“Romanzo criminale” di Giancarlo De Cataldo.

Romanzo criminale – lo dice il titolo, e pure il film omonimo di Michele Placido e la serie televisiva di Sky – parla di malavita. Anzi, di più: racconta l’escalation malavitosa della banda della Magliana, o se non fa proprio quello, ci si ispira parecchio. De Cataldo sceglie di darci dentro con lo slang borgataro, strategia che davvero non guasta. Certo se mi fossi lasciata impressionare dal «torace villoso» di pagina 13 e dal parto gemellare di «rattrappito» – due volte in poche righe, a pagina 21 – avrei scaraventato la brossura ben oltre l’orlo del comodino.

Per fortuna, dopo un piccolo gesto di stizza – come mostra la foto –, ho ritrovato la calma e ho proseguito, perché il romanzo non è male. Ma, per quanto mi riguarda, ci sono delle pecche che lo afflosciano parecchio. Lo sgonfiano, poverino…

In questo bel librozzo di seicento e sbrisga pagine capitano tante cose, velocemente, inesorabilmente: ascesa e caduta di un impero del male, associazione amicale a delinquere creata da personaggi sfigati e feroci che, messi assieme e oliato il meccanismo, tengono in scacco Roma. Ma, appunto, sono degli sfigati. Talmente tanto e talmente tanti – i banditi di prima generazione mettono su un fan club assai collaborativo – e tutti dotati sempre e solo di un nomignolo, che affezionarcisi – i cattivi su carta solitamente piacciono –, detestarli, prenderne le parti o prendere le distanze diventa impossibile: non c’è tempo. Quando uno ci lascia le penne, è come vedere una nutria sulla statale e passarci accanto in auto, di fretta. Stessa interazione, stesso pathos. Insomma, il racconto delle vicende del Libanese, del Freddo, del Dandi rasenta la constatazione amichevole. Magari di amichevole non c’è molto, ma c’è tutto il resto: tizio veniva da destra, l’altro da sinistra… e sbam!

Succede anche quando si tratta di parteggiare per i buoni: dovresti indignarti e sentirti solidale, dovresti tifare per loro… No, niente, non c’è tempo. Avanti e avanti, altri click, altri bang, altri morti e altre malefatte. Di corsa, via uno e sotto l’altro: un tour de force di morti e feriti, coi buoni che ci fanno sempre la parte dei fessi. E certo non puoi dire che in Romanzo criminale non capiti niente, ma mi viene il sospetto che capiti troppo, o troppo in “sole” seicento e sbrisga pagine.
Davvero non puoi dirlo un brutto libro, ma si fatica anche a dirne troppo bene. Sembra nato per diventare una serie televisiva – devo ancora vederla, pare sia strepitosa –, i dialoghi sono credibili… ma del libro, una volta finito, resta pochino. Scivola via.

I personaggi sono tanti, impari chi sono perché dopo seicento pagine li impari per forza, ma sono quasi tutti intercambiabili. Naturalmente i protagonisti li noti, sono meno cartonati del resto della banda, ma anche loro non smuovono né odio né stizza. Scorrono nella narrazione come le anatre del luna park, e bang bang bang, ma te ne frega esattamente come di quella nutria spiattellata sulla statale. Poi, sia detto, il pregio è evidente: i malavitosi sono sfigati e pirla quando rubano galline e tali restano dopo, con tutto quello smercio di roba che mettono in piedi. Mica come in Più scuro di mezzanotte di Salvo Sottile, dove la siora mafiosa – che si vuole diventata mafiosa per forza – viene trattata coi guanti fino a metterci nelle condizioni – a volerci cascare, sia chiaro – di dirla una brava persona. Quella di Sottile era una mafia all’acqua di rose, quella di De Cataldo è una malavita organizzata vittima di sé stessa più che della giustizia. E in questo libro la giustizia è talmente miope e idiota che se a raccontartelo è De Cataldo, che di mestiere fa il magistrato, ti viene il sospetto che l’Italia non sia il paese dei balocchi. Dei balordi, forse. E degli allocchi.

In Romanzo criminale abbiamo diapositive sparate a razzo di avvenimenti crudi e privi d’umanità. Quadretti di cattiveria ricamati col mitra che scorrono in un tranquillo decennio di paura, e ciao ciao alla povera nutria sulla statale. Nonostante tutto, resta un tomo più adatto ai “Libri sì” che ai “Libri no”, ma certo dipende da quello che si cerca in un libro. L’empatia? Ok, lasciate perdere.

Annunci

Tag:, ,

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

24 responses to ““Romanzo criminale” di Giancarlo De Cataldo.”

  1. sandra says :

    Il film mi piacque assai assai. Buona settimana.

    Mi piace

  2. ellagadda says :

    Boh, non mi ha mai incuriosita, forse ho anche io (pure se non giustificato, non conoscendo la triade carta-pellicola-tv) il dubbio che sia una cosa da lanciare in televisione.
    Dovesse capitarmi fra le mani, lo leggerò.

    Mi piace

  3. minty77 says :

    Quando uno ci lascia le penne, è come vedere una nutria sulla statale e passarci accanto in auto, di fretta.

    A me in realtà le nutrie stanno simpatiche, e quando ne trovo una sfrittellata ci resto pure male. Idem, e potenziato, per i porcospini, poveretti (in ‘sta stagione è una mattanza, peraltro). Che poi qua capitano pure gli istrici, ‘mazzati dalle auto, e lì mi prendo pure la briga di avvisare il Servizio Fauna Selvatica…
    Per dire che io riesco a entrare in empatia anche con la scarpa abbandonata sull’asfalto (ma avete notato quante sono?!), però in effetti dei libri/film/serial incentrati su gangster, malavita e scontri a fuoco non mi è mai importato un fico secco, quindi per ora ho sempre snobbato “Romanzo criminale” con tutti i suoi annessi, e credo continuerò così 😛

    in questo libro la giustizia è talmente miope e idiota che se a raccontartelo è De Cataldo, che di mestiere fa il magistrato, ti viene il sospetto che l’Italia non sia il paese dei balocchi. Dei balordi, forse. E degli allocchi.

    Eh… :-\

    Mi piace

  4. Veronica says :

    Non ho mai letto il libro e nemmeno visto il film perché, nonostante (o forse proprio per questo) mi abbiano sempre parlato bene di entrambi, non mi ha mai attirato particolarmente… e dalla tua recensione credo ancora di aver fatto bene, ma anche che magari un’occhiatina potrei anche dargliela. Ci penserò su.

    “E in questo libro la giustizia è talmente miope e idiota che se a raccontartelo è De Cataldo, che di mestiere fa il magistrato, ti viene il sospetto che l’Italia non sia il paese dei balocchi. Dei balordi, forse. E degli allocchi.”

    Questo mi sento di quotarlo e sottoscriverlo anche senza aver letto il libro 😉

    Alla prossima

    Mi piace

  5. Andrea says :

    Gentile Gaia Buon pomeriggio, devo confessarle che questa sua recensione mi ha lasciato perplesso, ma poi ho pensato che lei è una scrittrice di gialli e mi è parso di capire qualcosa di più. Si è fatta fregare dall’intreccio, ecco penso che si sia fatta fregare dalle tante, troppe cose che accadono in libri come questo e una giallista di razza come lei avrà pensato: “cavolo con tutte queste idee…”, ma alla fine l’amante della buona scrittura ha prevalso. Insomma quei due “rattrapito” sono un indice e, mi dica se sbaglio, hanno lasciato un segno nella sua recensione; alla fine, infatti, non si capisce perché questo debba essere un libro sì: perché il film è più bello del libro? Lo è la serie tv? È il guaio di tanti libri dove l’intreccio è la sola cosa importante, dove la scrittura altro non è che una zappa per “darci dentro”. Sa gentile Gaia a volte mi commuovo pensando al mio amatassimo Francesco Biamonti, al suo Vento Largo, dopo cinque pagine Biamonti si è dimenticato che stava scrivendo un giallo e la sua superba scrittura ha preso il potere su tutto. Ecco esattamente il contrario del signor De Cataldo, ma vuole mettere. Un caro saluto e perdoni se mi sono permesso di interpretare un po’ il suo pensiero,(e di aver usato il pessimo verbo “fregare”) naturalmente lei potrà smentirmi immediatamente. Di Nuovo la saluto con cordialità Andrea

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      Andrea, che piacere sentirla!
      Devo dire che questa recensione mi ha procurato grattacapi, su anobii ho risolto con due stelline: “sufficiente”. Perché devo ammettere che il romanzo non mi ha annoiata, ma mentirei se dicessi che scivola via felicemente. Si nota un certo compilare di scartoffie e l’abitudine a fare il compitino, pulito e senza sbavature. Ma qui i cattivi sono resi all’uncinetto, hanno tutto per sembrare cattivi ma gli manca qualcosa. E tutto il libro soffre di questa mancanza, di una certa profondità. Potrei sbagliarmi ma la sensazione è proprio questa.
      Ecco perché non posso dire sia da mettere tra i “Libri no”, ma rientra tra i “Sì” per una stellina soltanto. Gliela dovevo, perché l’editoria riesce a produrre cose parecchio più indegne.
      Però, come dice lei, magari mi sono fatta fregare.

      A presto! 🙂

      Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: