“Abissi d’acciaio” di Isaac Asimov (trad. e intro di Giuseppe Lippi).

Ancora una volta devo ringraziare il nostro Comiz che mi ha fatto conoscere – addirittura inviandomi doni libreschi – quel genio di Asimov. Devo però confessare che io e Asimov ci conoscevamo già di vista, mia madre ha letto Urania per decenni e qualche Asimov mi è capitato più volte d’incrociarlo sugli scaffali. Sarà che sono uscita di casa quando avrei avuto l’età per leggerlo e apprezzarlo – a vent’anni ero già stabilmente altrove – e quindi l’ho sempre salutato da lontano, ma finalmente sto mettendo un limite alla mia ignoranza: ecco allora che, dopo Io, robot – anche quello regalatomi dal Comiz –, mi sono felicemente pappata Abissi d’acciaio. Nel frattempo Io, robot lo sta leggendo il mio diletto consorte, quindi possiamo dire che il piano malefico del Comiz è andato a buon fine: Asimov ha incrementato il numero dei fan.

Io, robot lo considero una palestra, con quel volume ho preso confidenza con le leggi della robotica e credo non avrei apprezzato del tutto Abissi d’acciaio se prima non avessi passato quello step. La fantascienza di Asimov è di una logica che quasi spaventa, niente è mai fuori posto e in Abissi d’acciaio c’è da rimanere sbalorditi dall’ambientazione: cruda, asettica, lucida e ponderata nel suo essere un gran brutto posto. Tra tremila anni – anno più, anno meno –, Asimov ci vede tutti stipati in megalopoli sotterranee, senza alcuna privacy – siamo in troppi – e coi robot a fare i compiti più ingrati. Nostri vicini – ma non troppo vicini – gli Spaziali, figli dei mondi che abbiamo conquistato secoli prima e che hanno tutt’altra filosofia di vita: gli Spaziali sono pochi e stanno belli larghi, campano a lungo e prima d’invitarti a casa loro ti costringono a subire il fastidio di una doccia decontaminante. Inutile dire che agli occhi di noi terrestri sembrano snob che se la tirano più del dovuto. Gli Spaziali hanno un ottimo rapporto coi robot e vorrebbero farci cambiare idea a riguardo – non sto a dirvi perché, mi sa che dovrete leggerlo da voi – e poi succede il patatrac: l’omicidio di Roj Nemmenuh Sarton, uno Spaziale esperto in robotica. E qui la fantascienza diventa giallo.

A indagare saranno un detective terrestre e un robot dalla fattezze umane, il primo – Elijah Baley – ha qualche casino in famiglia, qualche altro sul lavoro, e tutto sommato non ha grande simpatia per gli aggeggi umanoidi; R. Daneel Olivaw – la erre sta per robot – è un signor Spock senza orecchie a punta, troppo in gamba per definirlo un cretino e troppo cretino per dirlo un uomo. Sì, lo so, mediamente la razza umana non è granché, ma abbiamo slanci d’intuizione che i robot non si possono permettere. E Asimov questa mancanza la spiega piuttosto bene, anche stavolta vi costringerò a fare da voi: leggendo il libro.

Naturalmente l’età del testo si fa sentire – Abissi d’acciaio uscì per la prima volta a puntate nel ’53 – e in più occasioni si scovano slanci di buonismo, ma anche questo fa parte del suo fascino. Quella di Asimov è una fantascienza sociale; quasi filosofica, se mi passate il termine. I robot non stanno lì a lustrarsi la testa a pignatta, tutto quello che Asimov spolvera per l’occasione è cosa che occorre alla vicenda. Come dovrebbe sempre accadere in un giallo.
Insomma, a me è piaciuto. Ho tifato da subito per Elijah Baley, nonostante in alcuni casi si sia dilungato troppo in questo e quello… eh, le beghe matrimoniali!

Ottimo libro – l’ambientazione è spaventosa e affascinante – e Giramenti ci mette il bollino blu.

*E grazie al Comiz che mi sta tirando su bene!

Annunci

Tag:, , ,

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

5 responses to ““Abissi d’acciaio” di Isaac Asimov (trad. e intro di Giuseppe Lippi).”

  1. kaiou says :

    Io ho trovato notevole questa saga di Asimov per via dei primi due libri scritti negli anni ’50 e gli ultimi due negli anni ’80.
    Sono uno specchio di come, in trent’anni, si sia evoluta la fantascienza in funzione della società, e non solo nei romanzi di Asimov.
    In quei trent’anni siamo andati sulla Luna, abbiamo osservato pianeti nuovi (tranne Plutone), e tutta la fantascienza è stata costretta ad avere un approccio più informato e realistico.
    Sono cambiate le “paure” del mondo e Asimov tenta persino di redimere la società claustrofobica di Abissi d’Acciaio!

    Mi piace

  2. ilcomizietto says :

    Sono commosso! 🙂

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: