“Il Libraio” di settembre 2014

Ricevere Il Libraio – in carta e ossa – è sempre una festa. Anche perché il Gruppo editoriale Mauri Spagnol, continuando a inviarmi la rivista, si dimostra assai sportivo.

Dall’editoriale del sior Mauri apprendo diverse cose interessanti: «Il maltempo ha rovinato i bagni, ma non le vacanze di chi ama leggere», ovviamente mi ero già fatta il film di una terribile inondazione nei servizi di tutta Italia, con onde anomale nella vasca e scrosci di doccia sui teli di spugna. Non è così, non sono quei bagni, tocca sempre spiegarvi tutto.

Imparo poi che esiste «la tavolozza della suspense» da completare a forza di thriller, e che «Alcuni sembrano credere che i libri crescano sugli alberi, che non ci sia bisogno degli editori», anche se poi «in cima alle classifiche i lettori mandano sempre [i libri scelti dagli] editori». Vuoi mai che sia per una questione di soldi investiti in promozione, vuoi mai che i selfisti non abbiano la stessa spinta… Sia come sia, e siamo ancora all’editoriale, vengo a sapere che tutti – o così pare – «Da tempo sognavamo un libro dello schivo Giancarlo Giannini, che alla fine ci ha regalato la sua intera vita e una ricetta indimenticabile per la pasta al pesto, nella quale riverbera il suo senso dell’esistenza». Dunque sono indecisa, leggo la biografia o sfoglio il ricettario? Non ditemi che trovo tutto sotto la stessa copertina! Ah, geGNi del marketing, ancora una volta mi avete ingolosita.
Apprendo infine che «l’appassionato e illuminato» libro di Vito Mancuso insegna all’universo che «l’amore spirituale e sentimentale non è completo senza quello fisico, e viceversa». Me ne compiaccio, ma credo che gli Harmony sostengano da tempo la stessa teoria.

Stabilito questo, eccoci agli spottoni editoriali di settembre. Cominciamo coi bestseller: non mancano mai, stanno bene su tutto e completano qualunque tipo d’arredamento. Un po’ come i fiori freschi sui loculi.

Magia, segreto e bestseller. Completate con una scorzetta di limone e servite freddo.

Accessibile a tutti, tema universale. Piacerà anche alle vostre nonne, se sono ancora vive.

I bestseller tornano sempre, come i peperoni.

Adesso è un super bestseller, ampliato e soppalcato.

La passione ci appassiona, il bestseller è certo.

Il bestseller dove lo metti ci sta, è come l’aceto balsamico.

Se poi non è un bestseller, sarà almeno un caso editoriale. Almeno quello, ecchecaspita!

Un caso editoriale mondiale. Anche in Ghana, tanto per capirci.

Restiamo in tema di larghi orizzonti e parliamo di classifiche.

Tutte, indistintamente.

Anche in Spagna le classifiche non vanno tanto per il sottile: una per tutte e tutte per ‘sto libro.

Ovviamente per finire in testa a tutte le classifiche, fosse pure quella del miglior fritto misto di Viggiù, occorre essere dei fenomeni.
Servono i fenomeni? Abbiamo anche quelli!

Il romanzo-evento di un autore fenomeno. Dirlo bravo pareva poco.

Vuoi che non sia un fenomeno? Lo è, ma non si scomodano a scriverlo.

Leggenda vivente e scrivente.

Con ricetta di pasta al pesto.

Chissà che ne pensa della pasta al pesto…
Be’, non lo sappiamo, ma sappiamo che il web sa, il web sa tutto. E dal web alla carta stampata il passo è brevissimo.

Ci lamentiamo se i giovani virgulti passano troppo tempo online, ma poi andiamo online e andiamo giù di testa per il video che ci spiega come dire ai nostri figli di non passare troppo tempo in rete. Non fa una piega.

Veniamo quindi al momento del “questo mi ricorda quello”.

L’importante è giocarsi il titolo giusto al momento giusto.

Passiamo poi agli spottini, gli spottoni in sordina.

In omaggio un assegno in bianco.

E ritrovare il gemello di quel calzino che, solo soletto, soffre moltissimo.

Risulta più pratico ammazzare il vicino di casa. Si parlerà comunque di voi, statene certi.

E passiamo alle cose che proprio occorre sapere.

Potete insultarlo nei commenti.

Lo sospettavo.

Un tipetto da tramortire a colpi di salama da sugo.

Ora mi spiego la sua precarietà.

E non ci sono più le mezze stagioni.

Ci arrendiamo!

Una di quelle notizie che ti predispongono al sorriso.

Sedotti e abbonati, a Il Libraio.

Anche quando chiude.

Andiamo quindi all’angolo dei complimenti.

Se glielo insegni, fa pure il caffè.

La Munro tentava di dire qualcosa d’intelligente, deve essersi distratta sul più bello.

Ecco, sì, ma senza esagerare.

Così, tanto per non dirne troppo bene.

Io non sopporto Glenn Cooper, nemmeno quando incensa i colleghi.

Anche il buon King non lesina con lo zucchero.

D’Orrico è inarrivabile.

Ci staremo attenti.

E non sono i biscotti Plasmon.

Questo è come l’uscite gratis di prigione, chi lo pesca lo pesca.

Più o meno come una batteria da cucina.

Anche il mio gatto, ma lui non scrive.

Potrebbe non essere un complimento.

Passiamo quindi al mondo, nominarlo fa sempre la sua porca figura.

Ovviamente il mondo non può smentire.

Immancabile anche la passione per i numeri, eccoci al lotto del più letto.

Con numeri del genere, non si capisce di che si lamenti l’editoria italiana.

Restiamo in Italia coi più amati.

Ebbene sì, in Italia si legge parecchio. E pensare che gli editori si lamentano, tzè!

Spazio alla sezione coppe e medaglie!

Per fortuna non tutti i concorsi ti fanno vincere un posto nell’antologia condominiale.

Abbiamo detto tutti? Ok, allora andiamo con tutti.

E quasi tutto e tutti… tutti in una sola pagina.

L’immagine è tutta cliccabile.

Terminiamo questa lunga carrellata con l’angolo del “qualcosa bisognava pur dire”.

Perché, appunto, qualcosa bisognava pur dire.

Due edizioni in tre giorni. Dite di sì e fingete di crederci.

Finiamo in bellezza col concorsone!

Mandate le vostre foto avventurose e «una giuria composta da rappresentanti di Longanesi e Famiglia Cristiana» deciderà chi far andare al museo egizio con Wilbur Smith. Uno di quei concorsi davvero allegri, si rischia persino «la pubblicazione sul sito di Famiglia Cristiana».

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

20 responses to ““Il Libraio” di settembre 2014”

  1. sandra says :

    Temo di aver hisogno dei consigli su cosa portare in tavola dopo la scofanata di allegro baccalà e il giro alla distilleria 😀 😀 😀 😀 😀 😀 (una faccina non bastava!!)

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  2. LFK says :

    Tra tutto mi sconvolge una cosa: l’autobiografia di Violetta. In che senso “auto”? Violetta è un personaggio televisivo, praticamente è come se avessero scritto “L’autobiografia di Topolino”.
    Il resto… ma dai, perché no? 😛

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  3. Daniele says :

    Davvero tanta roba da comentare XD meraviglia! Diro solo che prima di mr. Selfridge, inventore dello shopping, nessuno faceva la spesa. Non ha avuto il Nobel per l’economia solo perché la sua invenzione ha permesso la nascita di Sex and the City, doveva pagarla!

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  4. ilcomizietto says :

    24 milioni di copie vendute in tutta Italia, significa che ogni lettore italiano deve avere la sua copia. Gli altri non leggono. Che libro è? La Bibbia o i Promessi Sposi? Forse la Divina Commedia? (Ne ho 4 edizioni, dovrei fare media anche con chi ha usato il bigino a scuola.)

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    • Gaia Conventi says :

      È che gli editori non sanno decidersi: meglio il fascettismo che racconta le millemillanta copie o la lamentazione dell’editoria in crisi?
      Hanno risolto lamentandosi a giorni alterni.

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  5. Alessandro C. says :

    Avrebbero potuto piazzare Mastrota in copertina 😀

    Non so voi, ma quando leggo il termine “bestseller” in genere non compro il libro.

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  6. minty77 says :

    Questi tuoi post mi fanno capire che devo avere nel cervello un filtro anti-rumenta parecchio attivo: solo quando rileggo certe pu**anate sul tuo blog mi rendo conto che sì, forse, può darsi mi ci sia caduto l’occhio qualche giorno prima sfogliando la mia copia de “Il Libraio”. Ma il 90% di esse mi sorprendono genuinamente, quindi o il mio occhio s’è specializzato nel saltare automaticamente gli strilli scemi della rivista (?), o i miei neuroni fanno lo “Sposta nel cestino” automatico appena ho finito di leggere simili perle… °_°

    Credo che sbandierare l’autobiografia di Violetta sia un modo ingannevole di spacciare l’autobiografia dell’attrice che la interpreta: mi sono soffermata a leggere, perché anche a me il concetto appariva parecchio strambo. Ma è stramba anche l’idea che una tipa di 17 anni abbia qualcosa da raccontare in un’autobiografia. Che poi, che ha 17 anni lo scopro ora, perché dalla faccia che porta in giro gliene davo minimo 10 di più. Qualcuno dovrebbe avvisarla.

    Con numeri del genere, non si capisce di che si lamenti l’editoria italiana.

    Questo è il mistero che dovrà indagare il protagonista del prossimo romanzo di Glenn Cooper!

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    • Gaia Conventi says :

      Tu sei fortunata, io non stacco mai: quando vedo del fascettismo e dello spottismo editoriale, devo farlo presente o mi piglia il mal di stomaco.
      E capisco che i libri si devono vendere, ma venderli come fossero saponette e collant… boh, non mi sembra il metodo migliore. Forse Il Libraio è dedicato ai lettori della domenica, personcine che hanno bisogno di consigli da supermarket. A quel punto, quindi, non escludo che questo sia il metodo d’adescamento più adatto. Ma non puoi pretendere che il lettore della domenica diventi il lettore di tutta la settimana se gli vendi questo e quello alla stessa maniera, con gli stessi complimenti e lanci iperbolici. Poi il tizio, letto questo e letto quello e vedendoci qualche differenza, una domanda se la fa. E comincia a sorbirsi fascettismo e spottoni con occhio più attento.
      Insomma, lo freghi una volta e poi quello comincia a farci caso. Se ha la lingua lunga, ci scrive pure dei post.
      Se, invece, Il Libraio è dedicato a noi che leggiamo, leggiamo sempre, leggiamo online, leggiamo su carta e leggiamo fino ad ammalarci… be’, allora cala le esche sbagliate.
      Poi, sia detto, io non lavoro in editoria, mi limito a leggere. Tanto. Però qualche idea in merito me la sono fatta, ecco. Non è possibile che un libro sia sempre il meglio del meglio, meglio degli altri, che sono comunque meglio di altri ancora. Se la realtà fosse questa, le librerie sarebbero zeppe di romanzi fantastici. Invece a farla da padrone sono i libridemmerda.

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      • minty77 says :

        Tu sei fortunata, io non stacco mai: quando vedo del fascettismo e dello spottismo editoriale, devo farlo presente o mi piglia il mal di stomaco. […] Non è possibile che un libro sia sempre il meglio del meglio, meglio degli altri, che sono comunque meglio di altri ancora.

        Ci ho riflettuto, e sai che c’è? C’è che io mi sono forgiata per anni leggendo i cataloghi promozionali dei distributori di fumetti. Quelli per cui ogni pubblicazione che presentano è meravigliosa, stupenda, fotonica, successo annunciato, ecc. E troppe sòle ho visto invece pubblicare, al posto delle meraviglie promesse.
        Solo che, se il Libraio propone una selezione di libri editi da un singolo gruppo editoriale, un catalogo distributivo di fumetti facilmente fa la rassegna delle uscite di decine di editori diversi, e già a leggerlo con un minimo di criterio ‘scrematorio’, ma attentamente (ché l’editoria fumettosa è una palude, e ci vuol niente a perderti questo o quello nella broda generale) porta via il suo bel tempo: se ci si soffermasse pure sulle ‘scorie da marketing’, il mese lo passeresti lì sopra, invece che a leggere davvero ciò che da lì scegli di ordinare.
        Perciò sì, ormai sono assuefatta allo strillo editoriale bugiardo e gonfiato, lo do, ahimé, per scontato e ho imparato a ignorarlo/non-vederlo e a passare oltre. Per pura questione di sopravvivenza, credo.
        Mi servono i tuoi post per focalizzare e ‘godermi’ la ‘minc*ata’ che, di mio, neanche mi accende più il nervo ottico… 😉

        Che poi quel tipo di marketing, se rivolto ai lettori forti e consapevoli (non sempre le due cose coincidono, eh!), sia più deleterio che altro, è cosa su cui concordo senza fallo: come dite anche voi, non c’è nulla come la sparata promozionale fuori scala o i paroloni sparsi al vento con il badile a farmi subito guardare con sospetto al decantato ‘capolavoro’ di turno (e spiace quando nel tritacarne finiscono autori di cui, magari, sai il valore, ma che ‘decorati’ da cotanta sicumera dei copywriter finiscono per fare la figura dei produttori di minc*ate a loro volta).

        Comunque, dato che ormai bypasso allegramente i cori da stadio del ‘meravigliosismo’ pubblicitario, devo dire che in compenso sono diventata abbastanza brava a capire già dalle prime 3-4 righe di sinossi/descrizione ‘seria’ (il testo degli ‘articoli’ de Il Libraio e degli altri cataloghi, cioè) se ciò che viene presentato è fuffa sicura o meriti un po’ di attenzione. Pure su certe trame ci sarebbe da disquisire a lungo… 😀

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  7. diait says :

    Incredibili le frasi a effetto sulle fascette!
    Sembrano i trailer di Maccio Capatonda.

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