Non è la satira che ammazza, e non è con le armi che si ammazza la satira.

La brutta faccenda la conosciamo, e vedo che sui social già ci si ricama ampiamente: i complottari non si concedono mai una pausa, questo sì che è prendere le cose a cuore! Anche un po’ a culo, sia detto. E sia detto perché possiamo dirlo, possiamo riderci sopra. Poi, chissà, magari a fare certe battutacce uno i guai se li cerca: e se nel pomeriggio un commando di complottisti arrivasse a Casa Giramenti? Se questa gente fosse armata di righelli di legno? Badate che i righelli di legno fanno male. Io coi righelli di legno andavo a caccia di insetti volanti, e pensare che quelli nemmeno avevano un blog, una rivista… Però, ehi, ho cominciato io… Chi di righello ferisce…

Non credo mi accadrà niente di tanto terribile, ma lo tengo comunque in conto. Come facevano quelli di Charlie Hebdo. Che non erano degli sprovveduti. Sapevano di pestare parecchi calli ma non hanno mai smesso di dare fastidio. Avranno mica voluto fare i fenomeni? No, davvero. Quando fai satira – e la fai perché hai qualcosa da dire, qualcosa che non andrebbe detta –, sai che tacere è l’unica mossa che non ti puoi permettere. Perché chi tace acconsente, siori miei! Chi tace non sta semplicemente zitto, cosa che io mi augurerei per i complottisti o per quelli che giustificano questa e altre violenze col solito “Se la sono voluta”. E badate che me lo auguro soltanto, ma non mi sognerei di attaccarli al muro. Certe libertà vanno garantite, anche quando vorremmo far tacere chi reputiamo un perfetto imbecille.

A Charlie Hebdo avevano – e hanno – le loro opinioni, io ho le mie, il resto del mondo ha le proprie. Se ne può discutere, se ne può ridere. Sparare no. Nemmeno ricambiando la cortesia di qualcuno che spara cazzate, ironia feroce che ci pare solo fottutamente stronza, che non ci spieghiamo e che non digeriamo.

Chi spara ha sempre torto: è un tale che non ha la risposta pronta, un pirla che non sa controbattere. Dunque, per come la vedo io, un tizio così ha ben poco da dire. Ci fa una figurella magrella, ecco. E la fa fare anche a chi ritiene che quel tale sia nel giusto: «Ha fatto bene!, vedrai che adesso se ne stanno zitti!». Certe pessime figure sono come la cacca sotto le scarpe, te la porti dietro un pezzo e se ne accorgono in tanti. E non sto parlando di chi condivide quella fede che Charlie Hebdo pare avere oltraggiato, mi riferisco a chiunque concepisca il silenzio imposto con la paura come una conquista dell’umanità. Non importa il Credo, gli imbecilli credono solo d’avere ragione.

Fare satira – e ora, grazie a quei pirla, la satira di Charlie Hebdo la conosciamo in tanti – implica correre dei rischi. Se vai a toccare nervi scoperti, sai che qualcuno potrebbe prendersela più del dovuto. Fino a ieri magari non immaginavamo che potesse anche imbracciare un fucile, ma adesso sì, lo sappiamo bene. E, sapendolo, ci armeremo pesantemente di ironia e faremo tiro al bersaglio. Più di prima, con più convinzione. Non ci fermeremo mai.

Lo dico anche a chi è passato su questo blog, da anonimo o con nome e cognome, cercando di metterci in riga, di farci chiudere baracca: se non ha chiuso Charlie Hebdo, hai voglia a perdere del tempo qui con minacce e insolenze! Vorrei dirlo anche alle personcine che, negli ultimi mesi, hanno pensato di poter fare terra bruciata attorno a Giramenti. Giramenti amico di, Giramenti che prende per il culo questo e quello, Giramenti che non sta alle regole e non sleccazza deretani editoriali. Ebbene, brava gente, oggi sentitevi un po’ più fessi di ieri. Se la satira di Charlie Hebdo non è morta sotto il fuoco dei kalashnikov, il minimo che possiamo fare noi è continuare a ridere di tutto. Si chiama libertà, e ci piace tanto.

Nel nostro piccolo anche noi stiamo con Charlie Hebdo e con la libertà d’opinione. Anche quando è caustica, quando ferisce, quando fa girare i coglioni. Non esiste una satira buona e una cattiva, ma esistono i buoni e i cattivi. I cattivi li riconosci perché non ridono mai e si prendono troppo sul serio. Fateci un pensierino… e fatevi una risata.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

44 responses to “Non è la satira che ammazza, e non è con le armi che si ammazza la satira.”

  1. impossiball says :

    C’è un commando di tramisti che si aggira intorno a casa tua 😀

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  2. Gaia Conventi says :

    Sul mio diario Fb mi ritrovo un amico – ed è una persona che conosco e frequento anche live -, che vorrebbe farmi credere che la libertà – di parola, d’opinione e forse anche di pensiero – termina appena prima di poter offendere la sensibilità altrui. Cosa che non mi pare semplice, a quel punto tanto vale stare zitti.

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    • impossiball says :

      Si comincia con il “se la sono cercata, facendo quelle vignette è ovvio che l’islam s’incazza” e si arriva a “se l’è cercata, se va in giro in minigonna è ovvio che prima o poi qualcuno malintenzionato lo trova”

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    • diait says :

      io vorrei sapere quanti di noi aprirebbero più bocca, se fossero costretti per legge a non offendere la sensibilità di nessuno. A me dovrebbero spararmi un farmaco paralizzante.
      Tizio, caio e sempronio – e le loro sensibilità – hanno abbastanza rotto le palle.

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      • Gaia Conventi says :

        Dovessi valutare la sensibilità altrui – quella di autori, editori, autorHobby, tramisti, utenti anonimi, troll, stalker… -, avrei già chiuso bottega. Poi però, almeno per quanto mi riguarda, sarebbe una gran noia… 😉

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  3. Daniele says :

    Se offendi la sensibilità di qualcuno, poi ti tocca mettere in conto di ricevere una risposta dalla persona offesa. Scontato, pure io sono vendicativo e mi piace vincere.
    Ma porca zozza, deve essere una risposta allo stesso livello, parole contro parole, che con le escalation non si sa mai come si finisce, e quando!
    Non sarò considerato sensibile, ma spero che certo “bestiame” si uccida da solo nel modo più stupido e umiliante che riesce a trovare.

    E lasciar passare certe cose come normali, diamine… spero che certi commentatori della domenica acquisiscano un cervello più funzionale.

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  4. carlotta says :

    Cara Gaia, grazie per le tue belle parole. Purtroppo però io penso che siamo già un po’ meno liberi. Chissà quante testate giornalistiche, quanti scrittori, quanti opinionisti, si lasceranno intimidire da un pericolo che c’è ed è oggettivo e terribile e quindi rinunceranno o metteranno un freno alla propria vena satirica. Chi arriva a sparare su un uomo già ferito e disteso per terra , dopo aver tramutato la redazione di un giornale in un carnaio, non può non fare paura. E la paura limita la libertà.

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    • Gaia Conventi says :

      A lasciarglielo fare. 😉
      E io non credo succederà. Ritengo che gli attentatori imbecilli – e gli imbecilli che gli danno ragione – abbiano sbagliato mossa. Questa mattanza ha scosso parecchie coscienze, parecchie penne e matite. E tanta gente. E come la fermi tutta ‘sta gente?

      Dai, Carlotta, è adesso che bisogna tirare fuori la grinta! 🙂

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  5. sandraellery says :

    Non sono abbastanza intelligente per fare satira, fatta bene ecco. Talvolta mi riesce un pelo di ironia. Comunque la solidarietà c’è e tutta ho fatto il post. BACIO

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    • Gaia Conventi says :

      Brutto momento per gli spiriti liberi. Ma è soltanto questo: un momento.
      Non ci ho mai mollato prima, figuriamoci se lo faccio adesso. Adesso occorre prendere posizione. Ridendo.

      Ciao cara, bacio 🙂

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  6. ilcomizietto says :

    Questo post mi mette molto in difficoltà. Se riesco, forse su questo tema ci scrivo un comizio.

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    • Gaia Conventi says :

      Magari non sembra, ma ho dovuto pensarci un po’ prima di scriverlo.
      Certo è sempre buttato giù alla buona, come facciamo qui. Parla di gente che ha rischiato sapendo di rischiare. Di gente che lo fa perché ha qualcosa da dire. Parla persino un po’ di Giramenti. Insomma, ci ho messo dentro il mio mondo. E le vignette sporcaccione, che infastidiscono, che creano scalpore. E un po’ mi spiace per chi le trova così brutte, è gente che si sta perdendo tanto, e che non ha nemmeno bisogno d’usare un fucile per sparare nel mucchio.

      Attendo il tuo comizio 🙂

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      • ilcomizietto says :

        Quello che hai scritto lo sottoscrivo, Gaia, non fraintendermi. “Chi spara ha sempre torto” è la mia filosofia di vita, anche se, magari sparare no, ma di righellate ne avrei volute dare molte. Non le ho mai date e non me ne pento.

        Le vignette di CH non mi piacciono, ma non per questo vado in giro ad ammazzare gente. Ecco, Gaia, perché tre persone pensano sia giusto farlo? E mi faccio questa domanda non per giustificare l’atto, ma per capire. Ho il sospetto, il dubbio, che, dal punto di vista sociale e politico, qualche responsabilità per questo atto l’abbiamo.

        Il comizio che ho scritto sonno domande che ruotano attorno a questa.

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        • Gaia Conventi says :

          Ciao Comiz, sì, ho visto il tuo pezzo. E chiaramente ho letto le domande che poni.
          Ritenendo che l’Occidente abbia qualche colpa – le ha, ma qualcuno ci sta ancora addossando pure lo sterminio degli indiani d’America, e quel qualcuno è occidentale -, ogni atto terroristico è una viltà. Quindi le ragioni e mezze ragioni se ne vanno a ramengo, per quanto mi riguarda.
          Perché tre tizi hanno compiuto una tale vigliaccata? Be’, sono stati indottrinati a dovere, forse da piccoli non sono stati redarguiti per le marachelle commesse (succede anche con le mamme dei tramisti), sono convinti di non essere abbastanza francesi – e dunque francesi di seconda scelta – e da qualche parte gli è stato promesso il quarto d’ora di celebrità. Agli imbecilli basta questo.
          Cosa può fare l’Occidente? Sicuramente la bomba atomica è da escludere. Il dialogo andrà benone, ma al momento non siamo credibili: l’Europa non ha mai un intento comune e un solo modo d’esprimerlo. L’America vive d’antichi fasti, che in guerra non sempre si è guadagnata, e si reputa l’arbitro della partita. L’integrazione mi sembra ancora lontana, al momento si oscilla tra odio e permissivismo. Questo a discapito di tutti.
          E qui mi fermo, non è il mio campo e non mi permetto di crederlo.

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  7. minty77 says :

    Io ogni tanto faccio visite guidate in un museo dedicato alle religioni monoteiste del Mediterraneo. Racconto ai bambini anche delle poesie sufi, delle maioliche verdi e blu delle moschee, dei passi del Corano che invitano i popoli a conoscersi, dei cinque pilastri dell’Islam, di templi discesi dal cielo, del fatto che tutti, cristiani ebrei e musulmani, hanno un antenato comune in Abramo.

    Io sono un’appassionata di fumetti. Colleziono anche strisce comiche, per cui ho un debole. Da ragazzina leggevo “Cuore” (il giornale satirico). Ho tra i miei amici dei fumettisti. Ho rivisto nelle foto delle vittime di Charlie Hebdo scatti simili a tanti fatti ai miei amici o ai miei autori preferiti durante le fiere. Lucca come Angouleme. Stessa famiglia.

    Io sono nata durante gli anni di piombo, nel giorno in cui le Brigate Rosse hanno colpito per la prima volta un giornalista.

    Io, ieri, è come se mi avessero preso a calci.

    Io sono Charlie.

    (Necessita di riaprire quel cavolo di blog).

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    • Gaia Conventi says :

      Riapri il blog. Adesso è il momento di farlo.
      Spartiamoci quei calci presi, faranno meno male.

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    • diait says :

      “… che tutti, cristiani ebrei e musulmani, hanno un antenato comune in Abramo”.

      infatti!
      Anche gli Imam dovrebbero ricordarlo nelle moschee. Nell’interessantissima puntata di oggi di Uomini e Profeti, sullo Stato Islamico e il salafitismo, uno studioso di queste cose sottolineava – tra gli altri fattori che portano alcuni giovani problematici ad arruolarsi con i fondamentalisti/terroristi – l’inadeguatezza delle guide spirituali (imam) delle moschee e comunità spirituali sparse per il mondo non-islamiche. Loro sì, dovrebbero fare un’autocritica profonda. Invece l’altra sera, ad Agorà (stavo zappando, mi ci sono fermata solo pochi minuti perché tutti i talk show sulla strage parigina erano inguardabili) uno di loro era lì a pronunciare la solite frasi di circostanza, e a fare discutibili dichiarazioni…

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      • minty77 says :

        tra gli altri fattori che portano alcuni giovani problematici ad arruolarsi con i fondamentalisti/terroristi – l’inadeguatezza delle guide spirituali (imam) delle moschee e comunità spirituali sparse per il mondo non-islamiche.

        Stessa cosa che sostengono anche certi esperti di Islam che conosco. E il problema è grosso, eh!
        Per dire, anni fa, il migliore amico di mio cugino era un suo compagno di classe musulmano (di padre italiano convertito, peraltro). Famiglia integrata e tutto. A un certo punto il ragazzino comincia a frequentare la moschea col padre e un giorno in un tema se ne salta fuori col fatto che gli infedeli da lì a breve moriranno tutti. S’è scatenato un mezzo pandemonio, come immaginabile…

        Ho letto in un altro contesto che, per chi ha conosciuto i paesi islamici 30-40 anni fa, la sensazione è che, in termini di laicità e modernizzazione si siano fatti solo dei terribili passi indietro negli ultimi decenni. I fondamentalisti e i fomentatori d’odio stanno estendendo moltissimo la loro influenza, schiacciando l’Islam moderato. Non per nulla i fatti tremendi successi in Nigeria in questi giorni: le vittime, lì, non sono cristiani, ma in maggioranza musulmani che non la vedono come Al-qaeda e soci.

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        • diait says :

          sì, concordo.
          Anche se in realtà, l’ospite di U&P faceva un discorso ancora più ampio (se ho capito bene, ma devo riascoltare la puntata, perché a un certo punto sono dovuta uscire) : non additava semplicemente gli imam fomentatori d’odio, ma quelli che non fanno i conti con la realtà in cui vivono – loro e i loro fratelli – con i problemi concreti della gente, con le domande in cerca di risposta delle anime a cui dovrebbero fare da guida. IN questo senso, qualcosa di simile a quello che è accaduto negli ultimi decenni nella nostra Chiesa cattolica: a forza di portare avanti sterili rituali e/o precetti insostenibili e contraddittori, i sacerdoti cattolici hanno perso buona parte del loro gregge. E dove si sono rifugiati, questi “delusi”? Nelle nuove religioni (dai Testimoni di Geova ai vari movimenti evangelici ecc.), nelle sette (da Scientology ai vari filoni parabuddisti), nei gruppi e gruppuscoli politici più fanatici; ecc.

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          • diait says :

            ah, tra i fanatici orfani di chiesa (e religione) ci metto anche i movimenti anti-religione. Tra i loro componenti ci sono fanatici che al-Qaeda gli fa un baffo.

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  8. mozart2006 says :

    Ecco, io non ho intenzione di diventare xenofobo, razzista, fondamentalista antireligioso, fondamentalista cattolico, meschino, e pure un po’ fascista perché quasi tutti intorno a me stanno pretendendo che io abbia paura e lo dimostri.

    Che poi di problemi ne ho già abbastanza per i cazzi miei, non ho bisogno della minaccia del terrorismo per farmi complicare ulteriormente la vita.

    Quindi, cari complottisti, salviniani e roba simile, sapete che c’ è? Abbrutite senza di me.

    E andatevene pure un po’ affanculo!

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    • Gaia Conventi says :

      Affanculo, certo. Non facciamoci prendere dal panico, né dalla rabbia. Facciamo quello che abbiamo sempre fatto: diciamo ciò che ci va di dire. Ciò che occorre dire. Possiamo e quindi dobbiamo, e lo dobbiamo a chi ha meno libertà e non può farlo. O non può più. Non ti sembra un ottimo proposito per il 2015?
      Cazzo!, ne stavo giusto cercando uno… e guarda un po’ il caso… 🙂

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  9. Shari Valentina says :

    Sono diverse settimane che ti seguo. Sono capitata qui sul blog di Giramenti per puro caso, ridendo di trame tramortite e di tramisti, per poi passare a masticare qualche recensione che ho trovato decisamente interessante.. e ti trovo ora a dare voce a quelli che riconosco essere anche i miei pensieri, a spiegare ancora una volta perché siamo liberi e perché dovremmo esserlo. E soprattutto perché non ci dovrebbe essere neanche il bisogno di doverlo spiegare. Non si può dare la colpa alla vittima per le crudeltà che gli vengono riversate addosso, mai, semplicemente non si può: che si tratti di perversione (cito il classico “ah, lei indossava una minigonna troppo corta”), che si parli di mafia (“quel magistrato va contro il boss tal dei tali, se l’è cercata”), che si tratti come in questo caso di satira dissacrante (“Un po’ va bene, ma proprio contro di loro?”). Mi unisco alle tue parole e rispondo anche io: sì, proprio contro di loro. La satira serve proprio per sottolineare le contraddizioni e le ingiustizie, per ridere di tutto e di tutti senza limite, altrimenti non sarebbe satira, per poter sdrammatizzare le situazioni peggiori, più angosciose, i “taboo”. Un paese senza possibilità di fare satira è un paese senza libertà, perché quello è il campo più “ostico” da poter mandare giù per chi ha qualcosa da nascondere, è il vero campo di prova della libertà di espressione. Non ti piace quel tipo di satira, quelle vignette ti danno il disgusto? Le ritieni un insulto? Non leggerle. Così si comporta la gente normale. Sarò sincera, io delle vignette simili non le leggerei, non è il tipo di umorismo che mi fa ridere: ma nonostante questo, ognuno ha la libertà di poterlo dire, gridare se vuole.. “Je n’approuve pas ce que vous dites, mais je me battrai pour que vous ayez le droit de le dire”.
    ..Ed è una lezione che avremmo dovuto già imparare da almeno 400 anni.
    Un saluto!

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Valentina e benvenuta tra noi. Ti ringrazio per esserti fatta viva, a noi piace conoscere i nostri utentAmici… è il bello del web, che altrimenti sembrerebbe la televisione. E io della televisione al momento non ho grande stima.
      Ovviamente – se questo mondo girasse dritto – non ci sarebbe bisogno di ribadire che la libertà d’espressione è sacra: la satira esprime un parere, lo fa “col botto” ed è cattiva. Se una società contempla la satira e il farsi mettere in discussione, quella società è vincente. Spiace quindi sentir dire che le vignette lesive per la sensibilità di qualcuno siano da condannare, o da “quasi condannare” prendendo le distanze. Non mi pare che i fucili diano prova di sensibilità, quindi offenderli andrà benone.
      Occorre ribadire che Charlie Hebdo ha sempre trattato tutti – e tutte le religioni – allo stesso modo, senza sconti. Quindi non è corretto dire che i vignettisti di Charlie Hebdo sono – e erano – islamofobi. Lo ribadisco a chi ancora ritiene che qualcuno se la sia voluta, cercata e beccata tra capo e collo.
      Le vignette in questione non mi hanno assolutamente turbata, molte le trovo geniali: sono così dirette e spiazzanti che proprio non lasciano dubbi. Mi stanno benissimo anche quelle contro la chiesa di Roma, è giusto così: la satira deve essere imparziale e cattivissima. E se non piace… be’, pazienza.

      Un saluto, ciao! 🙂

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  10. diait says :

    non conoscevo Charlie Ebdo, e ora che le vedo le vignette mi sembrano abbastanza pesanti, un po’ come quelle del Vernacoliere (ma spesso meno divertenti).
    Solo che quelle del Vernacoliere, in cui il Papa è spesso rappresentato in varie posizioni del kamasutra, appaiono a grandezza nbaturale fuori dalle edicole romane, in appositi stand. Nella città del Papa e del Vaticano. Questo per chi si sente tanto tanto vessato dall’insopportabile ingerenza della Chiesa cattolica.
    (Sto al quarto commento contiguo, basta così.)

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  11. Simo Barbi Colombo says :

    Di certo è una cosa buona che tutti ne parlino, che si discuta di libertà d’espressione, che si condanni la violenza. Fa tristezza, però, che, per quanto faccia scalpore in questi giorni, è la solita storia che si ripete e che ricorderemo solo in occasione dell’anniversario “di quella brutta cosa”. Sono anni che sono incazzata con l’umanità e comincio a perdere fiducia nell’evoluzione. Ho detto come la penso qui http://www.scrittiapenna.it/secondo-me/il-mondo-secondo-me/ e anche qui http://semmdepassacc.blogspot.it/2015/01/la-specie-peggiore.html

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Simo, lieti d’averti su Giramenti.

      Noi, a essere sinceri, abbiamo grande fiducia nell’umanità. Ma noi con l’umanità facciamo grasse risate. Non dico che ci prendiamo gioco di tutto – ci manca il tempo ma non la volontà -, però lo facciamo sempre volentieri.
      Dunque l’umanità ha i suoi limiti, commette i suoi sbagli e perpetua i suoi errori. Però non mi pare il caso di “mandare tutto in vacca”. Non basta dire “Che schifo!”, aggiungiamoci perché e facciamo una linguaccia. Sì, lo so, il mondo fa schifo lo stesso… ma qui occorre stare, finché non colonizziamo Marte.
      Allora prendiamo il mondo così, facciamo qualcosa di buono nel nostro piccolo e non perdiamo mai la voglia di cavarci una sana risata. È più spiazzante delle bombe.

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      • Simo Barbi Colombo says :

        Sì, hai ragione. Anch’io ci rido, ma certi giorni propendo per l’estinzione (di solito quei giorni del mese in cui, secondo un vecchio spot, noi donne amiamo gettarci con un paracadute)

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