“Canone inverso” di Paolo Maurensig.


Canone inverso è un bel libro, diciamolo subito così ci leviamo il pensiero. Però, dopo aver letto La variante di Lüneburg – la recensione è qui – ti accorgi che le due vicende sono ideate allo stesso modo. La variante è precedente al Canone e i due libri vedono la luce a tre anni di distanza: la somiglianza li dice parenti stretti. Nella Variante avevamo gli scacchi, nel Canone c’è la musica; nel Canone il click – l’ingranaggio che fa partire la giostra – è un violino – particolarissimo e riconoscibile –, mentre nella Variante quel click è la variante stessa, la mossa geniale del superbo giocatore di scacchi. Dunque, la mossa di scacchi ideata dal tizio che compare nel lungo flashback – elemento portante della Variante di Lüneburg – è come il violino che ricompare allo stesso modo nel libro successivo, Canone inverso. Libro che, e lo ribadisco con assoluta fermezza, si fa leggere con ingordigia. Ma gli ho preferito la Variante, forse perché lì il gioco di prestigio era alla sua prima apparizione, dopo – in Canone inverso – lo riconosci e un pochino ti scoccia. Ti scoccia che Maurensig lo usi nuovamente, forse sperando che i suoi lettori non godano di buona memoria. Ora, sia detto, Coe – qui il tag – scrive i suoi libri con un meccanismo ormai collaudato, per non dire di Lansdale – ecco il tag – che non manca d’infilare nei suoi libri condizioni atmosferiche da tempodemmerda, o di Vitali che ormai fa i romanzi con lo stampo da budino… Insomma, scovati gli ingredienti e stabilito come vanno rimescolati, ogni grande autore sembra avere la propria ricetta. E devo ammettere che con Lansdale ci ho fatto il callo, soprattutto se mi ritrovo a passare il tempo con Hap & Leonard. Ma, vi confesso, questo riproporsi di Maurensig mi ha un po’ infastidita. Perché Maurensig scrive davvero bene. Che scriva di scacchi o di musica, sa imbambolarti così tanto che lo leggeresti fino a farti cadere le cornee. Però, sì, ecco… leggere due libri di Maurensig e scoprire che si assomigliano così tanto, mi ha lasciata perplessa. Dunque ne leggerò un terzo, se anche lì lo schema resterà tale e quale, dovrò pensare che gli stampini vanno alla grande. Con mio sommo disappunto. Canone inverso, comunque sia e per quante pippe io possa farmi – sono un lettore fetente! – resta un bel giallo. La fine non mi ha convinta e mi ha lasciata interdetta come le barzellette non propriamente riuscite, ma, ehi!, io sono davvero un lettore malmostoso.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

17 responses to ““Canone inverso” di Paolo Maurensig.”

  1. graziabelli says :

    Ho avuto modo di parlare direttamente con Maurensig del Canone e della Variante (io personalmente preferisco il Canone, ma forse perché sono una patitia del Canone Cancrizzante di J.S. Bach), e lui ha ammesso che condividono il meccanismo narrativo. D’altra parte lui è un grande appassionato sia di musica sia di scacchi. Per quanto ne so, l’esperimento è finito lì, anche se di scacchi ha riparlato nel racconto lungo L’ultima traversa (bello). Per il prosieguo delle tue letture mi sento di sconsigliarti Venere lesa, che, per quanto io ami molto la scrittura di quest’uomo assai antipatico, trovo una pazzesca rottura di palle.

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  2. ilcomizietto says :

    Solo tu riesci a fare una stroncatura che non lo è. O viceversa. 🙂

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  3. sandra says :

    In quegli anni i successi, e il sior cognome-impossibile lo fu, erano abbastanza una garanzia, mica come oggi…

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    • Gaia Conventi says :

      Questa faccenda del Maurensig che ricicla le sue furbate… mmm, mi piace poco.
      Però, e non mi stancherò mai di dirlo, sono un lettore rompiballe.

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      • Daniele says :

        Scrivere con una formula, senza inserire delle varianti, porta a costruire storie troppo simili tra loro – vale anche per i film (pensiamo alla Disney) e i fumetti, i videogiochi, le canzoni…
        La formula è rassicurante, ma perché pagare due volte per avere la stessa cosa?

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        • Gaia Conventi says :

          Questa è una bella domanda. E io ci sono proprio rimasta male quando ho capito che perni e pulegge avrebbero dato un risultato simile a quello già visto.
          Già visto e molto apprezzato, aggiungo. Mi sono sentita un pochino gabbata dall’autore.

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  4. lisamarini2012 says :

    Gaia, lo sai che pensando a Mauresing mi hai tolto ancora una volta le parole dalla tastiera? Ho letto i due libri a distanza ravvicinata e ho pensato la stessa cosa. Ma poiché entrambi mi sono piaciuti così tanto che, arrivata all’ultima riga, ne avrei voluto ancora, non sono stata troppo a riflettere sulle cuginanze. Comunque devo dire che per gli autori, anche per quelli che non scrivono romanzi seriali ma solo roba di qualità, non è facile inventare formule nuove a ogni libro. Prima di tutto perché sarebbe come uscire da sé stessi, dalla propria testa, dalle proprie esperienze e poi perché quando un libro non solo è bello ma piace al pubblico, e come sai le due ciose non vanno quasi mai a braccetto, l’editore VUOLE il bis.

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    • Gaia Conventi says :

      Direi che hai perfettamente ragione. Il bis è richiesto e non è detto che nel replicare ci sia malizia. Da parte dell’autore, almeno.
      Fossi stata un lettore meno antipatico, avrei sorvolato. Ma sono un lettore antipatico, e come blogger sono pure peggio, quindi dovevo proprio dirlo.
      Però, come raccontavo, il libro mi è piaciuto. Non quanto il fratello maggiore, ma certamente “Canone inverso” resta un bel leggere. Il finale… mumble mumble… va in calando, mettiamola così. Ma io non sono di quelli che su aNobii vogliono regalare mezze stelline, dunque il libro è bello ma l’altro era meglio. A mio avviso, ovviamente.
      Potrei sbagliarmi, ma tanto siamo tra amici, possiamo dire di tutto. 🙂

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  1. “Vukovlad” di Paolo Maurensig. | giramenti - 7 gennaio 2015
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