“Il silenzio dei chiostri” di Alicia Gimenéz-Bartlett (trad. Maria Nicola).

Meglio chiarirsi alla svelta: questa non è una recensione. Non che le altre lo siano, ma questa è meno recensione delle altre non-recensioni: insomma, dopo settanta pagine ho dovuto mollare l’osso.

In tanti mi avevano detto “Leggi la Gimenéz-Bartlett, leggila che va fortissimo, leggila e vedrai che ti piace…”. No, niente, dopo cinquanta pagine ne avevo già due palle col riporto, dopo settanta pagine il riporto aveva fatto il giro. Siora Gimenéz-Bartlett, lei sarà anche bravissima ma ‘sto silenzio dei chiostri mi ha annoiata più delle previsioni meteo al TG regionale.
E io capisco che con una scrittura facile facile ci si intende un po’ tutti, che scrivendo senza fronzoli si allarga la platea e che a scrivere bello piatto si fa più strada… ma santa pazienza, più lineare di così e sembra la telecronaca di una partita di briscola!
Arrivata a pagina settanta non me ne frega un accidente di sapere come continua e come finisce la vicenda, riesco solo a immaginare di non voler devolvere altro tempo a questo libro. Ci sono rimasta così male e il fastidio è così tanto che ho deciso di levarle il saluto. Quasi quasi lo levo pure a Sellerio, il malloppo cartaceo viene quindici euro, per fortuna l’ho preso in sconto.

Poi, come al solito, io arrivo a metà della fiera e mica ho inteso perché tra l’ispettore Petra Delicado e il suo vice Fermín Garzón tutti i dialoghi siano una mezza baruffa. Per carità, si vogliono bene, ma lei lo stuzzica, fastidiosa come una mosca che gira sul prosciutto. Sarà mica stato stabilito che questi scambi – di antipatia inutile – sono la parte divertente del libro?
E poi e poi… a pagina 37: «quanto a interesse morboso noi poliziotti siamo in testa alle classifiche», lamentandosi che tutti le chiedono del suo mestiere. Dagli amici del marito, ai figli di lui, alle suore che incappano nel morto. Siora ispettorA, e che cazzo dovrebbe dire Samantha Cristoforetti? Si farà forse passare per impiegata del catasto?

Insomma, dopo settanta pagine di Il silenzio dei chiostri ho deciso di poter campare anche senza i gialli di Alicia Gimenéz-Bartlett. La sua Petra Delicado la mando – non a ramengo, per carità! – tra i libri del BookCrossing di GialloFerrara. Magari trova il lettore giusto.
Non tentate di convincermi a darle una seconda possibilità, la vita è troppo breve.

* Le bandelle meritano un premio: sono più noiose del libro.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

25 responses to ““Il silenzio dei chiostri” di Alicia Gimenéz-Bartlett (trad. Maria Nicola).”

  1. Natascia says :

    come ti capisco. Io avevo provato con ‘morti di carta’ e mi ero addormentata due o tre volte. Uff, che poi ti devo dire che a me il rapporto tra l’ispettora e il vice (o quel che è) mi piaceva anche, ma riguardo alle indagini… niente! noia! 😦

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  2. pierpaoloannunziata says :

    Apprezzabile questa tua non-recensione, così come il “fatto” ( ripetuto 5 volte in quattto righe?!?!) che la bandella sia già di per sè un forte deterrente persino a prenderlo in prestito questo volumetto… buon inizio di settimana!

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    • Gaia Conventi says :

      Evidentemente le non-recensioni scritte di notte abbisognano d’editing.
      Fortunatamente è una delle ultime.

      Buona settimana!

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      • mosco says :

        fortunatamente una cippa eh! sgrunt

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        • Gaia Conventi says :

          Cara lei, dammi il tempo di riprendermi e torno come nuova. E torno pure online carica come una mina.
          Al momento, quando devo scrivere una recensione, vengo colta dal mal d’asilo. Segno che urge dedicarsi ad altro… i romanzi, le presine, il decoupage col pancarrè… 😀

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  3. pierpaoloannunziata says :

    Di lunedì mattina, non brillo in capacità di espressione…mi riferivo alle ultime righe della citata bandella.

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  4. Daniele says :

    La bandella è effettivamente un po’ noiosa, mi ricorda il critico letterario medio che parla di tutto, ma non del libro. Un po’ più di concretezza…

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  5. Paolo Parigi says :

    La senora mi ha fregato una volta non mi frega più. Manco ricordo il titolo del libro. Quelli che avevo (una mezza dozzina, accumulati sulla fiducia) li ho rimessi in vendita su Amazon. E poi parlano male di Agatha Christie… Ma pure Jessica Fletcher è più interessante ;-)!

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    • Gaia Conventi says :

      Ah, be’, se Paolo Parigi – il mitico Paolo Parigi! – mi dà ragione, non mi serve altro per dirmi nel giusto.
      Prima ho sentito Pinketts al telefono, adesso leggo te nei commenti. Per me la giornata può terminare qui, è perfetta così.

      Ciao caro, un abbraccio grande!

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  6. minty77 says :

    Io lessi “Riti di morte” nella collana di gialli uscita con Repubblica e mi piacque assai. In seguito ho comprato vari altri libri dell’autrice, anche se poi ne ho letto solo un altro (i gialli in casa li faccio entrare col badile e senza sentirmi in colpa, ché tanto, se anche non li leggo io, se li beve mia madre). Il secondo in effetti non mi ha entusiasmata come il primo, ma gli ho dato comunque 3 stelline su anobii e s’è lasciato leggere senza eccessivi intoppi. Io sono tra quelle che si diverte alle schermaglie fra la protagonista e il suo partner lavorativo (anche se sì, rispetto a “Riti di morte”, ho trovato Pedra molto, molto inacidita).
    “Il silenzio dei chiostri” ce l’ho in ‘dispensa’, ti saprò dire il giorno che mi verrà voglia di cimentarmi. Se mi verrà voglia… ;D

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    • Gaia Conventi says :

      Magari ho cominciato dal libro sbagliato.
      Non lo sapremo mai. 😀

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      • minty77 says :

        Leggendo i tanti pareri negativi raccolti qui, ho come l’impressione che a Pedra sia successo quello che, imho, è successo a Kay Scarpetta: via via che procedevano i romanzi, è diventata più isterica, paranoica, acida, arrogante, inconsulta e insopportabile (forse riflettendo un’evoluzione in senso megalomane-sfogatorio dell’autrice?), tanto che alla fine l’ho mollata al suo destino, ben 13 romanzi fa.
        Solo che quello che a Kay Scarpetta è successo dopo, minimo, una decina di libri abbastanza accettabili e godibili, a Pedra Delicado sembra sia successo nel giro di due o tre romanzi appena… ^^;

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        • Gaia Conventi says :

          Non so esattamente quando sia iniziato il mio disamore per la Scarpetta, ma ricordo che ad un certo punto mi sono davvero rotta delle sue dinamiche familiari.
          Sembrava di seguire Sentieri. 😉

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  7. Mario Borghi says :

    La Bartlett mi fregò solo con “Messaggeri dall’Aldilà”. Una cagata solenne che ti fa perdere le nottate a pensare come possano certi autori essere pubblicati da Selly.

    http://stranoforte.weebly.com/sala-da-pranzo/giovedi14

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  8. newwhitebear says :

    Forse ti conviene dormire anziché leggerti i gialli della siora. Torni come nuova? Perché adesso sei vecchia?
    Tutti a scavare nella non-rece e cercare il pelo nella non-rece. Appunto è una non-rece.

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  9. Andrea says :

    Gentile Gaia buon giorno,
    ma che triste però quel “Fortunatamente è una delle ultime”.
    Non so cosa mi spinga ad evitare certi libri; questo, ad esempio, l’ho preso in mano più volte, mai comprato, mai letto. Credo stia tutto nell’incipit, inutile, per quanto uno cerchi di barare scrivendo incipit clamorosi, la fuffa si avverte sin dalle prime righe; oh naturalmente la fuffa non è uguale per tutti, qualcuno amerà alla follia questo tipo di scrittura, io no. Ecco poi evito come l’aglio le bandelle, lei che è una scrittrice sa meglio di me come vengono confezionate le bandelle; autore, redazione, traduttore, amico scrittore, persino l’editore ci mette lo zampino, insomma un copia incolla indegno. L’incipit novantacinque volte su cento non tradisce.
    Un’ultima cosa, capita anche a voi di finire un libro Sellerio e ritrovarsi la copertina ridotta allo stato antiquariale? Lo faranno apposta? Saranno le mie manine troppo sudaticce?
    Un carissimo saluto gentile Gaia, sicuro di ritrovarla a settembre, almeno spero.
    Senza tramisti che vita sarebbe?
    Andrea

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    • Gaia Conventi says :

      Buongiorno Andrea,
      quel “fortunatamente” stava a dire che – e me ne rendo conto – ultimamente le non-recensioni sono un pochino frettolose e scritte coi piedi.
      È che sono davvero stravolta, un po’ di colpa va data anche al fatto che sto organizzando un ultimo evento off di GialloFerrara, la serata di premiazione di Giallo Ferace e il weekend del MUNZ (in contemporanea col festival di GialloFerrara). Ecco perché, sedendomi al computer per raccontarvi cosa leggo, fatico non poco a liberare la testa da tutto il resto. E le non-recensioni risultano un po’ così, robetta.

      Il libro di cui dicevamo ha una bandella che dovrebbe tenere alla larga il lettore, quasi un attenti al cane, ma la siora autrice mi era stata così fortemente consigliata che ho voluto tacitare la mia vocina – mi diceva “alt! librodemmerda” in più lingue – per tentare comunque. E dovevo proprio dar retta alla mia vocina!
      Poi, come abbiamo detto più volte, raramente un librodemmerda è un demmerda universale. Magari con me ha solo incocchiato il lettore sbagliato. Ecco, vede? Sono così esaurita da diventare persino diplomatica… 😉
      Per quanto riguarda la copertina Sellerio, non ho avuto modo di distruggerla, ho mollato la lettura alla svelta. Però, questo lo ammetto pure io, Sellerio non brilla per la durata delle sue copertine. Un libro Sellerio invecchia in fretta.

      Farò il possibile per tornare a settembre, forse ottobre.
      Termino l’impegno di GialloFerrara e mi rimetto a scrivere romanzi per un poco. Ne ho bisogno, e so che dirlo sembra strano.

      A presto!

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  10. carlotta says :

    Avendo letto tutti i libri della Jimenez Bartlett, condivido il parere di Mindy 77. L’autrice è una delle tante gialliste che comincia bene e poi si perde per strada volendo scrivere troppo. Ti posso assicurare,Gaia, che i primi libri non erano male. Petra Delicado e Firmìn iniziano la loro oscura carriera negli archivi di una stazione di polizia ma poi risolvono brillantemente un caso e diventano le star del commissariato: fin qui i loro battibecchi sono simpatici ma poi…il troppo stroppia, come è noto. Il rapporto diventa ripetitivo mentre le trame si complicano. Bambine di otto anni assassine con la pistola ( Calamity Jane in sedicesimo), e altre amenità ci guidano fino al “Silenzio dei chiostri”. Tu dici che è noioso ma non è tutto qui: anche la trama è assurda e improponibile.Non voglio togliere la sorpresa a chi volesse leggere il libro: mi limito a dire che nel secondo millennio il movente del delitto e soprattutto il modo di nascondere la prova di un “fattaccio carnale” fanno saltare sulla sedia il lettore smaliziato. Potrebbero andar bene in un romanzo medievale, quando le suore dovevano rimanere suore a vita oppure finire sul rogo, ma fanno ridere all’età nostra.
    L’unica simaptica di tutto il contesto è la madre superiora accanita fumatrice ma ahimè con gli occhi foderati di prosciutto per quanto accadeva nel suo convento.
    Gaia, non permetterti di sparire per sempre! Ma ne parleremo poi.

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    • Gaia Conventi says :

      Cara la mia Carlotta,
      il tuo commento mi chiarisce il tonfo letterario – non dico editoriale, sono due faccende diverse – in cui sono incappata.
      Io ovviamente comincio sempre le saghe e le saghe mentali a metà, prendendo spunto da quello che trovo in sconto sulle bancarelle, quindi mi sfuggono le dinamiche di crescita e decrescita della soap dei personaggi. Ma ora so! E so che passerò certamente oltre.

      *Non sparisco, tranquilla… mi prendo solo qualche mese per scrivere romanzetti da spiaggia. 😉

      Baci

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