I diritti d’autore: e se l’editore si fa timido…

Tutti gli anni, come le rondini che tornano, torna il problema dei diritti d’autore. Che sono dei diritti e quindi vi spetterebbero, ma poi tocca chiederli come un favore lasciato all’altrui buon cuore, o la monetina fatta cadere nel piattino della scimmietta che gira la manovella dell’organetto. Quindi, che fare?

Se avete un agente che guadagna grazie ai vostri diritti, ma pure grazie ai diritti dei vostri colleghi di scuderia – quindi, a dirla tutta, un agente che guadagna molto più di voi –, sarà il cattivissimo agente a farsi carico del problema. L’agente, quello tosto, pianta grane inimmaginabili. O così mi dicono, al momento non ho un agente e credo che la situazione durerà in eterno. Con me c’è poco da pigliare, ma possiamo sempre spartirci i commentatori anonimi del blog…

Sono tanti i poveri cristi che non hanno un agente, o hanno un agente povero cristo quanto loro. Gli agenti poveri cristi fanno quello che fa un autore privo d’agente: scrivono cordialmente, insistono, e poi vi fanno sapere che l’editore non risponde. Forse è morto. Quindi vi chiedono di controllare la pagina dei necrologi e, in caso, di palesarvi alla casa editrice: per fare le condoglianze e/o per dire che sapete che l’agente povero cristo si è già fatto sentire, ma immaginate che l’editore sia molto preso a fare altro – salvare il mondo, sfamare i panda, postare gattini su Facebook… –, troppo impegnato per rispondere a quel povero cristo, e a voi poveri cristi. Che infatti ricevete una conferma di lettura, e basta. Come dire, c’è vita da quel lato del monitor ma non gliene frega granché di rispondere. Non a voi, almeno.

A questo punto ci sono diverse cose che si possono fare: riscrivere, magari. Mandare nuovamente l’email, tutti i giorni, più volte al giorno. Sempre la stessa. Se avete un giovane virgulto che, terminate le scuole, non ha una ramazza da fare: dategli il compito d’inviare quell’email finché non ve la vedrete tornare: l’editore avrà bloccato il vostro indirizzo… ma voi ne avete uno di scorta, vero?

Poi passate ai social. Scrivete sulla pagina della casa editrice finché non vi bannano. O meglio, impiegate tutti i minorenni di casa in questo fantastico gioco: la caccia al tesoro.
I giovanotti moderni hanno grande dimestichezza coi social e sono portati – per loro natura e perché i genitori glielo permettono – a farsi insistenti, invadenti e impertinenti. Praticamente un gattino attaccato ai maroni. In questo caso – trattandosi di un male a fin di bene –, dite alla giovane truppa di procedere come farebbe abitualmente. Verrete bannati, voi e loro, ma l’editore vi avrà ben presenti e i frugoletti si saranno sentiti utili, e non avranno trovato il tempo per fare di peggio.

Se avete il numero di telefono della casa editrice – se tale quisquilia non è online, vi consiglio di chiedere in giro: in tanti hanno avuto lo stesso problema, in tanti prima di voi si sono procurati quel numero –, chiamate. Spesso. Sempre con toni cordiali. Un po’ meno nei giorni successivi. Facendo versi in dialetto dopo qualche tempo. Meglio sembrare insani che parere coglioni che la pigliano persa. Ma mai offendere, o mai farlo in una lingua conosciuta. In klingon andrà benissimo.

Se la segretaria continua a dirsi estranea al problema, passate al numero di cellulare dell’editore. Guardate, non voglio essere io a dirvi come rintracciarlo, sappiate che – come narra un antico proverbio – “Dmàndand as va a Roma” (chiedendo informazioni si arriva a Roma). Procedete come già detto finché il vostro numero non finirà tra gli indesiderati. Ovviamente potete anche chiamare da un’utenza con numero privato, smettendo solo quando qualcuno in divisa chiederà di voi.

A quel punto, e dopo aver riappeso – promettendo di non combinare altri scherzi barbini –, prendete ferie e andate in gita. Dall’editore. Armatevi di pazienza e panini, e collocatevi – sdraiandovi per terra e levandovi le scarpe – in redazione. Non occorre dire niente, basta il cartello “Dammi quel che mi devi e vado via”.
Chiameranno i carabinieri, chiameranno la finanza, nel frattempo i parenti a casa – a cui avrete promesso un giro di spritz per festeggiare l’incasso – chiameranno Chi l’ha visto, Le Iene e il Gabibbo. Solitamente le forze dell’ordine si arrendono davanti alle forze del disordine. Questione di share.

Dite che non vi ho ancora consigliato di rivolgervi a un legale? Eh, cari miei, ma gli editori che non pagano sono abituati a vedersi recapitare letterine avvocatizie, il più delle volte non si va oltre. L’autore pensa che non ne valga la pena, e tante volte, se la si butta soltanto sulla cifra, davvero non è il caso di impelagarsi facendo causa a un editore che non paga. Certo, a vederla solo in quest’ottica… ma la vita è fatta anche di simpatici dispetti, magari levandosi una piccola soddisfazione. Ma immagino che non tutti ci siano portati, non tutti vogliano spendere così i soldini – sudatissimi – con cui contavano d’andare in ferie…

Ecco perché vi dico che rompere i coglioni paga, quando l’editore non paga. E poi si va sul web, famosi sono i casi di autori e traduttori che hanno messo in moto una bella sarabanda. Fatelo anche voi, ma sempre con stile. Non insultate mai, non serve e non giova. Adottate la tecnica della spina piantata nel culo. Fatelo per le vostre royalties o fatelo perché siete stronzi. Ma fatelo.

Dite che poi gli editori – parlottando tra loro nel salottino degli editori, dove c’è anche la plancia di comando dell’editoria mondiale – faranno girare il vostro nome consigliando ai loro simili di scansarvi? Dite che magari non trovate più nessuno che voglia pubblicarvi perché avete la pessima abitudine di pretendere i diritti d’autore? Ah, potrebbe anche succedere, ma conviene davvero pubblicare un libro per poi passare mesi – a volte anni – a rincorrere un editore che non paga? Datemi retta, ci sono modi migliori per passare il tempo… ma prima fatevi dare i vostri soldi, sono vostri, vi spettano. Siate tosti. Siate molesti.

*Ogni riferimento a fatti, persone e blablablà è da ritenersi assolutamente blablablà.
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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

24 responses to “I diritti d’autore: e se l’editore si fa timido…”

  1. Mario Borghi says :

    Ah ecco. Buon lunedì. Nel rutilante mondo c’è sempre un gran da fare…

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    • Gaia Conventi says :

      Ehilà, buongiorno!
      Qui si lavora a un festival, nel frattempo la gemella cattiva tira bordate all’editoria.
      Ci spartiamo il disturbo, ecco. Per fortuna sappiamo prendere le cose in maniera sportiva. 😀

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  2. Chiara Beretta Mazzotta says :

    Goodmoooooorning, Siora! 😉
    Della serie: onoriamo il lunedì con faccende da lunedì che fanno girare i lunedì. Comunque mi offro volontaria per mandare mail di sollecito. Tanto alla gente che non risponde ho fatto il callo, ormai. L’unico problema è che di solito rispondono altrove, quindi tocca poi controllare la posta di tutti gli amici…

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  3. 17lastella says :

    insomma, rompere i coglioni paga sempre 🙂

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  4. Daniele says :

    Se mai pubblicherò qualcosa con Gennaro Truffaldino Editore, saprò come regolarmi 😉

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  5. MLA says :

    Menomale che non ho mai pubblicato… ho già i miei bei problemi

    😀

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  6. ilcomizietto says :

    Se devo togliere qualche tua recensione sul mio blog per mancanza di pagamento dei diritti dimmi pure. Eseguo immediatamente.

    Che tristezza, però.

    Tanta solidarietà, che più non posso offrirti.

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Comiz, bentornato!
      No, non ti preoccupare, è un post che non narra di problemi miei. O meglio, di problemi così ne abbiamo avuti tutti, noi scribacchini, l’importante è non stancarsi di rompere le scatole. E ogni tanto occorre ribadirlo. 😉

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  7. newwhitebear says :

    Rompere paga, mi pare d’aver capito. Ma rompere con stile, in guanti bianchi. Diamine è meglio non pubblicare nulla, nemmeno in self publishing, perché gli squali nuotano nella nostra vasca da bagno.

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  8. Andrea says :

    Buon giorno gentile Gaia, una piccola storiella (vera).
    Medio editore di quelli seri: “Ecco guardi il giorno più felice sarà quando lei potrà stringere in mano il suo libro, potrà vederlo sopra gli scaffali delle librerie. Poi si immagini che meraviglia se mai a qualcuno viene voglia sfogliarlo il suo bel libro, ecco che poi quel qualcuno passi alla cassa e lo paghi però sarà un vero miracolo – lungo sospiro – naturalmente ne io ne lei sappiamo fare miracoli, quindi si scordi di poterci guadagnare qualcosa.”
    Scribacchino molto molto meno serio: “Ecco guardi, lasciamo perdere non so se potrò mai reggere a così tanta felicità. Sa io faccio il carrellista in fabbrica e lei non immagina quanta felicità mi procura salire ogni giorno sul mio trabiccolo e però pensi mi pagano ogni mese uno stipendio intero. Ecco ho già le mie soddisfazioni, non vorrei esagerare che poi il buon Dio mi chiede gli interessi.”
    Buona estate Gentile Gaia e buone letture; i libri letti sono infinitamente più importanti di queli scritti.
    Andrea

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    • Gaia Conventi says :

      Andrea, carissimo, lieta di risentirla.
      Ormai l’editoria ci vuole tutti hobbisti. E pensare che da bambina volevo fare l’idraulico! 😀
      Buona estate e buone letture a lei, ci rileggeremo col fresco.

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