Il giardino dei libri introvabili (e se sono introvabili ci sarà un perché).

Sono un’affezionata lettrice de Il Giardino dei Libri, non tanto dei libri che il Giardino propone – confesso di non averne mai letto uno – quanto, invece, della newsletter che ricevo in email. Per me Il Giardino dei Libri è il perfetto mix tra Il Libraio e D-Mail. E visto che mi vengono proposti “libri introvabili”, non posso certo tenerli tutti per me: devo farvene partecipi perché so che anche voi saprete apprezzarli.

Vendere fa schifo se non sai come farlo

O, come spiega la scheda libresca, «Scopri i segreti per polverizzare la concorrenza senza umiliazioni al telefono o porte sbattute in faccia anche se sei negato». Ecco, appunto, se sei negato non cambiare mestiere: cambia strategia. Hai mai pensato di vendere enciclopedie minacciando l’acquirente di rapirgli il gatto? Secondo me funziona. Il libro è di Frank Merenda, e immagino sia scritto così, come la scheda mi lascia immaginare. Non conosco il sior Merenda, ma me lo vedo bene a scrivere su Giramenti.

Molte le recensioni e spesso discordanti. Ne scegliamo una a caso (be’, sì, a caso…):

Vorrai mica fucilarci anche l’autore del commento?

Diario di un Angelo (con la maiuscola sul sito) col grazioso sottotitolo Lassù ci vogliono vivi. Buon segno!, smettiamola con questa brutta abitudine di dover crepare per forza.

Bere acqua di mare & Hamer

Hamer, mi spiega il sito, non è l’ingrediente miracoloso che rende l’acqua simile allo spritz. Hamer è il tale che ha scoperto l’acqua di mare. E non l’acqua calda, mi raccomando.

L’uomo che ha abbandonato il denaro, come racconta la scheda, è un tale che «Nell’autunno del 2000 […] abbandona i risparmi di una vita – in tutto trenta dollari – dentro una cabina telefonica. Ha vissuto senza soldi da allora. E non si è mai sentito così libero o così tanto in pace». Sto ancora tentando di stabilire la sostanziale differenza tra trenta dollari e “senza il becco d’un quattrino”.

Vivere alcalini, vivere felici

Notevole la recensione di Antonella:

Direi che Antonella ha ampiamente reso l’idea.

La copertina di Prostata va immediatamente nella mia personale top ten e introduce degnamente…

Il metodo sticazzi

Forse non tutti sanno che «Il metodo sticazzi vive e cresce dentro di te. Per praticare il metodo è sufficiente pronunciare la parola “sticazzi” al momento opportuno: improvvisamente ciò che prima era un problema si dissolve, e il mondo ci sorride». Quindi, ora che lo sapete, che bisogno c’è di comprare il libro?

Attenzione: Aiuto, il mio cane tira! non è un libro destinato ai cani cocainomani.

La sfiga non esiste e Laura prende la cosa parecchio sul serio:

Mettiti in proprio senza soldi

Immagino sia un testo che tratta di miracoli.

Fruttarismo, la via verso il paradiso mi fa stranamente pensare alla morte per inedia. Colpa mia che mangio tre volte al giorno, ovviamente.

Ma se ancora non vi basta: Fiori di Bach per l’Anima che vuole dimagrire. Più magri di così si muore!

E finiamo la carrellata in scioltezza, con un regalino adatto ai tramisti di Yahoo Answers…

Non ho fatto i compiti perché…

«Le scuse per non aver fatto i compiti sono un classico nella vita dello studente, e questo libro ne contiene di assurde, come “le lucertole giganti hanno invaso il nostro giardino” o “il cane è stato ingoiato da un altro cane e ho passato tutto il pomeriggio dal veterinario” oppure “siamo rimasti senza riscaldamento e ho dovuto usare le matite per il fuoco”, in un crescendo comico condotto con allegria surreale». La faccenda del cane che pasteggia a quaderni è roba superata.

Annunci

Tag:,

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

41 responses to “Il giardino dei libri introvabili (e se sono introvabili ci sarà un perché).”

  1. LFK says :

    Una curiosità, giusto per il gusto di contraddirti. A proposito de “Aiuto, il mio cane tira”, tu specifichi che non è riferito a cani cocainomani. Guardati bene la copertina. Il cane è sulla neve. Neve = cocaina = tirare. Coincidenze? Io non credo.

    Mi piace

  2. ilcomizietto says :

    C’è questa strana filosofia per cui tutti dovremmo fare cose per cui siamo negati. Ok, a volte è necessario fare cose per noi difficili e un metodo potrebbe aiutare, ma la strategia migliore rimane quella di evitare di fare cose per cui si è negati. Io, per esempio, non riuscirei a vendere nemmeno un diamante da 50 carati per 50 euro. È più probabile che me lo rubino. :->

    Chi riesce a vivere senza denaro lo può fare perché altri ci vivono. Altrimenti saremmo tutti all’età della pietra. Una bellissima idea, ma per pochi intimi.

    Sugli stili di vita “alternativi”, acqua di mare, fiori di bach & C, il fatto che siano in vendita su “il giardino dei libri” dovrebbe mettere una pulce nell’orecchio e anche nel naso. :->

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      C’è questa strana filosofia per cui tutti dovremmo fare cose per cui siamo negati.

      Ah, non dirlo a me, ho aperto un blog e da anni mi dicono che i blog sono morti. E io insisto d’essere in buona salute.
      Niente, negata proprio. Negata io e negare l’evidenza, sempre!
      Però con le vendite non me la cavavo male, i miei trascorsi su ebay hanno dato ottimi frutti. Anche quando ho venduto cinque chili di perle a forma di cuore, rosa confetto, di una tenda anni ’60. E vedessi che rilanci! 😀

      Chi riesce a vivere senza denaro lo può fare perché altri ci vivono.

      Non potrei mai vivere senza soldi. Ma se IBS volesse mai introdurre il baratto, be’, ecco, a quel punto un pensierino… 😉

      Sugli stili di vita “alternativi” […].
      Ormai restare in vita e restarci sani di mente è già un bel risultato.

      Mi piace

  3. impossiball says :

    Quadreni? :p

    Mi piace

  4. Daniele says :

    Col primo libro e relativo commento hai aperto le danze in modo superbo: uno che sostenga che un libro sia reso male come forma e continui dicendo che chi l’ha corretto “ci vorrebbe fucilato”… stupendo, sense of wonder a pioggia!
    Meraviglioso il commento sul libro che aiuta a restare alcalini XD voglio quella persona su Giramenti, ora!
    Di questi libri, l’unico che forse leggerei è quello delle scuse a scuola: questi stupidari, spesso, hanno qualcosa di involontariamente comico. Ovviamente, devono essere genuini…

    Ps: se non ti offendi, ti segnalo un piccolo refuso a fine articolo – “quadreni” anziché “quaderni”

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      Vedo che l’hai notato anche tu. Devo dire che io proprio non l’avevo notato. A mia discolpa posso soltanto dire che scrivo di notte, probabilmente dormendo. Anzi, no, leva il “probabilmente”. 😀

      Mi piace

      • Daniele says :

        È per questo che non bisogna fucilarci il correttore di bozze XD

        Non hai alcun bisogno di discolparti, se scrivessi quanto scrivi tu, altro che due lettere invertite dopo anni di post! Anzi, forse questo lo si nota perché ci hai abituati troppo bene 😉

        I propri errori di battitura è difficile notarli, se si sta un po’ di tempo su un testo – e in più, questo è quel tipo di errorino che il cervello tende a correggere da sé, durante la lettura 🙂

        Mi piace

        • Gaia Conventi says :

          Già, il correttore di bozze – soprattutto il correttore “aggratis” e in notturna – merita almeno la premura di mirare alle ginocchia. 😀
          E certo qui si scrive parecchio e alle ore più assurde, ma detesto i refusi e li detesto due volte se sono miei. Il tramismo non mi avrà! 😉

          Mi piace

  5. Andrea says :

    Buon giorno gentile Gaia,
    le faccio una domanda, posso? Ecco io mi chiedo, ma come
    è che la pubblicazione di un libro, qualsiasi cosa contenga, abbia assunto ormai una forma salvifica per tanta parte dell’umanità? Come è che pubblicare un libro si sia caricato di una attesa quasi messianica? Lei che pubblica dei libri è diventata ricchissima, famosissima, ha detto a Fazio (Fabio) “guardi la smetta di disturbarmi tanto da lei non verrò mai a meno di lauto compenso?” Io conosco molta gente che dipinge quadri, alcuni di loro sono mediamente capaci, alcuni li ho persino appesi nella mia modestissima magione, (i quadri intendo, non chi li dipinge, che sarebbe quantomeno fastidioso avere un pittore appeso alle pareti) eppure nessuno di questi ha l’ambizione di essere il nuovo Renoir, si accontentano di far incorniciare le loro opere e magari andare in qualche piazza a venderli, al prezzo speso per i materiali, se poi riescono ad esporli nella sala consiliare del loro piccolo paese ne sono felicissimi. Perché chi mette parole in fila (qualsiasi parola, in qualsiasi ordine) vuole scendere in lizza con Calvino e Pavese? Gentile Gaia i punti di domanda sono tanti ma converrà con me che la domanda è una sola, perchè tanta supponenza? Forse perché chi scrive libridimmerda ricchissimo e famosissimo lo è diventato davvero? E poi il libro, la letteratura, non erano defunti come i blog? Gentile Gaia una buona giornata e scusi il disturbo. Andrea

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      Gentile Andrea,
      fossi diventata ricchissima non starei a filarmi Fazio, non me lo filo nemmeno da poveretta. Insomma, non me lo filo. Certo lui non fila me, ecco allora che il mio disinteresse è pienamente ricambiato e né io né Fazio passiamo per maleducati.
      Lei chiede perché pubblicare un libro, farsi leggere, farsi conoscere sia diventata questione di vita o di morte. Be’, non credo lo sia e non penso lo sia diventata: qualche anno fa andavano veline e tronisti, adesso la moda pare essersi evoluta (?) nel voler scrivere romanzi. Scriverli, leggerli forse al prossimo giro modaiolo.
      Mi dice che questa necessità di mettersi in mostra vale solo per scrittori e poeti, non così, invece, per i pittori. Ebbene, nel mio piccolo posso sfatare questa convinzione: conosco pittori che hanno fatto mostre – assai EAP – solamente per avere un pubblico. Qualcuno non ha avuto nemmeno quello, però ha potuto pagare a rate. Non dico sia sempre così e non dico che tutti gli autori abbiano un ego smisurato, dico solo che succede anche questo.
      Per quanto riguarda i libridemmerda, non tutti sono diventati bestseller, sennò avremmo già scoperto il trucco per sfornarne in quantità.
      Resto dubbiosa sulla “supponenza”, trattasi della mia supponenza? Mi creda, non ho tempo per essere supponente. Preferisco ridere.

      Buona giornata a lei; non stia a dire del disturbo, il disturbo è altra cosa.

      Mi piace

      • Daniele says :

        Se posso dire la mia…
        L’ambizione è una cosa bella, puntare in alto aiuta a raggiungere traguardi sempre più grandi migliorandosi, però essere ambiziosi non basta: per ottenere risultati bisogna metterci impegno, nella forma di studio e/o esercizio, in tutti i campi.

        Chiunque può mettere in fila una manciata di parole, questo non significa però che il risultato sia interessante o divertente. In pratica, scrivere un libro sembra facile, ma non lo è, certi scrittori o aspiranti tali non lo hanno capito e inseguono sogni di gloria e boria (o addirittura di ricchezza) pensando che dato che alcuni scrittori sono diventati ricchi, famosi e apprezzati ci può riuscire chiunque.
        In un certo senso è vero: ci può riuscire chiunque si sia degnato di migliorarsi dedicando tanto tempo a fare esperimenti, a esercitarsi per trovare il proprio stile, a strutturare le proprie storie in modo da stimolare la fantasia di chi le legge…
        Si investe in un sogno cercando di ottenere i mezzi per realizzarlo (ovviamente vale per chi ha alte aspirazioni, perché non tutti vogliono diventare più ricchi di Creso a colpi di best seller).

        Alcuni però non ragionano sul fatto che gli scrittori più ricchi non sono quasi mai tali grazie alle vendite dei libri e basta, ma anche grazie al fatto che quei libri potessero essere adatti a diventare anche dei film. E non pensano nemmeno che certi scrittori scarsi possano aver beneficiato di una certa “audience” dovuta a fama precedente o a un marketing molto astuto, oppure al fatto di aver tirato fuori la storia giusta al momento giusto (e anche questa è una forma di marketing, volendo).

        Mi piace

        • Gaia Conventi says :

          L’acquario editoriale è un posto complesso, non ci navigano bene gli addetti al settore, figuriamoci se un autore emergente può scovare la rotta giusta. Di certo ci sono testi che hanno maggiori possibilità d’essere venduti, soprattutto se si inseriscono in un filone che in quel dato momento sembra vincente. Ma, appunto, in quel dato momento e finché il filone non si è esaurito.
          Molto vendibili i testi più semplici e immediati – non dico brutti, non dico ciofeche, non dico roba da spiaggia -, quelli da leggere senza fatica. E anche qui non ne faccio una questione di meriti e demeriti, resta comunque indubbio che “farsi capire” non è da tutti. E farsi capire da molti è una dote, fosse pure quando a esprimerla è Fabio Volo. Lui o chi per lui.
          Mi sembra invece di poter dire che si sta affievolendo il richiamo dei libroidi, libri scritti da chi fa altro: attori, cantanti, soubrette. Ma non lo do per certo, vedo semplicemente che nella libreria in cui entro più spesso non li si trova in pilette accanto alla cassa.
          Poi il marketing, il lancio ben fatto, certo. Ma nemmeno questi vecchi trucchi sono più una garanzia, come non lo sono le fascette roboanti. Verrebbe quindi da chiedersi se, in tanti libri sparati in libreria, non si possa rischiare un po’ di più, soprattutto se l’editore è grande e può permettersi il tentativo. Tentativo che al momento sembra appartenere quasi esclusivamente alle case editrici di medie dimensioni. Ma, ribadisco, questo è ciò che annuso in giro come lettore. Come autore ho smesso da tempo di farmi domande e come blogger prediligo l’editoria tramistica. 😀

          Mi piace

  6. Andrea says :

    Ma no, cosa dice? Il mio commento era riferito proprio ai libri sopra elencati perfettamente inutili (e in questo caso semmai la supponenza è mia) non leggerei le sue parole se la ritenessi supponente e ho capito benissimo che lei sa ridere prima di tutto di se stessa e per fortuna (guardi che è un grande e sincero complimento) a volte fa ridere anche noi. Ecco probabilmente mi sbaglio ma l’attesa attorno alla pubblicazione di un libro mi sembra davvero esagerata. E che sarà mai avere o non avere un libro in libreria? Ma forse lei ha ragione, il desiderio spesso si fa pretesa in molti campi. In attesa che diventi di moda leggere in questo nostro srampalato paese lei continui a scrivere e a tenere aperta questa finestra. Ne abbiamo bisogno. Ecco questa volta le scuse sono proprio necessarie, mi perdoni, ma io non sono molto pratico con la scrittura e ho pasticciato.Ecco preferisco di gran lunga leggere anche se non è ancora di moda. Di nuovo una buona giornata Andrea

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      Andrea, potrebbe pure essere che sia stata io a capire male, eh? Dunque questione archiviata, l’essere supponenti implica sempre avere del tempo libero. E io il tempo l’avrei, peccato che poi lo impegni in tante altre faccende. Faccende che, però, mi aiutano a scrivere poco. Non qui, che qui ci scrivo fin troppo, intendo a scrivere libri. Ma è certo meglio così: tiene a bada la mia ingordigia editoriale. Essere pubblicati mette fame di pubblicazioni, la voglia di replicare il momento in cui, firmando un contratto, ci si sente dalla parte giusta dello specchio. Poi passa, eh? Appena la promozione non è all’altezza delle aspettative e il libro non si trova sugli scaffali della libreria del paesello. Ma quel friccicorino al core, il momento del grande salto (che, almeno nelle intenzioni, non prevede certo un tonfo)… Eh, immagino che un tiro di coca faccia lo stesso effetto. Lo immagino, non tiravo di coca prima – troppo costosa – e non tirerò di coca in futuro: ho rifatto il naso da poco, setto e turbinati, e continuo ad avere pochi fondi per certi hobby. E poi chiunque abbia rifatto setto e turbinati lo sa: mai vorrebbe tornare sotto le mani del chirurgo, quei giorni coi tamponi nel naso restano tra i peggiori ricordi.
      Venendo invece ai libri inutili: ritengo che nessun libro lo sia, nel senso che, almeno qui, ogni libro ha motivo d’esistere. Almeno qui, lo ribadisco. Poi ci sarebbe da chiedersi se i tanti testi di paramedicina facciano davvero bene o se, invece, pubblicati senza reali cognizioni mediche possano creare danni a chi li prende per buoni. Ma sono tutte cose serie di cui noi, grazie al cielo, non ci occupiamo.

      Vedrà, prima o poi tornerà di moda anche la lettura. Leggere ci fa fighi, non leggere ci fa fessi. La pubblicità progresso dovrebbe dire qualcosa di simile, ma sono ottimista: prima o poi salterà fuori un matto così matto da dirlo in uno slogan sulla tv pubblica.

      Di nuovo buona giornata! 🙂

      Mi piace

  7. minty77 says :

    Dalla scheda di “Mettiti in proprio senza soldi”:
    per diventare il più forte imprenditore italiano dei prossimi anni non hai bisogno di titoli di studio particolari, di competenze specifiche o di esperienza in determinati settori di attività né tanto meno hai bisogno di grossi capitali, come è luogo comune pensare. tutto quello di cui hai bisogno è contenuto nella tua testa e nel tuo cuore

    Vorrei davvero avere un cuore così puro e ingenuo da crederci. Mi risolleverebbe un po’ da tanta, tanta ansia per il futuro… °_°

    Mi piace

  8. newwhitebear says :

    Inizio la settimana contento e felici dopo la carrellata sul Giardino dei libri. Un posto davvero ameno con un unico difetto pretendono dei soldi per acquistare i loro libri e resistono da vent’anni! Lunga vita al Giardino dei libri.
    Ops, Dimenticavo, anch’io ho un giardino ma i libri li porto da casa.

    Mi piace

  9. mosco says :

    Muuuuuuhh! Il giardino delle bufale

    (quando non sono proprio libri pericolosi: cercate Hamer in rete, altro che spritz)

    Mi piace

  10. carlotta says :

    Cara Gaia, tu mi apri sempre nuovi orizzonti. Non conoscevo Dmail e tu mi hai schiuso le sue porte: non conoscevo Il Giardino dei Libri e mi hai spalancato davanti tutto un mondo. Nell’attesa di decidermi fra il diventare alcalina o fruttarola, sono andata a guardare il catalogo e ho scovato un’altra perla, un, libro assai inquietante per la domanda metafisica che pone:
    “Chi ha spostato il mio formaggio?”
    … che non è un manuale di galateo ma un modo nuovo di accostarsi alla vita e giungere alla felicità.
    Ho notato poi l’enorme abbondanza di libri che spiegano come fare per arricchirsi partendo dall’ unico possesso di un tubetto di dentifricio spremuto e talvolta neppure da questo. Di fronte a questo tipo di letteratura mi sono sempre chiesta perchè l’autore e l’editore di tali testi continuino a guadagnarsi la pagnotta scrivendo e vendendo libri e non siano invece, sdraiati su una spiaggia polinesiana con un coktail ( magari di frutta) in mano. Questo fa il paio con i libri, in genere francesi, che insegnano come andare a dissepplire preziosi tesori nei boschi…

    Mi piace

  11. MLA says :

    Quindi, mi stai dicendo che da domani non dovrò più dire “Voglio vivere felice” ma “Voglio vivere alcalina?”

    E non prendete in giro DMail che io ci ero anche abbonata 😀 (Sigh! Un periodo buio della mia vita)

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: