“Il cerchio del lupo” di Michael Connelly (trad. Stefano Tettamanti).

In realtà non ci sarebbe molto da dire: questo libro è l’americanata che riesce bene agli americani, a Connelly in particolare. C’è quello che deve esserci, soprattutto dopo le prime cento pagine, dove il ritmo è più da triciclo che da thriller. In seguito il romanzo si riprende e dalla metà in poi l’azione comincia a prendere velocità.

C’è proprio tutto, dal cattivo cattivissimo al poliziotto divorziato e vittima dei sensi di colpa per non aver risolto un vecchio caso. Il cattivo cattivissimo che fa un accordo per salvarsi la pelle, i politicanti di turno che ci vogliono guadagnare in voti e visibilità, l’ex morosa – pure lei col distintivo – che interviene per dare una mano al poliziotto onesto ma dai modi spicci. C’è persino un titolo che non dice niente e niente ha da spartire col romanzo, segno che qualcuno deve averlo ampiamente meditato.
Il titolo ammeregano era Echo Park, e faceva la sua figura perché la chiave di volta sta proprio in quel posto lì. Notevole la Los Angeles raccontata da Connelly col piglio del cartografo. Ci sono pure le indicazioni sul traffico. E quindi il titolo originale – Echo Park – aveva tutto un suo perché, cosa che non succede nell’edizione italiana: Il cerchio del lupo non vuol dire una beata mischia. Non è attinente, non è nemmeno figo. Insomma, io avrei tenuto il titolo originale, tanto basta il nome dell’autore a dirti cosa troverai sotto la copertina.

Per quanto riguarda la traduzione – ma sarà colpa del traduttore o dell’editor che quel giorno aveva la febbre? –, devo ahimè segnalare il «sarebbe meglio che mia moglie non sappia» a pagina 336. Uhhh… come suona male… udiomama… E nessuno dei lettori di anobii si è lamentato per lo scivolone, segno che sono proprio una rompicoglioni.

Detto questo, tenete presente che Il cerchio del lupo rientra nel filone libresco che ha per protagonista il pulotto Harry Bosch. Praticamente una telenovela poliziesca. Certo potete saltare – come ho fatto io – le puntate precedenti, e in questo bisogna fare i complimenti a Connelly: tutto è chiaro e limpido, anche arrivando a film cominciato. Ma se siete cattivi – e io lo sono –, vi verrà anche da chiedervi se state impiegando bene il vostro tempo. Con tutta la roba che c’è in giro da leggere…

Il romanzo va comunque nei “Libri sì”, perché Connelly il mestiere lo conosce e sa cosa cerca un lettore di thriller. Il fatto che Il Messaggero, in quarta di copertina, lo dica «tra le migliori prove di Michael Connelly» mi lascia perplessa. Di Connelly ho letto e recensito The Lincoln Lawyer che, a conti fatti, rispetto a Il cerchio del lupo comincia a sembrarmi un romanzo degno d’applausi spellamani. Ma voi tenete sempre conto che io sono un lettore che nessuno si augura d’avere, e Connelly rimane un maestro del genere. Nonostante le mie pippe.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

2 responses to ““Il cerchio del lupo” di Michael Connelly (trad. Stefano Tettamanti).”

  1. ilcomizietto says :

    Su frenf.it saresti tacciata di puntacazzismo. 🙂

    Faccio notare che Connely, negli scaffali delle librerie, sta affianco a Conventi.

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