“Rimini” di Pier Vittorio Tondelli.

Rutilante, scoppiettante, eccessivo. Come la copertina, dove la bocca della siurina sembra quella di DJ Super X della Superclassifica Show. Se non ricordate la palla di specchi parlante è perché siete troppo giovani e non starò a farvene una colpa.
Ecco, Rimini è figlio di quel periodo, gli anni Ottanta, e in riviera erano gli anni Ottanta alla loro massima potenza. E potenzialità. Il meglio e il peggio del decennio, a pagina 291 c’è pure la colonna sonora ideale. Col meglio e il peggio, appunto.

Mi ripromettevo da tempo di leggere qualcosa di Tondelli, ma poi finisce sempre che mi affido al caso e alla fortuna, contando di trovare qualcosa in sconto. È il bello di riuscire a buttare giù di tutto, digerendo anche i sassi. E poi volete mettere l’effetto sorpresa? Il mio comodino non sa mai con cosa dovrà fare amicizia e io non so mai se dovrò dire bene o male di quanto mi accingo a leggere.

Rimini è ritenuto il più commerciale tra i lavori di Tondelli, scritto furbescamente per essere venduto. Ahhh, vergogna, tremenda vergogna! A quei tempi la critica non glielo perdonò, e adesso ci ritroviamo con un libercolo furbetto che… avercene, cari loro! Resta solo un dubbio di editing sui termini stranieri declinati al plurale: non si era detto che usati in un testo in lingua italica restano tali senza aggiunta di esse? Così mi era parso di capire, ma alla Bompiani hanno deciso altrimenti. Una piccola cosa, sia detto, ma qualche purista potrebbe storcere il naso. Io no, non sono una purista, mi limito a fare il lettore rompicoglioni.
Così rompicoglioni che non posso esimermi dal far presente il refuso nella prima riga dell’incipit: «telefono» invece di «telefonò», facezia che si fa notare proprio perché sta in quella maledetta prima riga: sembra messa lì per dire “Vediamo se mi sgamate…”. Ok, sì, confermo: il refuso non passa inosservato. Ho vinto una bambolina? Magari una con le mie fattezze e gli spilloni in dote a Elisabetta Sgarbi?

Rimini più che un romanzo è una storia fatta di diverse vicende, in comune hanno il fatto di finire lì, a Rimini. Qualcuna è più riuscita delle altre e le avventure giornalistiche del giovane e rampante milanese, mandato in riviera come direttore dell’inserto vacanziero, risultano il filo conduttore. Ci porterà fino alla fine del libro, dando al romanzo quel vago sentore giallistico. In realtà non si tratta di un romanzo giallo, lo direi piuttosto un romanzo di costume. Per qualche verso anche scostumato: non mancano le scese ginniche e smutandate, con chiare istruzioni per poterle mettere in pratica. Ecco, in qualche riga si coglie un tantino la precisione di un manuale di montaggio, e il termine non l’ho scelto a caso. Però, ehi, siamo a Rimini negli anni Ottanta – ci sono anche le cartoline con le descrizioni del paesaggio e dalla varia umanità che vi pascola – e tutto è consentito. Tutto è normalità, squallida finché volete, ma tangibile e veritiera.

E per quanto sia stato battezzato come romanzetto furbo e scritto per fare cassa, di roba così – scritta così – abbiamo perso un po’ il gusto. Pure noi lettori a cui non fa schifo, ogni tanto, leggere furberie da botteghino. Non è questo il caso, forse lo è stato. Erano altri tempi, forse erano pure migliori. Ma non stiamo a piangere sul latte editoriale versato, adesso i riempipista li scrive Fabio Volo. Magari ce li meritiamo.

Quindi, se avete deciso di passare qualche giorno di vacanza dalle parti di Rimini, Giramenti vi consiglia di munirvi del libro adatto. Questo lo garantiamo noi, alla tintarella penserete da soli… non possiamo garantirvi anche il bel tempo.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

14 responses to ““Rimini” di Pier Vittorio Tondelli.”

  1. sandra says :

    Rimini, o al massimo Riccione e un anno Rivazzurra = le mie vacanze balneari dai due anni ai venti, non conoscevo altro, per me il mare era quello e basta. Quindi anni 80 in pieno. Così mia madre questo libro lo comprò subito, io ero ragazzina, e lo trovò volgare. Io alla fine non l’ho mai letto, ma la parola
    Rimini mi mette subito di ottimo umore, quindi grazie!

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  2. Daniele says :

    Quando ero alle medie (anni ’90) la mia grammatica sosteneva che, usando termini stranieri in italiano, il loro plurale andasse formato come nella lingua d’origine – se non lo sai, usa il singolare e salvati con gli articoli 😛
    A me, faceva cacare e ogni volta che, nei temi, mi veniva corretto “i film” con “i films” la mia anima sanguinava.
    Forse, quando Rimini è stato pubblicato, si usava in quel modo e poi è cambiata la regola…

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    • Gaia Conventi says :

      Probabilmente è come dici, cambiano i tempi e la grammatica.
      Ma qui i termini “con la esse finale” sono proprio tanti, il raccapriccio è continuo. 😀

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      • Daniele says :

        Concordo 🙂 è irritante – forse perché in italiano non abbiamo parole di quel genere.
        Nel caso di Rimini, il problema potrebbe essere anche l’eccesso di termini stranieri? Insomma, passi quando ci manca la parola giusta per tradurre, ma a volte l’uso di prestiti stranieri è davvero esagerato!

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        • Gaia Conventi says :

          Qui i termini stranieri sono paroline che usiamo abitualmente, anche al mercato rionale: boutiques, films, shorts, video games (staccato e in corsivo), entraîneuses…
          Per fortuna i due barman di pagina 96 non diventano “barmen”. 😉

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  3. minty77 says :

    – Ho l’età per ricordarmi della palla da discoteca parlante della Superclassifica. Dovrebbe seguire un sospiro sconfortato per la presa di coscienza della mia vecchiaia, ma non mi esce: non riesco a pensare a quella cosa senza ridere, ancora oggi.

    – Per curiosità, di quella colonna sonora così ben elencata, cosa metti nel meglio e cosa nel peggio, tu? 😀

    – Giusto per la cronaca: oggi il postino mi ha portato Il Libraio. Gioiamo! ^__^

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    • Gaia Conventi says :

      La palla parlante la ricordo bene, fin troppo. Mettiamola così: non è l’età, è l’ottima memoria.

      Della colonna sonora eviterei d’ascoltare il buonismo musicale di Band Aid. Ho sempre apprezzato i Matt Bianco, i Bronski Beat, i Duran Duran – avevo pure il poster in camera, poteva essere l’86 -, Prince, i Men at work – che ascolto ancora spesso -, gli Style Council e altri nominati lì. Ricordo con vivo trasporto “Lobo-Hombre en Paris” di La Union, che ho scoperto per caso in un disco di mio fratello (mio fratello colleziona vinili da sempre). Non apprezzo troppo Springsteen, ma “Dancing in the dark” mi piace da morire. E non mi piace Cohen, quando lo sento mi viene da schiarirmi la gola.

      * È arrivato Il Libraio??? Cacchio, da qui non è ancora passato, sono preoccupata: non avranno mica deciso di lasciarmi a secco?

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  4. Veronica says :

    Stavo giusto giusto cercando un libro da leggere nella mia sacra settimana di vacanza in Salento, chissà che non l’abbia trovato… sembra carino e già il titolo fa molto mare e vacanze.

    Non so quale sia la regola ufficiale per i termini stranieri usati nella nostra lingua, ma vederli tutti con le esse è probabilmente fastidioso.

    Grazie del consiglio.

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    • Gaia Conventi says :

      Urca, quando parti?
      Io arrivo al 12 luglio, finisco di votarmi al festival di GialloFerrara e poi mi metto in ferie – e metto in ferie il blog – per terminare di scrivere tutto quello che ho lasciato a metà.

      Per quanto riguarda “Rimini”, le esse dei termini stranieri – termini ormai acquisiti e nell’uso comune – sono come la sabbia nel panino. 😉

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      • Veronica says :

        Io parto il 18 luglio (mio dio quanto è lontano) e sto ancora cercando di decidere se mettere o meno in ferie il blog per una settimana: essendo nuovo forse è meglio di no ma le ferie son ferie… va beh vedrò.

        Sabbia nel panino, uhm, fa molto spiaggia, meno male che vado sugli scogli 😉

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        • Gaia Conventi says :

          Facciamo in tempo ad augurarti buon viaggio. 🙂

          Io, invece, che in quel periodo devo sgobbare col festival e comincio l’8 con la premiazione del concorso letterario, luglio lo vedo all’orizzonte. Bello nitido. Come un treno in corsa, e io legata sui binari. Non so se ho reso l’idea… 😉

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