Scrittori e scribacchini su Facebook: il meraviglioso mondo di Gennarino Coccolino Scrittore.

Facebook è per gli scrittori – più o meno emergenti – ciò che Amsterdam è per i cannaioli. Un posto in cui tutto sembra lecito e possibile, dove si è tutti amici e tutti si è accomunati dalla medesima passione. Ma si tenga presente che la cannabis, almeno lei, qualche malanno lo risolve davvero. La scrittura no, non sui social. Lì, a dirla tutta, la scrittura i problemi li crea. Mica fa tutto da sola, eh? A darle una buona mano – raramente una mano di editing – ci pensa il detentore di tale arte: lui, lo scrittore su Facebook.

Vediamo di capire a chi ci stiamo riferendo.
Solitamente, in caso nessuno lo conoscesse in qualità di scrittore, lui si premurerà d’aggiungere la qualifica ai suoi dati. Accanto a nome e cognome. In situazioni simili, e per capirci al volo, noi scomodiamo sempre Gennarino Coccolino Scrittore. Lui è il nostro manichino da crash test.

Gennarino Coccolino Scrittore – si sappia, lui scrive – è quel tale che sul suo diario pubblica:

  • link all’acquisto del suo ultimo libro, o di quello prima, ma di entrambi è anche meglio;

  • link alle recensioni dei suoi libri, potrebbe pure averle scritte lui medesimo ma sempre in buona fede;

  • link ai suoi book-trailer: li ha fatti lui, mettendo assieme le foto del battesimo, della comunione e della cresima;

  • status di pensieri sparsi o – che è quasi peggio – di genialate amorose tratte dai suoi capolavori.

Fatto questo, si premurerà di condividere – lui e sempre lui – quei post. Così, arrivando sul diario di Gennarino Coccolino Scrittore, vi parrà d’essere i protagonisti de Il giorno della marmotta. Un diario immutabile con condivisioni – sempre quelle – a orari ben precisi: potete usarle per tarare un orologio atomico.

Ovviamente Gennarino Coccolino è iscritto a tutti i gruppi di scrittura creativa che animo umano si sia mai preso la briga d’inventare, gli servono per spammarsi. Lui infastidisce gli altri utenti che, in contemporanea, infastidiscono lui: c’è solo una cosa letta meno degli annunci libreschi di questi gruppi libreschi: la pubblicità elettorale che ti viene infilata in buchetta.

Naturalmente Gennarino ha anche una sua “pagina ufficiale”, vuoi mai che qualcuno decida di dedicargliene una non ufficiale… Lì ci infila esattamente le stesse cose che ha sul suo diario, e verrà a elemosinare il vostro “mi piace”. E un po’ se la piglierà se tra quei “mi piace” ci scoverà solo i parenti, ché lui fa davvero di tutto per piacere.

Difatti fa così…

Gennarino Coccolino Scrittore organizza un reading – un cosa? Facciamola semplice: lui legge a voce alta la roba sua e qualcuno è obbligato ad ascoltare – in un paesino difficilmente raggiungibile anche quando il tempo è clemente e la mulattiera la si può percorrere senza rischiare la vita. Meglio se in una località non contemplata da Google Maps, tanto per creare quell’atmosfera intima e raccolta tipica della campagna inglese dopo un bombardamento. E vi inviterà.

Si entra a offerta libera, nel senso che dovrete acquistare il suo libro – meglio se di poesie, ché Gennarino sa scrivere tutto, inclusi i telegrammi di cordoglio quando un parente trapassa – ma dovrete pure far fronte alla vostra parte di buffet: lo zio e i cugini hanno una salumeria. Ai reading di Gennarino la mortadella è d’obbligo, ma pare costi quanto il plutonio.

Ovviamente voi pigerete su “rifiuta invito” e vi direte d’aver già fatto abbastanza. Ma non sarà così. Gennarino vi contatterà in privato chiedendovi perché vi rifiutate di brindare al suo successo. Forse non vi piace la mortadella?

Inutile dirgli che non potete avvalervi di un volo di Stato e con le ciaspole impieghereste due mesi buoni per assaggiare poesie e mortazza. Inutile, datemi retta. Gennarino Coccolino Scrittore vi farà pesare questo e molto altro – roba che la mortadella al plutonio andrebbe giù ridendo –, perché lui è un esordiente e gli esordienti hanno bisogno dell’appoggio di tutti. Soprattutto di chi scrive. E visto che in Italia scrivono tutti, il “tutti” è obbligatorio e tutti sono obbligati.

Riuscirete forse a scamparla, ma dovrete almeno aggiungere il “mi piace” alla sua pagina ufficiale. Dovete, ché tanto non costa niente e potete sempre levare le notifiche degli aggiornamenti. Così facendo, però, non noterete i suoi post in bacheca – ricordatevi di togliere il “segui” al suo profilo – e non potrete condividerli. E Gennarino vedrà. Vedrà che non li vedrà. Insomma, Gennarino Coccolino Scrittore saprà che vi siete distratti.

E qui cominciano i tag. E se non sono i tag, sono i post di Gennarino direttamente sul vostro diario. Gennarino esiste e voi dovete tenerne conto. Inutile dire che, levando i tag e cancellando quei post, gli creerete uno scompenso cardiaco.

Ma in cosa vi tagga il Coccolino Scrittore? È presto detto:

  • tramonti con poesie incorporate, le poesie sono di Gennarino e sono pure firmate. Metti che a qualcuno venga in mente di rubargliele;

  • mazzi di fiori con frasi famose e sdolcinatezze da Baci Perugina, ci vuole niente che Gennarino firmi a suo nome pure quelle;

  • saluti di buongiorno e buonasera, cinquanta amici taggati e nessuno che si decida a commentare «Buongiorno un cazzo!». Tocca ammettere che il mondo è pieno di brave persone, e Gennarino le stana a naso;

  • la copertina del suo libro accanto a un caffè d’orzo, in tazza grande e latte a parte. Si premurerà di farvi sapere che quel tavolo in formica non fa parte del mobilio di casa sua. No, macché, transitava davanti al peggior bar di Caracas, è entrato per un caffè e il barista – ma tu guarda il caso! – stava leggendo proprio il suo libro. I cinquanta amici taggati in tale spavalda affermazione fingeranno stupore e contentezza, per poter taggare a loro volta Gennarino Coccolino sul proprio tavolo in formica.

Ai brevi status – poetici come una colica –, Gennarino saprà unire opere ben più articolate: status che rasentano l’occupazione di suolo pubblico e le note. Ah, le note! Con quelle vi terrà al corrente del “Coccolino pensiero”: la terra è tonda sennò a incartarla sono capaci tutti, le donne sono belle perché di nessuna racchia si può dire “però è simpatica”, la poesia è come il cuore di un bambino e il sole sorge solo dopo il buongiorno ai cinquanta taggati su Facebook.
Insomma, Gennarino ha le sue convinzioni e le esprime come può. Mai nessuno che gli dica di smettere, per il bene della grammatica italiana.

Quando Gennarino Coccolino Scrittore non è impegnato a parlare di sé, verrà da voi chiedendovi cosa pensate di lui. Lo leggete? L’avete letto? Avete regalato il suo libro a Natale? Dirgli no, e no e no, non basterà: Gennarino vi dirà che forse è il caso di rimediare. Perché, e già lo sapete, tra scrittori occorre sostenersi a vicenda. Non siete scrittori? Bene, anzi meglio. Siete lettori e i lettori devono dare una prima – seconda… e via andare – opportunità agli scrittori che si autopubblicano, pubblicano con una piccola casa editrice, pubblicano con una casa editrice a pagamento. Ebbene sì, facile fare i fighi pubblicando con Mondadori, quelli lì hanno la pappa pronta, mica come i poveri Gennarini che devono farsi conoscere in qualche modo! In tutti i modi, se possibile.

Però. Ecco, c’è sempre un però.

Nella mia ormai lunga frequentazione di questa allegra masnada facebookiana mi sono resa conto che esistono anche i Gennarini di buona famiglia – buona famiglia editoriale, intendo – che si spammano in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Ogni status è buono per dirci a che punto sono le ricerche per il libro, come si è alzato stamattina il protagonista e quali incredibili passaggi ha studiato l’esimio autore per rendere la trama così incredibile e così credibile. Quasi che la “coccolinitudine” si sia impadronita di chiunque pestazzi una tastiera. Con o senza editing negli status.
Sarà mica Facebook a fare questo strano effetto? Sarà mica la platea “aggratis” a scatenare in noi i peggiori istinti? Ma, soprattutto, siamo sicuri che dall’altra parte del monitor ci sia ancora qualcuno che sopporta i nostri spot monotematici?

Sentite, facciamo così – noi Coccolini Scrittori –, diamoci una calmata: alla gente non frega niente di cosa scriviamo o, in caso, decide di cercare i nostri libercoli in libreria e ci tollera tot pagine per volta. La gente che ha la pazienza – e lo stomaco – di frequentarci online, lo fa perché ci accomuna la fortuna di respirare la stessa aria e l’essere dotati di pollice opponibile. Se poi, ringraziando la natura benigna, siamo pure dotati di senso dell’umorismo e intelligenza media… ecco, saremo già a buon punto. Non tediamo ‘sta povera gente, accontentiamoci d’essere interlocutori piacevoli e spiritosi. Riuscirci è già un notevole successo. Vale la pena provarci.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

48 responses to “Scrittori e scribacchini su Facebook: il meraviglioso mondo di Gennarino Coccolino Scrittore.”

  1. LFK says :

    Mi sembra che sia tutto giusto, quasi come il mio ultimo libro in cui parlo di una formica incazzosa che però a pagina 234, riga7, parola 2, impara a contare fino a dieci e nelle successive 452 pagine con quel sistema si calma. Non l’hai letto? Forse perché non l’hai ancora comprato. Si intitola “Anche le formiche san contare fino a dieci”, Portapazienza Editore, 12/2014.
    Solo 42 euro, in offerta lancio.

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  2. Daniele says :

    Qualcosa mi dice che hai dovuto potare le tue amicizie su facebook a causa di qualcuno/a che ti ha invitata a una presentazione del suo nuovo libro di poVesie in Islanda : P

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  3. sedcetta says :

    Io ultimamente mi sono un po’ gennarinizzata (con stile, però…). Ma sono scusata. Vado via, e voglio lasciare una pessima opinione di me! 😀

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  4. salonedellutto says :

    “inclusi i telegrammi di cordoglio quando un parente trapassa”… Magari, Gaia. Quella è arte pura 😉

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  5. ilcomizietto says :

    Il secondo racconto di “Novelle col morto” racconta molto bene sentimenti e dinamiche dei coccolini scrittori. Si nota una conoscenza intima, e non voluta, di questi problemi.

    Mentre avere un profilo FB orribile è fra i diritti costituzionali (libera espressione), rompere i cabasisi al prossimo no. Ricordare periodicamente i limiti della libera espressione è cosa buona e giusta. 🙂

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  6. minty77 says :

    Sarà mica Facebook a fare questo strano effetto? Sarà mica la platea “aggratis” a scatenare in noi i peggiori istinti?

    Sì.

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  7. newwhitebear says :

    Qualcosa mi dice… cosa? Fai silenzio! Ecco, raccolgo le idee. Ho fatto bene a non mescolarmi a facebookiani. L’ho scritto bene o dovevo parlare di facebocconiani? Boh! nel dubbio mi leggo Giramenti

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  8. Mario Borghi says :

    Sembra la baceca di uno che non appena lo vene a sapere che hai scritto questo post piangerà laGrime di gabbiano sul mare e ti dirà insensibile che non sogni.

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  9. ellagadda says :

    Non avevo mai riflettuto su quanto possa essere difficile incartare una cosa tonda. Credo che regalerò un super santos per vedere le reazioni del commesso.

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