“L’isola nello spazio” di Osman Lins.

Un bel racconto, giallo ma anche no, visionario quanto basta ma con un finale affrettato e privo di mordente. Lo chiamo racconto e non romanzo perché L’isola nello spazio riempie 42 pagine nel formato Sellerio (a occhio e croce il libercolo è spesso mezzo centimetro).

Uscito nel 2000 – l’originale è del 1964 –, curato e tradotto da Angelo Morino, il racconto di Lins ricorda Buzzati, Poe e il Mattia Pascal. Ce lo fa presente anche Morino nella parte finale del volume. In tredici pagine – tredici per spiegarne quarantadue – fa un lungo riassunto, con tanto di citazioni della vicenda… vuoi mai ci fossimo distratti in quelle quarantadue pagine. È cosa che un pochino, e lo dico da lettore, fa sentire stupidi. Però Angelo Morino è scomparso prematuramente e non me la sento di dirne male, anche perché il corposo intervento serve a giustificarne la qualifica di curatore. Hai voglia a curare quarantadue pagine!
Sellerio deve aver pensato occorresse fare una piccola operazione d’ingrassamento del testo per poterlo vendere a sei euro. Io l’ho comprato in sconto al cinquanta percento, non mi stupisce averlo scovato tra i remainders. Per sei euro non ne valeva la pena.

Però il racconto è bello e mi ha intrigata per diverse pagine, diverse di quelle quarantadue, ribadisco. L’atmosfera triste e lugubre dell’Edificio Capibaribe, gli inquilini che muoiono nel sonno, i sopravvissuti – a chi, a cosa? – che fuggono dai loro appartamenti… e lui, Arantes Marinho, resta. Si libera – non tutti i mali vengono per nuocere – della moglie stronza e delle figliolette rompicoglioni, che vanno a stare da amici e parenti. Peccato, però, che si liberi pure del resto del vicinato, e comincia a dare per certo d’essere il prossimo – la concorrenza è scappata per tempo – a dover morire di quella strana malattia che sembra aver stregato il Capibaribe.
Nella seconda parte della vicenda il soprannaturale prende piede, la Morte assume le sembianze dell’entità invisibile che accende luci negli appartamenti abbandonati e usa l’ascensore. Poi arriva la sorpresa: il nostro Arantes – ha una famiglia veramente odiosa, tenetelo presente – decide di sparire. Di prendere la palla al balzo e darsi una nuova opportunità e una nuova vita.
Ma il mistero di quelle morti resta, e verrà risolto in mezza pagina. Si poteva fare meglio, sempre che Osman Lins non avesse la pentola sul fuoco.

Questo, quindi, è uno di quei libercoletti – libercolo sarebbe eccessivo visto il numero di pagine – che sta a cavallo tra i “Libri sì” e i “Libri no”. Il racconto è piacevole e ricorda un sacco d’altri racconti piacevoli, però è breve e non giustifica l’essere finito in un volume Sellerio venduto a sei euro. Allora mettiamo L’isola nello spazio tra i “Libri sì” e spernacchiamo sonoramente Sellerio. Ecco, direi che così dovrebbe andare bene.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

8 responses to ““L’isola nello spazio” di Osman Lins.”

  1. sandra says :

    Allora Gaia, ti vuoi decidere a fare la rubrica “libri nì”? Perchè uno parte dal titolo “libri sì” e si dispone in un certo modo, poi scivola nell’insomma-insomma e non dico che rimanga deluso, questo no, ma destabilizzato.
    Bacione 😀 ah Buon 8bre!

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  2. Daniele says :

    Sei euro per 42 pagine: non vorrei farne una questione di “materiali” ma se non è un libro che ti cambia la vita, è un po’ troppo. Forse l’editore avrebbe dovuto creare un’antologia, piuttosto che vendere un racconto breve a quel prezzo

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