“Peste” di Alfredo Colitto.

Due giorni fa vi dicevo che La Compagnia della Morte non mi aveva del tutto convinta ma che riponevo grandi speranze in Peste. Ebbene, non mi ero sbagliata: Peste è un gran bel libro, curatissimo anche a livello storico. Inappuntabile e senza mai propinare pipponi che facciano perdere il filo della narrazione e inducano il lettore alla catalessi.

E ricordate che il malanno più evidente dei romanzi storici è proprio questo, e mica perché lo asserisco io che sono stronza. Voi pensateci su e ditemi perché avete abbandonato un libro appartenente a questo genere, salterà fuori che vi siete annoiati come eunuchi in un bordello.
Incocchiare l’autore che vuol farti sapere di sapere è la via più breve per mollare il suo libro alle prime pagine e augurargli una vita spesa a seguire aste televisive, quelle dei tappeti potrebbero essere la giusta pena.

Trattandosi di Colitto, mi aspettavo un giallo storico, ma così non è: Peste, a mio parere, è invece un gran bel libro d’avventura. Di quelli che ormai non scrive più nessuno. O meglio, libri così li scrivono in tanti ma il risultato è mediocre, talmente scadente che riporre il romanzo sul comodino non è mai una sofferenza. Ecco, con Peste l’unico problema è spegnere la lucina mortifera e dire “Vabbe’, se ne riparla domani”.
So che sentirmi dire un gran bene di un romanzo vi lascia perplessi, qui non siamo abituati a incensare libri e autori: qui i complimenti non li si scova spesso, e uno deve proprio guadagnarseli. Però, e credo d’averlo precisato in diverse occasioni, vista la scarsa qualità dei molti libri pubblicati negli ultimi anni, imbattersi in qualcosa di godibile merita il plauso e lo stappare dello spumantino. Ne tengo sempre una bottiglia in frigo, ché io – non vi parrà vero – sono un’inguaribile ottimista.

Vi confesso che all’inizio il titolo mi lasciava perplessa, non lo vedevo né adatto né accattivante. Resto del parere che non sia accattivante, ma adatto lo è di sicuro: la peste è risolutiva, ma lo si scopre solo nell’ultima parte del libro. Ve lo anticipo sapendo di non levare alcunché alla narrazione: non vi sto svelando niente, vi sto solo dicendo d’essere meno prevenuti della sottoscritta. È anche vero che più prevenuti di me sarebbe difficile.

In Peste ritroviamo Sebastiano Filieri, il pittore spadaccino di La Compagnia della Morte. Siamo ancora a Napoli, è il 1655, e Sebastiano salva da morte certa una ragazzina che cerca rifugio nel portone di Palazzo Agliaro, dove Sebastiano sta dipingendo la cappella privata dell’amico Michele. Michele Agliaro è un borghese pieno di schei che sta tentando d’ottenere un titolo nobiliare, ha due figli e una moglie così antipatica che tu ti auguri, appena la tizia salta fuori, che la peste la stronchi in tempi brevi. Be’, sì, io mi immedesimo parecchio quando leggo.

Come già avevamo capito in La Compagnia della Morte, Sebastiano Filieri è un burbero – figo – dal cuore d’oro. In questa nuova vicenda la ragazzina – Cecilia, figlia di saltimbanchi, orfana fin dalle prime pagine… ma qui le sfighe sono tante e sono il bello del libro – metterà a dura prova la sua intenzione di vivere rintanato come un orso, con l’unico scopo di terminare gli affreschi a casa Agliaro per lasciare un segno imperituro della propria arte pittorica. Arte che torna e ritorna, se ne parla spesso nel corso del libro, perché Cecilia diventerà la sua aiutante. Se avrete modo di leggere La Compagnia della Morte, cosa che vi consiglio prima d’agguantare e trangugiare Peste, saprete che fine ha fatto l’altro aiutante. Capirete un sacco di cose che, per quanto non essenziali a gustarsi Peste, completeranno la resa tridimensionale del nostro Sebastiano Filieri.

Vi dirò anche che ho gradito il finale – che non vi svelerò – e che l’ambientazione pestifera e pestilenziale di una Napoli stremata dalla peste è talmente credibile che mi veniva da grattare. Dunque un gran bel romanzo, e Giramenti ci mette il bollino blu.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

7 responses to ““Peste” di Alfredo Colitto.”

  1. Daniele says :

    Dì la verità, ti sei tenuta i libri che ti piacciono per finire l’anno in bellezza! 😉
    Intanto, me lo segno assieme all’altro 🙂

    E a proposito di fine anno, auguro a te e ai CommentAmici di Giramenti di trascorrere un buon capodanno, e ovviamente un nuovo anno ancora migliore! 😀

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  2. newwhitebear says :

    Di Colitto ho letto qualcosa, dei brevi racconti e l’ho trovato gradevole da leggere. Mi sa che leggerò Peste dopo le tue belle parole.
    Buon Anno

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