“La carrozza di rame” di Carlo Sgorlon.

Un libro che per diversi motivi – tutti assai semplici da intuire – mi ha ricordato Canale Mussolini di Pennacchi, romanzo che ho recensito una vita fa. All’epoca il mio entusiasmo era tangibile, la recensione vi svelerà perché.

La carrozza di rame racconta una saga familiare, la Storia che infila il becco – e le sfighe – nella storia dei personaggi, e luoghi che conosci o che ti pare d’aver già visto trovano piacevoli e spiacevoli conferme. Il tutto è infarcito di verismo magico – quasi un Verga che ha fumato roba buona – e realismo utopico: come si stava bene quando non si stava bene per niente, poi si è stati peggio ma, tutto sommato, la vita fa schifo e occorre metterci un po’ d’impegno per renderla vivibile. Tanto, a dar retta a Sgorlon, si campa in tribù e si crepa da soli, dovesse pure succedere sulla metro nell’ora di punta. I personaggi sono tutti un po’ così: se stanno benino, sai che non durerà; se stanno malaccio, potranno soltanto peggiorare. Ma non state a toccare ferro, non è il caso.

Eccoci allora alle sei generazioni dei De Odorico: tutti assieme, spesso per forza, al ciscjelàt – il casale di famiglia – in un arco di tempo che va dal 1885 al 1976. Siamo a Malvernis, nel Friuli pedemontano, e se quel 1976 vi ricorda qualcosa – di terribile – ci avete preso in pieno: la narrazione si conclude con la dipartita del grande – e vecchissimo – protagonista, ma non prima che il poveretto abbia assistito al terremoto del Friuli.
Il protagonista è Emilio e la carrozza di rame è il fatto quasi favolistico che dà il via alla vicenda e che lo mette al mondo. Figlio di Valentina, che già viene guardata un tantino storta perché non si rompe la schiena sulla terra dei De Odorico, la povera Valentina che si innamora di un forestiero. Il foresto è l’Alain della carrozza, il tizio che la dipinge di quel colore per fare un figurone quando arriva a Malvernis. E poi… be’, poi la sfortuna ci mette lo zampino, facendo di lui e della carrozza l’ennesimo mito legato a un territorio povero di tutto ma non di racconti al filò.

È un gran bel libro che ho scovato per caso a una bancarella dell’Avis. Uno di quei posti dove i libri li compri a offerta libera, non potevo esimermi dal fare e farmi del bene.
Certo in più occasioni Sgorlon cede a toni più che pessimistici e lascia che i pensieri dei personaggi partano a briglia sciolta: spaginate di elucubrazioni a cui il pubblico moderno – me compresa – non è più abituato. Ma è un testo del ’79 – la mia versione è un Oscar Mondadori uscito nel 1985 – e gli perdoni molte cose. Soprattutto perché le vicende del ciscjelàt ti pigliano un sacco, vuoi davvero sapere cosa succederà a ‘sta povera gente. Persone che si arrabattano e si impegnano per tenere insieme la famiglia e la terra, e per tenere in piedi il casale che è il fulcro dell’intera narrazione. Un posto da cui è difficile andarsene, chi ci prova finisce per tornare, quasi fosse un utero materno che tiene fuori i malanni peggiori. Ma non tutti, e non quando il terremoto, dopo essersi fatto silenziosamente annunciare per decenni, arriva a fare il suo numero. Ma, anche così, i De Odorico non soccombono alla Storia, e nemmeno a loro stessi e ai complicati rapporti di parentado. Anzi, vi dirò, a conoscere meglio i De Odorico viene da rivalutare il vicinato e i parenti tutti.

Sgorlon ti racconta miti e leggende, ma non ciance. Una saga per certi versi molto cruda – e non per morti e feriti – che va letta come si guardavano gli sceneggiati Rai degli anni Settanta: non è detto che ci si diverta, però sarà dura spegnere prima del gran finale. Dunque un libro – vecchiotto e forse quasi introvabile – su cui apponiamo volentieri il nostro bollino blu.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

10 responses to ““La carrozza di rame” di Carlo Sgorlon.”

  1. impossiball says :

    ‘a dar retta a Sgorlon, si campa in tribù e si crepa da soli”

    Non era Jack Shepard di Lost? :p

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  2. mosco says :

    a me canale mussolini diede parecchio fastidio, invece. Più o meno per i motivi che a te: motivi di famiglia 😀

    Se hai voglia di leggere la mia recensione, è qui: http://tinyurl.com/mgzvbw4

    Sgorlon invece lo lessi qualche era geologica addietro, e devo dire che, pur non ricordandomi praticamente nulla, lo considero un libro sì. Mi sa che lo riprendo in mano…

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    • Gaia Conventi says :

      Le recensioni spiegate e motivate – “motivi di famiglia” non è un motivo valido solo sul libretto delle giustificazioni scolastiche – sono sempre una buona cosa.
      Di Canale Mussolini – come sempre mi succede coi libri – ricordo un dieci percento scarso; mi sono rimaste impresse le ambientazioni, quelle qui accanto a casa. La storia d’amore fa tanto Vitali, a dire il vero. Senza togliere niente a nessuno, ovviamente.
      Sgorlon è altra faccenda, l’ho scoperto per caso e ho trovato altro di suo tra i libri a metà prezzo. Non potevo lasciarmeli sfuggire. 😀

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  3. mosco says :

    insieme alla soppressa col teroldego mi son mangiata mezzo commento: “motivi che a te” non si può sentire 😀

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  4. newwhitebear says :

    Questo libro l’ho letto quando avevo i calzoni corti 🙂 ma lo ricordo bene e mi piacque un sacco. In effetti l’autore mi piace e sul tavolo accanto al pc ne ho un paio da leggere.
    Canale Mussolini non l’ho letto ma a pelo non mi attira.

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  5. Andrea says :

    Gentile Gaia la leggo da tempo… immemorabile, qualche volta mi ha fatto sorridere, qualche altra no, a volte mi ha dato anche dei buoni motivi per arrabbiarmi. Succede. Mai però ho provato la necessità di aggiungere qualcosa alle sue parole, in troppi aggiungono parole alle parole, quasi a volersi impossessare di quelle già dette. Oggi però ho proprio urgenza di confessarle la mia sorpresa e la mia gioia nel vedere apprezzato uno scrittore antico che immaginavo stimato solo da quelli come me, ormai di là di tutti gli anta della vita. Sgorlon era una faccia del mio mondo contadino, Rigoni Stern l’altra, quante liti tra i due, ma assieme hanno raccontato quel mondo scomparso per sempre assieme alle lucciole. Ecco è bello sapere che quel tempo e questo scrivere riesca ancora ad incantare smaliziati recensori come lei; ecco, grazie semplicemente. Grazie.

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    • Gaia Conventi says :

      Buongiorno Andrea, lieta d’averla con noi su Giramenti.
      Come vede, pur restando una convinta castigamatti, so cogliere il buono quando ci inciampo.
      Anche noi “recensori smaliziati” sappiamo apprezzare Sgorlon. Che poi, “recensori”… io sono soltanto un lettore medio che legge troppo, tutto qui.

      Le auguro buona giornata, torni a trovarci. Commenti, mi insulti se crede sia il caso. Andrà benissimo anche così.

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