Jovanotti e la lista della spesa.

Sono solo stasera senza di temi hai lasciato da solo davanti a scuola, mi vien da piangere, arriva subito, mi riconosci ho le scarpe piene di passi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te.

E adesso riprendete fiato, ché la metrica jovanottiana non è fatta per polmoni normali, bisogna essere campioni d’apnea.

Così, lasciato solo alle serali, a Lorenzo scappa da piangere, mamma mamma mamma… ho le suole bucate, m’hanno menato, sto per avere un infarto e ho pure le visioni.
Ah, non dice così? Be’, allora proprio non l’ho capito, ‘sto benedetto Lorenzo Cherubini, sarà che sotto la barba mi aspetto sempre di trovarci il capo della banda.
Sarà quel che sarà cantava Tiziana Rivale ma a me questo tizio causa problemi a livello gastrico.

Ci sono 30 modi per salvare il mondoma uno solo perché il mondo salvi me che io voglia star con te e tu voglia star con me che io voglia star con te e tu voglia star con me.

Pregnante, no? Ci sono tanti modi per salvare il mondo, io ho scelto il mio: quando per radio passano Jovanotti, lo azzero accendendo il microonde, ché da lì lui non esce, a costo di piantargli un paletto di frassino nel cuore.
Solo tre parole, sole, cuore e amore, che non era sua ma riassume il concetto: elenchi di robe assurde, tenute assieme con lo spago.

Il mio nome è Lorenzo potrebbe non aver senso ma da quando sono nato dico quello che penso dico quello che vedo mi guardo in giro utilizzo questo ritmo nero e funky e duro e carico di bassi e su di lui io costruisco sintassi e frasi e storie strada dove vivo muovi la mano con la quale io scrivo e dammi la carica dammi l’energia molta cattiveria poca melodia.

Ma io non mi chiamo Lorenzo e deve essere per questo che, pur dicendo la mia, un occhio alla sintassi ce lo butto, almeno ogni tanto. Tu dammi pure la carica e l’energia, le userò per dirti che no, proprio non ce la faccio: due etti di prosciutto e uno di mortadella, è per te ogni cosa che c’è ninna na ninna e.

Una mamma, un amante, una figliaun impegno, una volta una nuvola scura, un magnete sul frigo, un quaderno di appunti, una casa, un aereo che vola.

E poi sei uova, due birre in bottiglia e una confezione di stracchino.

Che bello è, quando c’è tanta gente e la musicala musica ci fa star bene, è una libidine è una rivoluzione quando ci si può parlare con una canzone, che bello è, quando lo stadio è pieno e la musica, la musica riempie il cielo, è una libidine è una rivoluzione, è una libidine è una rivoluzione.

A ripetersi si fanno dei metri e quindi le uova diventano dodici, le birre salgono a quattro e abbiamo raddoppiato la quantità di stracchino. Volete favorire?

Alla periferia del centro commercialealla periferia della periferia del mondo occidentale, alla periferia del genere musicale, alla periferia del circolo polare artico, alla periferia del mondo celtico dell’equatore, del meridiano zero alla periferia del planisfero, alla periferia delle autostrade delle foreste delle contrade, alla periferia della sinistra e della destra, alla periferia del davanzale della mia finestra, alla periferia degli stati delle nazioni, al centro delle sensazioni e delle emozioni, alla periferia del vento alla periferia dell’uomo del momento, alla periferia dell’intervento, alla periferia della contemplazione, al centro della sensazione dell’emozione, datemi un catalogo di tutto ciò che esiste, le cose viste e quelle non viste.

Su eBay potreste venderla come “cartolina animata”, saluti da non so dove con un mucchio di roba in mezzo, come le brutte cartoline con un sacco di scatti: la piazza, la fontana, il lungomare, mia zia Iolanda con le borse della spesa e dentro ogni cosa che c’è ninna na ninna e.
Jovanotti ha deciso di catalogare il mondo, ci mette le virgole, va accapo, passa da mia zia Iolanda all’ombelico del mondo, gimme five Iolanda, ché la sportina è di plastica riciclata e a far la spesa e a cantare salviamo il mondo.

Lo sai che nella pancia puoi ascoltare i suonilo sai che anche i malvagi fanno gesti buoni, lo sai che ogni tramonto è l’alba di un vampiro e che le idee future sono già in giro, lo sai che proprio adesso un uomo sta morendo, lo sai che proprio adesso un bimbo sta nascendo, lo sai che proprio adesso noi stiamo vivendo e qualche cosa proprio ora ci stiamo scambiando…

Lo sai che ti sopporto di più a radio spenta? Nella pancia ascolto i suoni, non sono piacevoli, a me Jovanotti causa conati. I cattivi a volte fanno qualcosa di buono, ma è dura che un cattivo paroliere ne imbrocchi una giusta. Ogni tramonto è l’alba di qualcuno come ogni soffitto è il pavimento di un qualcun altro, cose che succedono in condominio. Se questa fosse la fiera delle banalità e si dovesse portare il santo in processione, be’, io mi caricherei Jovanotti sulle spalle e gli farei fare un giro.

Io sono Jovanotti, il capo della bandase vuoi essere dei nostri devi fare domanda, perché è una storia mitica e siamo tutti tosti, ci piace fare festa, casino a tutti i costi.

Quante volte si è presentato nei suoi testi, convinto non l’avrei riconosciuto senza nome cognome e stato di famiglia? Eppure è semplice, la lista della spesa salta subito agli occhi: il più grande spettacolo dopo il Big Bangil più grande spettacolo dopo il Big Bang, il più grande spettacolo dopo il Big Bang siamo noi… io e te.
Ed era proprio qui che volevo arrivare, alla canzone che odio di più, a confronto per due soldi un topolino mio padre comprò sembra scritta da Rubbia.

Ho preso la chitarra senza saper suonare, volevo dirtelo, adesso stai a sentire, non ti confondere, prima di andartene devi sapere che…

Ho preso la chitarra e suono per te, erano i Ricchi e Poveri, personaggi che sto ampiamente rivalutando. E se il più grande spettacolo del mondo siamo noi, alla faccia del Big Bang, allora la lista della spesa è destinata al discount. Sempre meglio e sempre a meno.

Altro che il luna park, altro che il cinema, altro che internet, altro che l’opera, altro che il Vaticano, altro che Superman, altro che chiacchiere…

Ancora quei due etti di prosciutto ninna na ninna e, altro che luna park che alla nostra età fa tardoni in braghine –, altro che cinema con quello che costa , al diavolo pure l’opera e il Vaticano il Vaticano finisce tra i luoghi d’intrattenimento, l’avete notato? , fanculo pure il web e i supereroi, il più grande spettacolo siamo io e te, che magari a dirlo ce la tiriamo anche un tantino.

Io e te… che ci abbracciamo forte, io e te, io e te… che ci sbattiamo forte, io e te, io e te… che andiamo controvento, io e te, io e te… che stiamo in movimento, io e te, io e te… che abbiamo fatto un sogno che volavamo insieme, che abbiamo fatto tutto e tutto c’è da fare, che siamo ancora in piedi in mezzo a questa strada, io e te, io e te, io e te.

E ci abbracciamo con tanto impeto da sbattere la fronte, io e te, due scemi che vanno controvento attenzione agli sputi! , in movimento, sognando di volare nonostante siamo in mezzo alla strada e rischiamo di fare la fine del gatto. Ma siamo io e te, così contenti e folli da sorridere ai fari di un tir. Sbam!

Altro che musica, altro che il Colosseo, altro che America, altro che l’ecstasy, altro che nevica, altro che Rolling Stones, altro che football… altro che Lady Gaga, altro che oceani, altro che argento e oro, altro che il sabato, altro che le astronavi, altro che la tv, altro che chiacchiere…

Ci fossero due idee che si somigliano! Due etti di prosciutto, una chiave inglese, due solette del 38 e una verza da un chilo.

Che abbiamo fatto a pugni, io e te, io e te… fino a volersi bene, io e te, io e te… che andiamo alla deriva, io e te, io e te… nella corrente… io e te! Che attraversiamo il fuoco con un ghiacciolo in mano, che siamo due puntini ma visti da lontano, che ci aspettiamo il meglio come ogni primavera, io e te, io e te, io e te.

Abbiamo fatto a pugni col buonsenso, la metrica, la pazienza altrui e c’è ancora gente che ci ascolta; andare alla deriva o controvento va bene uguale, l’importante è non rimanere fermi, a questo punto possiamo anche farci uno spritz con una tarantolata. Noi due, nel fuoco col ghiacciolo o nel freezer con un cappuccino, due punti neri sul naso ma visti da lontano, al buio, almeno il poro selvaggio non si nota. Io e te ci aspettiamo il meglio ogni ventuno di marzo, ché i buoni propositi a farli il primo dell’anno sono capaci tutti, io e te, io e te, io e te… ma che palle, non possiamo vedere altra gente?

Ho preso la chitarra senza saper suonare, è bello vivere anche se si sta male, volevo dirtelo perché ce l’ho nel cuore, son sicurissimo… amore!

Ho preso i tuoi testi senza conoscere le tue canzoni, quel po’ mi basta, ho spento la radio e acceso il microonde: vivere à la Jovanotti sarà anche bello ma preferisco passarmela meglio e quindi nel micro ho infilato anche la radio. Volevi dirmelo e io pure, le liste della spesa non mi emozionano, nemmeno con la raccolta punti.

E adesso odiatemi ecco la medicinaquesta è la medicina, dammi la medicina, prendi la medicina, ecco la medicina, questa è la medicina, questa è la medicina, dammi la medicina ma se proprio ho scritto delle vaccate… quelle di Jovanotti in che categoria cascano? Più o meno quella di Fabio Volo.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

29 responses to “Jovanotti e la lista della spesa.”

  1. Daniele says :

    Sfonda porte spalancate, cara lei, anzi: hanno lasciato solo la cornice, della porta! Non mi piace Jova/Lorenzo da che ero bambino e cambio canale se mi imbatto in un suo video. Non che lo odi: come arte, i suoi brani mi annoiano 😛
    Buona spesa a tutti 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Credo che il trucco sia “non solo Jovanotti/non solo Fabio Volo”, poi resta da capire se i jovanottiani siano interessati anche a Paolo Conte.
      Ma non lo escludo, ecco.

      Buona spesa a te, e buona settimana! 🙂

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  2. sandraellery says :

    Vorrei far notare che i vampiri ci sono sempre. Mi piacciono solo 2 canzoni di Jovanotti e non sono tra queste – e per fortuna, me ne sarei vergognata, ma qui siamo tra amici e comunque credo di essermi ehm sputtanè già più volte.
    Bacione

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    • Gaia Conventi says :

      Ma qualche canzone ci sta, eh? Mica sto tentando d’abbattere tutta la discografia jovanottiana… è che le fa un tantino tutte precise, con lo stampino.
      Poi, per carità, vale per lui quel che vale per Fabio Volo: se piace e se vende, io che ascolto Sergio Caputo mi metto dalla parte del torto. 😀

      Ciao cara, bacioni a te!

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  3. ingenuetà says :

    Quando mi capita di ascoltare qualche suo brano, non riesco a fare a caso alle parole. Sono ipnotizzata dalla mole dei difetti di pronuncia, che ogni volta mi chiedo se lo faccia apposta a concentrare “s” singole e doppie, “z” a bizzeffe ecc. solo per distrarre l’uditorio.
    Grazie per aver riportato tante perle di testo, per cui finalmente posso trovare piena giustificazione all’orticaria che mi provoca il personaggio.
    E dire che qualche volta viene invitato a dibattiti socio-politici come “intellettuale di sinistra”…

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    • Gaia Conventi says :

      Ne parlavo qualche giorno fa con mio marito – lui è un musicista, anche un musicista, intendo – e gli chiedevo proprio ‘sta cosa: perché, sapendo d’avere quei difettucci di pronuncia, il nostro Jovanotti si ostina a scrivere testi poco adatti al suo cantare? Be’, siamo arrivati a due conclusioni: a) Jovanotti ritiene quei difetti di pronuncia la sua cifra stilistica, dunque occorre metterli in risalto; b) Jovanotti non è ferrato nei lipogrammi. Temo siano entrambe risposte valide. 😉

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    • Daniele says :

      Va be’, gli intellettuali sinistrati sono tanti, in Italia – però i comunisti veri si sono estinti per fame, non si fanno abbastanza figli per nutrirli 😛

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  4. Alessandro C. says :

    Lo preferivo quando faceva il coglioncello atteggiandosi a rapper con un inglese da scuola di recupero. I guru con l’occhio al portafogli non li ho mai sopportati. Mi sorprende il fatto che ci sia ancora gente disposta a sorbirselo

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    • Gaia Conventi says :

      Per come la vedo io, passati i trenta occorre smetterla col rap. Non si è più scusabili.
      Quindi poi tocca inventarsi altro, e uno inventa e si inventa per quello che è e per quello che sa. Jovanotti ci ha messo anche quella punta di furbizia che non guasta.
      Se siamo disposti a farci dare l’assoluzione quotidiana da Michele Serra, allora ci andrà bene anche il guru milionario Jovanotti.

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  5. sarapintonello says :

    Condivido in pieno il pensiero, sì, certe canzoni possono anche essere orecchiabili, o a furia di farle passare alla radio in un modo o nell’altro ti entrano in testa, però se cerco di vedere la profondità del testo…vedo solo un baratro di fronte a me! A volte è molto meglio della buona musica senza parole, che se la musica è buona, le parole non servono 🙂

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  6. mozart2006 says :

    Però, a differenza di Beethoven, possiede il senso del ritmo. Cosí disse quell’ altro fenomeno da baraccone di Giovanni Allevi 😀

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  7. minty77 says :

    Ti dirò, hai aperto il post con una delle poche (in realtà, forse è l’unica) canzoni del Jovanotti nuovo-corso che mi piacciano. Solo che non l’ho sentita cantata da lui la prima volta, bensì per puro caso da una bambina in uno di quei programmacci tipo baby talent che vanno tanto di moda e per cui madri-zie-nonne impazziscono (a me fanno solo vomitare). E, ti dirò, rendeva bene, mi è piaciuta. Poi c’è voluta mia sorella per spiegarmi che in realtà era un pezzo del Jova. E, sinceramente, cantata da lui mi rende meno! XD Però è caruccia, si salva.

    Tutto il resto… tutto il resto è niente. Io Jovanotti non lo ascolto da anni, quindi delle sue ultime canzoni so davvero poco.
    Ho avuto un rapporto strano con la sua musica, da sempre. Ai tempi in cui faceva lo scemotto rapper e tutti i miei coetanei lo idolatravano, io neanche sapevo cosa fosse il rap, e quando mi fecero sentire “Sei come la mia moto”, pensai che fossero tutti scemi, lui e chi lo stava a sentire.
    Però un momento epico il Jova rapper ce lo regalò: quando al Festival di Sanremo 1989 andò a cantare “Vasco”, e nel bel mezzo del verso “No, Vasco, no, Vasco, io non ci casco”, agitandosi come un tarantolato, fece uno scivolone da antologia che tra un po’ ruzzolava nella scollatura delle signore in platea! A tutt’oggi, una delle cose migliori che Mamma Rai ci abbia mai regalato! XD

    Comunque, c’è stato un momento in cui Jovanotti, mollato il rap, mi piaceva abbastanza. Erano gli anni ’90 e girava ovunque con “L’ombelico del mondo”, tuttora una canzone che adoro, fra le mie italiane preferite.

    Poi? Poi deve essere successo qualcosa. L’ho perso di vista e, quando qualche anno fa mi è ricapitato tra i pie… ehm, le orecchie, ho scoperto con amarezza che si era trasformato in un cantante melodico-zen-filosofiad’accatto-piagnucoloso-iperglicemico. Ci sono rimasta male, lo giuro. Oltre a rendermi conto che no, il “nuovo” Jovanotti io non riesco, fisicamente ad ascoltarlo. Mi viene male alla pancia. Per fortuna non mi capita spesso di beccarlo, perché fondamentalmente io ascolto solo radio che passano le hit 70-80-90, e per ora sono abbastanza de-neo-jovanottizzate.

    Però, appunto, di tutte le sue nuove, “Le tasche piene di sassi” è forse l’unica che un po’ mi piace.
    Che poi, per carità: lui per diversi anni è stato mio concittadino, anzi abitava proprio dalle mie parti, e capitava di incontrarlo in giro, e come persona mi è sempre piaciuta molto, perché sempre gentile, corretto, se la tirava pochissimo. Umanamente è (era? son passati pure 20 anni, e boh) assolutamente ok.
    E’ la trasformazione in piagnone sonoro che non ho digerito 😛

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  8. diait says :

    Se questa fosse la fiera delle banalità e si dovesse portare il santo in processione, be’, io mi caricherei Jovanotti sulle spalle e gli farei fare un giro.

    sottoscrivo.

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  9. Rosalba says :

    La settimana comincia bene ,buon proseguimento! 😀

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  10. impossiball says :

    Ma i tramisti non li tiravi fuori il venerdì? 😀

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  11. Ing. Kran Katz says :

    Vorrei sapere: chi è, veramente, il paroliere del signor Cherubini? Perché pronuncia la “S” in modo quantomeno imbarazzante, quindi delle due una:
    – il suo paroliere lo odia;
    – è autore per se stesso, nonché masochista.
    Cordiali saluti.

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