Impressioni libresche veloci veloci di una lettrice in fermoblog: “A ovest di Roma” di John Fante (trad. di Alessandra Osti e intro di Franco Marcoaldi).

Ebbene sì, oggi è il giorno in cui mi tocca dire male di Fante. Pace all’anima sua e a quella dei lavoretti libreschi che dovrebbero restare sepolti in qualche cassetto, e invece… Invece in A ovest di Roma trovo due cosette che, senza il nome dell’autore a fare da sponda, sarebbero da ignorare. Per il bene di tutti. E non fatemi aggiungere “a mio modesto avviso, a parer mio, per quanto mi riguarda” e affini. Sapete che parlo per me, parlassi a nome di tutti sarei il Papa.

Il mio cane Stupido – romanzo breve terminato nel ’71 – all’epoca non trovò un editore. Eppure Peter Sellers sembrava intenzionato a farne un film, pure con un cast da leccarsi i baffi: Jack Lemmon (“Lammon” nella prima pagina del volume, ahia!), Walter Matthau (“Walther”, ancora nella prima pagina del volume… ari-ahia!), Frank Sinatra e Peter Falk. Ma anche così niente di fatto. Vuoi che all’epoca si fossero resi conto che la vicenda – che credo intendesse avere risvolti comici ma che a me non ha mai strappato una risata, nemmeno a solleticarmi i piedi – è semplicemente un travaso di bile dell’autore?
Una famiglia sgangherata, un cinquantenne – scrittore fallito e sceneggiatore sulla via del tramonto – con figli insopportabili, arriva un cane che ha la pessima abitudine di tentare approcci amorosi coi bipedi umani, rigorosamente maschi. Tutti ovviamente non consenzienti. Potrebbe far ridere ma non succede, purtroppo. Il finale, casomai ve lo foste chiesti, è pure peggio. Ma non solo! Il finale è spoilerato beatamente nell’introduzione.
Per fare numero – di pagine –, dopo il romanzo arriva un racconto lungo: L’orgia. Ecco, lì il finale sta già nel titolo e il finale è una soluzione che potrebbe anche non essere, o essere altro, perché la vicenda narrata ha poco da spartire con quel turbinare di gambe e culi.

Devo quindi dissentire da ciò che afferma Emanuele Trevi in “Storia di A ovest di Roma” – subito dopo l’introduzione di Marcoaldi e appena prima del testo vero e proprio –, secondo Trevi: «i lettori di oggi potranno verificare come sia ancora intatta l’efficacia comica del romanzo». Invece, per come la vedo io, i lettori saranno portati a dire comunque bene di questa operazione commerciale post mortem perché sulla copertina – e bello in grande – ci sta scritto John Fante. Ah, già, e ci trovate anche il musone di un cane assai puccioso, tanto per dare ‘na botta de vita all’operazione simpatia.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

8 responses to “Impressioni libresche veloci veloci di una lettrice in fermoblog: “A ovest di Roma” di John Fante (trad. di Alessandra Osti e intro di Franco Marcoaldi).”

  1. Andrea says :

    Ben ritrovata Gaia, sì lo so è un po’ che hai ripreso, sono io che sono lontano e distratto. Approfitto di Fante, tirato giù per i piedi dagli altari senza alcun riguardo, senza nemmeno chiedere alla polvere o a quelli della confraternita dell’uva, per farti un breve saluto. Ma sì sessantamila (60.000) titoli all’anno sembra non bastino, così si uccidono i morti. Io ho amato Fante prima che diventasse modaiolo, ma di questo volumetto ho letto le prime dieci pagine e l’ho abbandonato senza rimpianti.
    Un carissimo saluto Andrea

    PS. fuori post: cambio di mail ma sono sempre lo stesso Andrea. Almeno così credo.

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    • Gaia Conventi says :

      Buongiorno Andrea, lieta di risentirti!
      Come vedi il blog è ancora in modalità provvisoria, ultimamente ho fatto di tutto tranne la blogger.
      Peccato per questo libro di Fante, Fante mi piace moltissimo ma stavolta mi pare abbia fatto cilecca. Può succedere, per carità. È che Fante è Fante e lo si vorrebbe sempre al suo meglio. Magari è pretendere troppo.

      Un caro saluto e un abbraccio!

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  2. newwhitebear says :

    John Fante? Mai letto niente. Sarò un reietto da spedire in galera ma mai letto nulla. Non chiedermi il perché, perché non ki attira. Concordo con te che le riesumazioni post mortem sono trovate del marketing per farci qualche soldo loro e gli eredi.
    Certo che dopo la lettura delle tue impressioni, il rifiuto verso questo autore cresce.

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  3. mosco says :

    forse non è nemmeno colpa di Fante, porabbestia, ma di chi va a ravanare nei cassetti dei morti, soprattutto se, appunto, modaiolo. Speriamo che la cesta della roba da lavare l’abbiano buttata da un pezzo.

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