“Sogni di Bunker Hill” di John Fante (a cura di Emanuele Trevi, introduzione di Gianni Amelio, traduzione di Francesco Durante).

Mi ostino a leggere prevalentemente quello che trovo al banchetto dell’usato e in qualche caso la fortuna mi assiste. E sì, lo so che questo modo di scegliere i libri è assolutamente privo di logica, ma sono affascinata dal fattore sorpresa: cosa finirà sul mio comodino? Non lo so nemmeno io, mi affido al caso e qualche volta il caso ha pietà di me.

Stavolta mi è andata bene, ma già lo sospettavo leggendo il nome dell’autore. Però c’è un però – come al solito –, questo libro arriva decenni dopo l’ultimo Arturo Bandini, quello di Chiedi alla polveree dunque c’era il rischio di vedersi servire uno stonato canto del cigno. Del resto, questo è l’ultimo libro di Fante, poi la signora con la falce ha preso il posto dell’editor e l’agente ha cominciato ad andare a caccia di inediti nei cassetti. Per fortuna il cigno ha cantato ottimamente, almeno per quanto mi riguarda, e sono stata catapultata nel 1934. Ho ritrovato con grande piacere quel guaglione di Arturo Bandini, i suoi successi letterari mancati – per i motivi più assurdi – e il suo buttarsi a pesce sulle gonne di diverse età e stagionature.
Resta mitica la scena iniziale, quella coi gatti, gatti ovunque, gatti padroni di tutto, e già quella vale il libro. Ma anche il resto è davvero godibile, con un Bandini che non si prende mai troppo sul serio. E culi, tanti culi, e visto che il romanzo è stato dettato da un John Fante ormai cieco alla sua diletta consorte, mi immagino la signora a sbuffare per ogni natica aggiunta alla narrazione. Ma, ehi, ci stanno tutte: qui tutte le natiche tirate in causa hanno il loro perché.

Un libro da leggere, garantisce Giramenti, perché ti rimette in carreggiata e ti fa scordare un sacco di pippe. Fantastico il finale – guai a dire altro! – che, ce ne fosse bisogno, svela come sopravvivere al blocco dello scrittore. Tutto il resto è follia, risate, e Arturo Bandini.
Davvero, qui non manca niente, sono persino pronta a spendere cinque stelline su Anobii. Così contenta del romanzo da poter affermare che anche l’introduzione di Gianni Amelio non è affatto male, ma mi corre l’obbligo di far notare che Sogni di Bunker Hill è un testo piuttosto snello, tanto magro da indurre Emanuele Trevi a scomodarsi in lunghe e lunghe pagine che vanno a fare mucchio e a giustificare il costo del volume.

Ah, siori Einaudi, dovesse capitarvi di ristampare questo bel romanzo – la mia copia cartacea è del 2004, nel 2010 è uscito l’ebook a sette euro meno sbrisga… apperò! –, a pagina XVI di Storia di “Sogni d Bunker Hill” (di Trevi), seconda riga, manca un apostrofo. Si nota tanto. Fatemi ‘sto piacere, su…

Annunci

Tag:, , , , ,

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

One response to ““Sogni di Bunker Hill” di John Fante (a cura di Emanuele Trevi, introduzione di Gianni Amelio, traduzione di Francesco Durante).”

  1. pierpaoloannunziata says :

    Hai ragione su Fante. E’ una garanzia.

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: