Fatti insegnare come fare il lit-blogger, e poi pagali per il disturbo.

«Come creare un blog letterario di successo», due giorni di seminario, alla modica cifra di trecentoventi euro a cranio, per imparare – grazie a un blog letterario e a un editore – come fare e fare bene. Per chi? Ovviamente per l’intero universo, ma soprattutto per un editore che ti tira su come vuole. Come vuole lui e come certo non risulterà sgradito ai suoi simili. E tu paghi.

Dite non sia così? Magari avete ragione, forse sono malfidente ma ho la stramaledetta sensazione che, dopo aver piegato giornali e tv alla compiacenza prona, l’editoria abbia deciso di mettere le mani sull’ultimo baluardo che ancora la infastidisce: i blog che parlano e sparlano di libri. Già quelli che ne sparlano sono davvero pochi, per completare l’opera occorre azzerarli sul nascere. Con un bel corso che ti spiega come avere successo, e probabilmente come entrare nelle grazie di chi non ha grande simpatia per certe rane dalla bocca larga.
Maledetti quei blogger che se ne vanno in giro sbandierando i peccatucci editoriali! Occorre fermarli, dargli del filo da torcere non è abbastanza. Un editore vi ha cortesemente inviato libri da recensire finché non ne avete stroncato uno? Un gentile editor vi ha fatto sapere che il vostro manoscritto morirà di inedia nel cassetto perché siete un blogger scomodo che non lecca i giusti posteriori? Cose che succedono, succedono mai voi siete ancora online e fate quello che ci si aspetta da ogni blogger: dite come la pensate, e lassù qualcuno vi odia.

Se ancora non vi siete stancati di pretendere titoli che non offendano l’intelligenza media, libri a costi accessibili, ebook meno cari del plutonio, bandi di concorso privi di sgradite sorprese, concorsi dignitosi, case editrici che facciano il loro mestiere senza mettere le mani in tasca agli autori e altre inculate simili, allora siete dei sopravvissuti. Blogger come voi sono destinati all’estinzione, proprio come i lettori forti. Vi succederanno lit-blogger malleabili e rimarranno in vita soltanto lettori da cinquanta sfumature di cazzate. Sappiatelo e chiedetevi se sia il caso di spendere tempo ed energie in una guerra già persa.
La mia risposta la sapete: vale sempre la pena anteporre l’etica alle pubblicazioni e l’onestà intellettuale ai buoni rapporti di web vicinato. Insomma, sono destinata a soccombere. Ma non subito, e questo post lo dimostra. Prima o poi abbasserò la serranda, ma ho la testa dura e voglio andarmene con calma e dignità.
Proprio oggi qualcuno mi consigliava di calmierare toni e interventi, un blogger cattivo non può sperare d’essere considerato un bravo scrittore. Indipendentemente da come scrive. A questo punto credo me ne farò una ragione. Sono di quelli che si piacciono così: spietati e spiantati.

Però due paroline sul corso occorre dirle, posso farlo perché me ne sbatto delle conseguenze. Un blogger – lit o non lit – dovrebbe farne una regola, ma visto che nessuno gli chiede d’essere un coglione votato al martirio – per certe cose bisogna esserci portati –, può anche decidere di cambiare passatempo.
Nessuno mi ha chiesto di stare sul web a fare casino, nessuno mi paga per farlo. Ecco la grande verità di noi cavalli pazzi: non ce ne frega niente, non ce ne viene niente, non abbiamo niente da perdere. Provate ad abbatterci, ma metteteci parecchio impegno.
O magari tentate di darci indicazioni sulla «Linea editoriale: come parlare di libri e a chi», sulle «Recensioni: cosa fare e cosa non fare» e altre bazzecole inerenti la libertà di pensiero. Il tutto a spese di chi partecipa al seminario e di chi intende farsi insegnare le buone maniere. Quelle che l’editoria ritiene tali, ovviamente.

Un giorno metteranno da parte un tale perché scrive bene ma non si uniforma al pensiero comune, e vi direte che è giusto così: il tale rompeva i coglioni. E non faranno più pubblicare nemmeno quell’altro tizio, e non ci vedrete niente di strano, ché tizio se ne sbatteva di scrivere quello che va di moda. Vi direte che non fa una piega: una casa editrice non campa d’aria. In seguito qualcuno decreterà che quel lit-blog fa troppo chiasso e seguirlo è da pirla, e voi penserete che potrebbe essere vero: quel lit-blogger dice malignità per pura invidia, quel lit-blogger ha il dentino avvelenato perché nessuno lo invita alla grande abbuffata.
Poi andrete in libreria e ci scoverete soltanto dei libridemmerda, e dovrete tirare una madonna in completa solitudine. Quel giorno anche l’ultimo lit-blogger-kamikaze avrà chiuso bottega.

 

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

87 responses to “Fatti insegnare come fare il lit-blogger, e poi pagali per il disturbo.”

  1. sandra says :

    Applauso sincero e roboante per questo post che sento tanto mio. Nel mio piccolo ricordo il pieno che venne fuori quando scrissi un post sull’elevato prezzo di copertina di un libro (ahah pensa te: il mio!) poi però l’editore mi ha praticamente supplicato di pubblicare ancora con lui, sfoderando la carta della fedeltà. Ricordo le mail inferocite dell’editore che aveva indetto un pagoConcorso, che io demolii in un altro post. Qui stiamo parlando di libertà di espressione, che nessun corso potrà mai insegnarti, nè, per fortuna, uccidere in noi! PS. finalmente ho ordinato il tuo libro.

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    • Gaia Conventi says :

      Mettiamola così: se certe cose non vengono segnalate, qualcuno potrebbe pure trovarle normali.
      Questo corso, per quanto mi riguarda, merita mille e mille perculazioni.

      *Grazie per l’ordine fatto, ricambio con uno spritz alla prima occasione. 🙂

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  2. danven76 says :

    Quindi:prima perculano gli esordienti, poi per quelli che sfuggono alla prima rete e/o per quelli recidivi, mo si passa ai lit-blog. La catena si sta chiudendo attorno al collo di molti. C’è da sperare quasi quasi in una recessione che ci lasci tutti senza un quattrino: ci sarebbe comunque il baratto
    “Per solo due polli vi insegnamo a spennarne 1000 in 5 minuti”.
    Riguardo alla frase “un blogger cattivo non viene considerato un bravo scrittore” mi auguro te l’abbia detto un uomo e non una donna; nel secondo caso dico a quella donna di “descantarsi” che non siamo più negli anni ’60, dove la donna valeva solo se accompagnata dal marito. Uomo o donna che sia, la frase pronunciata è da brivido freddo. È come dire che Balotelli essendo uno stronzo gioca male. Gioca bene invece porca puttana ma è pure stronzo. Non ti piace? Ok non guardare le sue partite non interessarti a lui, ma se dici che gioca male sei solo invidioso bigotto cacasotto.
    Concludo con una domanda e curiosità: che sappiate in altri paesi europei il governo ha creato una pubblicità tv per sensibilizzare il fatti che le donne non hanno la stessa libertà di opinione ed espressione?
    Gaia che dire infine: se ti affonderanno (mah che poi bisogna vedere se hanno il coraggio) si affonda insieme.

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    • impossiball says :

      È come dire che Balotelli essendo uno stronzo gioca male.

      Sei riuscito a trovare uno dei pochissimi calciatori per cui il fatto di essere uno stronzo influisce DAVVERO sulle prestazioni sportive (e in negativo) 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Avanti così e affonderemo in tanti, ma occorre farlo bene… ridendo. 😀

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    • minty77 says :

      È come dire che Balotelli essendo uno stronzo gioca male. Gioca bene invece porca puttana ma è pure stronzo.

      Ma davvero Balotelli gioca così bene? Cioè, io non mi interesso più di calcio da eoni, e non mi intendo, ma per quel poco che ho visto dei Mondiali 2014 e di qualche appuntamento precedente della Nazionale, non mi è poi parso ‘sto gran giocatore chiave e risolutivo. A fronte di qualche buona intuizione, ci sono interi 45’ in cui vaga per il campo in cerca di sé stesso, mi sembra….
      Ma sicuramente è un’interpretazione sbagliata mia. Del resto io più che guardarle, le partite dell’Italia le ho ascoltate in telecronaca, mentre ricamavo a mezzo punto una tela Margot che avevo iniziato negli anni ’80, e riesumata per l’occasione. Era in effetti meno noioso che guardare il gioco in campo dei nostri

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  3. impossiball says :

    Ao’, calmati, tutto ‘sto casino perchè FROTTE di riccastri annoiati dovrebbero pagare per imparare a fare un blog e poi prendere il posto di quelli che attualmente sparano a zero senza nessun ritegno? Fossi in te, invece, dormirei sonni tranquilli, un corso del genere andrà più o meno deserto.

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    • Gaia Conventi says :

      Non importa quanti saranno gli scolaretti, il dramma è aver meditato una simile cretinata.
      La presenza dell’editore non mi sorprende, ma che di mezzo ci sia un lit-blog… e qui mi scappa la pazienza.

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  4. sandra says :

    Torno, perchè prima non avevo letto il programma del corso, nè chi lo tiene. Che tristezza, il capitolo “fare soldi” proprio terra-terra, neppure un minimum edulcorato “guadagnare”. Sob!

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  5. J. Tevis says :

    “Proprio oggi qualcuno mi consigliava di calmierare toni e interventi, un blogger cattivo non può sperare d’essere considerato un bravo scrittore. Indipendentemente da come scrive”:
    l’impressione è che quelli che continuano a sentirsi obbligati alla servitù verso il sistema non abbiano capito che il vento ha già cambiato direzione, e porterà altrove, con nuove situazioni di cui già si vedono i contorni. Se non colgono i segnali di queste novità, resteranno spiazzati e peggio per loro.

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  6. filosofo79 says :

    L’ha ribloggato su filosofo79e ha commentato:
    Condiviso un post di GIRAMENTI

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  7. Marco says :

    ah, la minimum fax! quelli che da anni non accettano manoscritti perchè da anni hanno sempre la programmazione editoriale programmata per i successivi due anni…ho capito…

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    • minty77 says :

      Ah, la Minimum Fax…
      Io non seguo molti blog letterari. In compenso guardo i video di alcuni booktuber su Youtube. E un po’ mi interesso, affascinandomi, alle dinamiche di quella community (che, comunque, smuove numeri abbastanza risibili. Su Youtube i soldini li fanno più che altro quelli che parlano di videogiochi. Fenomeno per me completamente incomprensibile, ma vabbè…).
      Guarda caso ogni tanto saltano fuori accuse verso questa o quell’altra parrocchietta di tubers, rei di parlare tutti nello stesso periodo degli stessi libri, spesso con gli stessi entusiastici toni e facendosi un po’ il verso fra loro. E di spingere sempre le stesse case editrici, con discorsi che lasciano sottintendere che ogni singola pubblicazione di certi marchi, indiscriminatamente, sia interessantissima e bellissima a priori.
      E indovinate qual è l’editore che riceve più ‘dichiarazioni d’amore’ aprioristiche sul tubo dei booklovers!
      Che a volte, guarda te, le coincidenze…

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      • Gaia Conventi says :

        Quante ne sai, cara Minty! 😀
        Affascinante questo scambio di pareri, saltano fuori aneddoti e curiosità. Bene, mi piace!, ma non siamo su Fb e quindi non posso esibire il pollicione.

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  8. J. Tevis says :

    In pratica, un editore intende addestrare futuri lit-blogger da mettere al proprio servizio: non fa una piega. Solo che i tempi stanno terribilmente cambiando, ahinoi.

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  9. Fabio Kowalski Assumma says :

    “Costruzione della propria personalità” è una voce che mi fa davvero paura. uno non dovrebbe già avercela una personalità?

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  10. Alessandro Madeddu says :

    Mmm proprio due soldini. E già mi immagino l’ambientino da corso motivazionale: “dai che ce la facciamo!” 😀

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  11. Stranoforte says :

    Ma certo i blogger “ammaestrati” fanno proprio tanto comodo a chi un blog non ce l’ha (e, se lo avesso, sarebbe già morto d’inedia dopo i primi tre post), soprattutto a certi editori e alla corte che gira attorno a essi.

    Oh, poi ci sono quelli che giocano su tanti tavoli, magari qui dicono che è tutto bello, là anche, in pvt anche, alle presentazioni anche, un bel vaffanculo per tutti e sempre ci sta bene, sempre e magari pensano che non si sappia.

    Pfui.

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    • Gaia Conventi says :

      Certo un corso con ‘sti prezzi non riuscirà ad ammaestrare molta gente, ma credo segni una linea di confine: da qui in poi è lecito anche questo.
      Qualcuno lo troverà normale, qualcuno dirà che occorre fare cassa per poi spendere dindi per il bene dell’editoria, altri aggiungeranno che è soltanto uno spennare polli e che spennare polli non fa poi grossi danni. I polli sono polli e vanno spennati per loro natura, certamente.
      Sui social qualcuno è scettico circa il valore di un blog non allineato: davvero infastidisce la catena di montaggio? Possibile incida sulle vendite? Se così non fosse, letterine d’avvocati e minacce sorridenti sarebbero frutto della mia fantasia malata. E tu, caro il mio Stranoforte, queste cose le sai bene. A te succede persino di peggio. 😀

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  12. Alessandro C. says :

    il 90% dei lit-blog è gestito da autori che pubblicano una “recensione” al giorno, perlopiù scopiazzando sinossi in giro per il web. Qual è lo scopo? Amore per la letteratura?
    L’esperimento di qualche tempo fa (un annetto forse?), quella famosa recensione farlocca volta a capire “se e in che modo i blog incidano sulle vendite” è la dimostrazione del fatto che il lit-blogger medio in fondo spera che prima o poi la proposta di far qualche marchetta arrivi.

    Il problema – per loro – è che sono comunque destinati a restare nel “circolino” dei blogger che si commentano addosso, e ai quali non gliene sbatte una sega dell’articoletto pubblicato dal “collega”, ma devono commentarlo altrimenti la visita di cortesia non sarà ricambiata.

    Non criminalizzo chi cerca di “arrotondare” col blogging, o in qualche modo voglia crearsi una vetrina virtuale. Però i marchettari occulti proprio non li sopporto, ed è uno dei motivi per cui ormai i blog che seguo si contano sulle dita di una mano.

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    • Gaia Conventi says :

      Direi che questi blogger hanno la giusta caratura per poter apprezzare un corso di famosità bloggaria, passando dalla totale inutilità al diventare cassa di risonanza – aggratis – per uffici stampa e compagnia cantante.
      La faccenda che citi è riassunta in questo post. Eh, bei tempi!, già allora mi incazzavo per una guerra persa.

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    • minty77 says :

      L’esperimento di qualche tempo fa (un annetto forse?), quella famosa recensione farlocca volta a capire “se e in che modo i blog incidano sulle vendite” è la dimostrazione del fatto che il lit-blogger medio in fondo spera che prima o poi la proposta di far qualche marchetta arrivi.

      Direi che hai riassunto perfettamente il significato ultimo di quell’episodio.

      Il problema – per loro – è che sono comunque destinati a restare nel “circolino” dei blogger che si commentano addosso, e ai quali non gliene sbatte una sega dell’articoletto pubblicato dal “collega”, ma devono commentarlo altrimenti la visita di cortesia non sarà ricambiata.

      Stesse identiche dinamiche che avvengono all’interno dei gruppi di wannabe-scrittori, peraltro, l’avete notato? 😛

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  13. Stranoforte says :

    Lieto e orgoglioso di far parte di quel 10% (le poche cose che scrivo hanno sempre suscitato un grav vespaio, messo in moto avvocati e smosso “conoscenze” varia, anche editoriali. Cosa si intenda, poi, per “arrotondare” col blogghing o crearsi una vetrina virtuale, non lo capisco, ma scusatemi, è un problema mio, visto che il mio blog mi porta solo rogne e nemmeno il becco di un centesimo di millesimo di euro.

    Quanto all’esprimento citat da Gaia, ecco, in quell’occasione nessuno ha messo il becco, mah… lasciatevelo dire da un vecchio trombone come me, i blog e i bloggher fanno paura, fidatevi, altrimenti si sarebbero già estinti. L’ideona, poi, di incanalarli – a pagamento – in una scia di “giuste scelte” editoriali a me fa ridere il piloro, gratis.

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    • Gaia Conventi says :

      Probabilmente il fatto dei lit-blog allineati e inquadrati – belanti – è un male che pochi riconoscono come tale. Un fastidio che assomiglia ai pessimi romanzi che ci propinano: dopo un po’ ci si abitua a tutto e tutto sembra normale. Certo il contatore può molto, un blog che nessuno segue è destinato a chiudere ma tanti blog inutili e ciancianti fanno comunque lo sporco lavoro di un blog serio, e lo fanno a piccole dosi. Sommando e sommando… stessi numeri ma altra vocazione. Però, ribadisco, se in pochi notiamo il problema, allora il problema non si pone.

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    • Alessandro C. says :

      Ti faccio un paio di esempi, entrambi i casi si son verificati qualche mese fa:
      1) un tizio mi manda una copia del suo romanzo via email, con tanto di “press kit” (una sinossi, qualche immagine e non ricordo quale altra cagata) proponendomi di scrivere una recensione positiva dietro compenso. Mandato a cagare, non mi ha più risposto;
      2) un’autrice che voleva autopubblicarsi mi manda il suo manoscritto chiedendomi un preventivo “amichevole” per una correzione di bozze. Le rispondo che non ho le sufficienti competenze, e che a occhio e croce più che di un editor le servirebbe un esorcista (elencandole una dozzina di punti “deboli” della sua storia). Risultato: mi riempe di insulti.

      Tra il punto uno e il punto due probabilmente avrei potuto raggranellare duecento euro esentasse.

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  14. Stranoforte says :

    Scusate i refusi, ho le dita grosse e la tastiera del tablet ha caratteri troppo piccoli, passatemeli.

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  15. minty77 says :

    Uh, bello ‘sto seminario! Un po’ come se una commissione ministeriale indicesse un corso di giornalismo investigativo…

    Bellissimo post, Gaia. Mi sentirei di sottoscrivere ogni riga, e potrei pure tatuarmi tutto il paragrafo finale su un braccio.
    Dici che sia una specie in via d’estinzione, quella degli autonomo-pensanti? Temo pure che tu abbia ragione, ma su questo la vedo come te: sarà comunque molto divertente restare qui a guardare come va a finire.
    Lo diceva anche il Giudizio Universale di “Cuore” di marzo 1991 che quella è una delle cose per cui vale la pena vivere. Posizione 22 in classifica 😉

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  16. tibi says :

    Mi unisco agli applausi. Mi aspettavo un post incazzato nero (perdonate il francesismo, mi piace essere schietta e sciuè sciuè come diciamo a Genova), ma non di questa portata. Dico la verità, sono approdata e ho messo le radici da utente in questo blog soprattutto per come sono scritti gli articoli. Puoi parlare di tutto, anche delle più grandi cavolate, ma sono contenuti scritti con le palle si vede e c’è poco da fare. Anche una barzelletta può diventare un capolavoro, se scritta bene.
    Quindi, ricapitolando, un lit-blog deve essere amalgamato alla massa altrimenti rischia di non farsi prendere sul serio o magari vedersi cestinato un manoscritto solo per questo motivo. Ringrazio la mia parte razionale che mi ha fatto aprire un blog specificando che recensisco solo ciò che leggo e che compro di tasca mia senza legarmi a niente e nessuno e, ovviamente, senza un tornaconto.
    Torno a lavorare.

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    • Gaia Conventi says :

      Già, succede proprio così, ma devo ammettere che me lo sento dire da anni: o fai il blogger o fai lo scrittore. E se proprio vuoi fare entrambe le cose, allora devi risultare accomodante. Facile a dirsi, ma prima occorrerebbe chiedersi da che parte deve schierarsi un blogger che parla di libri: deve stare con gli editori o coi lettori? Ecco, così tutto diventa più semplice, e io sto coi lettori. Sono un lettore che sta dalla parte dei lettori, tutto il resto viene dopo e sono esclusivamente cavoli miei. Non di chi mi legge.
      Gli utenti di Giramenti e i commentAmici meritano la mia onestà e la mia schiettezza. Cose che certo non mi fanno brillare in società e non mi rendono l’ospite d’onore nei salottini libreschi. Ma, ehi!, io non sono adatta a quei posti lì, è già tanto se mangio con la forchetta!
      Però, pur restando sempre e solo cavoli miei – ogni persona ha i propri, lamentarsi sarebbe così noioso… -, ci tengo che chi passa di qui sappia che per ogni blogger che ci mette la faccia – e ci perde in simpatia ai piani alti -, ce ne sono almeno dieci che hanno deciso di vincere facile: stando dalla parte dell’editoria e tentando, spesso e volentieri, di tirarne su qualcosa. Faccenda che ieri un mio status su Facebook riassumeva così: Il lit-blogger compiacente è quel tizio che arriva a esequie in corso e pretende di salvare l’editoria morente. Dicendone un gran bene e sperando di portarsi via almeno i fiori.

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      • Daniele says :

        La cosa del fregarsi i fiori è stupenda, io questa me la tatuo sul cuore ^ ^

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      • tibi says :

        L’uno non esclude l’altro secondo me, dipende sempre dalla qualità del contenuto. Soprattutto sono due cose completamente diverse! Il primo si occupa di scrittura web, l’altro di scrittura creativa. Le cose sono davvero molto diverse, non capisco come possano andare in contrasto o essere abbinate. Scrivere su un blog richiede alcune caratteristiche (ricerca e selezione fonti, programmazione calendario editoriale, bozza, redazione, revisione, formattazione, ottica seo, gestione commenti e condivisione social). Fare lo scrittore è altro, un mondo più ampio dove per il momento sei tu, i tuoi personaggi e la tua storia. Un blogger a mio parere deve informare e fornire spunti di discussione, uno scrittore deve sapere emozionare e non è proprio da tutti.
        Questa discussione mi sta prendendo parecchio, posso linkarla sul mio blog per pubblicizzarla?

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        • Gaia Conventi says :

          Certamente sì, linkala pure, il contributo di tutti è sempre gradito.
          Per quanto riguarda il “fare lo scrittore”, ormai pare assodato che il poverino debba saper stare al mondo. Sui social.
          Che tristezza imbattersi in quei diari Facebook dove lo scrittore posta soltanto la robba sua. Che barba e che noia, e io sono una che si annoia in fretta.
          Per quanto mi riguarda, e sempre tenendo conto che io scrivo ciance e gialli da spiaggia – la roba seria alla gente seria, so riconoscere i miei limiti -, scrivere su questo blog è stata ed è una gran bella palestra. Certo un libro non si scrive così e occorre limare, e levare le troppe parolacce che qui spesso mi scappano, ma lo scambio quotidiano con gli utentAmici e la voglia di mettersi in gioco in ogni post aiutano a lasciarsi andare… e addio al terrore della pagina bianca! Poi, ribadisco, blog e romanzi sono campi assai diversi, ma dal blog mi porto in dote l’entusiasmo. E se scrivi gialli comici – le mie solite cosette, ci tengo a rimarcarlo – l’entusiasmo fa la differenza tra un lavoro concluso e uno lasciato a metà per mancanza d’ispirazione.

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          • tibi says :

            Credo di essermi spiegata male. Non sto giudicando la qualità e non mi sto riferendo a te. Sono una semplice esordiente in scrittura creativa con una forte passione e anche se fossi una professionista non mi permetterei mai di giudicare, soprattutto una persona del tuo calibro e di tutto rispetto come te. Abbi pazienza, sto morendo di caldo e ho il cervello fuso per cui mi sto esprimendo davvero male, lo so. T_T Che sia un libro giallo comico, una poesia o un romanzo storico, se scritto male c’è poco da fare. Il giallo comico non è il mio genere preferito, ma a me piace leggere comunque tutto ciò che è scritto bene e Giallo di Zucca mi arriva a Natale, finalmente. Mi piace leggere roba di qualità e se lo è anche qualcosa di fortemente comico la reputo serie perché dietro c’è passione, dedizione, impegno, lavoro ed entusiasmo 🙂 mi sa che sto andando un po’ troppo OT. Accidenti a me!

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            • Gaia Conventi says :

              No, Tibi, colpa mia: ti avevo risposto prima d’andare a pranzo. E non si dovrebbe mai commentare a pancia vuota!
              Ovviamente non ne facevo un fatto di qualità, ma certo è vero che i miei libercoli sono leggeri e ridanciani. Dunque non facciamone un fatto di qualità, limitiamoci a dire – e lo faccio io – che su carta e sul web mi muovo nella stessa direzione. Ecco perché, a conti fatti, spiegavo quanto un blog come questo mi aiuti quando mi metto a sbrogliare una trama. Poi – e qui davvero casco dalle nuvole, ops! – non darmi della professionista, se merito il rispetto di chi mi legge è perché qualche volta imbrocco un post, o perché strappo una risata. Ma questo rispetto ce lo sudiamo tutti quanti e tutti i giorni: qui lo scambio di commenti risulta sempre piacevole. Dunque gli utentAmici hanno il mio rispetto e la mia stima: non è facile tirare fuori qualcosa di intelligente commentando i miei post, spesso e volentieri dei semplici giochini a incastro.

              Concludo ringraziandoti per aver ordinato il mio libro, soprattutto perché il giallo comico, mi sembra di capire, non è il genere che preferisci. E qui mi ricollego ai blog, al fare i blogger e al farsi conoscere per come si è: se non avessi apprezzato i miei articoli, probabilmente non avresti deciso di perdere tempo con Giallo di zucca. Ecco perché, e qui mi rivolgo a chi ha deciso di aprire un lit-blog carino e compiacente, l’onestà intellettuale è la prima cosa da mettere in campo. Vendere – cari scrittori che avete un blog – non è la regola aurea della famosità, vendere arriva dopo. Dopo essersi ricavati un posticino sul web, aver messo dell’impegno nel curare un blog, aver scovato lettori così cortesi da dedicarvi tempo. I lettori, sempre loro. Per qualcuno sono l’ultima ruota del carro, per un lit-blogger sono persone con cui condividere un viaggio. Si sale, si scende, si va e si torna, ma ogni tappa deve essere piacevole: per chi scrive e per chi legge. Poi c’è chi resta, chi diventa un lettore affezionato e decide, bontà sua, di leggere il lit-blogger anche nella sua veste d’autore. Ma – caro lit-blogger che cerchi fama e la vuoi subito – i rapporti umani si costruiscono col tempo, e la generosa attenzione dei lettori bisogna guadagnarsela.

              Mi sa che sono andata così OT da aver invaso il blog del primo che passa… 😉

              *Tibi, nuovamente mi scuso se il mio precedente messaggio suonava storto o antipatico. Non era mia intenzione.

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              • tibi says :

                No no, non è risultato antipatico o storto, è che rileggendomi mi è sembrato di aver espresso dei pensieri un po’ confusi e quindi di non essermi fatta capire. 🙂
                Per il resto non ho altro da aggiungere, la tua ultima risposta è da incorniciare e la condivido in toto!

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            • minty77 says :

              sto morendo di caldo e ho il cervello fuso

              Stai morendo di caldo?!
              Dove? DOVE? Dove avviene ‘sto miracolo, rivelamelo! O_O
              Che qua pare novembre inoltrato e io guardo continuamente fuori in cortile preoccupata che i gatti mi si trasformino in pinguini (che poi in effetti quello pinguinato black&white già ci sta, e figurati, è un attimo che mi faccia la metamorfosi definitiva…).

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  17. Daniele says :

    Non ho statistiche da buttare sul piatto e i miei 10 kb di memoria non mi fanno ricordare dove l’ho letto, ma pare che i blog siano così tanti che ognuno è letto da pochi aficionados (come accade per gli scrittori esordienti :P) e che le recensioni articolate siano poco interessanti per la massa (qualunque cosa voglia dire “massa” – amici di Maria? Bimbiminkia fuori tempo massimo? Io perché amo i videogiochi?). Qua e là ho letto che c’è “la massa”, in una rece, non va oltre la lettura della valutazione in stelline etc.
    Ma se è tutto vero, perché fare un corso per bloggare più chic? Perché non fare un corso per diventare utenti facebook o anobiisti più trendy? Se proprio punti a bovinizzare il prossimo, almeno fallo in modo più efficiente e moderno, non inseguendo dei trend di dieci anni fa…

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    • Gaia Conventi says :

      Qualche anno fa si davano i blog per spacciati, i social li avrebbero abbattuti coi cannoni del “mi piace”. In realtà i blog sono tornati a nuova vita e immagino che il merito vada sì ai social – la pagina Fb di Giramenti non è nata per caso -, ma soprattutto all’idea di parlare di libri per tentare di piazzare i propri. Voglio chiarire subito che anche a me non dispiace piazzare qualche copia del mio, semplicemente ho deciso di fare satira editoriale: io scrivo così, se sei interessato al mio libro sai cosa aspettarti. Lo ribadisco perché non vorrei sembrare il cavaliere senza macchia e senza paura, sono qui ANCHE per vendere quello che scrivo. Ma non sono qui soltanto per quello, e aggiungo che spesso e volentieri scordo pure di farlo. Non posto interviste, è raro che piazzi qui recensioni alla mia roba… non voglio dire sia la furbata editoriale del secolo, semplicemente – e mi sa che è diventata una mania – sto dalla parte di chi legge. E il lettore è stufo marcio di sentirsi trattato da portatore idiota di portafoglio pieno.

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  18. Andrea says :

    Ciao Gaia.. scusa se approfitto del tuo spazio per una comunicazione riguardante instagram. Sono Andrea (@room429) del team di IgersFerrara. Notando che la tua ultima foto postata risale a parecchie settimane fa suppongo tu non abbia letto il commento che ti ho lasciato. Te lo riscrivo qui. La tua foto della rubrica FeBlackAndWhite della settimana 12 verrà esposta in una mostra fotografica che si terrà il prossimo autunno presumibilmente nel mese di dicembre. Il luogo e le modalità le stiamo decidendo proprio in questi giorni. A tal proposito per essere informata in anticipo su questo e su altri eventi che stiamo organizzando ti invito ad inviarci una mail all’indirizzo igersferrara@gmail.com comunicandoci il tuo indirizzo di posta elettronica e, se vuoi, altri contatti social. Ti ringrazio per la collaborazione e ti auguro una buona giornata.

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    • Gaia Conventi says :

      Andrea, ma che gentile! Devi scusarmi, non accedo a Instagram da diverso tempo, sono stata impegnata in un sacco di faccende.
      Ti ringrazio per avermi contattata qui, provvedo subito a farmi viva alla mail che mi hai indicato.
      Grazie ancora.

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  19. diait says :

    il docente del corso “fa lo sceneggiatore per Topolino”.
    Che – per qualche motivo -. non suona bene.

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    • Gaia Conventi says :

      Perfida! 😀

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      • minty77 says :

        Smettetela di fare le snob con gli autori di fumetti, voi due! Che spessissimo le sceneggiature dei fumetti sono meglio del 80% di quel che esce in libreria (e la scuola Disney ha formato anche Autori sopraffini) 😛

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        • Gaia Conventi says :

          Siamo siore cattivissime. Piacciamo così. 😉

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        • diait says :

          sottoscrivo, minty.
          infatti ho aggiunto quel “per qualche motivo” apposta. Perché in teoria non dovrebbe suscitare perplessità (ci vuole mestiere per firmare quelle sceneggiature).

          E’ che ho sempre in mente la battuta di una mia collega che diceva:
          “Ma chi ti credi di essere, il Gran Commissario del Club di Topolino?”

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  20. ellagadda says :

    Beh, doveva arrivare anche sta roba qui, i corsi, anzi solo adesso mi sono resa conto del fatto che non ce ne fossero, considerando tutte le varie iniziative di giornali e riviste (diventa blogger per grazia, per A, per DonnaModerna, per il Fatto Quotidiano, etc).
    Mah.
    Mi chiedo se esistano cose del genere anche per Anobii, soprattutto adesso che è della Mondadori.

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  21. ilcomizietto says :

    Cappero, oggi che mi fanno lavorare e voi chiacchierate così tanto. Ma non doveva essere domani il post?

    Vabbè. Dico la mia non richiesta:

    “Proprio oggi qualcuno mi consigliava di calmierare toni e interventi,” se non è il tuo avvocato a dirtelo, mettiti comoda: il mondo va per il verso giusto.

    320€ per imparare a scrivere su un blog, mi sembra come pagare 262 euro per andare a raccogliere le olive da Sting. Troppo poco. Se sei così gonzo, devi pagare di più. Almeno il doppio. È giusto che ti spennino.

    Poiché il successo spesso porta merda (spammer, stalker e troll) io farei un corso per NON avere seguaci, specialmente quelli fastidiosi.

    Comunque i blog di successo organizzati a tavolino si vedono. Ammazzano dalla noia e non organizzano pranzi in giro per l’Italia. 🙂

    Stai su, Gaia!

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    • diait says :

      ottimo il paragone con le olive di Sting!

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    • Gaia Conventi says :

      In realtà quello di oggi è un post a sorpresa, è che proprio mi scappava di scriverlo. Quindi domani saremo di nuovo in onda, e il venerdì è sempre giorno di tramisti.
      Ci tengo poi a precisare che il consiglio a calmierare la verve non era del mio avvocato, consigli così li ricevo spesso. Ma mai da lui.
      Ho apprezzato il paragone con la raccolta delle olive vip, ci sta, ci sta tutta! E ormai una cosa la diamo per certa: i polli vanno spennati. Triste ma vero.
      Vero anche che i blog si portano appresso diversi fastidi, tutti in forma umana e sempre dotati di tastiera. Il rimedio esiste, lo so per esperienza. Non dico altro perché detesto sciupare le sorprese.
      E per quanto riguarda i blog studiati a tavolino, non riuscirei a mettere insieme un tavolino Ikea nemmeno con le istruzioni. Fossero pure quelle facilitate. Dunque questo blog va avanti un po’ come capita, tra un pranzo e l’altro. A dire il vero mi pare che i pranzi siano l’unica faccenda organizzata con cura, il resto va come deve andare. Conto sempre sul vostro aiuto e i vostri interventi. Sì, insomma, vi sfrutto. 😉

      Ciao tesoro, ci vediamo al pranzo di Natale. Attendo il menù e poi comincio a far girare l’invito.

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    • impossiball says :

      Poiché il successo spesso porta merda (spammer, stalker e troll) io farei un corso per NON avere seguaci, specialmente quelli fastidiosi.

      Volevo risponderti “saresti un ottimo docente” ma poi ho preferito non farlo perchè mi sembrava troppo crudele 😀

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  22. diait says :

    secondo me questi corsi (ce ne sono infiniti e per tutte le tasche) sono un’occasione per la gente di uscire di casa e incontrare persone in carne e ossa. Come il corso di zumba (per cinquantenni agguerrite) o di posturale (per i più anziani).

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