“I magnifici set” di Giovanni Todaro.

In questo manuale scoprirete clamorosi segreti custoditi dal cinema mondiale dalle origini ai giorni nostri, ma soprattutto potrete confezionare una serie di viaggi attraverso luoghi meravigliosi che sono stati set di film indimenticabili (o dimenticabili). Un’escursione appassionante attraverso cinque continenti e centinaia di locandine all’insegna di un cineturismo senza confini. Così recita il sito dell’editore, scordandosi di dire che le locandine non sono a colori. E in bianco e nero risultano un pochino tristi.

I magnifici set è un libro dall’impostazione originale e zeppo di consigli di viaggio, oltre che di curiosità cinematografiche. Peccato per l’editing poco curato, in qualche caso mi sono imbattuta in errori talmente macroscopici da farmi ululare per il fastidio. E questo è il primo difetto. Il secondo si ripropone – a mio avviso – ogni volta che l’autore difende i “cinepanettoni”, ammettendo che non sono perle cinematografiche ma in fondo strappano qualche risata. Ecco, sarò io che sono snob, ma quelle vaccate lì avrei evitato d’infilarle in un libro. E arriviamo al terzo difetto: i tanti nomi geografici, spesso proposti in diversi idiomi. Si poteva snellire parecchio, magari con rimandi a fine capitolo.

Il testo è diviso per continenti, ma prima – a pagina 7 – una breve introduzione che spiega senza allungare troppo il brodo i pregi del cineturismo – «efficace veicolo di promozione turistica» che riesce a spostare gitanti alla ricerca dei bei posti visti al cinema – e in cosa consiste il mestiere del “location manager”.

I location manager possono essere locali o internazionali, quelli locali – solitamente attraverso un sito internet – mettono a disposizione delle produzioni cinematografiche una vetrina di luoghi già testati, gestiti da persone con cui collaborano abitualmente. Ma quando la produzione è bella cicciuta, ecco arrivare il location manager internazionale. Lui lavora fianco a fianco col regista.
Todaro lo spiega così: «Al location manager viene consegnata una sceneggiatura ridotta […] e da lì capisce cosa deve cercare […], da solo se l’impegno non è eccessivo e il budget è limitato, oppure supportato da un suo staff […]. Nel secondo caso, avrà un assistente diretto – o anche più di uno – che, una volta ricevute le necessarie informazioni, per ogni set previsto cercherà diverse location adatte. La base delle ricerche è internet, includendo anche i siti dei location manager locali […]. Quando l’assistente avrà trovato diverse location adatte a quella determinata scena, stamperà le foto e le descrizioni e le passerà al location manager. Questi […] lo fa avere al regista o altro direttore incaricato, che valuta e sceglie. Ma non è finita. A quel punto all’assistente si dà l’incarico di fissare un appuntamento col gestore o proprietario della location [e] si invia in loco un proprio location scout […]. Questi ha l’incarico di fare una ricognizione, ispezionando il posto e documentando il tutto con fotografie o filmati, facendo avere il tutto all’assistente location manager. A sua volta quest’ultimo integrerà la documentazione con alcuni dati. Infatti, se ci sono diverse location possibili per quella data scena, che cosa le differenzia? Quale costa meno? Qual è più comoda? Quale dà meno problemi? E così via. A questo punto il fardello viene passato al location manager, che ne discute col regista o con il direttore di produzione» (pagine 7 e 8).

Se leggendo la panoramica di cosa combina un location manager vi siete persi, sappiate che il bello arriva quando occorre tenere conto delle ore di sole in una determinata regione – i problemi di luce fanno aumentare i giorni di riprese e quindi i costi –, aggeggi e ombre che possono comparire sullo sfondo, aerei che sorvolano il luogo, rumori di vario genere, piogge stagionali, presenza nei dintorni di alberghi per la troupe e comodi parcheggi. Ma non basta, bisogna anche pensare alla sicurezza sul set. Come si racconta a pagina 11, per girare Il Padrino (1972) si è dovuti scendere a patti con la mafia che temeva di venire «denigrata» dal film. Per fortuna quei siori, dopo aver letto la sceneggiatura – e aver fatto assoldare diversi picciotti in qualità di comparse –, hanno dato il loro benestare.

Il libro è anche un’ottima occasione per scoprire e riscoprire pellicole – me ne sono segnata alcune che devo assolutamente recuperare – e per farsi quattro ghignate, o per farsi sorprendere leggendo certe chicche cinematografiche. Ve ne snocciolo qualcuna, tanto per fare salotto: Il dottor Zivago è stato girato per buona parte in Spagna, col trucco degli attori che colava per il troppo caldo (pagina 19); la Mosca di Gorky Park è Helsinki (pagina 20); la Svizzera è diventata popolarissima in Giappone, muovendo parecchia gente in gita grazie al cartone animato del 1974 dedicato a Heidi (pagina 55); il frate Salvatore de Il nome della rosa è stato interpretato da Ron Perlman dopo la rinuncia di Franco Franchi che non ne voleva sapere della tonsura imposta agli attori (pagina 71); il canto di guerra delle orde germaniche del film Il gladiatore «prende spunto dal canto di guerra degli zulu che si sente nell’omonimo film Zulu (1964)» (pagina 152); in Balla coi lupi un quarto dei dialoghi è in lingua sioux, peccato abbia fatto ridere parecchio i sioux che l’hanno visto al cinema dato che «quella sentita nel film era la variante usata dalle donne sioux e non dagli uomini» (pagina 217); nel film Lo squalo, non trovando un esemplare tanto gigante da accontentare la produzione, «si rimediò costruendo una gabbia in scala ridotta e mettendoci dentro un nano in muta da sub» (pagina 227). E via così, con faccende e facezie difficilmente immaginabili per noi spettatori.

Se vi state chiedendo dove ho deciso d’andare – dopo 340 e sbrisga pagine di geografia cinematografica, e qualche volta i tanti nomi li ho saltati pari pari –, sappiate che sto meditando una gita a kasbah e ksour del Marocco. Chi viene con me?

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

6 responses to ““I magnifici set” di Giovanni Todaro.”

  1. Alessandro Madeddu says :

    No, Franco, cos’hai fatto! 😦

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  2. Simona says :

    Scusa il fuori tema, ma una domanda sorge spontanea: se l’assistente del location manager fa lui tutto il lavoro, a cosa serve il location manager?
    PS: quella della lingua sioux mi ha fatto ribaltare 😀

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