“Raylan” di Elmore Leonard (traduzione di Stefano Massaron).

Stroncare un romanzo di Elmore Leonard è una di quelle cose che mi procurano un notevole movimento rotatorio di castagne – sì, insomma, mi fanno girare i maroni –, perché a Leonard vorrei fare soltanto complimenti, e poi dire male dei morti è proprio da stronzi. Ma, ehi, lui salutava sempre. E così, forse, ho rimediato.

Raylan è l’ultimo romanzo del vecchio Elmore, l’ultimo perché poco dopo si è steso e mai più rialzato; certo aveva una ragguardevole età, e proprio questo potrebbe spiegare il suo ravanare nei cassetti, spremendo l’ultima goccia di talento e intuizione libresca dai calzini spaiati. Sì, be’, da un ultraottantenne certe pippe te le aspetti anche: prima d’andarmene, si sarà detto, faccio un lavoretto di vinavil e ritagli con tutti gli incipit e le liste della spesa che ho accumulato in quattro decadi di onorata carriera. Ehi, mica per dire, ma lui è il papà di Jackie Brown, lui è il maestro indiscusso dei dialoghi. Lansdale se la cava ottimamente ma nemmeno in Hap & Leonard ha mai avuto il guizzo geniale di Elmore Leonard. Elmore è un tizio che ha sempre scritto libri che parlano, già belli e pronti per essere portati al cinema. E poi? Eh, niente, poi si invecchia e le manie d’onnipotenza cominciano a farsi sentire. Arrivano più o meno dopo i reumatismi.
Ma il suo agente, l’editore, i figli, i nipoti… Proprio nessuno gli ha fatto presente che aveva già ampiamente dato e poteva bastare? Ovviamente no, ché il soldo piace anche a chi non campa con la minima e la ribalta piace persino di più. Pure quando è una ribalta a cui arrivi ribaltato, come una cimice, tirando le ultime.

Prima di dirvi cosa non trovate in questo libro, vorrei fare il solito appello a Einaudi Stile Libero: diciotto euro? Diciotto euro per un libro così vuoto che se ci urlo dentro si sente l’eco? Eddai, su, e mettetevi nei panni del lettore forte che vi mantiene… Lettore forte che adesso si è proprio stufato – io mi sono stufata – e comprerà gli Einaudi Stile Libero solo in sconto, meglio se di seconda mano. Avete voluto la guerra e io vi combatto con la nonviolenza: il maialino è mio e lo porto altrove con le monetine che cova in pancia. Siete contenti? No? Fa niente, tanto l’editoria italiana va così bene che potete permettervi di perdere clienti. Pure quelli che hanno un blog cattivissimo.

Perfetto, e adesso vado a dirvi perché questo libro mi ha fatta incavolare così tanto.
Raylan Givens è certamente un bel guaglione, uno sceriffo federale dai modi spicci ma con l’etica del salvatore di donzelle. Tranne quando gli spara. Il personaggio è già apparso in altri romanzi di Leonard, ci hanno fatto pure una serie televisiva. La quarta di copertina mi dice che in questo romanzo lo troveremo «attorniato da una indimenticabile galleria di personaggi» e mi sono ricordata di quando ho comprato una mozzarella ma, aprendo la confezione, ci ho trovato soltanto l’acqua. Giuro. Qualcuno si era scordato di metterci la mozzarella. Un po’ come in questo romanzo: qualcuno si è scordato di infilarci il romanzo, puntando sul fatto che la sola presenza di Raylan Givens potesse giustificare una serie di istantanee che lo ritraggono mentre fa il marshal. O, se questo non bastasse, si potesse aggiustare il tiro scrivendo il nome di Elmore Leonard in copertina. Quasi un abracadabra.

Avete presente quando invitate gli amici per proiettare le diapositive delle vostre vacanze e tentate di tenerli svegli inventando un filo conduttore che dia un senso a quelle immagini che – clip clip clip – passano sulla parete? E l’unica cosa che lega insieme quella roba lì è il fatto che dietro la fotocamera ci stavate voi? Ecco, è più o meno quello che succede qui: la vacanza è quella di Elmore Leonard, che zompettava da un cassetto all’altro alla ricerca di bozze, prime stesure e progetti abbandonati, e noi siamo gli amici – paganti… diciotto euro di biglietto – che gli devono dare retta in nome di una vecchia amicizia e di fortunati trascorsi. Basterà questo a dire bene di Raylan? Perbacco, no!, neanche se Einaudi mi rimborsa i soldi spesi! E quindi tocca salutare Leonard e il suo ultimo libro con una pernacchia. Spiace ma tocca farlo, perché le operazioni simpatia – ci metto il nome e ti vendo una mozzarella senza mozzarella – sono insopportabili. Più o meno come me.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

12 responses to ““Raylan” di Elmore Leonard (traduzione di Stefano Massaron).”

  1. Daniele says :

    E se fosse stato pubblicato postumo? Se non erro, è accaduto anche a Tolkien e ad Asimov – eredi ravanano nei cassetti e, oplà!, guarda che qui c’è un inedito, gli si dà una sistematina e via! Cinque stelline dai fan!!1!11! Anche se era la lista della spesa, e in appendice i post it “pomata per le ragadi” 😛

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  2. minty77 says :

    Diciotto euro per un libro così vuoto che se ci urlo dentro si sente l’eco? (…) Lettore forte che adesso si è proprio stufato – io mi sono stufata – e comprerà gli Einaudi Stile Libero solo in sconto, meglio se di seconda mano.

    Benvenuta nel club. Io, lo sai, mi sono rotta le scatole già anni fa (e non solo di Einaudi) e ormai compro libri nuovi solo in casi eccezionali, tipo se devo fare un regalo, se mi servono per lavoro/studio o se sono iperscontati (guarda caso, nel weekend ho saccheggiato l’outlet al 70% di un noto bookshop online… :P).
    C’è poi il caso ancor più eccezionale del ‘se esce roba nuova dei miei autori preferiti o delle serie che seguo’, che calcolando la mia natura iconoclasta – non ho, in effetti, un autore preferito, o quasi – e la mia allergia alle saghe, si verifica tipo a ogni eclisse totale di sole…
    Per il resto, si va di mercatini, remainders, usato, e simili. Trovo che la (in)cur(i)a editoriale e il paraculismo conclamato dell’editoria contemporanea non meritino altro.
    Più semplicemente, non compro quasi mai libri nuovi perché non mi fido. I lettori forti (o un po’ meno deboli, ché io non leggo più poi così tanto) non si fidano più. Questi sono i bei risultati ottenuti da certe politiche editoriali. I complimenti, proprio!

    Il personaggio è già apparso in altri romanzi di Leonard, ci hanno fatto pure una serie televisiva.

    Sai che ho appena realizzato di avere pure visto qualche puntata di detto telefilm, su uno di quei canali tipo Giallo o TopCrime? O_O
    Ignorando totalmente che fosse tratta dai libri di Leonard e senza strapparmi i capelli per l’entusiasmo, ma, insomma, non mi dispiaceva neanche. Solo che poi ne ho perse completamente le tracce, e non ho capito se perché interrotto o per esaurimento della prima stagione. Boh.
    Comunque ricordo solo che lui, il protagonista, era una faccia da schiaffi mica da ridere. Simpatico, ma in quel modo che, ti dici, se lo incontrassi dal vivo forse ti verrebbe più la tentazione di mandarlo a ca*are che farci amicizia. Non proprio il mio genere, insomma.
    E improvvisamente mi sono ricordata di perché non leggo i romanzi di Elmore Leonard 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Già, ricordo che me l’avevi detto: solo scontati, solo mercatini, o quasi. Devo dire che capisco bene la tua politica e da lettore “forte quanto basta” – tre libri a settimana fanno di me un cliente da non sottovalutare – dico che non mi posso più permettere ‘sti prezzi. La crisi la sentiamo tutti, quindi ho dovuto ridurre le vacanze, le gite, le cene… ma leggo più di prima, a prezzi più accessibili.
      Non leggo ebook, non stiamo a raccontare perché, diciamo che l’occhio sinistro va “in bambola” dopo dieci minuti. Potrei approfittare della fornitissima biblioteca copparese – che davvero funziona alla grande – ma sono sempre di corsa: ci vado spesso ma poi finisce che si organizzano eventi, e si fa ora di cena. Allora mi organizzo con i super-scontati, coi mercatini e posti simili. Anche perché devo mantenere i “libridemmerda” e il bookcrossing. 😉
      Diciamo che me la cavo, anche senza i librozzi di Einaudi che costano un botto. E quando arriva la fregatura la senti il doppio.

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  3. ilcomizietto says :

    Gli scarti di Asimov li ho finiti di leggere pochi giorni fa (v. Gold sul mio blog) e mi sono bastati.

    Grazie mille, Gaia, per non avermi aggiunto qualcosa nella mia liste dei desideri!

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  4. newwhitebear says :

    Insomma ti hanno rifilato il ‘classico pacco’, tipo quello Affari vostri – forse tuoi 😀 –
    18€ sono un bel furto, che cresce del doppio se il pacco contiene il classico mattone.
    Poi dicono che la gente non compra libri. Ci credo.

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