“Fuori l’ultimo” di Mickey Spillane (trad. Donatella Pini).

Cari loro e cari gli altri, oggi farò una cosa buona e una cattiva: la buona sarà infilare il nome del traduttore nel titolo del post – d’ora in poi il traduttore starà lassù e nei tag, ben visibile –, la cattiva sarà stroncare questo libro. Brutto, iperbolico nel suo essere brutto, e vado a spiegare perché. Tenete presente che eviterò d’aggiungere “a mio parere” e “secondo me”, siamo tra persone intelligenti.

Dopo le prime venti pagine, l’avevo già bollato come una vaccata. Però ho perseverato: se decidi di stroncare un romanzo di Spillane, il minimo è arrivarci in fondo. A metà della vicenda valutavo l’idea di rivedere il mio giudizio, considerando il romanzo una mezza vaccata. Poi sono arrivata alla fine e mi sono ritrovata a chiedermi chi me l’avesse fatto fare. C’è pure il finale “quasi” aperto a lasciare intendere che… E quel “che” già l’avevi dato per sicuro ai primi capitoli. Davvero una sorpresa inaspettata, degna di un uovo di Pasqua in plexiglas.

Nel frattempo, volendomi sorbire la litania accoppa & accoppia, ho fatto presine con la lana dell’ombelico del protagonista, Gill Burke: uno che a dirlo ridicolo nella sua granitica bidimensionalità è fare uno sgarbo ai momenti topici in cui si lascia andare a qualche gesto carino con la morosa. Allora è come vedere l’Orso Yoghi che balla con Rossella O’Hara in Via col vento: le smancerie si tramutano in animaletti di cristallo Swarovski lucidati a carta vetrata e le parole d’amore urlano «Tana libera a tutti i coatti!».

Insomma, Gill Burke lo si sopporta meglio quando fa il poliziotto tutto d’un pezzo – ma no, non mi dire… – richiamato in servizio, dopo essere stato cacciato per i suoi metodi da Yoghi Swarovski, per fermare una serie d’omicidi tra mafiosi. Una faccenda credibile come le promesse di un politico, una storia che per tenerla in piedi dovresti mettere note di fondo una pagina sì e l’altra pure: Attenzione!, questo è un hard boiled. Ah, ok, ma questo romanzo pare più un hard boiler che fatica a portare l’acqua alla giusta temperatura. O forse spera di farlo promuovendo in lungo e in largo – attenzione al lungo e al largo, il motivo c’è – la posizione ginnica, qui mai troppo erotica, della pecorina.

Ok, sì, parliamo di pecorina. Questo farà un gran bene al contatore visite, già me lo immagino. È che certe cose tocca proprio dirle, impossibile far finta di niente.
In Fuori l’ultimo le siurine di mestiere stanno spesso a quattro zampe. Ma spesso, eh? Praticamente sempre. Solo la morosa del nostro Gill Burke viene descritta in posizione eretta – tranne quando fa ginnastica con Gill, ma lì non ci viene spiegato dettagliatamente come – e quindi viene da credere che sia poco hard e poco boiled avvinghiare i personaggi in una differente e sudata composizione. Sul finire del libro la pecorina viene esaltata al suo massimo da una scena d’omicidio truculento, e vorrei insistere sul truCULento.
Insomma c’è quanto deve esserci nel genere: sesso e violenza. Tanto sesso – spiattellato come una rana stecchita sull’asfalto – e tanta violenza, ma insistendoci un po’ meno. La scena clou resta la pecorina assassina del finale, lì vengono convogliate tutte le pecore che l’hanno preceduta e il malumore che spinge la tale a fare quello che fa. Reazione più che giustificabile ma trattata da Spillane come il reclamo per una multa. È cosa che bisogna fare, e quindi facciamola, sennò le tante pecore del romanzo ci restano male.

Dunque, caro Spillane, questo libro non ti è riuscito un granché. E forse avrei potuto dirne un tantino meglio, visto il nome dell’autore e tutto quello che si porta appresso. Ma, ehi, ‘sto romanzo è davvero brutto, porco cane!

*Il libro va nel BookCrossing di GialloFerrara, metti che il poveretto riesca a trovare un lettore più simpatico di me…

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

9 responses to ““Fuori l’ultimo” di Mickey Spillane (trad. Donatella Pini).”

  1. Daniele says :

    Se tuttenle fanciulle stanno a quattro zampe, questo Spillane (che non conosco – e se scrive più che altro di rudi poliziotti, so anche il perché) deve essere uno degli sceneggiatori della serie del Trono di spade 😛

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  2. minty77 says :

    Ho sempre pensato che, nell’espressione hard boiled, il termine hard definisse il grado di sopportazione che deve mettere insieme il lettore per digerire certe stron… ehm, cliché. O lo stato in cui detto lettore si ritrova alla fine della storia (molto bollito, cioè :P)

    Ad ogni modo, lasciati dire che Davvero una sorpresa inaspettata, degna di un uovo di Pasqua in plexiglas. e ho fatto presine con la lana dell’ombelico del protagonista valgono da soli a spiegare l’esistenza di questo libro: serviva a te per regalare a noi un sacco di risate! Grazie! :°-)

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  3. newwhitebear says :

    Questo giallo di Spillane non lo conoscevo né il relativo protagoniosta. Di lui ricordo Mike Hammer e Tiger Mann ma sto Gil proprio nebbia.
    Mi sa che hanno pescato dai fondi di magazzino di Spillane, se è così orribile come scrivi.

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