“Crimini letterari” di Charles Nodier.

Non so dirvi come sia inciampata in questo volume. Forse per via del titolo, per il formato, la copertina… Dovete ammettere che il titolo è ammiccante e la copertina è elegantissima, il formato – 11×16,5×1 cm – lo rende comodo da esibire in sala d’aspetto o sui mezzi pubblici e fa di un lettore un lettore figo. O almeno così immagino, l’ho letto prima d’andare a nanna e non avevo una vasta platea ad applaudirmi. I miei gatti, come al solito, se ne fregano di quello che leggo. A loro basta ci sia una mano libera a grattargli la panza.

Il libro esce nel 2010 per la :duepunti edizioni, con traduzione di Andrea L. Carbone. Il testo originale è del 1812. Nell’Avvertenza a pagina 9, il traduttore – in compagnia di altre due sigle, due tizi che fanno i misteriosi – spiega che «la Repubblica delle lettere è fatta soprattutto di criminali, perché anche il più originale degli autori ruba: fa man bassa dell’immaginario condiviso e se ne appropria, riscrive sempre ciò che non ricorda più di aver letto, ridice sempre ciò che non ricorda più di aver udito, dispone dell’altrui come se fosse suo. Ed è suo, ma non gli appartiene». Poi, dopo questa cortese premessa, ci viene svelato che l’autore – Charles Nodier – aveva la stessa pessima abitudine di cui va cianciando in queste 98 pagine: «Sarebbe sufficiente ricordare come la sua ispirazione, sin dagli esordi letterari, indulga spesso nel ricalcare modi e temi dei suoi scrittori preferiti» (pagina 10). E qui mi si è spento l’ormone.
La mia prima intenzione era prendere il libercolo e farne coriandoli, ché dare retta a un plagiario che sputa sentenze sui suoi simili è come dare il “mi piace” alla pagina Facebook di Raffaella Parvolo e crederle quando asserisce d’essere la sosia di Raffaella Fico. Ora, sia detto, sono una grande fan della Parvolo e l’ho messa nel mio personale Pantheon di miti e mitomani, ma da qui a prenderla seriamente sul serio

Crimini letterari è un libro piccino e noioso, ma pedante rende meglio l’idea. Probabilmente la colpa è dell’età, o del fatto che il tizio è francese. Io non amo i francesi. Non sempre, almeno; ma quasi mai risulta più corretto. Se siete incappati nella serie Delitti in paradiso potete facilmente intuire il mio atteggiamento nei confronti dei cugini d’oltralpe. E non do la colpa ai francesi, ma del resto non è colpa mia se loro hanno questo fare così francese.
Non so dirvi se la traduzione avrebbe potuto migliorare in qualche modo il mio approccio al volumetto, e pensare che il testo è stato pure rimaneggiato per risultare più fruibile. Certamente tradurlo in maniera diversa l’avrebbe snaturato, e poi io di traduzioni non ne so una beata mischia e quindi nemmeno mi metto a dare consigli. Diciamo che mi piaceva il titolo e mi piaceva il formato, la cura nell’edizione, la bella copertina… quello che ci sta dentro non fa per me, e ammetto senza problemi d’essere poco adatta a leggere saggi che ti spiattellano, uno via l’altro, Platone, Virgilio, Corneille, Racine e Fénelon. Poco adatta anche a perdere una paio di diottrie per leggere una biografia (da pagina 101 a pagina 103) che richiede l’uso della lente d’ingrandimento.

Ma se vi interessa sapere cosa racconta questo libro, allora potete fare un salto qui e qui. Io nel frattempo vado a farmi una cooltura sulla pagina Facebook della Parvolo.

AGGIORNAMENTO

Dopo aver scritto questo post mi sono imbattuta nel «capitolo introduttivo del saggio che Luigi Mascheroni sta scrivendo sul plagio letterario e giornalistico, e che sarà pubblicato nella primavera del prossimo anno». Lo trovate qui.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

23 responses to ““Crimini letterari” di Charles Nodier.”

  1. Daniele says :

    La copertina è davvero carina e divertente, ma il traduttore, con quell’avvertenza, se la tira un botto. Pretenzioso come Marzullo!

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  2. lisamarini2012 says :

    Gaia cara, trovo non pubblicate un autore sputtanandolo nella prefazione sia da imbecilli. Conosco gli scritti di Charles Nodier essendomi occupata di lui per la pubblicazione del suo La fata delle briciole che ti consiglio. Non è affatto un ladro di testi altrui. Era un bibliotecario come Borges che lo ha apprezzato. Era un visionario stralunato ma geniale e molto colto che fra un assenzio e l’altro scriveva storie fra il fantastico e il filosofico. Lui sosteneva che ci legge molto non può, anche se si impegna a fondo, scrivete nulla che sia veramente frutto del proprio pensiero perché l’esperienza umana non è iinfinita. Quanto al libro di Potoki non può averlo copiato perché è posteriore.p

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Lisa, qui l’esperta sei tu. Se mi dici che il sior Nodier non è quel copione che la prefazione di “Crimini letterari” lascia intendere, allora devo aver capito male. O la prefazione si è spiegata male. Insomma, il virgolettato è pari pari, dunque lascio a te stabilire dove sta l’inghippo. 🙂

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      • Adele Marini says :

        Nodier è padre fondatore del Romanticismo. Accademico di Francia e grande critico letterario. Ha scritto libri ai quali hanno atttinto in molti: italiani e stranieri, fra cui Dumas che frequentava il suo circolo letterario.Non era un copione qualsiasi. Tengo a precisare queste cose perché il traduttore e l’editore sarebbero stati tenuti a saperle prima di dare il via alla pubblicazione con stroncatura preventiva. La sua prosa non è facile nè scorrevole ma è ricca e immaginifica. Posso figurarmi il massacro che avranno fatto traducendo.

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        • Gaia Conventi says :

          Tutti i meriti del sior Nodier sono riassunti nella sua biografia – da pagina 101 a pagina 103 -, quella a carattere 6, forse meno.
          Dall’Avvertenza (pagina 10): «Nodier, figlio di un magistrato, si fa giudice dei vizi altrui, ma in realtà ha l’animo del criminale». Insomma, non gli fanno una bella pubblicità.
          Detto questo, non posso affermare che la traduzione non sia all’altezza. Posso solo dire, da lettore medio, che il libro è una pizza.

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    • minty77 says :

      Quanto al libro di Potoki non può averlo copiato perché è posteriore.p

      No, aspè. Io di ‘sta roba non so nulla e non sono un’esperta, ma leggendo qui e là tra Wikipedia e i link segnalati da Gaia, vedo che il Manoscritto trovato a Saragozza di Potocki risale al 1805-1813 o 1814, mentre il racconto di Nodier ‘incriminato’ (Les aventures de thibaud de la jacquière) dovrebbe essere del 1822. Quindi forse coi tempi ci saremmo, no?

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      • Adele Marini says :

        Sì, è vero, minty77. Il mio è stato un lapsus. Potrebbe essere. In teoria, con i tempi ci si starebbe. Ma è più facile che il conte Potocki abbia fatto il contrario. Perché Nodier era famoso. Scriveva tantissimo e non aveva bisogno di rubacchiare. Potocki era uno sconosciuto che aveva bisogno di accreditarsi presso i circoli culturali di Parigi. Con ogni probabilità i due si sono conosciuti perché Nodier ne teneva uno molto frequentato. Il manoscritto trovato a saragozza (ho l’edizione do Adelphi) è un romanzo oggi ritenuto bellissimo e complesso ma all’epoca scarsamente apprezzato. Il fatto che Nodier abbia scritto Questions de litterature légale nel 1822, dopo che il libro di Potocki aveva avuto il tempo di affermarsi, mentre il suo autore nel frattempo era morto, potrebbe essere un indizio.Sta di fatto che nei due secoli nessuno, a parte il traduttore di Crimini letterari, ha mai accusato Nodier di scopiazzare.

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        • minty77 says :

          a parte il traduttore di Crimini letterari, ha mai accusato Nodier di scopiazzare.

          Ammetto che ‘sta cosa comincia ad affascinarmi. E’ davvero un bell’enigma!
          Se cerco con Google “Nodier” e “Manoscritto trovato a Saragozza”, salta fuori questo libro di Google Books in cui si accenna alla stessa “imitazione”:

          http://tinyurl.com/mntgxma

          Il libro in questione è scritto da tre tizi, e sarebbe interessante scoprire se le loro iniziali corrispondono alle sigle misteriose di coloro che hanno collaborato all’Avvertenza su “Crimini letterari”…

          Comunque anche Mascheroni pare sposare la tesi del Nodier plagiaro, e altre testimonianze si trovano in internet su questo fatto, in contesti che parlano di Potocki in modi specialistici (peraltro sembra Nodier fosse in buona compagnia, stante anche Washington Irving fra i plagiatori del Manoscritto °_°).
          Insomma, forse il traduttore di “Crimini letterari” non è l’unico accusatore di Nodier.
          Io a questo punto non so più a chi credere… XD

          (E tu, ti chiamerai Lisa o Adele? Ah, i misteri del web! O_O)

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          • minty77 says :

            P.S.: Anzi, direi che ‘sta cosa dei plagi del Manoscritto a opera di Nodier e di altri è piuttosto risaputa in ambito accademico, e da decine d’anni.
            Dove starà la verità?
            C’è di che scomodare Sherlock Holmes! °_°

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          • Gaia Conventi says :

            I firmatari dell’Avvertenza sono: ALC, GS e RS.
            ALC è Andrea L. Carbone, GS è Giuseppe Schifani e RS è Roberto Speziale (alias la redazione della casa editrice, ma ALC è anche il traduttore del libro).

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            • lisamarini2012 says :

              Io non sono la pronipote di Nodier. Non ho inteteressi a difenderne la memoria. Però a differenza di tanti (e forse anche degli insigni firmatari della prefazione e della traduzione) ho letto parecchie cose sue e penso che non avesse interesse a copiare alcunché. E’ stato un accademico di Francia vale a dire una delle massime autorità letterarie del mondo occidentale colto. Non so se ha copiato Potocki o viceversa. Se anche l’avesse fatto questo non rende meno imbecille la pubblicazione di una sua opera con la stroncatura incorporata.
              Amen

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              • Gaia Conventi says :

                Non posso darti torto, è la prima volta che mi ritrovo la stroncatura già imbastita. 😉

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                • rospe says :

                  Quello che non mi sembra essere passato dalla nostra “Avvertenza” (certamente colpa nostra) è che nessuno pensava dovesse suonare come una stroncatura (e mi permetto ancora di credere che non lo sia).

                  Riprendere dallo stesso Nodier gli elementi per discutere dei crimini della “Repubblica delle Lettere” (espressione sua) è un invito ai lettori a riflettere su quali siano i reali crimini in letteratura: il plagio lo è senz’altro, la reinvenzione o meglio libera ispirazione no.

                  Ad ogni modo sono felice che un testo difficile (dal punto di vista editoriale certamente lo è, e pochi si sarebbero avventurati tra le centinaia di pagine dell’originale senza un reale interesse per l’Autore) abbia acceso la vostra curiosità quanto basta almeno per una “stroncatura”, che nella Repubblica dei Lettori è sempre un diritto.

                  :rs

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            • rospe says :

              Per vecchia abitudine – non per sfruttare l’anonimato per declinare responsabilità – i testi di :duepunti, scritti a tre mani, li sigliamo soltanto: ALC è Andrea Libero Carbone, GS è Giuseppe Schifani, RS Roberto Speziale

              :rs

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        • rospe says :

          Mi permetto di obiettare, e di ribadire, che la storia dei plagi e delle strane riedizioni come originali, di Nodier oltre ad essere nota nulla tolglie all’Autore (anzi a me l’ha reso più intrigante, data la vertigine provata nel riscontrare spirito da censore in un plagiatore). La storia delle fortune editoriali del “Manoscritto ritrovato a Saragozza” è molto complessa, al punto che la prima edizione che ne restituisce integralità e rigore filologico è del 1956. Sul plagio in questione non esiste dubbio (anche l’edizione Adelphi ne dà notizia).

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    • rospe says :

      Sì, confermo e condivido il giudizio su Nodier autore e bibliofilo di prima grandezza. I suoi “furti” letterari vantano una discreta quanto attendibile letteratura. Sul caso riportato della copia conforme di una delle avventure del “Manoscritto ritrovato a Saragozza” ne ha scritto in modo non sospetto Roger Caillois, curatore dell’edizione di riferimento dell’opera di Jan Potocki.

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  3. diait says :

    che telenovela!

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  4. moloch981 says :

    No, scusate un attimo, la discussione è interessante e mi spiace inserirmi con un commento che non c’entra assolutamente nulla… ma non ho capito il riferimento a “Delitti in paradiso”. Quindi la sconsigli? È brutta? L’ho incrociata un po’ di volte facendo zapping e mi sembrava carina, la stavo prendendo in considerazione… Grazie!

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    • Gaia Conventi says :

      No, “Delitti in paradiso” è una serie carina. Ottimi i dialoghi.
      Dicevo che in quella serie si fanno battute sui francesi, che io non amo. E nemmeno il protagonista di “Delitti in paradiso” ne va matto. Quindi la serie è assolutamente da vedere, e non solo per le gag di cui dicevo. 😉

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