“Lui sa perché” di Carolina Cutolo e Sergio Garufi.

Lui sa perché ma io no, e lo ammetto senza tanti giri di parole: perché questo tomo dovrebbe causare ilarità in chi decide di spenderci quattordici euro? Non era meglio sparlare di scrittori davanti a uno spritz e sperare almeno nel risolino alcolico?

Ma andiamo con calma, c’è tanto da dire. Cominciamo dal formato: 16,6×11,9×2 cm, duecento e sbrisga pagine, 180 grammi di peso. Praticamente una cartolina cicciona. Sfogliare il tomo è come tentare di scrutare in una vongola chiusa col Bostik.
Veniamo poi alla copertina, una bomboniera in carta spessa. Lì sopra troviamo i nomi degli autori – Carolina Cutolo e Sergio Garufi –, viene citata la prefazione di Stefano Bartezzaghi e «un contributo» di Umberto Eco.
E allora vediamo di spendere due parole su Bartezzaghi, autore che io apprezzo moltissimo, meno in questa prefazione. Secondo Bartezzaghi: «A chi ha scritto pare necessario radunare amici, collaboratori, staff editoriale, animali domestici per dire a ciascuno il suo “grazie” che si è meritato, senza curarsi (per inconsapevolezza, magari) delle tre formidabili sfide che così lancia: una, all’ira degli esclusi, dei dimenticati, dei permalosi in genere; un’altra, al sarcasmo dei lettori più malevoli; l’ultima, al sostanziale disinteresse di tutti gli altri» (pagina 7). In effetti sarcasmo e disinteresse sono sbocciati più o meno insieme, a discapito proprio di Lui sa perché. Ancora, secondo Bartezzaghi – a pagina 11 –, «Il ringraziamento diventa così la passerella, stretta, precaria e un po’ patetica, fra chi parla nel libro e chi parlerà del libro», e via con nomi e cognomi d’autori più o meno famosi. Tutta gente che avrebbe dovuto essere citata anche nei ringraziamenti, visto che l’ottanta percento di Lui sa perché è opera loro.

Veniamo al contributo di Sergio Garufi – tutti gli altri sono siglati c.c. –, chiarisce che nei ringraziamenti «spesso l’autore cerca di raffigurarsi al meglio, in posa ieratica e solenne, col vestito buono, quello delle feste, attorniato da tutto ciò che lo fa apparire nobile e virtuoso» (pagina 17) e che, secondo «una tesi bizzarra ma che non ha mai tradito […] la lunghezza delle liste di ringraziamento è sempre inversamente proporzionale al valore dell’opera» (pagina 19). Del resto, se è vero che un libro non si giudica dalla copertina, lo si potrà ben fare dalla carta sprecata in inchini a questo e a quello. O no?
Garufi spiega che la ricerca del materiale «è stata circoscritta alla narrativa italiana degli ultimi vent’anni» (pagina 19). Come scopro nei ringraziamenti finali – sì, questo libro ringrazia prima di levare il disturbo –, tale ricerca è stata condotta «Grazie ai librai di Pagina 272, l’Eternauta/HulaHoop e Fandango Incontro che mi hanno lasciato fotografare una dopo l’altra tutte le ultime pagine dei libri e poi non si incazzavano quando me ne andavo senza comprare niente» (lo dice Carolina Cutolo a pagina 195). Ora, sia chiaro, i ringraziamenti di Lui sa perché sono simpatici e del tutto in linea col resto del libro, ma immagino fosse doveroso ringraziare chi ti ha fatto spulciare gratis. Magari è gente che torna buona per il sequel.
Vi dicevo che la penna di Garufi in questo testo mi pare d’averla vista poco, in realtà – lo scopro di nuovo nei ringraziamenti del libro che percula i ringraziamenti – è stato proprio lui a inviare una e-mail a Umberto Eco per chiedere al Sommo la Bustina di Minerva (da pagina 189 a pagina 191). Bustina apparsa su l’Espresso nel 1987, godibile e riciclata. Ma, ehi, se vuoi citare Eco in copertina, come minimo lo devi contattare e chiedere se gli sta bene. E poi, giustamente, il nome tira. Per fortuna viene ringraziato nelle pagine finali. Ridendo e scherzando.

Un rapido sguardo alla bandella mi ha lasciata perplessa: sei righe di biografia per la Cutolo, due per Garufi. Lei non cita il blog Scrittori in causa e un po’ ci resto male.
È vero che il post in cui Carolina lascia il ponte di comando è del 14 settembre 2014 – Lui sa perché è stato «Finito di stampare nell’agosto 2014» –, ma era la sua creatura, un blog per tutti gli autori, esordienti e non, gabbati dal sistema; gente che in lei riponeva – giustamente e gratis – tanta fiducia. Io tra loro, sia detto, e ricordo d’averle donato un paio di birre con Paypal. Poche ma sentite. Come poche (mica proprio poche) e sentite, via e-mail e sui social, sono le lamentele che qualcuno ha rivolto alla Isbn Edizioni, ed erano faccende di traduttori. Traduttori che devono pagare bollette e mutuo, mica quelli che traducono per passatempo. Chiaro, no? Insomma, dai, fate uno sforzo… non posso recitare nomi e titoli libreschi senza almeno qualche videata schietta da proporvi.
Materiale che non ho, perché spesso dire le cose come stanno mette in movimento una brutta giostra. Quindi si dice e non si dice, si lascia intendere e ci si confida in privato. Eppure chi è un pochino nel giro – e chi ha aderito a La correttezza paga –, qualcosina ha sentito. Anche Carolina Cutolo potrebbe saperne qualcosa, e dico potrebbe e dico qualcosa, ché mai vorrei ritrovarmi avvocati stravaccati sullo zerbino.

Veniamo infine ai contenuti, dove – nelle brevi introduzioni alle categorie di scrittori ringrazianti scritte da Carolina Cutolo – i lettori dovrebbero farsi una risata. A me non è successo. Forse sono un tipo difficile. Anzi, levate il forse.

I tolemaici«autori che ringraziano chi ha saputo riconoscere il loro talento» (pagina 24) – vanno da Matteo B. Bianchi a Daria Bignardi, da Fausto Brizzi a Giuseppe Catozzella, c’è anche Barbara Di Gregorio che ringrazia se stessa per essersi «fatta un mazzo che sembrava non finire mai più» (pagina 31), gratitudine che credo ben riposta. Ovviamente ci sono molti altri autori, e tutti loro sono – a detta di Lui sa perché – fulgidi esempi di gente intenta a «magnificare» i propri meriti. Voglio sperare l’abbiano detto in coda a ottimi libri, per saperlo dovrei leggerli e recensirli tutti, dunque al momento mi trovate impreparata.
A seguire la categoria Mani avanti: «Perché tanti scrittori sentono il bisogno di dichiarare che i ringraziamenti sono uno strumento fasullo e narcisista salvo poi far seguire a questa premessa duemila battute di gratitudine?». Tra i manavantisti troviamo Baricco, la Gamberale, la Gruber e altri.

Da pagina 58 incontriamo i V per Vendetta, quelli che – prendendosi la giusta rivincita – ringraziano più o meno così: «io sono uno scrittore, e loro non sono un cazzo». Qui troviamo Carmen Covito, Alessandro D’Avenia, Sandrone Dazieri, Federico Moccia e via andare.
Un via andare che ci porta alla categoria de Lo spiegone (pagina 68), «espediente narrativo» in cui si ringrazia tizio e caio per «raccontare il processo creativo» dell’opera in questione. Tra gli spiegonisti abbiamo Eliselle – che conosco e saluto –, Massimo Gramellini – di cui non sono fan, da sempre –, Licia Troisi e altri.
La categoria successiva è quella dedicata all’Amico VIP, dove – in barba all’«insulso pudore borghese» (pagina 46) – l’autore può finalmente far sapere di conoscere il vippone, ringraziandolo pubblicamente. Qui troviamo Catozzella (di nuovo, ma sono tanti gli autori che tornano come le rondini), Faletti (che troviamo anche in altre categorie e che io avrei consigliato di togliere, vista la prematura scomparsa a luglio, vi ricordo che Lui sa perché è stato «Finito di stampare nell’agosto 2014»), la Lucarelli, Saviano, Vichi e altri. Dite che Faletti doveva starci comunque? Forse avete ragione, ma io tendo sempre a farmi scrupoli se sulla lapide c’è ancora il cellophane.

La categoria Luce riflessa – da pagina 86 – annovera autori col «vezzo di ringraziare grandi personaggi morti da decenni e/o inarrivabili», associando «il proprio lavoro a quello di un genio dando per scontato che questa associazione non suoni stonata». Una «supposta vicinanza spirituale» che dovrebbe risultare comica, e io, di nuovo, non ho riso.
Tra le lucine riflesse troviamo Bisotti che cita Ligabue – che non mi pare poi così inarrivabile, né così riflettente –, Massimo Cacciapuoti che cita Venditti – idem –, Gaja Cenciarelli – che conosco e saluto – che cita Sergio Leone, ma la so grande appassionata di C’era una volta in America e quindi non ho battuto ciglio.

Avanti allora con la categoria Febbre da cavallo, dedicata a chi ringrazia l’editore per la fiducia accordatagli. Anche se i ringraziamenti arrivano prima di sapere se il libro sarà effettivamente un successo. Be’, sai, per ringraziare dopo occorrono i manifesti, non mi pare pratico.
Tra i febbricitanti troviamo quattro scrittori in croce. Sì, proprio quattro e stanno in una facciata; per raccontare della categoria ne sono occorse due (disegnino incluso). Ah, già, non vi ho detto dei disegni e del capolettera che piglia due righe. Ma, come vi anticipavo, il volume è in stile bomboniera: curatissimo nel suo essere tale.

La categoria Bau è quella degli autori che ringraziano «il proprio animale domestico alla fine di un romanzo» pur sapendo che è «un messaggio che non potrà mai ricevere». Trattasi dello «strazio neorealista di ringraziare per iscritto un analfabeta» (pagina 101). Tra i colpevoli di tale infamia ritroviamo Gaja Cenciarelli – che saluto nuovamente –, Christian Mascheroni – che conosco e saluto –, Melissa P. e altri scrittori dotati di cane, gatto o canarino.
Nella categoria Nostalgia canaglia troviamo gli autori che evocano «il proprio passato remoto» ringraziando coloro da cui hanno appreso «l’uso dell’alfabeto» (pagina 107). Tra i dotati di buona memoria abbiamo Piperno, Gramellini – salta fuori spesso – e pochi altri.

Arriviamo quindi alla categoria Lo famo strano, «un groviglio macchinoso, una paccottiglia indigesta, un concentrato illeggibile di stravaganza: è lo scotto da pagare per distinguersi» (pagina 112). La lasciamo velocemente per andare ai Pragmatici, autori dall’animo «capace di nutrire riconoscenza per questioni che ai più potranno sembrare di minima importanza» (pagina 123). Anche stavolta andiamo di corsa per passare a Gli insopportabili, «Ovvero: il lato umano del genio. Perché anche i grandi, in fondo, sono esseri umani come tutti gli altri» (pagina 130) e quindi occorre capirli se, mentre scrivono, sono dei rompicoglioni.
Mi preme dirvi che si dimostrano insopportabili parecchi scrittori, da Buticchi alla siora Bertamini – uscita nel 2007 con Albatros… con Albatros??? –, da Cacciapuoti – ancora lui – a Cotroneo, da Dazieri – ancora! – a Moccia – ancora! – e via così.
Sandro Veronesi qui compare due volte, in entrambi i casi ringrazia sua moglie. Povera donna, chissà che pazienza… Ma anche: sarà il caso di perculare chi ringrazia moglie e figli? Io preferisco perculare i libri, e solo quando lo meritano.

Arriva poi la categoria E mi sovvien l’eterno, dedicata agli autori che vogliono «distinguersi dal volgo» (pagina 141) anche nei ringraziamenti finali. Ci troviamo la Boralevi, D’Avenia (due volte), la Gamberale, Faletti (due volte), Moccia – ancora! –, Gianfranco Sforza che ringrazia «il Gruppo Albatros Il Filo per l’assistenza», come accade col caldaista. E qui ci fermiamo un momento, e lo facciamo perché Il Filo viene tirato in ballo più volte, una sorta di piccola pubblicità che, lasciatemelo dire, trovo uno smacco alla memoria di Scrittori in causa.

Poco dopo, e non troppo dissimile, la categoria Come se fosse Antani prevede formule di ringraziamento «che appaiono nella migliore delle ipotesi ermetiche ma nella peggiore del tutto prive di senso». Tanto che «il destinatario del ringraziamento, non appena finito di leggerlo» potrebbe reagire chiedendosi «mi sta prendendo per il culo?» (pagina 159). E arriviamo finalmente alla categoria Lui sa perché, vi sono elencati i ringraziamenti che, a quanto pare, devono creare curiosità morbosa in chi li legge. «Lo scopo principale dell’autore sembra essere assicurarsi che tutti si domandino di cosa si tratta e, di conseguenza, risultare misterioso» (pagina 164).
Il libro si conclude con la categoria – se si escludono i ringraziamenti finali che scimmiottano quelli presi in esame – Apostrofe (pagina 176), la «captatio benevolentiae uscita dalla penna di un grande scrittore e diretta» al lettore.

Arrivati infine ai ringraziamenti del libro dedicato ai ringraziamenti, mi chiedo se il parodistico omaggio all’editore che ha avuto il «coraggio di rischiare di far arrabbiare un bel po’ di scrittori» (pagina 194) pubblicando Lui sa perché non sia la battuta migliore di tutto il volume. O, almeno, io qui ho riso, immaginando l’indifferenza di chi è stato tirato in causa.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

134 responses to ““Lui sa perché” di Carolina Cutolo e Sergio Garufi.”

  1. impossiball says :

    A occhio dovresti essere riuscita a scrivere una recensione più lunga del libro stesso!

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  2. sergiogarufi says :

    ciao gaia, mi spiace che il libro non ti abbia strappato un sorriso. per quanto riguarda umberto eco ci tenevo a precisare una cosa. io gli sottoposi il progetto (con una lettera cartacea) e lui mi rispose 24 ore dopo con una mail in cui si dichiarava “entusiasta della sua idea”, e mi regalava la sua bustina di minerva dell’87 per riconoscere la sua “idea pioneristica”, e cioè il fatto di aver sfottuto il vezzo dei ringraziamenti un quarto di secolo prima di noi. la bustina di minerva era già edita ma non così conosciuta, tant’è che non compare nella raccolta delle bustine di minerva pubblicata in volume da bompiani e che in rete non si trova. inoltre sapeva perfettamente che il suo nome sarebbe finito in copertina, e fu così gentile da intervenire di persona quando molti editori rifiutarono di pubblicare il libro per il timore inimicarsi gli autori citati.
    un caro saluto
    sergio garufi

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Sergio, il tema mi intrigava, lo ammetto. Quindi ho apprezzato il tema ma non il tono. Ma, ehi, il libro è vostro e io mi sono limitata a leggerlo.
      Interessante il fatto di Eco – e non mi riferisco solo alla missiva cartacea – e del suo intervento nella pubblicazione. Quindi Umberto Eco si è speso personalmente per trovare casa al libro?

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  3. sandra says :

    Ho letto un po’ di fretta perchè sono rientrata in ufficio dopo due giorni di ferie e c’è un po’ di delirio fiscale sulla scrivania (come al solito parlo di fatti miei!). L’obiettivo era prendere in giro i ringraziamenti alla fine dei libri?

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  4. Chiara Beretta Mazzotta says :

    È l’accoppiata Cutolo/Isbn a farmi specie.
    Ho sempre ammirato il lavoraccio dell’autrice per “Scrittori in causa” (e mi ricordo benissimo quello che ha combinato per il Festival dell’Inedito che anche grazie a lei è saltato). Una specie di faro – come dici giustamente tu, Gaia – per gli autori gabbati. Per gli indifesi, i disinformati e compagnia cantante.
    E pure a me gli avvocati sullo zerbino mettono ansia ma chiunque bazzichi, pure distrattamente, il giro sa bene quali editori hanno la fama di essere ligi nei pagamenti, quali no. Quali hanno la fama di peregrinare per l’orbe terracqueo a caccia di un traduttore che non lo sappia ancora che sono cattivi pagatori. Quali pubblicano traduzioni del 1600 perché di traduttori gratis non ne hanno trovati. E sono esempi, ovvio, generici esempi.
    Scusate, suonano alla porta…

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  5. featheryca says :

    Io dico solo che alcune case editrici (a malincuore e con esiti forse addirittura autolesionistici) vanno boicottate.

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  6. sandra says :

    Se non temessi gli occupanti dello zerbino ne avrei da dire anch’io parecchie con tanto di prove. Chiamatemi “fifona”.
    Dio bono, ho appena chiamato un cliente perchè mi ha mandato dei documenti che non capivo, e mi ha risposto di essersi confuso perchè sta per uscire il suo libro e ti giuro mi ha tirato un pippone allucinante. Scrivono proprio tutti!
    Ovunque vado io però ringrazio sempre la Siora Mazzotta quì sopra, dai la saluto anche ora. Ciaooooooo 😀

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  7. Mario Borghi says :

    Un libro davvero utile, che ha portato lustro, tramite l’augusto editore ISBN, a tutta la letteratura, nevvero?
    Ora, dico, un conto è ironizzare sui ringraziamenti, ma catalogarli in maniera così pesante, insomma, non è proprio una cosa bella e comunque, se vogliamo dirla tutta, ma la copertina…?

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    • Gaia Conventi says :

      Sai bene che qui perculiamo i tramisti, quindi siamo davvero gli ultimi a poter dire cosa fa o non fa ridere.
      Però, ecco, per quel libro avrei usato un tono differente. Ma mica nel timore di inimicarmi tizio e caio, semplicemente perché così tizio e caio risultano quasi simpatici.
      Poi, ribadisco, noi di Giramenti siamo antipatici, non ci va mai bene niente e via così.

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  8. diait says :

    l’idea sembrava divertente.
    Forse, però, più per il post di un blog (con commenti abilitati per consentire nuovi contributi di ringraziamenti trovati in giro) o per un articolo corredato di foto (scattate dalla co-autrice) per una rivista online.

    Comunque come sempre ti sei presa la briga di leggerlo tutto e riferirne esaustivamente, come diceva Aldo Biscardi.

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    • Gaia Conventi says :

      Cara Diait, come al solito riesci a centrare il problema. L’idea è carina, interessante, può dare spunti di notevole ilarità.
      Forse su carta rende meno, o forse non bisognava porsi come la siora Dandini. Il sarcasmo va dosato, qui occorreva andarci di cesello. Credo che il limite di questa pubblicazione sia aver usato la pennellessa.
      Poi, sia chiaro, resta il dubbio sulla scelta dell’editore – ribadisco: qui siamo dalla parte dei traduttori, e dai traduttori mi giungono lamentele – e su Eco che si adopera per trovare casa al libro. O così mi sembra d’aver capito. Ma magari non ho capito niente, metti sia un libro divertente e io una gran musona. Tutto può essere!

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    • J. Tevis says :

      La funzione di questo libro sembra molto autoreferenziale. Gli autori parlano ad altri scrittori, dunque il pubblico dei lettori ne è sostanzialmente escluso; in più, infiorettano una critica di fondo che non è nuova e temo non farà loro bene, in termini di prospettive di carriera.
      Forse ne valeva la pena, ma forse no, tenendo condo che si tratta di un argomento già sfruttato e che oggi i temi importanti sull’editoria sono ben altri (rispetto allo scontato narcisismo degli scrittori).

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  9. diait says :

    Musi nei fai tanti, nelle foto.

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  10. diait says :

    p.s. vorrei sapere da dove non giungono lamentele di traduttori. Mi sono appena disiscritta da una lista dove se la prendevano anche con gli altri traduttori…

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    • Gaia Conventi says :

      Già, magari coi traduttori che si fanno pagare in noccioline.

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      • diait says :

        Anzi, sì. Io credo che ognuno dovrebbe poter chiedere quanto gli pare. Poco o tanto, a seconda di quelle che sono le sue esigenze in quel momento e il potere contrattuale che ha o non ha (ovvio che i giovani ne hanno meno di tutti). E senza essere giudicato.
        C’è chi crede che la strada corporativa di albi, ordini, minimi garantiti e sindacati sia ancora la migliore.
        Prosit.

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        • diait says :

          “Anzi sì”, dovevo cancellarlo. Era la fine di un’altra frase.

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        • Gaia Conventi says :

          È un problema che conosco per quanto mi viene riportato.
          Credo non ci si possa spingere troppo verso il baratro, si rischia di lavorare per poco e di sballare il tariffario. Occorre anche dire che le nuove leve – per entrare nel giro, perché fa curriculum, per fare esperienza – tendono a chiedere meno del dovuto e l’editore ne è ben contento. So anche di editori che fanno tradurre lo stesso testo “a puntate” a traduttori diversi… così, per prova, vediamo come va… Poi il risultato non è soddisfacente ma se ne guarda bene dal cacciarlo nel cestino: lo incolla per bene facendo aderire i margini e se ne esce con un libro tradotto “a gratis”. Ti risulta?
          Insomma, capisco l’incarognirsi di qualcuno nei confronti di chi si lascia gabbare, capisco anche i nuovi che vogliono cominciare, tendo a capire tutti. Ma il problema resta.
          E lo dico sempre da esterna, eh? Ne sento e me ne raccontano tante.

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          • diait says :

            Resto dell’opinione che ognuno debba potersi scegliere il suo baratro (se maggiorenne). Sono un’individualista patologica.

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            • Gaia Conventi says :

              In fatto d’individualismo mi trovi dalla tua, ma negli ultimi anni mi sono rammollita parecchio.
              Adesso ho visioni di lettori consapevoli che scansano i libri di Volo, editoria etica che scopre di poter pubblicare ANCHE roba leggibile e traduttori che decidono di fare fronte comune. Insomma, sì, ho visioni mistiche.

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  11. diait says :

    “Meglio un morto in casa che un traduttore all’uscio”.

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    • Gaia Conventi says :

      Qualche settimana fa sentivo un piccolo editore lamentarsi di come le traduzioni abbiano fregato mercato agli autori italiani, temevo volesse anche farci vestire d’orbace.
      Stavo per alzare la manina, chiedere la parola e tranquillizzarlo: la crisi sta mandando in crisi tanti e tanto; finiremo a leggere Moccia e solo Moccia, ché le traduzioni costano e ormai i traduttori si sono stancati di campare d’aria. Quindi quell’editore può dormire tranquillo. Noi un po’ meno.

      Anche la nostra Sandra era presente, ricorderà certamente la filippica del tizio. Venti minuti e oltre di sproloquio, e nessuno gli aveva chiesto niente. 😉

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      • sandra says :

        Uh signur appena ho letto due righe ho capito di chi stessi parlando. Comunque ci ha pensato la signora argentina che legge in italiano a zittirlo, visto che per lei i libri italiani sono tradotti ovviamente. Anch’io ho amici traduttori di un certo livello e poi arriva quello che si svende a 3 euro la cartella e insomma il mercato un po’ lo sballa, eh. Bacione

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  12. featheryca says :

    A me l’idea del libro invece sembra carina, anche se non l’ho letto. E la copertina mi piace. Il problema lampantissimo è un altro. Ma appunto, lasciamo perdere.

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  13. Mario Borghi says :

    Ma l’autrice, inuale categoria si mette, no perché in Romanticidio, oltre ad avere dedicato il libro al fratello – e se tanto mi dà tanto “Oh ma che cosa interessante” – ha anche ringraziato, alla fine del libro:
    Desidero ringraziare, perché indispensabili alla scrittura di questa storia: Mario Desiati, Carlo Sperduti, Daniele Miglio, Federica Rizzo, Claudia Guerrieri, Barbara Vacca, Michele Cutolo, mia madre, mio padre, Fabio Viola, Gianluca Liguori, Massimo e Umberto della libreria L’Eternauta, Giordano Bevilacqua, Francesca Volpi, Leonardo Lucarelli e tutti gli amici con cui ho lavorato
    come bartender a Casalbertone, Lorenzo Cordivani, Antonio Romano e Daniele Cesari, che senza volerlo mi ha suggerito il titolo. Ringrazio inoltre: Mauro Pallagrosi; Debora Diana e Roberto Arcuri; Serena Iacovelli, Flavio, Eva, Demetra e Rosso Giordano Capotorti; Francesca Avena; Melissa
    Gattella; Sara Bracaletti; Mirko e Isabella Z.; Camillo Cutolo, Rosario e Marcella; Alberto e Daniele Murino; nonna Giovanna; Danilo Maramotti; Maria Elena Pannunzi; Alfredo e Luca di Vineria ZeroOtto; Francesca Meloni, File, Atena e Thera Pollastrini; Melissa Panarello; Alessandra Di Pietro; Paola Tavella; Martina Donati; Alessia Polli; Pierfrancesco Diliberto; Susanna Raule e
    Armando Rossi; Angelo Zabaglio; Scrittori Precari; Vittoria Nenia Bruschetta; Daniele Vazquez, Laura e Giulia; Simone Petroni; Andrea Natella; Luca Nobile; Valentina Fenu; Antonello Amoriello; Paola Soriga; Massimiliano Lancioni; Daniela Chiarini; Paolo De Lazzaro; Gianni Perfetti; Maria Antonietta Esposito e tutta la famiglia Esposito-Bevilacqua; Elisabetta e Francesca dell’Hula Hoop Club; Roberto Moroni; Stefano Sgambati; Graziano dell’Anna; Enzo Rammairone; Fabio Lanuti; Ilaria Mazzeo; Luna Margherita Cardilli; Michele Capozzi, Luca Donnini e Manuela Occhiuzzi; Caina; Simona Baldanzi, Alessandra Amitrano, Sergio Nazzaro e Scrittori in Causa; Federica Fronza Di Carlo e Sardone by Bangla Boys; Alessandra Pucci e Riccio Capriccio; Tiziana e tutte le Zouzette; Barbara Florenzano, Cinzia Celletti, Laura Sonnino e Doriana Tomaselli; Gero Mannella; Marino Festuccia; Monja Marconi; Laura Scintu; Caterina Cavina; il Fanfulla 101, gli Aranciotti, Edi, Errichetto, il
    Morichini, Federico e tutti gli amici del biliardino; Emanuele Svezia; Edoardo Anselmi; Odetta Tita Farinella; Andrea Banchetti Nicolai; Alessandro Mannelli e Lucia Gennari; Alessandro Masi; Francesca Bonfanti; Massimo Marino; Stefania Tanda, Paolo ed Enrico Tedde; Giampaola, Giovanni, Marzia e tutta la famiglia Sanna; Anna Marras; Costanza Jesurum; Giulietta Mastroianni; Loredana Schiavi e Simone Di Giorgio; Riccardo De Gennaro; Franco Trentalance; Marco Patrizi; Loretta.

    Tutta gente come si deve, sia chiaro.

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  14. diait says :

    Cercavo informazioni sulla co-autrice. Dichiara orgogliosamente di essere “favorevole all’uso misurato e consapevole di droghe che favoriscono il benessere psico-fisico, l’uso dell’immaginazione e una migliore e più aperta percezione della realtà”.
    Se si riferisce a Elopram e Alprazolam, con me sfonda una porta aperta.

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  15. diait says :

    (ma lei si riferiva alla lettura…)

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  16. sergiogarufi says :

    ciao gaia, per quanto riguarda l’intervento di eco gli scrissi dopo alcuni mesi che ci aveva offerto gratuitamente la sua bustina per scusarmi e avvertirlo che probabilmente il libro non sarebbe uscito, dato che parecchi editori si erano ritirati per diversi motivi. alcuni temevano di inimicarsi gli autori citati, altri dissero che era troppo per addetti ai lavori. a quel punto lui si offrì di presentarcene uno, che dopo alcuni scambi di mail però si defilò pure lui. isbn quindi non giunse su suo intervento, ma fu in pratica fu l’unico a volerlo pubblicare. col senno di poi direi che i motivi dei rifiuti erano sbagliati. se fosse solo per addetti ai lavori non si spiegherebbe perché ne abbiano parlato tanti giornali c.d. generalisti (per es. una pagina intera di vanity fair, un’altra del messaggero, il corriere della sera non nella pagina della cultura ecc), e soprattutto perché il libro sia distribuito in pile alle casse del carrefour o dell’esselunga. il sarcasmo, per quanto riguarda i miei interventi (cioè il saggio introduttivo), ho cercato di evitarlo, ma si può sempre sbagliare. i cappelli introduttivi sono di carolina cutolo, e se ne avrà voglia risponderà lei. ad ogni modo non abbiamo preso in giro i ringraziamenti in quanto tali, ma solo certi vezzi a nostro avviso buffi. infine, per quanto concerne l’inimicarsi gli autori citati, potrei riferire un sacco di telefonate, o mail, o messaggi sulla mia bacheca facebook, di autori che avevo citato in alcune interviste radiofoniche (come da fabio canino a radio rai 2), che mi ringraziavano per averli nominati, e di converso più di un autore non citato mi ha chiesto ragione di quell’esclusione. non erano bestselleristi, ma neanche dei mister nessuno.

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    • Gaia Conventi says :

      Grazie Sergio, le tue precisazioni sono davvero interessanti.

      Non facendo la spesa nei supermarket che citi, non mi sono imbattuta nelle pilette del libro, ma è anche vero che tendo a scansare i libri del supermercato. Quindi è un bene non aver visto lì il vostro libro, avrei finito per snobbarlo. Sì, lo so, è un mio limite. Credo però – nonostante il supermarket – che si tratti di una lettura più adatta a “lettori scrittori” che non a “lettori e basta”. Ma l’Italia è piena di “lettori scrittori”, quindi il bacino di utenti è ampio.
      Per quanto riguarda le recensioni, ho solo fatto un salto su anobii. Anche questo è un mio limite, mi piacciono le recensioni dei lettori. Purtroppo quelle relative al vostro libro non dicono granché. Ah, lettori pigri!, potevano almeno spendere due parole…
      Ovviamente, l’avrai notato, questo è un blog di satira. Siamo esigenti, vogliamo ridere, e sorridere ci pare poco. Quindi è davvero difficile accontentarci.
      Mi racconti che gli autori citati non si sono offesi – mi sarei stupita del contrario – e che i “non citati” avrebbero voluto entrare in scuderia. Devo dire che non mi sorprende, siamo stati contattati da autori che ci terrebbero a essere stroncati qui. Il circo editoriale è zeppo di cose curiose.

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  17. sergiogarufi says :

    “Il circo editoriale è zeppo di cose curiose”
    sono d’accordo.

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  18. minty77 says :

    Ho sempre trovato le pagine dei Ringraziamenti nei libri un po’ ammorbanti (e apprezzo sempre l’autore che sappia rendere la propria meno noiosa), solo che sono una maledetta completista, e di un libro devo leggere tutto-tutto per sentirmi in pace con la coscienza – fatti salvi i volumi che scaglio contro il muro a pagina 40 per sopraggiunta intolleranza grave. Per cui nel tempo ho preso l’abitudine di leggere i Ringraziamenti PRIMA di tutto il resto, un po’ come a dire ‘prima la parte pa**osa, e poi ci rifacciamo col resto’.
    In tale situazione, non riesco a immaginare niente di più noioso di un libro che disserti delle pagine di ringraziamento degli altri libri… °_° E mi perdonino per questo gli autori.

    perché il libro sia distribuito in pile alle casse del carrefour o dell’esselunga

    Il che non depone esattamente a suo favore, eh! XD (Di nuovo, mi si scusi, ma sull’argomento la vedo un po’ come Gaia)

    Per il resto, da non addetta non sapevo delle ‘intemperanze’ di ISBN, e me ne dispiaccio. Ma le cose è giusto dirle, perché il consumatore che voglia essere consapevole ha pure il diritto di fare scelte in base all’etica e non solo ad altro.

    La pagina di Ringraziamenti del libro della signora Cutolo riportata dal signor Mario Borghi è un fenomeno a sé stante. Non commento nel dettaglio, ma parlando di noia… °_°
    Quello che però ha attirato la mia attenzione e il mio sguardo è stato il ritrovarci i nomi di Susanna Raule e Armando Rossi, autori anche di altro, ma in coppia ‘genitori’ di un personaggio dei fumetti purtroppo bistrattato dall’editoria (pubblicazione interrotta a metà 😦 ), ma che io trovo geniale nel suo allure macabro-ironico-melanconico. Gaia, credo ti piacerebbe come tipo: trattasi di “Ford Ravenstock”, che svolge l’inconsueto e illegale mestiere di aiutante nei suicidi altrui! 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Attendo sempre con curiosità il tuo commento, e so che ci troverò un buon consiglio. Quindi ora vado a cercare Ford Ravenstock perché mi pare un personaggio geniale.
      Detto questo, nel mio caso – da lettore che evita di vedere dal vivo i propri scrittori preferiti temendo di trovarli odiosi – i ringraziamenti vanno sempre letti per ultimi. Dio non voglia che mi imbatta in un tizio che mi risulta antipatico, a quel punto mi toccherebbe fermarmi ai ringraziamenti, senza leggere il resto.
      Quindi i ringraziamenti SEMPRE dopo, ma io sono quella che finisce per sbirciare anche la bibliografia. Ma solo se il libro mi è piaciuto, o se proprio non mi è piaciuto e mi serve altro materiale per dire “non mi è piaciuto”. Faccenda complessa, ma dei libri mediamente bellini tutto possono dire bene e senza troppa fatica.
      Per quanto riguarda i ringraziamenti postati da Mario, mi ci fossi imbattuta a fine libro e avessi notato la sfilza di nomi, avrei evitato di leggerli. Senza infamia e senza lode, per carità. Ringraziare è buona norma, il lettore faccia come crede.

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  19. sergiogarufi says :

    non discuto mai questioni di gusto. ognuno ha il proprio ed è giusto così. ero intervenuto solo per correggere alcune inesattezze. se mi si accusa di non aver interpellato umberto eco per sfruttarne il nome in copertina io posso dimostrare che non è vero, e una volta dimostrato sarebbe cosa carina scusarsi per l’illazione malevola. quanto al fatto che il libro è presente in grossi supermercati come il carrefour o l’esselunga, io questo l’ho specificato per confutare l’accusa di essere un libro che può interessare solo agli addetti ai lavori, non certo per sostenere che sia un titolo di merito vendere molto e rivolgersi al grosso pubblico. poi per tutto il resto liberi di trovarlo una schifezza.

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    • Mario Borghi says :

      Mi permetto di intervenire sottolineando ciò che è già stato detto da persone molto più degne di me: il “problema” è un altro (oltre alla correttezza deontologica di quei librai che vi hanno fotografare gratis, ovvio).

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    • Gaia Conventi says :

      se mi si accusa di non aver interpellato umberto eco per sfruttarne il nome in copertina io posso dimostrare che non è vero, e una volta dimostrato sarebbe cosa carina scusarsi per l’illazione malevola.

      Sergio, perdonami ma credo d’aver perso una puntata. Sulla copertina vedo due nomi, oltre ai vostri, nomi interessanti e di un certo richiamo.
      Se sono stati messi in copertina è perché all’interno troviamo un loro contributo, se sono lì – e in copertina – qualcuno deve aver valutato fosse il caso. Il caso di cosa?
      Dobbiamo anche darci una risposta o ci mettiamo a parlare del meteo?
      Guarda che non c’è niente di male nel voler vendere un libro, né nel venderlo al supermarket. Ma occorre anche dire – posso dirlo? ho comprato e letto il libro, una vaga idea me la sono fatta – che il libro non tratta un argomento da “grosso pubblico”. Che poi piaccia, bene, benissimo.
      Che sia una schifezza, qui nessuno l’ha mai asserito. Dire “schifezza” mi avrebbe fatto risparmiare tempo, ma il termine non si adatta. A niente.

      Quindi, ti ringrazio per tutte le indicazioni che gentilmente hai voluto darci. Ma se ho insinuato cose malevole, ti ho rivolto attacchi gratuiti… be’, mostrami dove perché mi è sfuggito. E, ribadisco, questo è e resta un blog di satira.

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  20. diait says :

    Se tutti gli interlocutori fossero come Garufi, comunque, la rete sarebbe un posto più civile…
    Tanto di cappello.
    Il libro non l’ho letto, quindi i miei giudizi sono per forza di cose vaghi, arbitrari e di terza mano!

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  21. sergiogarufi says :

    niente, non ci capiamo. qui è stato detto che il libro era una cosa autoreferenziale, per addetti ai lavori, e io rispondo che non è vero, tant’è che è distribuito perfino nei supermarket, e a questo punto scatta lo slittamento di senso, si salta di palo in frasca. “essere presente nei supermarket non depone a suo favore”, e comunque “non è un libro da grosso pubblico”…ma che c’entra? chi ha sostenuto il contrario? e poi, non ci sono vie di mezzo, fra “addetti ai lavori” e “grosso pubblico”? per quanto riguarda la presenza dei due nomi altisonanti, oltre al mio e a quello della cutolo, per difenderli dovrei obiettare il gusto mio al tuo, e questo di solito cerco di evitarlo. mi limito a dire che il saggio di bartezzaghi per me è magistrale, e quando lo lessi in bozze mi vergognai del mio, del fatto che sarebbero stati messi l’uno accanto all’altro, perché molto meno brillante e arguto. credo che in poche parole abbia colto l’essenza del fenomeno, soprattutto quando sottolinea la parentela fra riconoscenza e riconoscimento. ed è un saggio inedito, scritto apposta per quel volume. io lo reputo molto bello, e penso che giustifichi ampiamente la presenza del suo nome in copertina. di quello di eco ho già detto, non è nuovo ma neppure così “riciclato”, e infatti per correttezza si parla di “contributo”, non altro.
    grazie per l’attenzione.

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    • Gaia Conventi says :

      Grazie a te, per il tuo tempo e le tue spiegazioni.

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    • J. Tevis says :

      Il fatto che il libro sia distribuito anche nei supermarket non significa necessariamente che sia destinato al grande pubblico: questo libro resta sostanzialmente dedicato e indirizzato agli scrittori o agli aspiranti tali. E’ un libro assolutamente autoreferenziale. Non solo: è un libro autoreferenziale fuori tempo massimo, perché parla di un argomento di cui si è già parlato e riparlato e ironizzato nel corso degli anni. Dunque, un argomento scontato e inutile, soprattutto alla luce di come sta cambiando – in maniera traumatica, anche – il mondo editoriale.

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    • J. Tevis says :

      In più, il fatto che questo libro, autoreferenzialmente indirizzato agli addetti ai lavori e agli aspiranti, sia finito in pile nei supermarket, come se fosse un mainstream ambizioso, dimostra che l’inserimento dei due nomi altisonanti – il mostro sacro Eco e il pezzo da novanta Bartezzaghi – è stato funzionale proprio a un’operazione commerciale di tentato best-selleraggio. Un tentativo, però, data la natura del libro, che difficilmente avrà successo.

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  22. diait says :

    Amen.

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  23. diait says :

    No, tra la cattiveria e l’onestà di dire quello che si pensa in modo argomentato e senza ricorrere a offese ce n’è.
    Naturalmente non fa piacere trovarsi dall’altra parte, a volte.
    A me sembra che in questo caso tutti gli interlocutori coinvolti abbiano reagito in modo impeccabile, ognuno in buona fede. Non leggo insulti né cattiverie. Né mi pare ci siano state censure. Per un blog di satira, e per un blog in generale, mi sembra molto.
    Mi sa che il libro, poi, te l’avevo segnalato io, messaggera d’amore, al solito.

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    • Gaia Conventi says :

      Direi che qui si tenta sempre di mantenere un certo aplomb. Del resto, si sta parlando di libri e nessuno di noi salverà il mondo discorrendo più o meno amabilmente d’editoria. 😉
      E sì, forse il libro me l’avevi indicato proprio tu.

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  24. diait says :

    io lancio sempre il sasso e poi ritiro la mano, vigliaccona.

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  25. impossiball says :

    Domandona: non è che per caso gli autori hanno infilato (e categorizzato) anche i ringraziamenti dei propri libri?

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  26. Alessandro C. says :

    prova prova prova 😛 (vediamo se questo commento riesco a pubblicarlo)

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  27. Alessandro C. says :

    I libri pseudosatirici che parlano di libri sono un po’ come i blog che parlano di blog. Nascondono uno snobismo che potrei accettare da un artista affermato, da qualcuno che ha dimostrato in qualche modo di saper fare qualcosa di migliore o differente rispetto a quello che percula.

    Non ho nulla contro la Cutolo (le ho anche mandato una mail proponendo di sotterrare una volta per tutte l’ascia di guerra) ma trovo l’idea stessa alla base di questo libro una premessa debole.

    Alla fine di un libro, che sia un capolavoro o pura robaccia, è usanza ringraziare chi, in un modo o nell’altro, ha ispirato l’opera o ha addirittura avuto un ruolo attivo nella sua realizzazione. Un momento di apertura, spontaneo e pulito. Non ci ho mai visto la tendenziosità di una fascetta editoriale che vanta otto milioni di vendite in Svezia, la demenzialità della descrizione di un’autrice del tipo “Leggera e scanzonata come Bridget Jones, arguta e fascinosa come Sarah Jessica Parker”, o la discutibilità di un autore che non sa scrivere se non di libri e scrittori.

    Ecco, ho finito.

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    • Gaia Conventi says :

      qualcuno che ha dimostrato in qualche modo di saper fare qualcosa di migliore o differente rispetto a quello che percula.

      Uè, Cassa’… voglio sperare che tu non mi stia tirando in ballo perché perculo i tramisti… 😀

      Ok, lasciamo perdere le battute cretine – in cui, datemene atto, faccio la mia porca figura – e andiamo al sodo: la satira e i libri che fanno satira.
      Be’, per quel poco che ne so, la satira è una brutta bestia. Lo è anche l’umorismo. Sono in tanti a sostenere sia più facile far ridere che far piangere. Io, tanto, per dire, non so raccontare barzellette. Da sempre. Negata. Ho imbastito su ‘sto blog perché credo mi riesca benino l’atto perculatorio.
      Qui si perculano libri, spesso e volentieri, certo si fanno anche battute sugli autori. Certo ci sono autori – soprattutto esordienti – che negli anni ci hanno regalato attimi di grande ilarità. Insomma, qui non siamo tra brave persone. Quindi il fatto che mi sia presa la briga di fare le pulci a un libro che fa le pulci ai ringraziamenti d’altri libri, be’, potrebbe sembrare fuori luogo. Magari lo è, forse è davvero così.

      Il mio problema – forse è il problema di chiunque passi il proprio tempo online cercando di strappare una risata – è che il libro in questione non mi ha fatto ridere. Trovo molto triste non poter ridere quando già accarezzavo l’idea di farmi due ghignate. Insomma, ci sono rimasta male. Ma, ehi!, lo dico spesso che sono un lettore cattivo, un lettore che non la manda a dire. Tutto il resto, tutte le varie storture che mi pare d’aver intravisto nella narrazione, dipendono dall’aver voluto capire perché quella risata mi sia morta in gola. Niente di più, sta davvero tutto qui.
      Stimo Carolina Cutolo per quanto ha fatto con Scrittori in causa, non ho niente da imputarle. Però, ecco, ero curiosa di sapere perché proprio questo editore. Ma non insisto. Qui ci sono decine e decine di commenti, ogni commento ha aggiunto un tassello… chi passerà di qui, saprà metterli assieme.

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      • Alessandro C. says :

        Tu perculi su un blog, come il sottoscritto, ma se un domani tirassi fuori un libro con ISBN Edizioni intitolato “Mi serve un’idea? – Trame e tramisti nel web” probabilmente farei le stesse considerazioni.

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      • Mario Borghi says :

        Guarda, se io fossi un editore pubblicherei un libro simile solo se non dovessi sborsare un centesimo agli autori, ai grafici, agli editor, eccetera. Compresi i traduttori, casomai decidessi di farlo tradurre in cinese semplificato.
        Ma non lo sono, cosicché…

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        • Gaia Conventi says :

          Ah, ok, uno di quei “libri in amicizia”, certo…
          Che poi, ma resti tra noi, non sono una novità. In giro sento davvero di tutto, ma magari mi perdo il meglio. Be’, sì, non avendo un blog specializzato in fatti simili devo accontentarmi di quello che amici e parenti mi riferiscono. Tra un commento e l’altro, uno spritz e due patatine.

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      • diait says :

        Qui ci sono decine e decine di commenti, ogni commento ha aggiunto un tassello… chi passerà di qui, saprà metterli assieme.

        ben detto, trova di tutto e di più sia nel ramo informazioni che nel ramo commenti, pareri e varie.

        Che voj deppiù?

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    • diait says :

      I libri pseudosatirici che parlano di libri sono un po’ come i blog che parlano di blog. Nascondono uno snobismo che potrei accettare da un artista affermato, da qualcuno che ha dimostrato in qualche modo di saper fare qualcosa di migliore o differente rispetto a quello che percula.

      In linea generale, concordo.

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  28. ilcomizietto says :

    Ma perché non mi hanno interpellato gli autori? 🙂

    http://ilcomizietto.wordpress.com/2014/10/16/poesia-ringraziamenti/

    (Era in canna da tanto. Oggi mi sembra il giorno giusto. Perculazioni libere. 🙂 )

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  29. diait says :

    stasera, radiotre, ore 21, Garufi, Mozzi e altri.
    Serata ProGrammatica. Per la difesa dell’italiano. Ci saranno scrittori, traduttori e linguisti (anche Serianni).
    Radiomunitevi, se vi interessa.
    Si può seguire anche dal pc e con la webcam
    http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/Page-a92d14c3-2fa3-4df6-8b7d-f1c15eefdc0d.html#slider-1-1

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  30. diait says :

    ma… ma… e l’italiano chi lo difende?
    Tzk.

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  31. diait says :

    poi non ti lamentare del tramonto del punto e virgola.

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  32. diait says :

    in inglese si usa spesso al posto dei due punti, o dove noi metteremmo i due punti.
    Comunque è molto divertente il programma. C’era Serianni, un gran signore. E un gruppo di bologna strepitoso, gli Oblivion, che hanno fatto I promessi sposi cantati in dieci minuti. Come il Quartetto Cetra, che tu manco sai chi erano.

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    • Gaia Conventi says :

      Ti stupirà sapere che su Giramenti trovi gli Oblivion e il Quartetto Cetra.
      Sono grande fan dei Cetra, li apprezzo e li canto. Loro, il Trio Lescano, Rabagliati, Natalino Otto…
      La mia età anagrafica non ti tragga in inganno! 😀

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  33. diait says :

    e ora faranno Pinocchio cantato in sei minuti.

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  34. Carolina Cutolo says :

    Rispondo a Gaja sull’unica questione sulla quale mi sembra importante rispondere, il restro rientra nell’ambito delle opinioni (che rispetto) e delle illazioni (che disprezzo).

    Quando abbiamo inviato il progetto di questo libro a ISBN, ormai parecchio tempo fa, non sapevo nulla dei retroscena di mancati pagamenti a traduttori e autori, altrimenti io stessa (come è ovvio per chi conosce il mio lavoro su Scrittori in Causa e la mia competenza in fatto di diritto d’autore) avrei escluso di pubblicare con loro, se non per motivi etici per motivi squisitamente pratici, e cioè il rischio altissimo di non vedermi liquidare i compensi io stessa.

    Dopo aver firmato il contratto per questo libro, sono venuta a conoscenza dei problemi di diverse persone con ISBN a causa di mancati pagamenti, quindi ho avuto e ho attualmente io stessa seri problemi con loro a causa del mancato pagamento dell’anticipo, sono attualmente insolventi nei miei confronti di parte dell’anticipo previsto e questo, ovviamente, è inaccettabile e rende ISBN ai miei occhi un editore scorretto e altamente sconsigliabile.

    Il libro però resta un nostro lavoro, una cosa alla quale (piaccia o non piaccia il risultato) abbiamo dedicato moltissimo tempo ed energie, e del cui risultato sono sinceramente contenta, perciò anche se comprarlo significa dare i propri soldi a un editore insolvente e quindi scorretto come ISBN, sono lieta che se ne scriva, che giri, che venga letto e consigliato, così che altre persone lo leggano.

    Fare la lista nera degli editori da boicottare è un’operazione facile e pericolosa, perché non ha sfumature, non approfondisce e condanna senza appello, senza distinzioni. Anche per questo su Scrittori in Causa non abbiamo mai stilato (e avremmo potuto) una lista di editori “cattivi”, perché le liste creano l’illusione che basti evitare quegli editori per risolvere il problema, che invece resta la scarsa consapevolezza degli autori circa i propri diritti e i modi per tutelarli.

    ISBN a livello amministrativo ha creato e sta creando difficoltà a moltissime persone in attesa di vedere pagato quanto gli è dovuto, e io sono tra queste persone. Ma le persone con cui abbiamo lavorato al libro sono state bravissime e fondamentali, la editor Linda Fava è stata una perla di competenza, precisione e intelligenza nel seguirci con la stesura e la realizzazione del libro. Ora Linda non lavora più a ISBN, ma quello che ha fatto per questo libro e per me MENTRE era una dipendente di ISBN, non lo dimenticherò mai, non solo perché è stato utilissimo, ma anche perché mi ha arricchita come persona.

    Boicottare un editore significa boicottare le persone che per quell’editore lavorano, che non è detto che siano altrettanto scorrette e che meritino di veder boicottato quello che è ANCHE il loro lavoro.

    Boicottare un editore non serve a niente, se il boicottaggio funziona l’editore fallisce e nessuno dei creditori sarà pagato.

    Bisogna quindi lavorare a monte, sui diritti degli autori, sui contratti che non li tutelano e soprattutto sulla pessima abitudine, tutta italiana e non relativa solo agli editori, di NON PAGARE chi lavora. E’ molto più difficile e faticoso di puntare il dito e di fare liste nere, ma è necessario, e non c’è altra via.

    Poi, se non comprare libri di un editore mascalzone vi fa sentire a posto con la coscienza, che vi devo dire, beati voi.
    Carolina Cutolo

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    • Gaia Conventi says :

      Carissima Carolina, se il tuo commento fa sentire bene la tua coscienza, non RECENSIRE – salvo casi rari, quando la situazione merita tempo e spazio – libri di editori poco ligi ai propri doveri fa bene alla mia coscienza. Non vedo l’invito a boicottare chi o cosa, “La correttezza paga”, gruppo d’amici dediti alla recensione e allo spritz, ha deciso di non fare pubblicità ai libri editi da tizio e caio, dopo averne sentite a bizzeffe su tizio e caio. E mica da ieri.
      Se ti sembra una scelta tanto strana, allora del tuo “Scrittori in causa” non avevo capito l’intento, lo spirito, la fiammella che teneva in vita i tuoi buoni consigli. Colpa mia, ovviamente.

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      • Carolina Cutolo says :

        Gaja, è molto triste che dopo aver letto il mio commento, con tutto quello che ho tirato in ballo proprio a proposito di facilità di tranciare invece di riflettere sulla complessità delle cose, sei riuscita a darmi solo una risposta sarcastica e cattiva come questa, e che pur di non confrontarti e raccogliere gli spunti di riflessione che ti ho lanciato, hai preferito mettere in discussione un lavoro di 4 anni per Scrittori in Causa durante i quali ho assistito personalmente una quantità impressionante di autori in situazioni legali anche molto complesse ma seguendoli uno per uno, aiutandoli a ottenere giustizia, giorno per giorno, per 4 anni, mettendo a disposizione il mio tempo, le mie energie e le mie competenze del tutto gratuitamente, e prendendomi pure una querela solo per aver difeso pubblicamente il diritto degli autori a non farsi prendere in giro da un editore indegno di questo nome.
        La tua risposta, oltre che molto triste, è completamente priva del minimo interesse al confronto, quindi la chiudo qui.
        Carolina Cutolo

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        • Gaia Conventi says :

          Carissima Carolina, confrontiamoci. Ma se io sono cattiva e se il mondo è cattivo – lo è, ne sono certa -, allora dovevi immaginare lo fosse anche questo blog. Un blog che non recensisce libri editi da personcine poco cortesi in fatto di spiccioli.
          Tu mi racconti della tua esperienza con “Scrittori in causa”, che ho seguito e sempre apprezzato, ma sembri aver scordato che Giramenti fa satira editoriale: non tentiamo di risolvere la fame nel mondo ma qualche letterina d’avvocato l’abbiamo ricevuta pure noi. E proprio per aver parlato di editori che “la raccontano”. Dunque sì, siamo scortesi e sarcastici, ma questo è Giramenti.

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          • Gaia Conventi says :

            Evidentemente il mio invito al confronto suonava come una burla, dunque ho meritato d’essere bannata.
            Be’, ok, fa nulla. Carolina, quando vuoi passare a trovarci, noi siamo sempre qui. Ciao 🙂

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            • Mario Borghi says :

              Urca, ha bannato anche me.
              L’ha presa bene eh, una personcina proprio sportiva. E sorvolo su ciò che mi ha scritto in privato, tutte illazioni prive di riscontro che, spero, un domani potranno essermi chiarite, da qualche parte.
              Va ben, lo sapevo, io non devo più essere tuo amico, sei una brutta persona, ti banno anche io, ciao. Anzi addio.

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        • Mario Borghi says :

          Ciao Carolina, ho ricevuto il tuo messaggio in privato, nel frattempo rispondo qui alle tue affermazioni. Davvero tu pensi di avere scritto un libro valido, interessante e di rilievo? Se lo pensi, buon per te, ma ci sono molti lettori che non la pensano così e credo tu debba accettare il giudizio di tutti (non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo). Quanto alle questioni editoriali, davvero, stupisce molto il fatto che tu appaia adesso – dopo settimane e settimane – e solo dopo che anche tu sei incappata nei problemi di pagamento con l’editore.
          Non credi che NESSUNO ha messo in dubbio la tu integrità, ma che – piuttosto – anche a te, come a tutti nella vita, è capitato di pestare una “merla”? Anzi, più di una. Per ciò che riguarda i rapporti personali, ne sono certo, nulla è cambiato, almeno da parte nostra.

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      • Mario Borghi says :

        No, ma ho letto bene, ha dato del “mascalzone” al proprio editore?

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        • Gaia Conventi says :

          Ma sai, sono cose che si dicono…
          Noi no, eh? Noi di Giramenti non abbiamo detto niente, ché poi l’avvocato mi si accampa con la Tendy Motta sullo zerbino (equivocando il welcome).

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  35. Alessandro C. says :

    Seguendo la stessa linea di pensiero, anche boicottare l’EAP è immorale, dato che dietro delle scelte imprenditoriali discutibili si celano dipendenti che portano a casa la pagnotta onestamente.

    Che dire, viva la coerenza.

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    • Mario Borghi says :

      La coerenza di chi scrive, oggi: “non abbiamo mai stilato (e avremmo potuto) una lista di editori “cattivi”, perché le liste creano l’illusione che basti evitare quegli editori per risolvere il problema, che invece resta la scarsa consapevolezza degli autori circa i propri diritti e i modi per tutelarli”? Ma difende – e giustamente – chi le stila?

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  36. fabiocicolani says :

    Nonostante l’avvertimento di Gaia, ho acquistato il libro perché ho una certa perversione per i ringraziamenti, mi piace un sacco scriverli. E siccome nessuno ti recensisce i ringraziamenti anche se ci metti l’anima per scriverli, volevo farmi un po’ di cultura su come vengono recepiti.
    Il risultato è la solita amarezza di altri addetti ai lavori che prendono in giro i colleghi accusandoli, di volta in volta, di egocentrismo, strumentalizzazione dei ringraziamenti per scopi egomaniaci e così via. In nessun caso si parla positivamente dei ringraziamenti come un mezzo per lanciare un sincero messaggio di gratitudine a chi ti è stato vicino durante la stesura.
    Ho pensato: ma quindi se non fai nessuna di queste cose elencate (spiegoni, citazioni di personaggi famosi o gruppi musicali come ispiratori) sei salvo e i tuoi ringraziamenti vanno bene.
    E qui sta il bello: non c’è modo, secondo gli autori del saggio, di scrivere ringraziamenti che vadano bene.
    Come diceva mia nonna “come fai, fai male”.
    Quindi, considerato il tono saccente e sarcastico del libro, mi sono presto stancato di leggerlo attentamente e il più delle volte ho sorvolato sulle pagine scuotendo la testa.
    Una cosa però l’ho imparata, anzi due: dai sempre retta alla nonna e anche a Gaia Conventi.

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