“… in fondo a destra” di Stephen Arnott (trad. Franco Ossola).

E come anticipa la copertina: «La storia millenaria del luogo più intimo e segreto: curiosità e aneddoti su un accessorio che tutti usiamo ma di cui nessuno parla». Insomma, è un libro che narra la storia del cesso.

Ovviamente non è questo il problema, si può parlare di qualsiasi cosa se si è dotati di una penna felice e non ci si prende troppo sul serio. Il malanno del libro, però, sta nel come l’argomento viene trattato: l’autore si crede simpatico, soprattutto quando racconta dei frutti delle sedute. Non che il sior Arnott sia smaccatamente volgare, per carità, si limita a fare come i bambini dell’asilo: dice “merda” e poi resta a guardare cosa succede: i lettore si sarà scandalizzato? Si sarà fatto una risata – sul tema la Littizzetto spara battute da anni – o avrà fatto finta di niente? Ebbene, caro sior Arnott, siamo grandicelli e della sua scrittura apprezziamo quel tocco di quotidianità che fa tanto bar sport, ma pure io che scrivo in un blog di satira mi applico per non sembrare un cafone che fa scherzi col Guttalax.
Invece il sior Arnott sceglie di sfoderare il sorrisino e ammorbare il lettore con una prosa piatta condita da tanti cessi, tanta merda e tanti culi, facendo presente – le parentesi servono a questo, pare – che una certa frase dovrebbe strappare un sorriso e che lui, tutto sommato, un libro così facilitato lo scrive per il nostro bene: se abbiamo scelto di leggere un testo che parla di cessi, qualche problemino lo dobbiamo avere. Noi.

Nonostante l’esposizione – un po’ piattume e un po’ pattume – la parte dedicata ai passi avanti compiuti dalla scienza nel campo dei sanitari risulta persino interessante, ci sono anche disegni e pubblicità d’epoca, non te ne fai ‘na mazza ma aiutano a rendere più panciuto il volume.
I progressi di questo posticino in cui tutti si va vengono narrati nei capitoli dedicati a “La storia del cesso” (da pagina 9). Sì, lo so, non suona come un primo violino ma rende l’idea.
Le mirabili gesta del togliersi il pensiero sono divise in “all’aperto” e “al chiuso”. Erodoto racconta che gli Egizi mangiavano all’aperto, il seguito avveniva al chiuso. In alcune tombe sono state trovate “toilette da viaggio”, ché l’aldilà sarà anche un bel posto ma non è detto sia dotato del bagno. Gli antichi Romani utilizzavano latrine pubbliche, alcune di queste potevano ospitare fino a quaranta persone. Non occorreva dividere gli occupanti in alcun modo, le lunghe tuniche bastavano alla privacy. Pure a quella delle signore.
Anche i castelli dell’Europa medievale erano dotati di stanzette apposite, dette “guardaroba”. Sembra non a caso. In estate vi venivano riposte le pellicce, con la convinzione che quel certo odorino tenesse lontane le tarme. Non si sa se con le tarme funzionasse, di sicuro tale stanzetta attirava i nemici, essendo il punto debole del castello. Se l’ampiezza dello scarico lo consentiva – e si trovava un volontario per tentare l’impresa – rischiavi di ricevere l’inaspettato ospite a mutande calate. Nel 1204 la fortezza francese di Gaillard è stata conquistata proprio così, da lì in poi i fossi della Normandia devono aver conquistato dei punti e incrementato la frequentazione.
Per fortuna nel corso dei secoli le cose si sono fatte più comode – per tutti – e per il primo water closed dobbiamo ringraziare John Harington, figlioccio di battesimo della regina Elisabetta. Era il 1596. Non che l’invenzione funzionasse granché bene, ma occorre anche premiare l’impegno. Solo nel 1775, grazie all’orologiaio scozzese Alexander Cumming, troviamo un WC che assomiglia parecchio a quello che tuttora conosciamo e frequentiamo. Non chiedetemi se il kilt sia nato per sveltire l’uso dell’aggeggio, Arnott non lo dice.

Il libro racconta anche le varie tipologie di gabinetto moderno e la golden age del posticino: era il 18° secolo e avere il “gabinetto a cacciata” era roba moderna, l’Esposizione Internazionale del 1851 ha fatto il resto. Per quanto riguarda i gabinetti ad alta tecnologia – quelli che hanno l’asse riscaldato con apertura a sensore, il sedile regolabile in altezza e altre amenità, musica inclusa –, i leader mondiali sono i giapponesi. Ecco, nel caso ve lo foste sempre chiesti. I giapponesi sono così avanti che i loro water fanno pure l’analisi delle urine, misurano la pressione sanguigna e registrano il peso del fruitore. No, niente, manco al cesso si può stare in pace…

Da pagina 51 il sior Arnott ci regala perle di saggezza circa l’andare in quel posto lì: accovacciati o seduti – accovacciati viene meglio ma è più scomodo, come sanno i campeggiatori di tutto il mondo. Seguono paragrafi su: che roba è, di cosa sa, perché è fatta così, da dove arriva, quanto spesso occorre farla e malattie varie che portano a farla troppo o troppo poco. Divertente come starsene a prendere appunti nella sala d’aspetto del medico di famiglia o andare a trovare un parente in ospedale e doversi cuccare i racconti di padella dei suoi vicini di letto.
Sistemata la parte relativa alla tazza, si passa al bidè, alla carta igienica – ma volete mettere la soddisfazione d’usare un librodemmerda? Devo ammettere d’aver valutato ampiamente la faccenda, grazie a questo libro… – e via così. Non manca una parte sul voyeurismo, sui morti celebri, sull’umorismo da latrina e – udite udite! – sugli eufemismi e sullo slang.

Un testo che poteva anche restare inedito,  chiuso a doppia mandata in qualche cassetto. Ma, visto che ormai il peggio è fatto, il libercolo tutto cessi ed eccessi del sior Arnott finirà dritto dritto tra i libridemmerda di Giramenti. Regalarlo al prossimo pranzo sarà un dispettuccio mica da poco.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

11 responses to ““… in fondo a destra” di Stephen Arnott (trad. Franco Ossola).”

  1. Fabio - Librinviaggio says :

    Oh come stavo aspettando questa recensione! Questo fine settimana alla fine non sono riuscito a scrivere niente, ma recupererò la prossima forte anche del tuo parere su questo libro. Grazie per esserti immolata 😉

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  2. Daniele says :

    Se non fosse un argomento solitamente poco trattato, potrebbe essere utile come documentazione per romanzi storici. Ma quante storie possono giovare di un tale livello di dettaglio?

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    • Gaia Conventi says :

      Tutti i libridemmerda, peccato che l’autore non si renda mai conto di scriverne uno. 😉

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    • minty77 says :

      Se non fosse un argomento solitamente poco trattato

      Lo pensi tu! Io l’anno scorso a un mercatino ho comprato una copia di “Civiltà in bagno” di Lawrence Wright (Garzanti). L’oggetto della trattazione dovrebbe essere più o meno lo stesso (e anche nel mio libro ci sono tavole e disegni d’epoca che documentano i vari progressi della toilette nel corso dei secoli), ma spero l’esposizione sia migliore. Vi saprò dire ^^

      accovacciati o seduti – accovacciati viene meglio ma è più scomodo

      Ricordo di aver letto, come consiglio per agevolare “l’uscita” anche da seduti sul water, di mettersi una pila di elenchi del telefono sotto i piedi, onde portare le ginocchia più in alto del bacino e agevolare così “il percorso”, come quando si è accovacciati. Fa molto ridere immaginarsi la scena, ma ritengo sia utile come barbatrucco. E poi nessuno ci obbliga a usare gli elenchi del telefono: possiamo anche utilizzare i libridemmerda (ché, si sa, nomen omen), no? XD

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  1. Trash-Editoria: Economia domestica - Librinviaggio - 22 giugno 2015
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