“I mestieri del libro” di Oliviero Ponte di Pino.

Non è facile recensire questo libro. Per prima cosa occorre precisare che il titolo dovrebbe trovare posto tra i “Libri forse”, categoria che qui non abbiamo e non abbiamo volutamente creato. Risulta poi poco pratico – e molto scemo – dire male di un libro scritto da Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti. Voi lo fareste? Sì, ne sono certa, i lettori di Giramenti non si porrebbero il problema, figuriamoci se io posso fare altrimenti.

Ovviamente vale sempre il consiglio di stroncare restando in incognito, cosa che su Giramenti non succede. Se esiste un blog gestito da furbi, di sicuro non è questo. Però saremo onesti, come sempre. L’onestà intellettuale forse ci salverà dall’essere presi a male parole, ma di sicuro non ci farà finire tra i prossimi pubblicati in casa Garzanti. Faccenda che abbiamo attentamente valutato – più o meno in trenta secondi, brevi ma intensi – per poi decidere che si campa una volta sola.

«Non accettare di recensire un libro che probabilmente non ti piacerà, o che ti deve piacere per amicizia. Non pensare di essere il custode di una tradizione, un funzionario che impone un programma di partito, il guerriero di una battaglia ideologica, di qualunque tipo. Non cercare mai […] di rimettere l’autore “al suo posto”. Recensisci il libro, non la sua reputazione. Accetta qualunque magia, buona o cattiva, venga gettata su di te. La comunione tra il recensore e il suo pubblico è fondata sul presupposto di un certo piacere nella lettura, e tutto il nostro discernimento dev’essere indirizzato verso quel fine». Siamo a pagina 173 e il nobile pensiero è di John Updike, nell’introduzione a Picked-up Pieces. Il sior Updike, a quanto capisco io – che notoriamente non sono una cima –, trova che stroncare sia sbagliato e ritiene che un recensore debba trasmettere sempre un certo piacere nell’aver letto ciò che ha letto. Insomma, se si rompe le balle è colpa sua che quel giorno doveva mettersi a ricamare federe. Strana cosa da affermare – e riportare – in un libro che racconta i mestieri del libro. Per fortuna io leggo e stronco – se occorre – per hobby, dunque non mi sento chiamata in causa. Del resto, se anche i blogger venissero inclusi nei “mestieranti libreschi”, andrebbe persa l’ultima voce che ancora si permette di dissentire. Cosa a cui I mestieri del libro non fa cenno, ma ognuno racconta la propria giostra. La mia è questa.

Nell’introduzione, l’autore si augura di spiegarci quanto lavoro sta dietro un libro – passaggi più o meno conosciuti che portano dal bernoccolo d’artista al volume in libreria –, strappandoci ogni tanto qualche sorriso. Ora, sarò io a essere una gran musona, ma più che sorrisi ci ho ricavato sbadigli. E non perché la filiera del libro – come è composta una casa editrice, cosa fa il grafico, a cosa serve un editing… – sia faccenda poco interessante. In realtà in questo manuale di duecento e sbrisga pagine ci sono trucchi e barbatrucchi – ma se un po’ già ne masticate, sarà dura imbattersi in qualcosa d’eclatante – che tornano utili al lettore che vuole capire cosa sta sotto, molto sotto la copertina.

Qualche capitolo è più approfondito di altri, in alcuni casi si nota che il manuale è passatello – è del 2008 e nel frattempo l’editoria si è infognata per bene – e in più di un’occasione si ribadisce quanto un editore ci tenga all’editing curatissimo. Anche se, come ammette lo stesso autore, l’errorino ci scappa sempre. Quindi gli passiamo il dicharano di pagina 204, ma si fatica a non vedere quell’aldilà – «Nel programmare queste attività, aldilà delle attese dell’autore» – di pagina 175. Come avverte la Treccani – a questo link –, «In casi come questo non esiste una norma generale che regoli la scelta tra la grafia con univerbazione e la grafia separata […] tuttavia […] aldilà, con grafia univerbata, si usa in funzione di sostantivo maschile (con il valore di ‘oltretomba’, ‘vita dopo la morte’)». Se Ponte di Pino gode di buona salute e anche voi ve la passate benino, forse quell’aldilà risulta eccessivo.

«Solo attraverso una puntigliosa attenzione a tutti i dettagli il libro può arrivare dall’autore al lettore, e può riuscire a farlo nelle condizioni ottimali. E se tu, caro lettore, stai leggendo queste righe, vuol dire che, nel progettare e commercializzare questo volume, di errori non ne sono stati commessi troppi» (pagina 208). Cosa che deve certamente essere vera, ma l’aldilà e il caro lettore mi infastidiscono più della sabbia nel panino. Nonostante questo e tenendo conto della mia inveterata tendenza a dire male di tutto e tutti, salvo il manuale perché a qualcuno farebbe bene leggerlo. Ma ‘sto qualcuno deve proprio tenerci all’editoria e ai suoi meccanismi, senza porsi il problema di quante cagate questa macchina infernale riesca a sfornare ultimamente.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

26 responses to ““I mestieri del libro” di Oliviero Ponte di Pino.”

  1. sandraellery says :

    Sto leggendo l’ultimo Deaver, che ogni tanto cito, e che tu se ben ricordo non hai mai letto. (Rimediare = buon proposito per il 2015) sono a meno di metà, ottimo libro ma ho già beccato 2 refusi. Insomma che sia editing o correzione di bozze, sbagliano tutti prima o poi, tanto o poco. E ho trovato anche una roba che mi induce a pensare che quando Deaver l’abbia scritta non era tanto in giornata. Allora, il romanzo è il seguito de Il collezionista di ossa, a un certo punto appare una donna, che nel collezionista di ossa era bimba e rapita dal serial killer, ma non uccisa. Bon, domanda di Amelia: “ti ricordi il tuo rapitore?”
    Risposta “ah sì, il collezionista di ossa.” No scusa, ti rapiscono, te ne fanno di ogni e la poliziotta ha il dubbio che te ne sia dimenticata? Rimozione del dolore o qualcosa di simile. Mah.
    Sulle condizioni ottimali dei libri ho i tuoi stessi dubbi, ma in fondo chi sono io.
    Bacione

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    • Gaia Conventi says :

      Il refuso scappa sempre, succede e nessuno dovrebbe starci troppo male. Poi ci sono refusi e refusi, a me quell’aldilà ha fatto pensare che qualcuno non si sia nemmeno posto il problema. Sfiga vuole che aldilà spicchi parecchio. Ma, ribadiamolo, sono cose che succedono.
      Per quanto riguarda Deaver, e da qualche parte devo avere qualcosa di suo – adesso lo cerco -, la domanda posta alla vittima mi sembra un po’ cretina. Ma non so altro della vicenda, quindi mi fido del tuo fiuto e invito Deaver a non fare domande cretine.

      Ciao cara, un bacio e buona giornata! 🙂

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  2. ilcomizietto says :

    Ci sono due cose che vorrei sapere dell’editoria:
    1) Perché alcune opere sono abbandonate a se stesse, anche se sono potenzialmente “vendibili”.

    2) Come nascono i libri orribili. Sono orribili solo per noi? Ci sono dei raccomandati? Semplici errori editoriali?

    Se il Sior Oliviero non risponde a questi due enigmi, il libro non mi interessa.
    La faccenda dei refusi, sinceramente, non mi entusiasma.

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  3. giuseiannello says :

    Complimenti soprattutto per i trenta secondi di riflessione. Hai fatto la scelta giusta!
    Anch’io, come qualcuno qui sopra, non mi fisserei sull’ aldilà, che porta anche male, perché un errore o un refuso non sono indicativi della qualità complessiva, ma se anche tutto il resto è al di là di ogni sopportazione…

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    • Gaia Conventi says :

      No, per carità, fissarsi sull’aldilà porta malissimo. E proprio oggi abbiamo perso Pino Daniele, con tutti i cantantucoli che avrei potuto proporre per la dipartita… Ah, natura matrigna! Ok, detto questo e ponendo fine alle lamentazioni, il libro di oggi risulta interessante – o sarebbe finito immediatamente nei “Libri no” – ma non quanto vorrebbe. O non quanto crede il suo autore, ma detta così finisco per inimicarmelo da qui all’aldilà. Cosa che spiace, sia chiaro, ma tanto, ormai… 😉

      * Lieti d’averti con noi su Giramenti! 🙂

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      • adelemarini says :

        Chissà se i cantantucoli sono consapevoli di essere tali? se così fosse sarebbe tutto un frenetico tocchettio di palle.
        Ciao Gaia, nonostante l’aldilà che io imputerei a uno zelante correttore di bozze o a un editor ignorante più che all’autore, Ponte di Pino rimane uno dei migliori scout dell’editoria. Una di quei professionisti dei quali nessuno si accorge finché ci sono ma poi, appena se ne vanno sbattendo la porta, gli effetti della loro uscita di scena appaiono evidenti. Basta una scorsa al catalogo Garzanti dopo Ponte di Pino per accorgersene.
        Non ho letto il libro ma conosco la tua assoluta onestà intellettuale e non ho difficoltà a credere a tutto quello che scrivi. però voglio farti notare che cose per te, e per chi mastica editoria, sono risapute, per la maggior parte degli addetti ai lavori (anche editor e critici letterari) non lo sono affatto. Da molti anni siamo invasi da robaccia mal scritta e peggio editata e a volte perfino le opere di valore vengono trattate con i piedi oppure subiscono gli assalti di editor e correttori ignoranti, preoccupati di sostituirsi all’autore per quel che riguarda lo stile e la scelta delle parole (perché loro, certamente, sarebbero più bravi) ma incapaci di trovare errori veri che lampeggiano nel testo come insegne al neon. Lo dico con cognizione di causa perché è quello che è capitato a me, col mio ultimo libro. Non che io ritenga “Io non ci sto” un’opera di valore, ma era certamente migliore prima del massaggio editoriale Feltrinelli. E sicuramente la svista lampeggiante sarebbe stata tolta se mi fosse stata concessa l’ultima rilettura.
        Felice 2015.

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        • Gaia Conventi says :

          Ah, non credo, i cantantucoli il problema non se lo pongono. Magari è meglio così, chi può dirlo. Sì, insomma, un gran ravanare d’attributi sarebbe un brutto spettacolo.

          Ma torniamo al libro – il fatto che l’autore sia un ottimo scout editoriale non fa che aumentare le mie possibilità di pubblicare in tipografia -, credo che quell’aldilà abbia sorpreso anche lui. Ma metti si sia pure sorpreso che nessuno l’abbia fatto presente nelle tante recensioni prima di questa. Sì, insomma, potrà mai essere che soltanto io l’abbia notato? Direi di no. Forse a nessuno quell’aldilà è stato sull’anima, o forse si è preferito non fare gli stronzetti. Sono cose che non so e che forse è meglio non chiedersi nemmeno. Non finiamo sempre a parlare di recensioni credibili, ormai è faccenda noiosa.

          Per quanto riguarda i contenuti – che ci sono, eh? ci sono anche le tabelle ma, essendo vecchiotte, non fanno quello che avrebbero fatto ai tempi -, sono certa che chi non mastica l’argomento ha trovato tanta carne da mettere in pancia. Mi resta il dubbio circa quanto fosse masticabile. Mettiamola così, è un testo reso poco invitante proprio dal suo voler dire molto e in breve. Sarebbe andata diversamente con un librone ben più lungo? Non lo so, immagino che il “lettore curioso” non l’avrebbe acquistato.
          Insomma, forse si è tentato di fare una via di mezzo. Ho dei dubbi sul risultato ma non è un libro da scartare. Diciamo che può essere un testo da cui cominciare, se proprio si è deciso che l’argomento stuzzica.

          Mi spiace per la faccenda di Feltrinelli. Se anche lì l’editing zoppica, possiamo mollare la pezza e andarcene in ferie.

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          • adelemarini says :

            Condivido come sempre. Non dispiacerti per Feltrinelli: il libro sopravvive e sta andando piuttosto bene anche se è penalizzato da un prezzo troppo alto.. Non so se lo hai avuto fra le mani. Sicuramente tu la svista la troveresti a colpo d’occhio. Quando allo stile, dopo una lotta all’ultimo sangue ho salvato quasi tutto. perlomeno ho eliminato le frasi fatte e i luoghi comuni che, a detta della grande professionista incaricata dell’editing, “avrebbero dovuto migliorarlo”.

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            • Gaia Conventi says :

              Adesso che ci penso… Ma sai che il tuo libro dovrei averlo?

              adele marini giramenti

              E visto che è saltato fuori, adesso lo aggiungo a quelli sul comodino. 😉
              (Ringraziando il sior Giramenti che tiene il conto di cosa acquisto e di dove lo nascondo).

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              • adelemarini says :

                Aspetto, se ti andrà, la più perfida delle tue stroncature e, naturalmente la scoperta del macro errore (non è un refuso, quindi leggi tranquilla). Comunque sappi che non è l’opera di cui vado più fiera.

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                • Gaia Conventi says :

                  Aggiungo il libro a quelli sul comodino e vediamo che succede.
                  Che poi tu ne vada più o meno fiera, ciò che importa è venderlo. È l’editoria, baby! 😀

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                  • adelemarini says :

                    Beh, grazie. Non era mia intenzione sollecitare il tuo interesse ma adesso che la figuraccia l’ho fatta aspetto di sapere se sarai riuscita ad andare oltre i primi capitoli.
                    Felice giorno della befana e che le tue calzette siano piene di buoni libri (che oggi scarseggiano più delle idee e degli euro).

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                    • Gaia Conventi says :

                      È il bello d’avere una casa colma di libri: non sai nemmeno più cosa e dove. È sempre una bella scoperta, siora mia! 😀
                      Felice giorno della befana!, a questo punto lo passerò investigando tra gli scaffali della mia libreria.

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  4. sandraellery says :

    @ Adele, Dio mio che roba triste stai raccontando, massima stima. Gaia propone di andare in ferie e dimmelo prima, sono già rientrata al lavoro.
    Sto a casa domani. 😀

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  5. newwhitebear says :

    Aldi là e caro lettore mi puzza di caro estinto. Che il nostro direttore di Garzanti ci dà tutti per spacciati?

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