“La signora che amava le toilette pulite” di James Patrick Donleavy.

«Quando una toilette immacolata diventa la svolta della vita», questo il titolo della recensione di Laura Ballio per il Corrierone e devo dire che mi ha fatto sorridere: se vi scappa, e vi scappa proprio, una toilette è sempre una svolta. Poi, sia detto, il problema di quanto sia lindo il posto è cosa che preme soprattutto alle signore. Per un semplice fatto di posizioni ginniche, se non altro.

Per quanto mi riguarda, e pur immaginando che la cosa non vi incuriosisca minimamente, potrei fare pipì ovunque. Ed è strano, visto il mio essere convintamente snob. Ma magari sono così snob da potermi permettere un certo grado di selvatichezza.
Inutile dire che la domanda di oggi, tanto qui abbiamo detto di peggio, verte proprio sulle toilette: come vi comportate quando il bagno di casa è un miraggio e vi dovete accontentare di un pit stop dove capita? Restando in tema, da anni dico di voler fare un ebook sui bagni degli autogrill: questo sì, questo no, con tanto di foto esplicative. Dubito avrò mai il tempo per scriverlo, dunque vi lancio l’idea. Mi avrete certamente tra i vostri lettori.

Detto questo – se non vi racconto un po’ gli affari miei mi sento in un blog serio –, vado a dirvi del libercolo. Piccino picciò, copertina anonima con piastrelle anonime – vi segnalo che la copertina è di Silvia Segalini e Camillo Dal Mera, a loro segnalo d’essere stata colpita esclusivamente dal titolo –, edito da Endemunde con traduzione di Anna Lovisolo. L’editing è perfettibile.
Il libro del sior Donleavy è datato 1995 e direi che si nota, o forse è soltanto volutamente spocchioso e la data non fa testo. Non è un brutto libro, anzi! È semplicemente triste e amaro, con un pizzico di humour. Mi direte che la vita è proprio così – “Amara la vita, dolz al cafè” recita il ferrarese aggiungendo una buona dose di zucchero al suo espresso – e che l’ironia è spesso l’unica e ultima arma di difesa, il salvagente che ti tiene a galla quando tutto va a rotoli e ti ritrovi col culo per terra.

Esattamente ciò che accade a Mrs. Jocelyn Guenevere Marchantiere Jones, e il nome per esteso la dice ricca – lo era – e con un pedigree di tutto rispetto. Un vero handicap se il marito ti molla, fai investimenti sbagliati e ti ritrovi a dover affrontare la realtà: la stessa con cui gli altri convivono da sempre – e intanto si sono fatti le ossa e gli anticorpi – e che a te risulta nuova. Nuova e avvilente, fino a diventare quasi inaffrontabile.
Eppure saranno proprio le buone maniere acquisite in famiglia – la nonna le ha consigliato d’appoggiare il deretano solo su sanitari immacolati – e l’amore per il bello – le mostre al Metropolitan Museum of Art di New York – a dare una svolta alla vicenda. O meglio, il finale resta aperto e non sono così convinta sia un happy end. Sono pessimista e propendo per il no, ma devo ammettere che la protagonista non mi è risultata particolarmente simpatica.
Nel frattempo abbiamo assistito ad alcune sparatorie – qualcuna ai danni di apparecchi televisivi –, traslochi in appartamenti sempre più angusti, figli che smettono di farsi vivi e amici che spariscono proprio quando servirebbe una spalla su cui piangere.

D’Orrico dice un gran bene di questo libro e mi risulta strano pensare che, una volta tanto, l’abbia imbroccata giusta. In effetti la vicenda è ben narrata, ha qualche spunto ilare degno di nota, un senso d’afflizione che va in crescendo e un finale a sorpresa.
Non amo i romanzi tristi e la gente che si lamenta, in questo caso farò un’eccezione. Nonostante Jocelyne Jones.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

29 responses to ““La signora che amava le toilette pulite” di James Patrick Donleavy.”

  1. sandra says :

    Fine luglio, autostrada rovente, auto nuova, vacanze dietro l’angolo = felicità! Invece no, fuori Bologna fumo dal radiatore, si chiama il carroattrezzi e la strada per la vacanza diventerà un incubo di cui risparmio i dettagli non pertinenti, dico solo che Milano-Sirolo 11 ore! Dopo aver rovesciato le nostre scorte d’acqua sul radiatore, capisco che sarà molto lunga, e qui arrivo al punto, mi metto dietro un pilone e faccio pipì, ottima idea. Bacione

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    • Gaia Conventi says :

      Quando scappa, scappa. E scappano pure gli accidenti!
      Una vacanza emozionante, siora mia… 😀

      Un bacio a te, buona giornata.

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      • Daniele says :

        Più che una vacanza, un road movie! L’idea di 11 ore di macchina… brrr! Adatta per Ognissanti!

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        • sandra says :

          Be’ 11 compresa la tappa alla Citroen di un posto sperduto dove non c’era manco una sedia e mi sono seduta su un vaso di fiori, lì ho davvero perso la cognizione del tempo. Considera che ha sempre e solo guidato mio marito. Quando ho telefonato al Bed and breakfast per dirgli di non dar via la stanza, la proprietaria ha pensato che fossi una pazza o una comica di professione 😀

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        • Gaia Conventi says :

          Undici ore in auto? Dovrebbero sedarmi!

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  2. ilcomizietto says :

    Era il 1989, alla fine della maturità un piccolo gruppo di pazzi decise di fare il giro d’europa con il treno, il famoso, allora, inter rail, un biglietto che dovrebbe esistere ancora oggi. Cito l’episodio perché io i cessi li visitavo tutti, prima degli altri, e davo indicazioni. Già allora ci venne l’idea di una guida cessi d’Europa. Forse esiste già su scala più piccola.

    La cosa più curiosa che mi è capitata è una casa la cui padrona aveva una idiosincrasia per gli spazzola water. Quindi erano assenti nei suoi bagni. Capisci che essere in casa d’altri e non poter togliere le tracce intestinali lascia qualche imbarazzo.

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  3. Daniele says :

    Credo che non sia solo la signora del titolo ad amare i bagni puliti – ma questa tizia la immagino a illuminare con la lampada agli ultravioletti il cesso, per vedere se ci sono tracce biologiche residue!

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  4. mosco says :

    ricorderò per sempre la volta in cui, dopo aver trovato un posticino tranquillo, fuori vista dal sentiero, mi sono trovata un allegro deltaplanista che mi svolazzava ghignando sopra la testa.

    cavolacci suoi se ammira il panorama sotto di lui invece che le dolomiti davanti a lui, non trovi? 😀

    comunque secondo me le migliori fuori dal proprio cesso sono quelle open air, evitando possibilmente i formicai

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  5. minty77 says :

    come vi comportate quando il bagno di casa è un miraggio e vi dovete accontentare di un pit stop dove capita?

    Guarda, l’infanzia in campagna coi nonni (“Ma perché devi entrare in casa per farla? Accovacciati lì dietro il pollaio, e via!) e le elementari di tempo pieno (8 ore/die) in una scuola che aveva tutte toilette alla turca, mi hanno abbastanza addestrata ad arrangiarmi più o meno in qualsiasi situazione.
    Il problema nasce alle prese coi bagni sporchi dotati di tazza. Quando sono fuori casa, potendo cerco di limitarmi alle sedute “corte”, applicando – per dirla con la pagina da te linkata. Mitica!!! XD – il metodo della sospensione. Dovendo proprio proprio appoggiarmi, di mummia tutta la vita! Riesco a fare fuori anche un intero rotolo di carta igienica in questo modo! XD E comunque, sempre sia lodato l’inventore delle salviettine umidificate! 😛

    A proposito, su quella faccenda dell’interno del rotolo molto ‘microbico’ (in effetti non ci si pensa mai… Però a quel punto, che dire della levetta del dispenser di sapone appena fuori dalla toilette? :P) doveva aver a lungo riflettuto un mio professore dell’università. Infatti era solito andare in bagno portandosi il proprio rotolo personale. Come lo so? Perché quando il rotolo non era in uso, lo teneva in bella vista sulla scrivania dello studio! Era leggendario! XD

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