Impressioni libresche veloci veloci di una lettrice in fermoblog: “Il sogno di volare” di Carlo Lucarelli.

Da un paio d’anni rimiravo questo libro, indecisa sul da farsi. Nel frattempo ha fatto anticamera, altre vicende libresche hanno preso il suo posto in coda e lui restava lì a pigliare polvere. Poi, avendo terminato il libro di Lansdale a orario decente – mai spegnere la luce mortifera prima dell’una! –, buttando la mano sul comodino ho beccato proprio Il sogno di volare. Prima o poi doveva succedere.

Ammetto che a frenare la sua corsa – quella che l’avrebbe portato a essere sbranato molto prima dalle mie fauci di lettore ingordo – ci avevano pensato le tante recensioni che lo dicevano robetta. Possibile? Be’, succede a tutti di scrivere un libro mediocre, soprattutto quando si decide di rendere seriali le avventure di un personaggio. E qui abbiamo la siurina Grazia Negro, che ricordo d’aver molto apprezzato in Almost Blue. Ma erano altri tempi, io ero un altro tipo di lettore – leggevo per me e fanculo il blog – e probabilmente Lucarelli era un altro genere di scrittore. Un po’ più scrittore e un po’ meno Lucarelli, se capite cosa intendo dire.

Dunque il libro non è male, per una buona metà è anche godibile. Diciamo che il finale… be’, il finale puaff!, ormai un finale così non è più una novità. E badate che non vi svelo come si risolve l’indagine, visto l’accorato appello nella nota dell’autore (pag. 265): «Vi prego, non le raccontate quelle due o tre piccole sorprese che ci ho messo dentro. Anche se le avete scoperte subito, anche se il libro non vi è piaciuto, non lo fate». Posso forse sottrarmi a tale richiesta? Direi di no, e in fondo il libro non mi ha nemmeno procurato conati e spasmi notturni. Difatti sta nei “Libri sì”, nonostante i lettori del web l’abbiano spesso scartavetrato a sangue.

Se posso dire la mia, i brevissimi brani musicali citati, i pensieri pensierini di questo e quel personaggio – una riga a riempire una pagina –, i «criminologhi» (a pag. 84)… Ecco, un po’ di fastidio lo creano. Be’, no, i «criminologhi» creano anche un certo imbarazzo. E quel che trovo persino più strano e che nessuna recensione – il libro è del 2013, mica è uscito ieri – si ponga il problema.
Comunque sia, e pur avendo infilato nella storia Massimo Picozzi – nella parte di se stesso – e Coliandro in un battutone da matte risate – certo, sì, ‘na cifra –, Il sogno di volare si lascia leggere. E basta. Poi te lo scordi e lo metti sullo scaffale, ché il dorso giallo fa sempre occhio.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

9 responses to “Impressioni libresche veloci veloci di una lettrice in fermoblog: “Il sogno di volare” di Carlo Lucarelli.”

  1. adelemarini says :

    Bentornata fra noi Gaia. giusto quello che. scrivi. Condivodo e ne gioisco perché a me piace tanto il Lucarelli Lucarelli non lo scrittore e anche Almost blue, che ho comunque amato, sarebbe stato migliore senza una Grazia Negro con il ciclo.

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Adele, bello rileggerti!

      In effetti la siurina Grazia Negro è “ciclabile” anche stavolta. Ma è cosa che, avendo già letto di lei, uno dà per certa: Grazia nostra ha tanti lati positivi, i lati rimanenti hanno parecchi spigoli. Niente in confronto a Petra Delicado di Alicia Giménez-Bartlett, di cui ho letto poco (qui) ma abbastanza per detestare Petra e tutte le sue imprese.
      Sembra che i poliziotti debbano sempre avere la gola secca e una ex moglie in curriculum, o essersi bruciati in un caso spinoso per poi campare per risolverlo. O magari sono dei filosofi mancati. Stazzonati il giusto ma con una testa da Nobel. Le colleghe, il più delle volte, col ciclo. Come Grazia e come Petra.
      Forse si riesce a inventarne di differenti. Forse, eh? Non ho alcun titolo per tenere corsi di scrittura, sono soltanto un lettore esigente.

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  2. newwhitebear says :

    Sempre in fermo blog che legge fino all’una di notte! Lucarelli? Niente letture. Quindi prendo per buono quello che hai scritto.
    Leggibile e basta. Almeno si legge.

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