Il munifico editore e l’autore in prova: l’acquisto copie che ti fa felice, pubblicato e forse, se fai il bravo, ripubblicabile.

Solitamente riporto strane facezie editoriali accadute ad amici e parenti, oggi no: oggi il topolino da laboratorio sono proprio io. Dunque non mi devo nemmeno chiedere se sia tutto vero, ché stavo al telefono e pigliavo pure appunti.

Ma partiamo dall’inizio, da quando un mio contatto libresco – persona che interviene in un dato momento della filiera editoriale, sul far del tramonto a pilette innalzate accanto alla cassa – mi consiglia di far leggere un mio lavoro – un noir noirone, una roba che a scriverla m’è venuta la gastrite – a una tal casa editrice. Se vi state chiedendo perché io sia alla ricerca di una casa editrice, vi ricordo che tutti siamo sempre alla ricerca di qualcosa. Io, tanto per dire, cerco da anni una marca d’anfibi militari che si decida a prendere in considerazione il 37: e da venticinque anni porto dei 38 con due solette.
Ma dicevamo di questa persona che – per il mio bene, ne sono certa – mi consiglia di mandare il testo cattivissimo a ‘sto sior editore. Io lo faccio, e faccio pure una cosa che solitamente non si fa: mi viene chiesto d’infilare tra gli allegati il mio curriculum e io nicchio.
Avete presente la triste lista di robe pubblicate e temi delle medie? Ecco. Quella cosa lì. Io faccio finta di niente, perché se dico che sono la Gaia di Giramenti magari al tizio suona in testa il campanellino “altolà, statt accuort!”. Non sarebbe la prima volta, qualcuno è convinto che io mandi via manoscritti solo per stanare case editrici a pagamento. Non dico non sia vero, ma la cosa funziona meglio se evito d’inserire il nome del blog.

Dunque, io – senza blog, solo io come io – spedisco l’email e attendo. Attendo e me lo scordo, come al solito. Finché il sior editore non mi telefona, dopo email preventiva che mi consente quel minimo di preparazione che mi consentiva di ben figurare alle interrogazioni d’italiano ma faceva ridere i polli se si trattava di latino e matematica. Per fortuna l’editoria a pagamento è un tema che macino da tempo, ci ho scritto post, l’ho sbertucciata alle mie presentazioni. Insomma, non è matematica e non è latino, e poi avevo già una vaga idea della casa editrice: ehi, non è che io spedisca roba noir al primo che passa, mica sono uno stalker!, mica sono un cojone laqualunque!
Di questa casa editrice – che non nomino, ma se la indovinate vi regalo un librodemmerda – si dicono in giro due cose ben precise: è a doppio binario; ha la manina santa nel rivendere i diritti a case editrici più grosse. Non escludo la felice conduzione del mercato dei diritti editoriali, ma posso dire qualcosa di più preciso circa il doppio binario: non esiste, non quando sei “in prova”.

In prova? Già, le cose funzionano così: hai scritto una cosa buona – o così ti dicono – ma il tuo curriculum non prova granché – il mio non l’avevo neppure inviato e in sei mesi nessuno si è premurato di fare un giro sul web per vedere se esisto –, ciò che davvero conta è credere in se stessi e in quello che si scrive. Ché devi crederci tu, perché la prima pubblicazione con quel sior editore è a tuo carico. Vediamo come, vediamo a quanto…

Tu, cortese autore che non hai mai pubblicato con l’editore SganciaCheTiSlancia, non puoi pensare che egli conosca il tuo valore o possa avere un’idea della tua vendibilità. Sarà anche vero che l’editore deve scommettere su quello che pubblica, ma sono tempi duri per tutti: soprattutto per gli editori. Dici che sono pessimi pure per gli autori? Ah, ok, ma mica t’ha chiesto nessuno di scrivere, eh? L’editore sta lì a fare cultura, a vendere, a promuovere – poi vi dico anche come – mentre tu, autore, te ne stai in panciolle a scribacchiare. Eh, insomma, non può fare tutto lui: devi fare pure tu la tua parte. Come? È presto detto. L’editore in questione chiarisce che la prima tiratura del tuo lavoro sarà di mille copie, specifica che sono tante, soprattutto per una piccola casa editrice ma che lui, ehhh… lui già ti ama e ti farà un lavoretto coi fiocchi. Ma la cosa va in porto se riesce a piazzare un ordine di almeno cento copie, non importa se alle librerie o se – e qui abbassa la voce – all’autore. Immaginatemi al telefono, immaginatemi mentre mi accendo una sigaretta e decido di tenere botta senza riappendere. E sappiate che non è stato facile, ma vi pensavo e mi sono detta che ci saremmo fatti matte risate.

Il tale sostiene d’avermi spiegato tutto e proprio tutto, certo, come no. E i diritti me li vuoi dare in punti di Yahoo Answers? Allora, i diritti su ogni copia sono del dieci percento, la distribuzione è – parole testuali – quella solita di tutte le case editrici e il libro sarà in libreria a quattro mesi dalla firma del contratto. Sì, ok, ma torniamo a quelle cento copie che l’autore dovrebbe acquistare. Cento copie a prezzo pieno, vorrei sottolinearlo, che nel mio caso farebbero milleduecento euro. Non ho chiesto se in contanti e vendendo un rene, non mi pareva carino. Ecco, quelle copie lì sono uno scotto che ogni nuovo autore, e intendo nuovo per quella casa editrice, deve sobbarcarsi. Naturalmente d’ora in poi saprò soppesare meglio i soliti “sì, qualcuno ha pagato… ma io no, ma figurati!”.

Ovviamente, e senza mai citare la combriccola di Giramenti – col tono cordiale che uso sempre quando voglio estorcere informazioni… ma che brutta stronza! –, chiedo in cosa consista la promozione. E qui il sior editore, sicuro di farmi cosa gradita, ha chiarito che la casa editrice gode dell’aiuto e della compagnia di diversi blogger. Lui manda i libri agli amici blogger, se i libri piacciono ottengono recensioni, se i libri dispiacciono… tutto tace. Già, proprio così.
Ora, fossi davvero tanto stronza – stronza sì ma non così tanto – mi sarei fiondata su Google per scovare i blogger che solitamente gradiscono e recensiscono – dicendone un gran bene – i libri di quella casa editrice. Più e più libri di quella casa editrice, sempre belli, sempre da non perdere. E, una volta trovati tali gentilissimi blogger, basterebbe fare un salto sul catalogo della casa editrice per vedere se stanno pure lì, tra gli autori. Vuoi mai che ci sia un bel giro di scambio di bidè editoriali? Potrà mai essere? Non lo so, mi sono imposta di non saperlo. Più conosco l’editoria e più mi dico che certe cose è meglio solo immaginarle.

Perciò, a conti fatti – e fatti in tasca agli autori –, questa strategia editoriale va ad aggiungersi al vasto catalogo delle cortesi furberie: paga e pubblica; se poi sai promuoverti – l’editore ci mette i blogger cortesi, l’autore i contatti per le presentazioni e le spese di viaggio –, allora magari, chissà, vieni ripubblicato gratis la volta dopo. E questo, cari loro e cari editori tutti, secondo me non è un trattamento “a doppio binario”, questo è proprio EAP “a pararsi il culo”.
Certo, però, che io la devo smettere di farmi venire certe curiosità, la devo piantare  di mettere alla prova gli editori. Voi non fatelo, non fatelo mai, l’acquario editoriale è piccolo e la gente editoriale mormora. Di me ormai si mormora il peggio ma, ehi, dovrò pur trovare argomenti per il blog!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

68 responses to “Il munifico editore e l’autore in prova: l’acquisto copie che ti fa felice, pubblicato e forse, se fai il bravo, ripubblicabile.”

  1. sandraellery says :

    Oh, il tono di voce da cospirazione quando ti dicono che insomma chissenefrega chi comprerà le 100 copie, basta che vengano vendute.
    Ieri sono stata al Book Pride, bellissimo. Becco un editore a cui ho mandato una cosa, gli dico, anzi le dico perchè è donna, chi sono “non me lo ricordo, anzi non l’ho ricevuto” “Strano – dico io – ho avuto la risposta del risponditore automatico” “Non abbiamo il risponditore automatico, però rispondiamo a tutti, non l’ho ricevuto”. Sono sicura, sicurissima, torno a casa, controllo e le noltro la loro automatica risposta, dove tra l’altro sta scritto che non rispondono a tutti. Che palle, che fatica, tutta una contraddizione. Un bacio solidale

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  2. LFK says :

    Mamma mia, io ti immaginavo mentre ti spiegava il funzionamento delle cento copie acquistate (forse) da te… io purtroppo non ho avuto la pazienza che hai avuto tu e a una telefonata di un altro editore di cui non faccio nome (non è nemmeno un vero editore) risposi solo che non avevo alcuna intenzione di pagare, chiedendo poi come avesse avuto il mio numero. Mistero. Anche perché io, a quell’editore, non avevo mai scritto o mandato niente.

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    • Gaia Conventi says :

      In realtà cominciavo a divertirmi, ché il tale si è dimostrato molto cortese. Anche quando ho fatto presente cosa ne penso degli EAP.
      Ha incassato bene, ma non ha incassato soldi. 😉

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      • LFK says :

        Ci sono quelli che si rendono conto di quel che fanno, soprattutto i doppiobinaristi, perché loro sono ben consapevoli di cosa sia l’editoria vera, anche se la applicano solo a metà.

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  3. impossiball says :

    Aspè, vediamo se ho capito: qualcuno ti consiglia una casa editrice non esattamente arcinota all’addetto ai lavori, tu non vai subito su writer’s dream a controllare di quale lista fa parte (free, doppia binario, eap) e poi ti meravigli se devi acquistare 100 copie e farti recensire da blogger compiacenti che probabilmente nessuno* legge?

    * al max si leggono tra di loro, dai

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    • Gaia Conventi says :

      Ah, le liste… Le liste dicono e non dicono, e io invece voglio sapere le cose come stanno. Meglio se è l’editore a spiegarmelo.
      [L’editore è abbastanza noto].

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  4. Mario Borghi says :

    Sei oltremodo schizzinosa.

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  5. Simona Scravaglieri says :

    Che schifo si può dire? Quasi quasi mi vergogno di essere una blogger…

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    • Gaia Conventi says :

      Ma no, ma figurati! I venditori di pentolame esistono da sempre. 😀

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      • Simona Scravaglieri says :

        Comunque questo post me lo segno e lo mando in risposta a quelli che mi dicono sempre che dovrei parlare di soli libri belli…:)

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        • Gaia Conventi says :

          Parlare di buoni libri è sempre un grande piacere, ché scovare roba bella piace a tutti.
          Ma esistono anche le ciofeche, e le ciofeche fatte passare per roba buona da un “servizio marchette” degno di nota.
          Possiamo far finta di niente? Magari sì, ma io non ci riesco.

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  6. Daniele says :

    Gaia, in missione sotto copertura… dicci la verità, oltre che come esperimento da raccontare sul blog, lo hai fatto per cercare un’idea per un libro!

    A ogni modo, una gran bella casa editrice, davvero: uno fa prima a stamparle da sé, cento copie da vendere porta a porta. Perché coinvolgere persone esterne, a quel punto? ^ ^

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    • Gaia Conventi says :

      Sono curiosa come una scimmia curiosa. Quando vedo opinioni differenti, molto differenti, devo cacciarci il naso.
      Online l’editore era “forse” a doppio binario. Ma qualcuno spergiurava che no, assolutamente no: editore ottimo, schietto come l’oro buono. Poi la tipa che me lo consiglia, perché lei lo conosce di persona e di persona è una gran brava persona. Cosa che non escludo nemmeno adesso, sia detto.
      Dunque che fare? L’unica soluzione era fare un test. Adesso posso dire di sapere come funzionano le pubblicazioni del tal editore e d’essermi fatta un’idea degli amici blogger che gli lisciano la coda. Trovandomi a militare in “La correttezza paga”, posso dirmi soddisfatta: i libri di questo editore non saranno recensiti da Giramenti.

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      • sandraellery says :

        Ecco, magari erano belli. Be’ c’è chi non becca i diritti perchè sta sulle palle all’editore, e chi fa libri belli e li fa recensire solo ai blog amici. Ma una roba dritta tipo: libro bello, pubblicato free senza intermediari di parentele o favori vari, distribuito decentemente, recensito il giusto se piace, mai?

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        • Gaia Conventi says :

          Le recensioni belle piacciono a tutti, questo è certo. Sono anche più semplici da scrivere e portano via meno tempo. Si può decidere di scartare i libri brutti, ognuno fa come meglio crede. Ma quando un editore ti assicura che con qualche blogger la bella recensione è certa…
          Però, ribadiamolo: non esiste alcuna legge che imponga alcunché e ogni blogger fa quello che ritiene giusto. E amen.

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          • sandraellery says :

            Recensiobe bella: bellissimo libro, mi è piaciuto da matti, leggetelo! Recensione brutta: tocca spiegare tutti i perchè percome senza risultare offensivo, un botto di roba e comunque vada, ti becchi del rosicone. Concordo in pieno 😀

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          • Daniele says :

            Però le recensioni negative possono essere divertenti da scrivere e leggere 🙂
            Bisogna solo decidere se il gioco valga la candela 😛

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            • Gaia Conventi says :

              Vero anche questo: le stroncature sono divertenti. Divertenti ma impegnative da scrivere.
              E poi non tutte le stroncature sono cattivissime, ci sono anche le recensioni buone con parecchi “sì, però…”. 😉

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      • Gaia Conventi says :

        Caro anonimo – qui i tuoi commenti in moderazione -, sarei lietissima di darti una risposta e di farti fare altre matte risate. Però c’è un problema: manca il tuo nome. E qui, come ben sai, gli utenti anonimi sono trattati da imbecilli. Ritieniti bollato come tale e resta pure in moderazione.
        Vuoi dedicarmi qualche post? Benissimo, ma così l’anonimato se ne va a ramengo. E poi come fai a campare tranquillo dietro il tuo monitor?

        Resta qui a leggerci, ma lascia i commenti a chi ci mette la faccia.

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        • nontelo ridico says :

          Anche se mi censuri resta la tua recensione positiva a un libro edito da un editore non perfettamente free quindi quando scrivi pensaci. La senti la puzza di merla?

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          • Gaia Conventi says :

            Facciamo così, esattamente come è accaduto in casi analoghi: quando mi stanco vado in caserma – quindici minuti a piedi, oggi c’è il sole – e del tuo anonimato puoi farne coriandoli. Puoi cambiare hobby o puoi stringere le chiappe. La fase “portiamo pazienza magari gli passa” l’ho superata al primo stalker. Fatti due conti, decidi tu.

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  7. pierpaoloannunziata says :

    Bello questo post. Come gli altri del resto. Complimenti.

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  8. MLA says :

    Complimenti, sempre divertentissimi i tuoi post. Nel leggerlo, mi sembrava di vederti mentre ascoltavi al telefono e sogghignavi.
    Anche a me è successa una cosa mica da ridere con un editore abbastanza noto, ma non ne ho ancora parlato perché mi ha lasciato davvero l’amaro in bocca.
    Con questo andazzo mi sa che, prima o poi, rimetterò i manoscritti nel cassetto e getterò la chiave.

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  9. MLA says :

    Scusa, ho dimenticato di firmarmi
    Milly

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  10. luciaguida says :

    Tristesse. Infinita 😦

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  11. sandra says :

    Forse ho capito chi è, molto forse. Se ti dico l’iniziale mi dici se è giusta? No, perchè a essere curiosi come una scimmia siamo in due.

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  12. spaventapassere says :

    ma di pubblicare e-book no? il digitale rende liberi …

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  13. newwhitebear says :

    Mica ho capito che fine fanno gli altri 900 esemplari da far nuotare nell’acquario delle pubblicazioni. Cento se li cucca l’autore, che esaurisce il bonus di conoscenze, il resto manca.

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  14. spaventapassere says :

    provate a pensarci, scrivete un librodemmerda, lo mettete in vendita a €2.99, ne vendete cento copie e vi trovate 299 eurini in tasca … tutti vostri tranne l’iva
    altro che pagare l’EAP

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  15. spaventapassere says :

    Strano, una tua cara amica li scrive e li pubblica … quanti ne vende non è dato saperlo, però lo fa

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  16. spaventapassere says :

    la mia è solo una delle risposte che darei a chi mi propone editoria a pagamento e la domanda che mi faccio è: caro amico, come posso fare per fotterti? l’ e-book è una delle risposte
    Poi, considerazione del tutto personale, prendiamo atto che le nuove generazioni, molto probabilmente, impareranno a leggere su un tablet.
    Ho circa 1880-2000 libri cartacei e, a oggi, 644 in formato e-book che leggo con Calibre. I miei li scrivo con Sigil. Complimenti sinceri per il blog, uno dei pochi che apprezzo.

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    • Gaia Conventi says :

      E la tua è certamente una buona risposta, perché l’ebook è il futuro. Quella rimasta indietro sono io, ma io sono snob e arrivo sempre in ritardo.
      Anni fa ero convinta che gli editori dovessero fare da filtro: la roba buona arriva in libreria, il resto rimane nei cassetti. Ma ormai ho qualche dubbio a riguardo.
      Certo gli EAP non si fanno problemi di stomaco, ma resta sempre l’annosa questione degli autopubblicati: deciderà il pubblico cosa vale la pena leggere? E in tanti testi autopubblicati, come scovare il degno e scansare l’indegno? Forse un autore autopubblicato lo si dovrebbe prima frequentare su blog e social. Tanto per capire come sbatacchia una tastiera. Che ne dici?

      *Grazie per i complimenti al blog, sei davvero carino a dirne tanto bene.

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  17. spaventapassere says :

    spendo, da novantanove centesimi a quattro euro. Le probabilità di comprare robaccia sono alte ma anche al supermercato spesso mi rifilano cose scadute e di dubbia provenienza. si cerca di fare esperienza ma si sa ormai, l’esperienza è il pettine che ti viene regalato dopo che hai perso tutti i capelli.

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    • Gaia Conventi says :

      Non escludo la possibilità di incappare in roba brutta anche quando c’è un grosso editore di mezzo. 😉
      Sai cosa mi spaventa dell’autopubblicazione? Il tramismo. Il tramismo mi ha rovinato l’esistenza, temo l’invasione dei tramisti…

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  18. Andrea says :

    Gentile Gaia Buona sera a lei, le confesso che sono rimasto leggermente rattristato da questo suo post e anche da alcuni commenti, lei permette vero? Io ho una certa età e molte cose mi sono estranee, diciamo che a volte mi sento come un rospo sulla neve. Fuori tempo e fuori luogo. Conosco un po’ l’editoria (solo un po’) e mi sto accorgendo che oramai con questa storia della crisi molti editori, sino a ieri onesti o perlomeno decorosi, hanno sceso la china di quello che loro chiamano gentilmente sponsor. So di autori che hanno venduto, venduto non stampato, tra le 5000 e le 10.000 copie il cui editore ha chiesto gentilmente (la gentilezza a volte è un’aggravante) di trovarsi appunto uno sponsor per la prossima pubblicazione, eppure sono editori che occupano una buona posizione nelle librerie, hanno distribuzione capillare, si muovono con destrezza nell’ambito della promozione dei loro prodotti… ma vogliono uno sponsor. Credo che questo sia molto più triste dei miserabili EAP camuffati da fata turchina. (non ho nulla contro le tipografie ovviamente, che ti stampano quante copie gli ordini e te le consegnano tutte con relativa fattura) Ecco forse questo è anche il caso dell’editore di cui lei tratta qui sopra. Quanto allo scambio di favori “recensionali” si potrebbe scriverne un libro, noioso però, quindi non ne vale proprio la pena. Ecco come spesso mi capita il noioso sono io chiedo scusa. Buona sera Andrea.

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    • Gaia Conventi says :

      Andrea, non la sentivo da qualche tempo. Tutto bene?
      Mi spiace che il post l’abbia rattristata, lei sa che siamo qui per farci beffe dell’editoria – che certamente non apprezza questo nostro ridanciano passatempo – e quindi tentiamo di prendere sul ridere anche gli spigoli. E gli spigoli sono sempre tanti.
      So della faccenda a cui accenna, quella dello sponsor richiesto dall’editorone. Ne ho sentito parlare. So anche di editoroni che per cifre folli includono ronzini – famosi e/o danarosi – in scuderia. Lei trova queste vicende molto tristi e non posso darle torto. Io le trovo anche ridicole e non ne ho mai fatto mistero.

      Andrea, stia tranquillo, lei non è mai noioso.
      A fare i pagliacci ci pensiamo noi. 😉

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      • Andrea says :

        Ma gentile Gaia lei non immagina le risate che mi faccio a volte leggendo le cose del suo blog. Sa non sono i tramisti a rovinare tutto, come potrebbero loro, piccoli groppi di sogni, presunzione e scuole elementari frequentate a singhiozzo, rovinare il mondo fatato del libro; a fare guai veri sono appunto quelli che lei chiama i “famosi e/o danarosi” sono loro che occupano spazio indebito e tolgono il respiro ai libri. Ecco in una delle sue risposte qui sopra ho letto che anche lei ama la carta, che bello sapere che anche chi, come lei, fa uso massiccio di tecnologia predilige ancora quello strumento perfetto che accompagna i miei giorni sin dall’infanzia; l’amatissimo libro. Ora poi con il riciclo non vale più tanto neanche la scusa degli alberi; benchè rimangano vere le parole di Erri de Luca “ogni scrittore deve un bosco all’umanità”
        è bello anche che lei mi chieda ‘tutto bene’? Come tra amici, sì si commosso ma tutto bene è una meravigliosa giornata di primavera e io ho finito di rileggere “Se una notte d’inverno un viaggiatore” pura follia.
        Un caro saluto. Andrea

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        • Gaia Conventi says :

          E in questo commento la sento meglio, e mi fa davvero piacere. Parlare di libri dovrebbe sempre farci bene, anche quando di libri parliamo male. Ma poi, ammettiamolo, se sbertucciamo un titolo lo facciamo per spronare l’editoria a darci di meglio. Qui nessuno detesta i libri e più di qualcuno, come lei e me, legge ancora su carta. E leggere alla vecchia – ma attualissima – maniera è sempre un vero piacere. Ma ciò non toglie l’utilità degli e-reader, a cui ancora non mi sono votata forse perché al computer ci passo troppo tempo. Quando stacco, stacco davvero.
          Bisogna ammettere che andarsene a letto, sapendo d’avere un libro che ci attende sul comodino, è un po’ come tornare a casa e trovare un quattrozampe che fa le feste. Io poi non mi faccio mancare niente, avendo quattro mici ufficiali e due in prestito. Credo che, alla fin fine, non serva molto di più per dirsi felici. So che non sembra, ma sono una persona piuttosto semplice, lineare per molti versi. Raramente mi lascio complicare la vita e, se accade, sono sbrigativa e perentoria nel risolvere. Il tempo è così poco, i libri da leggere così tanti… 🙂

          Passi più spesso a trovarci, apprezzo molto i suoi commenti.

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