“Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni” di Jared Diamond (trad. Luigi Civalleri)

L’introduzione di Luca e Francesco Cavalli-Sforza – davvero ben fatta – e il prologo, stavolta il merito va all’autore, sono la parte migliore. Le altre trecento e sbrisga pagine ti spiegano quello che già ti è stato detto, con tanto d’esempi – tanti, forse troppi, e vabbe’ che il mondo è grande e tredicimila anni non sono uno scherzo… – che a lungo andare strappano qualche sbadiglio.

Mi ripromettevo da tempo di leggere questo saggio multidisciplinare, Premio Pulitzer per la saggistica nel 1998, e mi è capitato tra le grinfie mentre spostavo scatoloni: una gentil nobil lettrice, facendo trasloco, ha pensato che certa carta potesse venirmi buona per il bookcrossing. Così è stato, e mi sono pure tolta lo sfizio di leggere Jared Diamond che, sia chiaro, non è Bill Bryson. Entrambi divulgatori, ma Bryson evita di tediare il lettore ripetendo i concetti. Caratteristica che Diamond deve aver acquisito facendo ripetizioni ai ragazzini, o è così oppure è nato noiosetto ed è tutta una questione di Dna.
La tesi del saggio in questione è che noi occidentali siamo andati a rompere i coglioni altrove, conquistando a destra e a manca – riuscendo piuttosto bene ad arrivare, restare e fare come ci pare –, non perché siamo più in gamba degli altri, ma semplicemente perché le caratteristiche geografiche e climatiche dell’Europa ci hanno permesso d’avere prima dei nostri vicini – vicini quando ci arrivi, ma America Africa e Australia sono state per parecchio tempo assai lontane da noi, per loro fortuna – le armi e il resto citato nel titolo. Anche le malattie, già, a cui ci siamo adattati dopo millenni di domesticazione di bestie e bestiole che siamo ormai abituati a vedere nelle nostre fattorie, nei nostri cortili e nei nostri menù. Malattie grandi e piccole che, portate con noi oltremare, hanno funzionato come il Raid: poi ci abbiamo messo del nostro con armi e cavalli.
Tesi assolutamente condivisibile e del tutto ragionevole. Però c’è un però – il però c’è sempre, oppure io colgo però come gli altri fanno con le margherite –, ogni due per tre il nostro Diamond tende a lanciare anatemi contro gli occidentali che, in maniera scriteriata e razzista, si credono più intelligenti, più dotati, sostanzialmente più fighi del resto del mondo. Gentaglia che, guardando film western, piglia le parti dei cowboy, per intenderci. Ecco, a parte il fatto che personcine così non credo si accosterebbero a questo saggio – e certo non durerebbero per trecento pagine –, mi pare una faccenda fastidiosa: o fai il saggista e te ne resti neutro, o fai il divulgatore e puoi andarci giù di brutto. Ma se fai il divulgatore… mettici un po’ di verve in quello che scrivi, porca miseria! Invece Diamond si ferma a metà strada, capisci che tenta di raccontartela alla leggera, ma non gli riesce. Lui è bravo, competente, pieno di buone intenzioni, ma verboso e precisino. E ripetitivo, mannaggia.

Il libro resta comunque molto interessante e ricco di nozioni che ben fanno figurare in società, magari non si diventa l’anima della festa, ma Diamond non è Bryson. E non è nemmeno Carlo Cipolla, a dirla tutta.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

17 responses to ““Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni” di Jared Diamond (trad. Luigi Civalleri)”

  1. Perennemente Sloggata says :

    Non ho letto il libro ma ultimamente su Facebook stanno iniziando a girare vari link che dicono cose simili ma in stile aggressivo facebookiano. Per quanto condivisibili, presi cum grano salis, stavo iniziando a non sopportarli più.
    Il tempo di salvare le foto dal profilo e disattivo tutto.

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  2. Alessandro Cassano says :

    difficile fare saggistica senza annoiare (è il motivo per cui adoro De Crescenzo e i suoi libri sulla filosofia). Autori che hanno cercato di raccontare la storia con un certo humor ce ne sono stati, ma i risultati sono stati deludenti. Forse l’unico libro – serioso ma scorrevole – che ho davvero apprezzato è “il secolo breve”.

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    • Gaia Conventi says :

      La saggistica è una brutta bestia, di sicuro. Se poi un saggio lo leggo io – ‘gnoranta cmè ‘na piegora (ignorante come una pecora) -, tocca proprio metterci della verve per cacciarmi un minimo di sale in zucca. Ora sto leggendo Bryson, altra musica.

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  3. Daniele says :

    Va bene, Jared Diamond, gli occidentali imperialisti e tutto il resto, ma come la mettiamo con i marò? 😛

    Tornando sobri, diciamo che la polemica, per me, è tollerabile solo se espressa con un po’ di arguzia, altrimenti mi sembra solo il lavoro di un rompiballe seriale. 😕

    Per il resto, l’argomento sembra interessante e meritevole di un’occhiata 🙂

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    • Gaia Conventi says :

      Lo dico da tempo: coi marò tocca usare il metodo figurine. Va fatto uno scambio. Bisogna rapire la nazionale indiana di cricket.
      Stabilito questo – e Dio solo sa perché ancora non m’abbiano fatto ministro di qualcosa -, il libro è interessante. Ma tende al noioso. Anche se si nota che l’autore ha fatto il possibile per non stracciare troppo le balle. Però, ecco, si perde a cantare messa, a raccontare roba che a noi – e intendo noi che non siamo del settore – dopo un po’ pare la stessa detta dieci pagine prima. O magari io sono de coccio. Però, sì, certamente: merita un’occhiata.
      La mia copia è stata usata a scuola, alle superiori, ma solo la parte dell’introduzione è sottolineata con cura (con note e rimandi). Non mi stupisce. Il resto non sarebbe andato giù nemmeno con la magnesia.

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  4. mosco says :

    sottoscrivo. Molto interessante ma da non leggersi a letto.

    (ben tornata, biondina!)

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  5. newwhitebear says :

    tredicimila anni condensati in trevento pagine con ripetizioni? E’ andato di corsa il nostra Diamond! 😀 Ottimo volume per sprofondare nel sonno, se letto alla sera dopo cena.

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  6. Dan says :

    Ah bè…se la tua soglia dell’attenzione è uscita sconfitta da un libricino alto quanto un giallo mondadori, scritto in sintesi ed apertura mentale da un pioniere della etnografia comparata moderna, premiato con i titoli più prestigiosi, e sei persino riuscita (in compagnia di uno sparutissimo gruppo di fanatici analfabeti) a trovare delle invettive “sul modo di vivere occidentale” giusto per la codona di paglia tanta quanto il tuo peso-forma che ti ritrovi……

    Certo che scritto da te…con quello che ti ritrovi ad avere come inventiva e prosa!! Xd 😄

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