“La vita privata degli oggetti sovietici” di Gian Piero Piretto.

Da tempo facevo il filo a questo libro, l’avevo visto al Salone di Torino, l’avevo rivisto in libreria, l’avevo consigliato all’amico Alo Madeddu – grande appassionato di cose* russe – e finalmente… ta dan!, me lo sono regalata a Natale. Sì, ok, era in sconto. A prezzo pieno verrebbe venti euro meno sbrisga, che di questi tempi suonano male. O forse sono le tasche che suonano a vuoto.

Già il formato – 20x19x1,7 cm, specchio di stampa 15,3×9,5 cm (note a fondo pagina incluse) – lo dice un libro atipico, leggerlo stesi a letto comporta qualche difficoltà. Le pagine – non tutte – sono completate da immagini, e questo spiega il formato quadrangolare e gli ampi margini bianchi. La copertina fa spacchio – sì, insomma, si nota – e tenendo conto della forma del libercolo, che ricorda una scatola di cioccolatini, direi che siamo di fronte al perfetto regalo per lettori curiosi. Non importa che si siano mai posti domande sulla Russia della cortina di ferro, questo libro andrà bene comunque: è una scatola di cioccolatini che mette appetito, li vuoi assaggiare tutti e li mangi col sorriso. Il merito va all’autore, che sa snocciolare aneddoti e sa unire i fatti storici al gossip popolare e le esperienze personali alle citazioni letterarie. Un bel mix, gradevole, va giù liscio e non stanca mai. Gian Piero Piretto ha il dono della chiacchiera felice, è uno di quei tizi che inviterei volentieri a cena.

Stabilito questo – tanto Piretto non ci legge, state tranquilli –, vediamo cosa si nasconde sotto la spacchiosissima copertina che, ribadisco, mi piace un mucchio. È un peccato che poi sulla mensola si scorga solo il dorso, ma certo non posso appendere ‘sto libro a mo’ di quadro. Solo perché non ho pareti libere, lo ammetto.
La lunga prefazione, interessante ma complicata per me che sono il tipico lettore medio, spiega che il termine cosa* si riferisce all’oggetto che ha «stabilito un rapporto relazionale con il soggetto», la cosa è quindi un «oggetto di investimento anche emotivo, oltre che funzionale e tecnologico» (pagine 32 e 33). E questo libro parla proprio di cose, «Studiate in relazione al momento in cui sono comparse nella società, al tempo che vi sono rimaste, all’eventuale svolta culturale di cui sono state responsabili» (pagina 33).
Insomma, un modo per ripercorrere la storia che, per qualche verso, mi ha ricordato Carlo Cipolla che parlava di orologi. Il che è un bene, visto che annovero quel libro di Cipolla tra le mie felici scoperte librarie degli ultimi anni. Anzi, proprio in questi giorni sto leggendo “un Cipolla”, quindi ve ne parlerò nella prossima recensione. Tempo al tempo, adesso torniamo in Russia.

Eccoci allora alle 25 cose scelte da Piretto per raccontarci la Russia nel suo quotidiano, la prima non poteva che essere il rosso. Pure io, che sono sempre il lettore medio – dovrebbero usarmi come topolino libresco da laboratorio – so che «L’aggettivo krasnyj, oggi “rosso”, aveva originariamente il significato di “bello”» (pagina 47). Però non conoscevo i pro e i contro del distributore automatico di acqua gassata (da pagina 54) e nemmeno mi ero mai posta troppe domande sul samovar (da pagina 62). Lo confesso, parecchie di queste cose mi hanno sorpresa; confesso anche d’aver riso in più occasioni, ma mai ai danni della Russia. Che, credetemi, ne esce bene. Nonostante tutto o forse proprio grazie a quel tutto.

Su questo bel libercolo ci mettiamo il bollino blu di Giramenti: questo libro vi stupirà!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

14 responses to ““La vita privata degli oggetti sovietici” di Gian Piero Piretto.”

  1. impossiball says :

    L’avevo adocchiato su tuo consiglio, messo nella wishlist di ibs… e poi l”ho preso ma x regalarlo a natale! Ergo mi ricordo solo che era grosso e pesante

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    • Gaia Conventi says :

      Bello. Affascinante. No, non tu, il libro. 😀
      Nel frattempo, grazie a un tag truffaldino, l’autore ha letto la recensione. Si sarà detto che sono fuori come un plateatico.

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  2. Alessandro Madeddu says :

    Mi fu poi regalato dalla mia ultima coinquilina, la bella Pamela. Libro delizioso. Il distributore di gazirovka rimane nel cuore 😀

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  3. ingenuetà says :

    Uh che sorpresa! Lo conosco abbastanza bene. ^_^

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  4. ellagadda says :

    Messo in lista, ma penso che sarò costretta a cedere ad Amazon per averlo a un prezzo più vicino all’eco del mio portafoglio… 😦

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