“Io, robot” di Isaac Asimov (trad. Roberta Rambelli).

Cavolo, cosa mi ero persa! Per fortuna – grazie al Comiz che mi fa i regali libreschi – ho messo una pezza alla mia ignoranza, fantascientifica e non. E così ho letto Io, robot, trovandolo felicemente imparentato coi Vedovi Neri.

Sì, lo so, sono generi differenti, fin lì ci arrivo anch’io. Però, e qui salta fuori tutta la mia passione per i gialli, in entrambi i libri ci sono misteri da risolvere. Ma andiamo per gradi, prima occorre spiegare che Io, robot nasce come serie di racconti a cui poi è stato dato un filo conduttore. Ogni racconto balla con sua nonna – sta per: sono racconti fatti e finiti – ma uno dopo l’altro danno un senso alla robotica e all’evoluzione dei robot positronici. Porca vacca, i robot positronici! No, niente, state tranquilli, non sono giochini troppo complicati. Non per noi, almeno. Immagino che negli anni ’40 – i racconti uscirono tra il 1940 e il 1950 – i lettori si siano trovati davanti a qualcosa di davvero nuovo. Talmente nuovo che poi la fantascienza “moderna” ci si è ampiamente ispirata per i decenni seguenti, prendendo spunto e qualche volta copiando i robot di Asimov.
Gli aggeggi positronici sono roba completamente diversa dai loro predecessori, sorta di pentole a pressione con un sacco di lucine e una gran voglia di fare ai ferri il proprio creatore. Questi nuovissimi – per l’epoca, intendo – robot positronici, funzionano secondo le Tre Leggi della Robotica1 Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno2 Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge3 Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Sì, ok, sembrano cose difficili, in realtà sono talmente logiche che si fa presto a prenderci la mano. Quindi, leggendo ogni racconto e trovandoci un robot positronico che fa le bizze, il lettore di gialli comincia subito a fare delle ipotesi: perché quel robot si comporta in maniera stramba? Cosa gli sarà successo? Quale comando va in conflitto con una delle tre regole della robotica? Così, quando la vicenda narrata si conclude con la spiegazione, sempre elegantissima e mai ‘na cretinata, tu ti dici che ci sta tutta e sei un lettore – anche di gialli – contento e soddisfatto. Però non sono racconti gialli, non proprio e non sempre, e i robot risultano bizzosi e rompicoglioni come bambini – bizzosi e rompicoglioni – di seconda elementare. Un po’ come avere un T9 che tiene una chat in diretta mondiale in uno di quei giorni in cui soffre di mal di pancia da “scuolite acuta”. Un casino. Anzi, un casino positronico.
E se a me la robotica di Asimov fa pensare a tante cose strambe – la tecnologia mi è nemica come io lo sono degli EAP –, mi chiedo come accidenti il sior Isaac sia riuscito a immaginare un mondo fatto in questa maniera. Eh, il genio… quando lo incontri, e lo leggi, ti dici che l’editoria ha fatto anche qualcosa di buono. Poi ha smesso, certo, e forse è proprio nei momenti di magra che vale la pena riscoprire un classico.
Grazie al Comiz per questo regalo, al mio caro amico – grande fan di Asimov – dedico la mia ultima recensione estiva. Caro lui, cari voi e cari tutti, ci rivediamo e rileggiamo col fresco!

*Ah, dimenticavo: non sottovalutate il potere della copertina. A me ricorda un robot di cioccolata, e durante la lettura non ho fatto altro che rovistare nella dispensa alla ricerca di qualche dolcetto. Quindi attenti, soprattutto se siete a dieta.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

7 responses to ““Io, robot” di Isaac Asimov (trad. Roberta Rambelli).”

  1. LFK says :

    Il “mio” Isaac… le tre leggi della robotica, per quanto invenzione letteraria, sono effettivamente valide tutt’oggi. Il signor Asimov ha lavorato di immaginazione e logica. Un visionario.

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  2. Daniele says :

    Io continuo a pensare che uno o due Nobel, al buon Asimov… ma forse, sono troppo naif 😛
    Questa raccolta di racconti è davvero carina e divertente, ho adorato quello del robot che “tamburellava con le dita”, era davvero spiritoso ^ ^ ma diciamo che in quel gruppo di militari di leva, erano tutti bravi (Heinlein e Sprague de Camp erano altri due con le idee al posto giusto, per chi apprezza un certo tipo di narrativa fantastica, senza vampiri al glitter)

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  3. ilcomizietto says :

    No, ecco, sono commosso.

    Sono commosso per due ragioni. La prima è che Asimov è il mio primo amore, l’autore che mi ha introdotto alla lettura “adulta”, e sapere che ha guadagnato un nuovo lettore (anche) per mano mia mi riempie di orgoglio.

    La seconda è che la fantascienza è il mio genere preferito. Molti pensano: “per forza, tu hai una formazione scientifica!”. No. Non ci vuole una formazione scientifica per apprezzare la fantascienza, specie quella buona. La fantascienza può contenere in se molti generi, dalla storia d’amore al giallo, dalla speculazione politica a quella teologica e molto, molto altro. La fantascienza si distingue da tutti gli altri generi perché si pone continuamente questa domanda: “come sarebbe se?” E con questa domanda interiore parla di tutto e con tutti.

    Gaia, sei pronta per “Abissi d’acciaio”. Sarà mia premura fartelo avere al più presto, sperando che finisca anche lui fra i libri sì. (Ma Asimov si ricicla facilmente… 🙂 )

    Con l’inizio della tua vacanza social, una prece: avvisaci (anche qui) quando uscirà in libreria una tua nuova fatica letteraria!

    Ci vediamo al prossimo giroraduno!
    Un grosso abbraccio!

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    • Gaia Conventi says :

      Caro Comiz, ho molto apprezzato il tuo dono libresco. Apprezzerò anche il prossimo. 😉
      Non credo mi succederà alcunché di editoriale nei prossimi mesi, d’estate l’acquario si ferma.
      Ma noi ci rivediamo presto, perché ho già speso la parola per il pranzo di Natale. Con scambio libridemmerda.

      Un abbraccio grande!

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