosità di Vitali – che riesce a tediarti a lungo, soprattutto quando la storia è magra e bisogna rimpinzarla a brodo di fuffa –, Piero Chiara risponde infilando nel romanzo ciò che serve.
La prosa magari risulta datata, ma non più di tanto. E forse anche certe locuzioni ormai perse, eleganti nel loro vago sentore d’antitarme, ci riportano agli anni in cui occorreva saper scrivere per finire in libreria. Non che Vitali non sappia farlo. Di lui ho letto parecchi romanzi e proprio per questo il richiamo a Piero Chiara mi risulta – scusate il giochino – poco chiaro.

Il protagonista di Il cappotto di astrakan è un tizio che non sceglie, un tale che attende quello che deve capitargli. Fatalista nella sua immobilità. Uno che su Facebook non diventerebbe amico mio nemmeno per sbaglio. Un Dorelli che – me lo ritrovo in copertina e mi si è infilato nel cast del film mentale – va a Parigi a cercare fortuna, e poi attende che sia la fortuna a scovarlo.

Insomma, è un bel libro, inutile tirarla per le lunghe. Se siete fan di Vitali, leggetelo. Se non siete fan di Vitali, leggetelo prima di leggere Vitali. Se leggete Chiara e poi vi stufate di leggere Vitali, non fatevene una colpa.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

30 responses to ““Il cappotto di astrakan” di Piero Chiara.”

  1. mosco says :

    Lo lessi, anni fa. Poi lessi “la stanza del Vescovo” e qualcos’altro del quale non ricordo il titolo. Letti con piacere.

    Ho letto anche Vitali, “olive comprese”. Sono arrivata a pagina 54 e ho messo con altrettanto piacere il libro sotto la zampa di un tavolino zoppo. Spero abbia scritto qualcosa di meglio altrimenti non me ne spiego il successo. Non so se ho voglia di approfondire: si sta annoiando anche il tavolino, fai te.

    PS Off topic: Qui piove, di nuovo, di nuovo, di nuovo! e temo che mi stiano crescendo le branchie; la Lamicia ce l’ha con me, mi guarda malissimo agitando la coda, come se fosse colpa mia.

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    • Gaia Conventi says :

      I primi titoli di Vitali non erano affatto male, li leggevo con piacere. Poi ha cominciato a ripetersi ripetersi ripetersi… Uff, che noia.

      *Anche qui il tempo è orribile, i gatti mi guardano con occhi imploranti: “Umana, fai qualcosa!”.

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      • Adele Marini says :

        Cara Gaia, dovremmo conoscerci e frequentarci perché sei una delle poche persone di cui, in fatto di libri, condivido quasi tutto. Con questo post io vado a nozze. Ho conosciuto personalmente Chiara per motivi di lavoro, ho letto i suoi libri, li ho apprezzati (all’epoca, quando lavoravo per FMR e curavo le prose di Borges) ma senza esaltarmi. Adesso li troverei fantastici paragonandoli agli sfascettisti da due milioni di copie vendute prima ancora di apparire in libreria. Detto questo, sono d’accordo con te: Non c’è nulla, a parte l’acqua del lago, che leghi Vitali e Chiara. Due prose diverse, due pensieri diversi e storie che non hanno niente in comunbe, a parte la provincialità di alcune situazioni. Ti invito a leggere l’ultimo libro di Piero: Saluti notturni dal passo della Cisa. E’ uscito postumo ed è stato ultimato dai suoi curatori (prof Roncoroni e altri) Ecco, in quel librio c’è tutto il Chiara della maturità letteraria. Prosa asciutta e profonda, liquida e generosa, lontana anni luce dal minimalismo ridondante e a volte verboso di Vitali che, pure, ho apprezzato nei primi libri.
        Ciao, buona estate e felici stroncature.

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        • Gaia Conventi says :

          La fortuna è dalla nostra! Saremo entrambe a Lomellina in giallo (faccio parte degli autori di Nero per n9ve). E quindi sì, ci conosceremo. 🙂
          Accolgo con piacere il tuo consiglio e infilo subito il libro di Piero Chiara tra i prossimi acquisti.
          Buona estate… ci vediamo in Lomellina!

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      • mosco says :

        Dici che ho iniziato con il Vitali sbagliato? Che i precedenti non tritano tutto il tritabile, olive comprese? Se ne becco uno GRATIS o a € 0,5 max ci riprovo. Forse.

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        • Gaia Conventi says :

          Devo controllare cosa è rimasto nella mia libreria – a forza di fare paccozzi commentozzi… -, se mi mandi il tuo indirizzo… ti mando un libro a sorpresa! 😀
          [Hai la mia email o ti scrivo io?].

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          • mosco says :

            non ho la tua email. La mia si trova ovunque, te la passo anche qui che non ho (finora) stalker minacciosi sotto casa.

            poi ti passo quella seria che questa è “a perdere”:

            xxx punto com

            (sono quasi commossa :):)

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  2. pipporusso says :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    Giramenti del martedì…

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  3. diait says :

    che strano, la Mancuso che è sempre così severa ha preso questa sbandata…
    Vitali è quello che è andato a Masterpiece? L’ho visto lì per la prima volta.
    Invece bisogna leggere Piero Chiara, allora!

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    • Gaia Conventi says :

      La Mancuso mi piace molto. La sua sbandata sorprende anche me.
      Però, ehi… lei è la Mancuso, io no. Se lei dice così, sarà così. 🙂

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      • diait says :

        Ricordo quando Mancuso stroncò Scurati…. Mamma mia, che botta, poraccio.

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        • Gaia Conventi says :

          La recensione è forse questa?

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          • mosco says :

            ma gli piace proprio “eudaimonia” al nostro! ce la propina anche ne “il padre infedele”. E ci guarda, da ogni foto, con quella grinta incazzosa da intellettuale incompreso che sembra dirci: “se non ami l’opera mia/ non sei figlio di Maria/e i giurati dello Strega/non capiscono una se#a.”

            (scusa Gaia, il neurone è bisognoso di ferie)

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          • Adele Marini says :

            Giuro, mi era sfuggita e se portassi il cappello me lo leverei come doveroso omaggio a Mariarosa. A parte ogni altra considereazione contenuta nel pezzo,mi permetto di far osservare a chi si lascia sedurre dal latinum e dall’Hellenikòs di Scurati che i veri grandi, e qui cito il mio mito assoluto Proust , poi Goethe, Musil, Mann, Borges, Hinton e per restare a casa nostra Manzoni, Pavese, Landolfi, Fenoglio (ho buttato giù pochi nomi a caso e mi fermo) non hanno mai usato una sola, dico una sola parola, che risultasse incomprensibile e indigeribile a un solo lettore, fosse pure il meno istruito. Mi direte che sono romanzieri e non saggisti. Ebbene, vi invito a leggere De Santis,Masolino D’Amico, Guido D’avico Bonino, Cesare Segre ecc. … Insomma, vi sfido a trovare nelle loro pagine una prosa così macchinosamente erudita, così avvitata su se stessa come quella di Scurati quando vuole fare il difficile, da scoraggiare per sempre chi tenta di avvicinarsi alla lettura.
            Grazie Gaia. E’ sempre bello scorrere il tuo blog.

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            • Gaia Conventi says :

              Già, in giro c’è troppa gente – gente scrivente – convinta che un libro sia una sfida a Scarabeo: usa tutte le lettere, tre volte la parola e piglia il bonus “ti sfido a cercarla sul vocabolario”.
              Il vecchio Albert diceva una cosa così. E mia nonna avrebbe gradito.
              Non che occorra scrivere come Volo, sia chiaro, ma tra Volo e Scurati deve pur esserci una via di mezzo. Deve, o siamo rovinati. 😉

              Ciao Adele, sempre lieta di leggerti!

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              • mosco says :

                Certo, Musil, Fenoglio etc sono romanzieri, non saggisti. E allora, vogliamo parlare di Scurati romanziere?

                “Sono un insetto biblico, un animale del Levitico, avanzo sul posto con movimenti desultori, striscio discontinuo come un invertebrato, le mie estremità sono ottuse, la mia cuticola non è più fatta di materia vivente, striscio e gemo, paio un caimano che si avviti con il corpo scaglioso nella melma priva di ossigeno per raggiungere di soppiatto l’acqua chiara di un fiume australiano” da “il padre infedele”. Sta parlando di un tentativo di scopata.

                Eh, lo so, non sono all’altezza. E quindi non lo leggerò mai più.

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          • diait says :

            aiuto! no, non era questa, ma questa è anche peggio!
            Effettivamente l’italiano (ma anche l’inglese, a quanto pare) di Scurati è assurdo.
            MIa madre avrebeb detto che parla “ciovìle dde ppiù” (alla romana).

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            • diait says :

              scusate, il mio commento era in risposta a Gaia (link a recensione Mancuso)

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            • Gaia Conventi says :

              Magari questa è peggio, ma suona così bene… 😀
              Vorrei capire cosa succede al momento dell’editing: gli antiemetici all’editor li passa la casa editrice o il poverino deve “rimetterci” due volte?

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            • mosco says :

              non parliamo della matematica dell’ineffabile Scurati: “il tasso medio di figli tra le madri italiane era di 1,19, quando il tasso di riproduzione della specie era pari al 2 per cento. Mancavano ben 0,81 punti percentuali a scongiurare l’estinzione.” Di che diavolo sta parlando? 2% in che senso? 2 figli ogni 100 persone? Non sono percentuali, intellettualone, sono numero di figli per donna. #poveramatematica. e povera specie!

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  4. Luciano says :

    Io ho letto tutto Chiara e un paio di libri di Vitali.
    In Chiara c’é talento innato, allo stato puro. In Vitali c’é solo un mestiere piatto, senza vero sugo,

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