“Contro la lettura” di Paolo Parigi.

Perché leggere un libro che sconsiglia di leggere libri? Probabilmente per la tripletta che mette in campo – l’autore Paolo Parigi, Tommaso Labranca alla prefazione, Alessandra Selmi all’editing – e per la certezza che ne uscirà qualcosa di atipico.

Questo libro mi è stato segnalato proprio da Parigi, ma voi sapete che detesto ricevere libri, temo sempre di doverne poi dire bene. Dunque ho acquistato il libro di tasca mia, e direi d’aver fatto un ottimo investimento. Posso parlarvene – bene o male, a mio modesto parere – perché io e Parigi non siamo compagni di merende, ci conosciamo e valuto la stima sia reciproca, ma non siamo amici nel senso più stretto del termine.
Perché lo chiarisco? Semplice! Prima di raccontarvi di un libro occorre sempre specificare come quel libro mi è arrivato sul comodino, così i lettori di Giramenti possono decidere quanto credito dare alle mie ciance. E quindi sì, se il libro m’avesse annoiato fino alla morte, ve lo direi senza alcuna remora.
Il problema, però, è ben diverso e mi crea un certo scombussolamento di stomaco: ho apprezzato un testo che mi sconsiglia di leggere. Un po’ come quello che, per smettere di cornificare la sua signora, sia ben lieto di farsi tagliare gli attributi.

Trovo illuminante questa intervista a Parigi, qui è l’autore a spiegare quanto sia pericoloso leggere: una droga, siori miei! Qualcosa che in troppi continuano a prendere sottogamba ma che rischia, e lo capirete anche voi, di creare esseri pensanti. Rompicoglioni dotati di idee proprie, e pronti a metterle in campo per destabilizzare il sistema. Insomma, potrebbe essere l’anarchia! E io detesto l’anarchia, non si sa mai come vestirsi per l’occasione.
Mi rileggo e mi faccio paura: Parigi potrebbe aver ragione e io, nella più totale ingenuità, potrei essere diventata un book-pusher. E, pur sapendolo, eccomi qui a consigliarvi questo libro… santa pazienza, dovrebbero internarmi!

Perché leggere Contro la lettura? Be’, io l’ho trovato geniale. Geniale, elegante e perfido. Certamente provocatorio. E guardate che non sto scherzando, eh? Non è che perché ho conosciuto Labranca – anni fa, al salone del Libro di Torino, mi ha addirittura regalato una matita –, ho apprezzato il libro della Selmi e su Facebook scambio quattro chiacchiere con Paolo Parigi mi sono messa a fare comunella, guai anche solo a pensarlo! Sono troppo individualista per cadere nella trappola dei bidè letterari, ma non così invidiosa dei libri altrui da tacere se mi imbatto in un testo fuori dal comune.

Mi raccomando, leggete anche le note. Sono spassose.
C’è pure l’editing che non fa una piega. Insomma, undici euro ben spesi. Garantisce Giramenti, che se ne sbatte di fare figura con gli amici e ci mette un attimo a stroncare chiunque.

*Una chicca fotografica, la definizione di Megalomania poetica a pagina 114.

In futuro questa immagine mi varrà una sonora dose di legnate: sono una book-pusher convinta. Troppo convinta.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

41 responses to ““Contro la lettura” di Paolo Parigi.”

  1. ilcomizietto says :

    Su, su, Gaia! Se il libercolo lo hai comprato non devi giustificarti di nulla.

    Sul fatto che la lettura su alcuni crei dipendenza è vero, qui ho l’impressione che siamo tutti lettoripendenti, per dire. Che questo generi persone migliori e un mondo migliore… ecco, su questo ho dei dubbi. Lo dico perché sono io il primo a leggere tante cose intelligentissime e bellissime e ad accorgermi che quasi tutto il sapere e la bellezza che leggo mi scivola via, spesso lo dimentico, come la fine dell’effetto di una droga. E come la droga non posso nemmeno dire che la lettura non abbia effetti secondari e duraturi sulla mia vita. Altre volte la lettura serve solo per rinforzare i nostri pregiudizi e non per leverceli. Andiamo verso un mondo migliore così?

    Sto diventando contorto. Semplifico: gli effetti della lettura non sono scontati, anche se, statisticamente parlando, tanti lettori forti è meglio che pochi lettori. 🙂 (E con questa frase dimostro che essere lettori forti non serve a un piffero.)

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    • Gaia Conventi says :

      Buongiorno Comiz, ebbene sì, mi giustifico. E tutto per far sentire in colpa i banchetti di bidè editoriali… 😉
      Ovviamente tali banchetti non faranno una piega, l’abitudine è dalla loro parte, l’andazzo gli dà pure ragione.
      Ma veniamo al tuo quesito, un pochino marzulliano, a dirla tutta… ma noi ti amiamo anche per questo: leggere migliora il mondo? A mio modesto avviso – sai che sono laureata in cinismo, con lode – il mondo non merita poi tutto ‘sto sforzo. Per quanto, a ben guardare, un popolo di lettori risulti comunque migliore di un popolo di capre capre capre. Va benissimo anche un popolo di lettori di Harmony, avrei qualche riserva sui lettori di Fabio Volo. E qui tocca fare il solito appunto: per “lettori di Fabio Volo” intendo i lettori SOLO e SOLTANTO di Fabio Volo. Non aggiungo altro, sul volismo ho fatto un post e direi che può bastare.
      Dici che la lettura non ha effetti secondari su di te, ma io credo sia una balla. O meglio: credo che tu lo pensi, ma ritengo non sia vero. Per come la vedo io, ogni libro è un vaccino, qualcosa ti lascia. Vale anche per il volismo, dunque trattasi di arma a doppio taglio.

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  2. ilcomizietto says :

    L’ultima frase non vorrà per caso dire che ti stai dando alla poesia, magari come scrittrice? 😀

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  3. minty77 says :

    Sono commossa. Più che altro perché ho appena realizzato che esiste ancora l’editore Bietti, di cui possiedo tanti libri per l’infanzia ormai risalenti a tre o quattro decadi fa… :°-)
    Quanto al libro in questione mi pare interessante e pregevole, dato che lancia un allarme reale verso una piaga sociale sottovalutata dai più. Ne terrò conto nelle mie wish list dei libri comprandi 🙂

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  4. impossiball says :

    Cmq, la parte che hai fotogratato (e soprattutto la sua conclusione) conferma la mia teoria: la poesia è inutile e senza vivremmo tutti meglio.

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  5. mosco says :

    le mie mensole e le pile pericolanti sono totalmente d’accordo con Paolo Parigi

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  6. tibi says :

    Altra lettrice-dipendente a rapporto! Confermo, è una droga e ogni tanto mi faccio anche paura da sola. Esempio? Quando mi ritrovo di fronte a un libro che mi prende tanto da portarmelo persino a tavola o quando cammino per strada leggendo. Sì, sono decisamente folle. E dato che mi fido del giudizio di Giramenti, titolo messo in lista!

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    • Gaia Conventi says :

      Ho grossi problemi con la sveglia: le mento spesso.
      «Giuro che spengo tra dieci minuti!» che diventano venti e via andare. E nel frattempo macino pagine nel cuor della notte.
      Al mattino sembro uno zombie rincoglionito. Spero sempre sia colpa del libro e della mancanza di sonno. 😉

      *Quando ti capiterà di leggere questo libercolo, ci tengo a conoscere il tuo parere.

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  7. tibi says :

    Certamente, mi segno l’articolo tra i preferiti e ripasso non appena sono pronta!

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  8. L'angolino di Ale says :

    Il titolo è certamente provocatorio. Mi hai incuriosita!

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  9. diait says :

    stavo leggendo l’intervista linkata, in che senso fu coinvolto nelle indagini su quel delitto?

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  10. diait says :

    dando per scontato che il proibizionismo non paga, anzi, aumenta giro di affari e consumatori, forse bisognerebbe semplicemente proibire i libri e la lettura.

    Una strategia migliore (se l’obiettivo è promuovere libri e lettura) di quella attuale. Ogni volta che senti qualcuno dire che leggere apre la mente, che il potere ci vuole ignoranti, che i libri ti insegnano a pensare ecc. ti viene voglia di disalfabetizzarti istantaneamente.

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