Strega comanda cojon: la tattica della bibliodiversità, la Ferrante che “spariglia” e i piccoli editori che la pigliano (come al solito) in quel posto.

Ok, lo ammetto: mi frega del Premio Strega quanto al Premio Strega frega della piccola editoria. Io so di lui, lui sa di lei, entrambi sprechiamo qualche minuto per un dispettuccio. Eccomi allora a riportarvi – e a riciclarvi, nemmeno m’impegno troppo – le ultime notizie su come cambia il regolamento del Premio Strega per dare una mano – sonoramente, sul coppino – alle piccole e medie case editrici, alla bibliodiversità e blablabà.

Dagospia racconta la “svolta democratica” del Gran Premione, che coincide per puro caso con l’amico della domenica – forse perché il resto della settimana non lo caga più nessuno? – Saviano che candida Elena Ferrante – o chi per lei – alla notte dei morti viventi.
L’operazione simpatia Elena Ferrante pubblica per E/O e vende bene, non avrebbe nemmeno bisogno d’aggiungere marketta – l’anonimato che manda in fregola tanta gente – a marketta – il Savianone d’Italia che la prega in ginocchio d’apparire come la madonna per «sparigliare le carte». Ma ecco che, per non sembrare stregaioli stregati soltanto dalla Ferrante e dal Savianone in cerca di consensi – è dura quando ti fila ormai solo la scorta –, il Premio Strega cambia le regole per amore di bibliodiversità. Che deve essere un po’ come le quote rosa, con tutto il rispetto per le quote rosa: rispetto che non ho.

Sì, ok, ma… in soldoni? Ecco, appunto, in soldoni. Tanti. Lo racconta anche il blog di Ciesse EdizioniIl Comitato direttivo è intervenuto su alcuni aspetti pratici del meccanismo di partecipazione, richiedendo un maggiore impegno a autori e editori. In particolare, l’invio gratuito di 500 copie cartacee necessarie alla giuria dovrà essere completato entro tempi tassativamente indicati, pena l’esclusione del libro dal concorso.
Ora, tenendo presente che la prima tiratura di un libro di una piccola casa editrice a quel numero lì nemmeno ci arriva, tenendo conto che ormai persino le case editrici più grandicelle non vanno oltre il migliaio a botta – non date retta alle fascette, aggiungere zeri è lo sport editoriale per eccellenza – e che “un libro è un libro” – o ci avete rotto i coglioni per l’anima del cazzo? –, Luca Fadda ha inviato un’email al Premio Strega chiedendo di poter candidare il suo Kairòs con l’invio di 500 copie digitali. «Lo potrete distribuire tra i 500 lettori facendo ctrl+c una volta e ctrl+v 499 volte» aggiunge, metti caso servisse a oliare le sinapsi della segreteria del premio.

Quindi, non so voi – non so se leggete la Ferrante, se vi piace Saviano e se seguite le mirabolanti avventure del Premio Strega – ma io mi dissocio dalla bibliodiversità perculatoria di questi gran signori per cui un libro è un libro – se mi tira il cazzo, sennò è un ebook di merda –, per cui le regole si fanno su misura – come le bare nel Far West – e la Ferrante, che vende e vende bene, mi dicono pure che i libri non siano male, va sbandierata come icona culturale che spariglia il parapiglia. Siori miei, questo non è invogliare la gente a leggere: questo è invitare un blogger a dirvene quattro!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

36 responses to “Strega comanda cojon: la tattica della bibliodiversità, la Ferrante che “spariglia” e i piccoli editori che la pigliano (come al solito) in quel posto.”

  1. Alessandro Madeddu says :

    Reagiranno con l’usuale silenzio di tomba?

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  2. LFK says :

    Risposte? Quando c’è da dare risposte scomode diventano tutti fan di Bob Dylan e cantano: “The answer my friend, is blowin in the wind”.
    Personalmente trovo che la mia soluzione, se presa seriamente, possa davvero aiutare la piccola editoria a farsi leggere, e dare una mano concreta all’ebook che, così, verrebbe quantomeno rivalutato. Hanno voluto fare tanto per l’ebook e poi chiedono 500 libri di carta? Mah… mistero della vita.

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  3. sandraellery says :

    500 copie? Ho letto recentemente che l’80% di libri in Italia vende meno. A me sembra tutta una roba triste, peccato, quest’anno che concorre Genovesi.
    Che la Ferrante fosse una che gioca a nascondino poi l’ho appreso solo in questi giorni per sto casino. Nascondino, strega comanda color, un due tre stella. Quando giocavo in cortile ero più seria.

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  4. Mario Borghi says :

    Ok, ho capito: tocca inventare il Premio Tavernello, per EAP & Affini. Dai, muoviamoci.

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  5. Daniele says :

    500 copie… è già stato sottinteso, ma sembra quasi una quota di sbarramento!

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    • Gaia Conventi says :

      Tutte le bibliodiversità sono diverse, ma qualcuna è più diversa delle altre. Tipo quella che può permettersi 500 copie di un testo da mandare allo Strega per fare barchette.

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  6. ilcomizietto says :

    Una tassa di iscrizione di circa 7500 euro (15 euro a copia) a tomo. Prezzo di mercato, ok; le case editrici magari spenderanno qualcosa meno, ma 500 copie sono veramente tante! E poi cosa vuol dire? Che ci sono 500 giurati per ogni candidatura?!

    Ulteriori commenti non servono, che oggi sono particolarmente buonista.

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  7. minty77 says :

    mi frega del Premio Strega quanto al Premio Strega frega della piccola editoria

    Negli ultimi anni* mi è interessato del premio Strega più o meno quanto mi è interessato del campionato di calcio. Robe che, quando poi un amico salta su con “No, ma quella sera c’è il derby, non si può mica!”, io resto basita e genuinamente sorpresa, come davanti a un atterraggio alieno.

    richiedendo un maggiore impegno a autori e editori. In particolare, l’invio gratuito di 500 copie cartacee necessarie alla giuria

    Se dico che a questo punto mi è salito spontaneo un enorme “STICA22I!!!”, passo da scostumata? No, cioè, dico, perché non direttamente il dono di una limousine all’organizzazione, allora?
    500 copie?! In Italia? Ma hanno presenti le tirature italiane?! Bastava riscrivere il regolamento e fare esplicitamente l’elenco degli editori che possono concorrere allo Strega, e quelli che no, e smettere di girarci intorno. C’è un elefante nella stanza, inca22ato, e tutti fanno finta che sia un’opera di arte d’avanguardia…

    E poi perché per forza libri cartacei? Che se pensiamo agli alberi che dovranno essere sacrificati a questo scopo, direi che l’organizzazione dello Strega ha tutte le carte (ah-ah) in regola per essere picchettata dagli attivisti di Greenpeace e soci. Qualcuno ha già pensato ad avvertirli?

    Ignobile. Branco. Di. Paraculi.

    (* Invece comincio a considerare l’idea di recuperare un po’ le liste dello Strega degli anni ’50-’60-’70, per tirare fuori qualche nome papabile di lettura. Magari a quei tempi il concorso era ancora una cosa seria, boh)

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    • Gaia Conventi says :

      Eh, come ti capisco! Il mio stato d’animo scrivendo il post era “Datemi un numero di telefono! Li voglio sbranare live!”. Ma mi sono dovuta accontentare del mio piccolo blog. 😉

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  8. Andrea says :

    Gentile Gaia apprezzo molto l’incipit di questo suo post, direi che è perfetto. Non mi importa nulla del premio Strega, ho letto pochissimi libri insigniti di tale riconoscimento e quelli che ho letto non sapevo essere dei premiati. Mi permetto di disturbare solo per un aneddoto; uno scrittore mio buon conoscente, pubblicato dalla Einaudi vera, non quella di Roma (stile libero) ha venduto 20.000 copie… in otto edizioni; usando la calcolatrice, stante la mia atavica ignoranza in materie tecniche come la matematica, risulta che l’Einaudi Cartonata Bianca (tutto maiuscole mi raccomando) è andata avanti due anni, due, stampando 2500 copie alla volta. Quindi, non basta pubblicare con un grande editore, ma devi essere da questi portato in braccio sino a alla stregata mammella.
    Rimane fondamentale una domanda: ma a noi cosa ce ne importa? Risposta: nulla di nulla, però potremo almeno pretendere di sapere quanti soldi pubblici vengano impiegati per questi simpatici trastulli da ricchi. Chissà, forse potremo chiederlo a Soria, lui e il suo meraviglioso Grinzane Cavour avrebbero molto da dirci. Un saluto affettuoso a lei. Andrea

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    • Gaia Conventi says :

      Buonasera Andrea, come sta?

      A quanto leggo sul web, il taglio di contributi alle Fondazioni ha tolto soldi anche allo Strega. Poco male, ora glieli passa Roma Capitale. Sì, certo, sono sempre soldi pubblici ma vuol mettere quanto fa di bello e buono il Premio Strega per Roma e per l’Italia? Be’, per farmene un’idea ho seguito negli anni la diretta della premiazione, non sempre e non tutta perché sarebbe chiedere troppo anche agli ergastolani. E mi sono tanto piaciute le siore ingioiellate e con la faccia stirata col mattarello, facevano pendant con lo Strega caldo, meglio se bevuto a garganella. Con tutti i vari scandalucci, coi copioni, i copiati e i ricopiati. E quindi sì, immagino che anche nel 2015 i soldini dello Stato – soldi nostri – siano arrivati a quelle gran belle bocche da buffet.
      Il suo amico scrittore – seppur Einaudi – non ha avuto la fortuna di vedersi candidare allo Strega? Be’, che ne vada fiero. Chissà che un giorno non si senta dire dello Strega quanto si vocifera – in tribunale – del Grinzane… A conti fatti, per campare tranquilli, da certi premi è meglio stare lontani. 😉

      Un caro saluto

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  9. Andrea says :

    Chiedo scusa per il supplemento di post. Nulla mi importa della scrittrice, a sua e nostra insaputa, Ferrante. Nulla mi importa dello Saviano scrittore. Rimango invece ogni volta inorridito e altrettantto rattristato quando penso che nella civile Europa esiste a tuttoggi un paese talmente incivile da costringere uno scrittore a vivere sotto scorta, minacciato, non da fantomatiche formazioni terroristiche, ma dai suoi stessi concittadini. Triste. Molto. Di nuovo. Andrea

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    • Gaia Conventi says :

      Andrea, si consoli così: i mafiosi che minacciano Saviano non sono nostri concittadini, con noi non hanno niente da spartire. Noi siamo persone oneste.

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      • Andrea says :

        Grazie Gentile Gaia della attestazione di fiducia. Sì siamo persone oneste, è vero, ma non siamo innocenti. Io però sono forse troppo serioso per l’aria scanzonata che si respira tra le sue pagine, cercherò di intervenire il meno possibile mi sembra di essere il vecchio nonno brontolone, me ne scuso con lei e con i suoi lettori e commentatori.
        Una felice notte a lei io sognerò le siore ingioiellate, ho sempre sognato di incontrarne una, così solo per vedere come sono, è uno sfizio che mi è venuto quando ho realizzato che la mia povera madre non aveva nulla di prezioso tranne la Fede e i suoi sei figli. Andrea

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        • Gaia Conventi says :

          Buongiorno Andrea, sull’onestà ci siamo, sulla mancanza d’innocenza mi permetto di dissentire. Almeno per come la vedo io.
          Ritengo il peccato originale un babau per mandare a letto presto i bambini, così come non mi sento una sporca colonialista che in Africa ha fatto danni – ho un alibi davvero blindato: sono nata molto dopo -, non credo nemmeno d’aver mai appoggiato gruppi di discutibile provenienza – mai pagato il pizzo, nemmeno con recensioni buoniste – e mai sono stata zitta quando qualcosa non mi pareva ben fatto. Quando qualcuno si sentiva Charlie e altri no, io ero tra i sì. Mai fatto markette, nemmeno per pubblicare in grande.
          Quindi, per venire all’aria scanzonata di queste pagine – come lei giustamente nota e fa notare: qui siamo dei gran cialtroni, lo siamo volutamente -, mi permetto di diventare seria soltanto un momento: il sentirsi colpevoli – di qualcosa, di tutto – è il primo passo verso la mancanza di spirito critico. Per quanto mi riguarda almeno. Dunque preferisco tenermi – e gestirmi – le mie colpe, quelle reali, ma non tutte le altre. Però, sia detto, questo vale per me.
          Se tutte le mattine dovessi alzarmi dandomi qualche colpa – la mafia, la fame nel mondo, la siccità, le cavallette -, farei meglio a restare a letto. Farei meno danni.

          Detto questo, lei intervenga tutte le volte che crede giusto farlo. Noi siamo sempre quei cialtroni di cui dicevo, ma non pretendiamo lo siano tutti i nostri commentatori. 🙂

          Le auguro buona giornata
          Gaia

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