“Il generale inverno. Come i capricci del clima hanno vinto le guerre” di Erik Durschmied.

Ho una vera passione per Erik Durschmied, autore di cui ho già recensito L’altra faccia degli eroi e Rivoluzione, e quando lo ritrovo su qualche bancarella – cercarlo in libreria porta a situazioni di questo genere – è sempre una festa. Ovviamente devo fingere estrema indifferenza, o invece di tre euro – tanto è costato questo tomo – mi tocca sborsarne trenta. Dunque tenete presente il trucco: non fatevi mai vedere troppo contenti o il libraio della bancarella si trasformerà in un venditore ebay e comincerà a chiedervi di rilanciare.

Anche Il generale inverno – con traduzione di Francesco Saba Sardi e una copertina strepitosa – risulta interessante e piacevole quanto gli altri di Durschmied che ho già letto, ma Rivoluzione resta al momento il mio preferito. Poi, sia chiaro, farò di tutto per procurarmi i titoli che mi mancano, fossi pure costretta a bazzicare tutti i mercatini della parrocchia.

Cosa troviamo sotto la copertina? È presto detto: si va dal diluvio universale alle legioni perdute di Varo, dal vento divino – il Kamikaze – del 1281 alla piovosa Parigi del 1794 – con testa mozzata di Robespierre –, dalla flotta finlandese bloccata dai ghiacci nel 1795 e via così fino al capitolo conclusivo dedicato al «sogno di modificare il clima» (pagina 371). E se queste vicende già le conoscete, nessuno ve le ha mai raccontate in “modalità colonnello Bernacca”.

Un libro zeppo di aneddoti, che fila via liscio e non delude. In attesa di scovare un altro libro di Durschmied, vi consiglio di leggere questo.

*Ho terminato Il generale inverno durante il big snow di febbraio, ma tu guarda il caso!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

13 responses to ““Il generale inverno. Come i capricci del clima hanno vinto le guerre” di Erik Durschmied.”

  1. Daniele says :

    Il clima come elemento da considerare – e temere – in una strategia militare?
    Non dico che i capricci della natura non siano considerati nelle guerre e nei resoconti più seri, ma quando mi capita di vedere un film sul genere, spesso il clima è paurosamente neutro, sembra che la differenza tra la vittoria e la sconfitta la facciano solo il numero, gli armamenti e le strategie dei capoccioni. E quando piove, sembra sia solo per sottolineare qualche stato d’animo dei protagonisti, mentre correre in un pantano deve essere un inferno, specie se ti sparano addosso (gli spari peggiorano ogni esperienza, immagino).

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    • Gaia Conventi says :

      Non ho esperienza di spari e corse nel pantano, ma posso assicurarti che sparare in un poligono (all’aperto, con carabina in 22 a 50 metri) col freddo e la neve è faccenda che si ricorda volentieri: il meteo avverso tiene lontani gli umarell – ogni poligono ne ha almeno un paio, non seguono i lavori in corso ma le sessioni di tiro – che appena vedono uno sniper in gonnella sono sempre ben lieti di dare buoni consigli. Ecco, con la neve non succede. Le miei migliori giornate al poligono le ricordo così: solitarie e fredde. 😀

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      • Daniele says :

        Mai toccato un’arma da fuoco reale, perciò è interessante conoscere la tua esperienza – che spiega anche come mai ti piace impallinare (virtualmente) tramisti e gennarini coccolini 😀

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        • Gaia Conventi says :

          Già, in me deve esserci il gene del cecchino. 😀
          Sui campi di tiro occorre concentrazione, controllo della respirazione e ovviamente un po’ di mira. Ma sul blog mi basta la voglia di ridere. E un pochino di sana cattiveria, ovviamente. Atteggiamento che mai si avrebbe al poligono, dove, occorre sottolinearlo, ci si va con sportività e spesso si scopre il gusto d’essere galantuomini. Vale anche per me, che al poligono mi sento più o meno come quando scrivo un giallo: neutra e concentrata. 😀
          Ma non vorrei si aprisse un dibattito sulle armi da fuoco, non è questo il posto adatto. Giramenti non è un blog guerrafondaio, spara solo cazzate.

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      • minty77 says :

        Non sapevo della tua esperienza al poligono come tiratrice. Anche se in effetti ti si addice (et voilà, ho fatto pure rima :P).
        Ti dirò, negli anni sono stata spesso tentata anche io dall’idea di darmi al tiro a segno. Ma visto i disastri che combino alle fiere pseudo-storiche con l’arco medievale, non credo sia la mia strada ^^;
        (Invece, se ti ricordi quella ragazza che ritirò Giallo di Zucca in libreria a Ferrara e che poi ti hanno presentato a Terra del Sole, la mia ex-collega… ecco, lei fa gare di tiro con la pistola. Altra cosa che vi lega XD)

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        • Gaia Conventi says :

          In effetti sì, rientra nel mio personaggio. Avrei fatto più scalpore confessando d’essere ricamatrice di corredini da battesimo.
          Ricordo la tua ex collega ma non sapevo di questa sua passione. È la ragazza che andò da Feltrinelli e ne usci con un omaggio, dico bene? 😉

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      • ilcomizietto says :

        Se avessi saputo di questa tua passione, ti avrei sicuramente proposto per il Nobel!
        D’ora in poi i tuoi libri saranno sicuramente solo capolavori!
        Eccheddiamine!

        😀

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  2. sarapintonello says :

    Mi ha ricordato “i bottoni di napoleone” altro libro consigliato da te e che ho molto apprezzato 🙂

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