“L’estate degli inganni” di Adelchi Battista.

Un libro di cui già conosci il finale, eppure non riesci a smettere di leggerlo: vuoi arrivarci in fondo. In fondo alla resa – chiamarlo armistizio fa figo ma non rende l’idea –, alla fuga del re reietto e degli alti papaveri, alla disfatta di un esercito lasciato alle mercé dei tedeschi. E nel frattempo gli Alleati bombardano Isernia, radendola al suolo: «Nessuno capisce il perché, dopo due giorni dalla firma dell’armistizio» (pagina 387).

Ma ci sono molte cose che nessuno capisce, molte di più leggendo questo libro. Un romanzo ma neanche tanto, un’accurata ricerca in parecchi archivi che ha dato buoni frutti: documenti poi montati con maestria fino a ottenere una visione quasi chirurgica dei fatti. Niente è lasciato all’invenzione, tutto ci ricorda che i Savoia ci hanno mollati in braghe di tela e sciopela col pipai – fucilino col tappo di sughero – per salvarsi la pellaccia, che Badoglio ha preteso fino all’ultimo d’andare a letto alle dieci – e guai a rompere le balle! – e che i tedeschi e gli Alleati non avevano poi tutti i torti a dirsi sconcertati dalla faciloneria di chi ha scambiato la guerra vera per quella del Risiko.

Se siete un tipetto antimonarchico – io lo sono parecchio – vi farete pigliare dalla gastrite e vi direte che questo romanzo va proposto come testo scolastico. Che siate o meno un tipetto così, nella disorganizzazione e nell’abbandono del popolo al proprio destino ci ritroverete qualcosa di parecchio attuale. Non fatemi tirare in ballo l’attuale governo, io qui non faccio e non farò politica, però certe bugie maldestre e l’assurda convinzione di poter piegare la realtà con la sola forza del pensiero è cosa che pare sia in voga da parecchio tempo.

Dovessi fare una classifica dei simpatici, salterebbe fuori che i tedeschi battono gli altri concorrenti. I tedeschi fanno i tedeschi, precisi in tempo di guerra e in tempo di pace: li conosci, non ti puoi sbagliare. Gli Alleati salgono sul podio al gradino di mezzo: ché intendessero darci una sonora batosta è fuori di dubbio, ma che abbiano sempre giocato a carte scoperte… be’, parliamone. E poi arriviamo noi, noi italiani, e i più alti in grado si dimostrano indegni della fiducia di chiunque. Pure dei matti.

Una famiglia reale che, gambe in spalla, si porta appresso gentaglia gonfia di mostrine. Mentre a Roma, città aperta – aperta un cazzo! –, la gente si difende come può, con atti di eroismo che qualche volta dovremmo ricordarci e ricordare a chi si sente italiano solo se si giocano i Mondiali. Nel frattempo Mussolini viene spostato come un pacco postale, e non sa più se sia meglio finire in mano agli inglesi o ai tedeschi.

Che ne esce da un simile guazzabuglio? Di certo un po’ d’orgoglio per chi, in quei momenti e sfidando i più alti in grado, è rimasto a fare il proprio dovere. E lo schifo per chi non ha fatto niente di buono, troppo preso a “raccontarla” agli Alleati e ai tedeschi per salvare la gabbana, per poi mollarci – e mollare un esercito senza ordini precisi – al nostro destino di gente comune. E a quello di lettori che, qualche volta, riscoprono la storia grazie a un ottimo romanzo.

Non potendo andare a tirare per i piedi gli sconsiderati protagonisti di questa vicenda, ci limiteremo ad appioppare a L’estate degli inganni il bollino blu di Giramenti, raccomandandovi di leggerlo. Certo viene la gastrite, ma è per una buona causa. Poi, datemi retta, vedere in televisione il principino Savoia che fa il cretinetti in qualche trasmissione vi farà venire il sangue cattivo. Più del solito. Più di prima. Ma mica posso essere l’unica a volerlo mandare su Marte a calci nel culo…

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

25 responses to ““L’estate degli inganni” di Adelchi Battista.”

  1. sarapintonello says :

    Una recensione completamente positiva :O .
    Da leggere sicuramente allora 😀

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  2. mosco says :

    Da subito, Gaia, da subito. Prima ancora di essere italia unita (minuscolo non a caso). Ho appena finito di leggere un libro sulla prima guerra mondiale e sulle vicende subito precedenti, colonie comprese. Su Badoglio prima di essere Badoglio, su Cadorna, Diaz e sui loro portaborse. Sui Savoia, e non c’era da aspettarsi altro comportamento in seguito. A fronte di tanti piccoli eroi nelle trincee, tante grandi figure di palta col culo al caldo.
    Niente di nuovo insomma.

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  3. mosco says :

    PS: comprato. Avevo proprio bisogno di qualcun altro che mi istigasse agli acquisti librari. fra un po’ dovrai ospitarmi tu che non avrò più posto nemmeno per il letto 😀

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  4. Andrea says :

    Gentile Gaia,
    chissà che non sia arrivato il momento di togliere dalle nostre piazze e dalle nostre strade nomi che gettano imperituro discredito sui pochi che allora sono rimasti al loro posto; nelle trincce del ’15/18, nelle piazze e sulle montagne, a Cefalonia nel ’43/45. Ecco, io non ne posso più di indirizzare le mie lettere (con una goccia di Acqua di Parma) in Via armando diaz, in Piazza cadorna, generali che hanno reso legale la più antiumana delle leggi di guerra senza veruna misericordia: la decimazione. Ecco gentile Gaia io non ne posso più di questi scellerati al cui confronto un certo capitano di nave teleguidato è solo un discolo capriccioso. Per chi pensasse che questa mia ultima frase possa essere offensiva appunto qui solo due cifre 1.240.000 morti, tra militari e civili, nel primo macello, 443.000 nel secondo. Nel primo conflitto l’imperizia e la crudeltà dei generali è provata di là da ogni possibile dubbio, nel secondo anche questo libro ci mostra quanto siano stati inetti. Ecco mi sono sfogato e chiedo scusa. Il libro è un bel libro ha un buon posto sul mio scaffale.
    Buona giornata e scusa ancora dell’intrusione.

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    • Gaia Conventi says :

      Buongiorno Andrea, in effetti certi indirizzi risultano poco digeribili. Immagino che chi abita lì ci abbia fatto l’abitudine. O almeno lo spero, la vita può essere così triste a volte…
      Lieta che il libro sia piaciuto anche a te. E passa a trovarci quando vuoi, siamo sempre contenti di leggerti.

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      • mosco says :

        no, Gaia, io l’abitudine non ce l’ho fatta

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        • Gaia Conventi says :

          Come dicevo ad Andrea – poco più sotto -, quando parlo di fare il callo alla via in cui un tizio ha la sfortuna d’abitare… be’, ci metto in mezzo altro. Non è solo un fatto di memoria, per tanti è semplicemente una faccenda di residenza. Una cosa molto terra terra, ma gli immobili lo sono sempre. Poi andrebbero tirate le orecchie agli amministratori che non danno peso ai “nomi”, ma a quel punto – e per come siamo messi in Italia – anche i “nomi” verrebbero dopo. Ma, ehi, io le orecchie comincerei a tirargliele per le cose immediate e via via a scendere…

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          • mosco says :

            lo so, Gaia, non vendo casa perché sta in una via che mi infastidisce. Peraltro stava qui prima che quella strada prendesse il nome del generale e ci costruissero un bel po’ di retorica attorno. Sta di fatto che mi infastidisce, e credo di essere ormai l’unica.

            Mi consola il fatto che l’indirizzo è quello, ma affaccio sulla strada dedicata a un partigiano, amico di mio padre.

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  5. Andrea says :

    Mai mai l’abitudine cara. Ci si può abituare a giocare con le granate, si possono spostare ossa con un calcio quando ti capitano tra i piedi al posto dei porcini. Ma i nomi restano. I nomi sono sostanza. Siamo diventati umani quando abbiamo iniziato a nominare le cose. Sì, può essere così triste la vita, a volte, ma ci sono i libri, delle ottime birre d’abazia, e ciuffi di neve trasparente che non copre nulla. Neve di maggio. E tra un po’ giacinti selvatici. Sull’Altipiano sono “tornati i prati” dobbiamo solo stare attenti a non farceli rubare di nuovo. Un saluto e, anche se so non essere così necessario, mi scuso comunque.

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    • Gaia Conventi says :

      Tutto vero, Andrea, tutto vero.
      Ma io mi immagino un tale che sta in una palazzina ad affitto agevolato, non può permettersi di meglio e già deve ringraziare la buona sorte – e le liste comunali – per quel monolocale con cucina.
      Non me la sento di fargli presente che la sua via è dedicata a uno che non lo merita.

      Un caro saluto a te, sai che qui siamo sempre contenti di sentirti.

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  6. Adelchi (@Adelchi) says :

    Grazie mille, Gaia!

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  7. minty77 says :

    Ecco, Gaia. Il sor Adelchi, qui sopra (a proposito, bellissimo nome!) ti deve un caffè: ho finalmente acquistato il suo libro, che mi è arrivato proprio oggi, spinta dalla tua pregevolissima recensione. Sentiti (di nuovo) in colpa – ché qua le librerie sono stracolme da un pezzo e i volumi vagano sul pavimento – e goditi la caffeina 😀
    Ciao, buon agosto! ^^

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